Saturday, May 9, 2009

gente che va gente che viene

e venne l'uomo dallo spazio, si aggira tra noi, sembra uno di noi. Ma si riconosce dal capello dipinto, una lieve imperfezione di rosso, dovuta al materiale sintetico cutaneo che non riesce e ricostruire la cheratina umana. Quindi il fascio di fibra deve essere corretto con accesi colori e gli umani possono quindi riconoscere l'automa che si aggira. Oggi si trova in Xizhang lu, sotto gli occhi di tutti, ma non tutti possono identificarlo, perche' la valigetta e' in realta' un dispersore emozionale, con annullamento delle sinapsi del riconoscimento, quindi lui passa inosservato perche' chi lo vede non si interroga e lui e' virtualmente invisibile al nostro cervello. Un po' come una preda ferma per un rettile: l'infrarosso non basta ci vuole anche il movimento. E anche lui conosce la biologia della Terra, gliela hanno caricata nel suo cuore elettronico e ora puo' camminare, prendere il metro, e fermarsi su una panchina, mentre inesorabile compila i moduli sul nostro mondo emettendo onde radio con i nostri dati. Comunque non c'e' allarmismo perche' non e' pericoloso e ci sono le guardie del controspionaggio, come me, pronte ad intervenire. Infatti noi possiamo riconoscerlo, grazie alle istruzioni ricevute dal corpo speciale e al faticoso training subito in ambienti ostili. Oggi, con la tecnologia in nostra dotazione, possiamo facilmente individuarli, e questi modelli sono vecchi, sono quelli antecedenti al mimetismo oculare. Questi sono i modelli fake per il mondo cinese, non siamo ancora arrivati ai sofisticati germanoidi del mondo europeo. Li ci stiamo lavorando. Per ora metto in archivio questo sembiante ominide, per permettervi di capire le caratteristiche con un'istantanea rubata durante un nostro sopralluogo.
Ovviamente il suo ricoprimento esterno e' a scaglie vitree per evitare controlli raggi X che ne evidenzierebbero la sua origine extraterrestre.

E mentre noi tentiamo di andare da loro, loro sono gia' da noi

Tuesday, May 5, 2009

Scondizoliamo un mucchio

Che la coda e’ la successione di punti uniti a formare un ricciolo e allora non possiamo definire coda il mucchio appiccicoso che si ammassa attorno al punto detto fulcro di mucchio perche’ all’interno della Grande Muraglia l’uomo ha bisogno di spazio ma qui lo spazio manca e la gente e’ troppa quindi la divisione per spazio su gente ha creato a numeratore il sovraffollamento e a denominatore il sottosviluppo e il figlio unico non da’ la percentuale relativa del momento. Il totale e’ che per ogni cosa c’e’ piu’ gente del normale e allora al posto della successione di punti c’e’ bisogno della compenetrazione dei punti a formare il mucchio che se la posta in gioco e’ alta allora la compenetrazione e’ massima e solo il caparbio spintoso riesce a sopravvivere mentre il debole smucchia e sfrangia ai bordi. Qui in Cina si cerca l’interno del mucchio centripeto calamitoso e ci si sbatacchia per la sopravvivenza. Allora il mucchio e’ parte presente e costante per ogni competizione: in strada per la strada, in bus per il bus, in metro per il metro, in aereo per l’aereo, al cinema per il cinema, al McDonalds per il McDonalds, all’ospedale per l’ospedale. Nell’insofferenza agitata dell’osservatore occidentale e del malcapitato bianco che nella definizione di intorno ha i metri quadri mentre in Cina la privacy si misura in frazioni di micron, e subito dopo inizia la compenetrazione di membra in corpi estranei e il borseggio non si traduce in business per la difficolta’ oggettiva di articolare la falange nella tasca del vicino paffuto che la gonna e’ un uomo e non e’ possibile che la borsetta appartenga a questo neo peloso con l’unghia lunga e di chi e’ questo braccio con il tRollex e allora almeno il furfante non sta nel mucchio ma aspetta losco all’esterno. Qui lo spazio e’ rubato e l’occidentale rapito dallo sguardo del mucchio che si agita mentre lui ignaro e’ esterno e non riesce a scalfire la compenetrazione e rimane sempre l’ultimo e senza biglietto. Allora spingi rissa ammassa scalcia urta schiaccia mordi slancia e forse riesci, oppure desisti e ti raccapricci tormentoso nell’osservazione impotente della sopravvivenza del mucchio semovente. Accetta la rissa, compenetrati, lasciati attirare dall’odore concentrato, accalcati, smuovi i vicini, cunea di spalle, carota il fulcro del mucchio e laggiu’ c’e’ lo sportello e gonfio fuoriesci e sorridi al mondo col biglietto ed essendo la massa la somma dei pesi per la quantita’ di corpi, piu’ la massa e’ densa piu’ i corpi sono compenetrati e il fisico china-chopstick aumenta la densita’ della massa in una efficace compenetrazione. Stai magro, svicoli meglio, sgusci centripeto, sguinci dentro e vinci il biglietto. Perche’ il mucchio e’ la somma attorno al flucro, ma se spingi c’e’ piu’ mucchio e aumenti il successo del biglietto. E quando esci scodinzoli di gioia

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Tuesday, April 28, 2009

io sono del Toro, e me ne vanto...

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Thursday, March 26, 2009

caratteri o irettarac?

I fatti:
Allora qui si viaggia sulla destra come in Italia, ma si sorpassa a destra in corsia di emergenza per emergenza, e va bene.
Allora qui si legge da sinistra a destra come in Italia, ma qui si legge anche dall'alto in basso come il Tetris e i giapponesi, e va bene.

I misfatti:
Pero' non e' che qui si scrive da destra a sinistra come Leonardo, perche' il genio e' un'altra cosa.
Pero' mi sembra che questo camion e' un genio. Oppure e' un quiz. Sicuro trovera' difficile lavorare nel mondo alfabetico come l'Italia. E poi non e' un'ambulanza che si scrive capogiratovolto.

Ma come e' possibile? gli hanno girato la scritta o i caratteri? E' uno scherzo a parte?
Comunque tutto il mondo e' che l'algebra cambi i fattori ma il risultato non cambia
LOGISTICS = SCITSIGOL
CHENTONG = GNOTNEHC

Ma i caratteri saranno giusti o no?
CARATTERI o IRETTARAC?


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Tuesday, March 24, 2009

Contorsioni della Globalizzazione smodata

Sembra che tutto il mondo sia concentrato a Shanghai, ma forse la concentrazione e’ il mondo, o il 'mondo concentrato' e 'Shanghai' sono la stessa cosa concentrata, un big-bang originale della globalizzazione puntuale. Questo concetto mi attanaglia giorno dopo giorno, mentre le borse tracollano, mentre si vendono i Rolex e le copie, mentre si alimentano i lattanti con le plastiche inquinate, mentre le guerre delle cifre continuano, io vivo con il mio piccolo banale assillo.
Il tutto si e’ scatenato dopo che alcuni intrecci complicati nei capelli del cervello si sono sovrapposti nei miei occhi strabicando dei concetti culminati col pensiero sovraffollato di continue circostanze e ho graficato allora il tutto per rendere digeribile il moto a luogo.
Vi elenco allora alcuni degli esempi che fanno capire che il mondo concentrico si attorciglia qui, milione piu’ milione meno:

1) il mio amico spagnolo (Spagna) che parla perfettamente italiano (Italia) ha sposato una ragazza del botswana (Botswana) con cui parla inglese. Lui lavora a Shanghai (Shanghai) in una ditta francese (Francia) ed ha un capo americano (USA)



2) a Wuxi (Shanghai) in un ristorante taiwanese (Taiwan) ho mangiato french teppaniaky (Francia-Giappone) su piatti marchiati “Picasso” (Spagna), mangiando caviale tedesco (Germania), con salgemma minerale cilena (Cile) e bevendo karkade’ (Medio-Oriente). La musica in sottofondo era ovviamente americana (USA)







3) all’americano Holiday Inn (USA) di Hefei (Cina) ho mangiato un mexican buffet (Messico) dove servivano la ‘typical italian pisa’ (Italia)



4) in Zhangjiagang (Cina), il mio amico spagnolo (Spagna) poteva capire una conversazione tra 1 businessman israeliano (Israele) e uno turco (Turchia) mentre trattavano dei tessuti, perche’ essendo loro di origine sefardi’, si capivano in spagnolo (Spagna)

questi sono solo alcuni esempi senza prendere luogo a coloro che godono di vita piu' asiatica con coreani misti a giapponesi in terre mongole o inglesi di Hong Kong simpatizzanti Taiwan in circostanze cinesi con passaporti doppi e passpartout singoli. Mi limito a qualche esempio girando l'isolato ma sono sicuro che Shanghai e' una contorsione globale puntuale e l'occhio di tutti e' facile per darmi ragione.

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Thursday, February 19, 2009

Amor-am-orsi

il gelo rivoluzionario non ha ancora creato un disgelo innamoratizio generazionale e solo ora inziano istanti avvicinanti di momentaneo amore che si riducono in gesti di materiale e presunto romanticismo con il malcapitato orso gigante che transita dal freddo stradale al tepore stomacale di braccia che si uniscono a trattenere il peluchone nel ritrovato slancio emotivo di menti maschili annebbiate da ormoni e scintille femminili di emozioni infantili e l’orso gigante passa testimone tra mente e braccia, pochi RMB che si sfilano dalla tasca per riscaldare un cuore e il testimone peloso rattrista la scena serale con camminate stentate di trascinamenti animaleschi del presunto significato dell’amore che forse e’ un istante d’immaturita’ collettiva per un sentimento che non cresce nella freddezza dei rapporti. Orso per amare, orso da dimenticare, orso infilzato nel sentimento, orso sfruttato nel momento, orso maltrattato nel rapporto, orso ignorato nel proseguimento. Noi testimoni del suo inutile apporto di calore, mentre freddo rimbalza tra le mani, noi ignari della sua meta finale, tra un angolo dimenticato ed un nuovo ritorno sulla strada. Lui inesorabile traguardo per soddisfare il momento e lui triste baluardo del disfacimento, lui morbido rifugio per menti impacciate, lui strumento ingombrante per cuori tentennanti, lui condannato a testimone della serata e prigioniero della noia futura. Salviamo gli orsi, salviamoli dalla fine ingrata e che l’amore trionfi senza l’ingombrante mammifero. Aprite le gabbie, aprite la cassa toracica, liberate il cuore, liberate gli orsi, mai piu’ amori comprati, ma sentimenti regalati.
Piu’ il gesto e’ grande piu’ il significato e’ piccolo.

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Sunday, February 15, 2009

il bicchiere

in momenti difficili viene spontaneamente richiesto se il bicchiere e' mezzo pieno o mezzo vuoto e la risposta naviga nei meandri del mercatino dei pesci rossi che c'e' dietro il Marriot (detto "O-Matitone") di Shanghai. Piu' si osserva la figura in movimento congelato piu' ci si rende conto che bisogna sempre aumentare il livello delle proprie aspettative. Indubbiamente la risposta scorre viva e lascio intendere di volere che il livello aumenti per un positivismo di parte.

Siamo un po' tutti 'financial crises'.


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Friday, February 6, 2009

una vita estremamente oriente





Mi imbatto in queste 3 vignette di intelligenza geniale e istintiva che riassume i tanti strampalati personaggi che inquinano il mondo estremo facendo della casa degli altri il proprio feudo di piaceri e banalita’ quotidiana, evitando di assorbire osmoticamente le differenze culturali del paese ospitante e limitandosi a criticare quello che non c’e’. E’ vero, sono ancora infantile nel vedere il mondo con ‘La nostalgia per un tempo precedente alle frontiere, per una sorta di immaginaria fratellanza’ (Colin Thubron) ma questa per me e’ l’incredibile opportunita’ di vivere in Cina, un’opportunita' che mi apre ogni giorno gli occhi e le orecchie su dettagli e su particolari del mondo mandarino, mondo complesso e frammentato, mondo in ricostruzione, mondo colorato e mondo in bianco e nero, mondo ricco e mondo povero, mondo antico e mondo troppo moderno, senza fare sottrazioni di quello che non c’e’ ma sommando tutto quello che c’e’. E capisco che il solletico quotidiano si ritaglia uno spazio privilegiato nel mio cervello con i neuroni agitati su temi e su contrasti e posso confrontarmi con amici e colleghi per capire meglio dove sono atterrato e come faccio a fondermi meglio nel contesto, sempre rimanendo diligentemente me stesso. Ovviamente rimangono tanti interrogativi, parziali accettazioni e alcuni rifiuti, ma sempre nel rispetto della cultura e del sociale che scorre tra queste vie asfaltate e tra i sentieri in pietra. Non capisco come si faccia ad essere qui e a ricercare esattamente le stesse cose che si sono lasciate a casa e a lamentarsi che qui non ci sono. Ma allora tornatene la’ dove le hai lasciate e non ti gonfiare il fegato di amarezze se hai l’opportunita’ di riempirti la testa di tante altre cose che questo lato del mondo ci puo’ offrire. Pensa al sole, che nasce prima che di la’, pensa ai caratteri che modificano il modo di apprendere dei bambini, pensa alla cucina che ti aiuta a peggiorare l’alito, pensa alla ceramica che poi dopo la cucina e’ utile, pensa a sti poveretti cosa hanno passato e come stanno risalendo, pensa agli splendidi paesaggi dal deserto all’Himalaya. Insomma ce n'e’ da pensare, e se anche la globalizzazione appiattisce tutto e la sinizzazione sta compiendo il resto facendo sparire le culture minori e capillarizzando il mondo di occhi a mandorla, cerchiamo almeno di vivere bene le differenze, assorbiamo quello che ci aiuta a stare meglio, galleggiamo sulle asperita’ sociali e godiamoci questo estremo oriente. Siamo sempre tra di noi, tra uomini e culture, ‘Apparteniamo tutti a tribu’ consimili del genere umano’ come scriveva Fosco Maraini, uno che di vita all’estero se ne intendeva. Ed e’ con questi concetti che motivo quotidianamente il mio vivere qui, cercando di sfruttare appieno il tempo a mia disposizione per non cadere in una banalita’ di un ‘espatriato’ in estremo oriente che vive di pizza e ristoranti italiani e che ha bisogno dell’autista con auto rinfrescata per andare al golf.
Viva la vita estremamente oriente e mo’ mi faccio du spaghi che e' pranzo

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Thursday, February 5, 2009

Capitozziamo i potatutto


Si rampicano come gatti quatti piatti sui rami fini ritti fitti con seghe seghini seghetti cavi cavini cavetti e zac zac zac zac, trinciato truciolato tritato, ogni mese ogni tempo ogni anno ogni momento. Alberello che prova a fare fogliette nuove perche’ qui nella terra dell’invenzione del bonsai, nella terra dove siamo un po’ tutti bonsai anche la natura deve patire un po’ come noi e non puo’ crescere liberamente come dovrebbe perche’ non dimentichiamoci che abbiamo inventato anche l’arte della guerra per punire la natura che con tanta eleganza e maestria vorrebbe allungare rami impossibili a sostenere una sintesi clorofilliana che qui perde la clorofilla e rimane solo sintesi, riduzione al minimo possibile indispensabile che non e’ il bonsai nell’eleganza della forma ma nella fruizione del servizio albero. Qui l’albero non deve dar fastidio, se ne deve stare al suo posto (come se potesse scappare via) e qualcuno ce lo avra’ messo per stare li e crescere, invece no, qui lo mettiamo nella terra e poi gli diamo un po’ di fastidio ogni momento, nel tormentone del germoglio che appena invade l’aere uno speciale segnale viene inviato a gatti potatori e loro si arrampicano e ridiscendono dopo lo scempio arboreo sicuri del proprio lavoro. E’ successo anche al mio elegante albero davanti casa, pianta maestosa allargata a chioma ombrellone estivo e rimane sempreverde anche nel freddo inverno umido delle muffe, e ora giace rasato a enorme stuzzicadenti, sacro totem per spruzzi di cagnini ormonati. La pianta ora e’ trista e io le parlo ogni sera, spero nel germoglio primaverile, spero nella rapida crescita dopo la rapida caduta dei suoi rami capelluti, spero nel suo verde foglia che ricopra il suo cupo rancore di albero senza rami, spero che la sua salute si riprenda, spero che non sia offeso nella linfa vitale che scorre da decenni nel gigante che e’ in lui, spero che gli altri come lui si riprendano moralmente perche’ se sono nati alberi, alberi devono essere, evoluzione dell’erba, elevazione in fusto legnoso, aspettativa di vita e fogliame rigoglioso a toccare il cielo.
Ti aspetto caro albero, sono sempre qui sotto ad ammirarti e la prossima volta che un potatutto si avvicina, lo capitozzo io, prima dello scempio

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Tuesday, January 13, 2009

Caution wet floor

Gialla palina di plastica gialla con rosso omino gambe all’aria “caution wet floor”: ossessione per noi cinici in terra sinica. Successione di fermento di paline gialle, con rapida intrusione invasiva di paline gialle: ogni pavimento una palina gialla, ogni cesso una palina gialla, ogni strascico ramazzato ha nell’intorno una palina gialla, ogni mensa aziendale ha una stanca donna ambulante con stanca palina gialla , ogni ristorante mocio-unto ha una palina gialla, ogni grand-hotel poche-stelle ha un ingresso finto-marmo con palina gialla vera-plastica. Ma la domanda dell’occhio e’ poi la risposta della mente che la palina non e’ una palina, ma e’ uno specchio della mente della convulsione di responsabilita’ del popolo. Qui che non ci sono 626, privacy, ISO, assicurazioni o avvocati che occhieggiano medici per rimborsi chilometrici di femori rotti. E non e’ qui il significato accusatorio della palina gialla. Qui la palina e’ nel dubbio “io l’ho messa” e se il pavimento e’ viscido perche’ la lastra finto marmo e’ un patinoire finto ghiaccio, “io la palina l’ho messa”. Anche se il sole picchia nell’asciutto e tutto tace, la palina induce allo scarico di responsabilita’ e nel dubbio tutto l’anno e’ palina gialla. Palina nell’angolo e palina in mezzo alle gambe. Non si sa mai. Nel dubbio io palina gialla e tu?. Palina gialla come bandiera paraculo per popolo senza palle. “caution wet floor”. Meno male che non abbiamo inventato “caution wet wall” “caution wet window” “caution wet ceiling” “caution wet table” senno’ qui invadiamo di paline gialle tutta la Cina gialla, dal deserto al mare “caution wet sea”. E’ che non e’ che risolviamo che forse e’ asciutto allora tolgo la palina gialla. Qui la tradizione insegna che tanto anche Babbo Natale c’e’ ad agosto per aspettare Dicembre e rimane tutto l’anno appicciato ai vetri. Allora anche palina gialla: palina a capodanno, palina tutto l’anno. Palina per te e palina per me, scambio di affetto tra pavimento e ramazza, tra suole e cervello. L’importante e’ avere una palina gialla per ogni superficie calpestabile, perche’ chi palina gialla no responsabilita’. Tu scivoli, ti spacchi, ti storpi, ti stramazzi. Io tanto palina gialla e tu stai steso a terra, e togliti in fretta perche’ io palina gialla.
E allora stai attento, “caution wet floor”.

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Saturday, November 29, 2008

Crini

E’ con l’eta’ che arrivano quei sottili feticismi oculari che colmano la gravosa mancanza di energie di una gioventu’ rimasta mentale. Gli occhi, ultimi baluardi al sommo della testa, riempiono l’epidermide corporale di calde memorie dopo gli acuti giovanili di straripanti energie. Da lassu’ le pupille vispe e attive mi regalano spunti di erotismo visivo che alimentano il cervello con movimentati dettagli che sbucano dai tristi angoli cementiformi della frenetica megalopoli. Nella citta’ gialla dove l’impossibile supera l’umana immaginazione, gli occhi si allenano nella morbosa attenzione alle infinite scene e alle sue caledoscopiche sfaccettature sociali. Gli spunti emergono dal continuo allenamento e sono ormai specializzato nel trovare i miei piccoli amori ingenui durante le mie camminate vagabonde dei fine settimana. I miei peccatucci saltano fuori dai vicoli sporchi, dalle piazze affollate, dai metro, dagli ascensori, dai taxi. Sono quegli sprazzi lucenti che attirano lo sguardo e colorano uno spazio morto. Ebbene si, io sono tremendamente infatuato dalle chiome vellutate delle ragazze cinesi, radiose di luce, colme di dolci crini che si estendono fino a terra. I loro morbidi riflessi di corvino naturale splendono come drappeggi di scene teatrali barocche. Un elemento di pura solenne cinesita’ che non mi ha ancora saziato. Rincorro con lo sguardo i capelli neri che si muovono ordinati al vento, mentre scendono seguendo un’onda regolare, pesanti nel loro spessore ma eleganti nella movenza rallentata. E io contemplo lo scomposto ondeggiare agli incroci delle strade quando piu’ teste si amalgamano nella tonalita’ nera ricca di bagliori e di riflessi e la pupilla ondula rapita come cobra e mangusta. Si, lo confesso, sono peccati visivi che non voglio farmi mancare, sono motivo di orgoglio per le mie mobili pupille, sono il caldo conforto nei grigi giorni di una vita shanghainese.

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Friday, November 14, 2008

Longitudine parallela di significato trasversale

Piu’ volte, alcuni allarmati amici italiani mi hanno mandato emails con allegati testi di relativi scandali di latte cinese alla calce o gamberetti al pesto-cido, o parrucche per le bambole originate da animali massacrati, o giochi di cornee trapiantate e scambi di reni, ecc.
Non voglio essere buonista nel difendere questo Paese ‘in forte sviluppo’ e rilancio solo tre pensieri longitudinali italo-sinici che si ramificano con contenuti trasversali nella quotidianita’ di ognuno. Questi pensieri, oggi rimaneggiati, sono quanto resta dopo uno scambio di e-pistole tra Elisa e me a fine 2007, e forse andro’ all’inferno senza passare dal via per l’origine viziata dei contenuti:

1) gli italiani sperano che odiando i cinesi, allora questi ultimi diventino bravi e buoni e...cristiani...come noi insomma, tutti buoni e cristiani. Le immagini che in Italia girano sulla Cina sono sempre le stesse, di violenze gratuite, di bambini che muoiono, di problemi sociali, ecc. sperando che i cinesi smettano di essere cinesi. Sicuramente quello che si vede e' vero (anche se sembra un po' spupazzato) e se loro prendessero le nostre cronache e le traducessero in cinese? Quindi attenzione alle manipolazioni, perche' qui ho tanti tanti esempi di dolcezze infinite che superano le puzze-sotto-il-naso italiane e in generale i cinesi sono incasinati ma anche volenterosi (anche se col fiuto del business e del ciularti qualche soldo). Ovviamente non sono tutti buoni, ci sono anche le merde umane, tante, tante che 'torturano' tanti, tante che decidono in maniera sbagliata, ma loro sono 1.3 miliardi e noi abbiamo in media piu' merde umane, condita con tanti ignoranti che parlano e scrivono senza aver mai visto, perche’ la Cina e’ lontana e scomoda.

2) la Cina sta crescendo e, vista di qua, quello che mi fa paura e’ che noi strilliamo agli altri e non miglioriamo noi stessi. Qui, i cinesi, non guardano gli altri (sicuramente un loro errore) ma stanno migliorando parecchio se stessi (almeno nelle citta') e io ne sono parte della trasformazione: da proto-umano a pseudo-umanico.


3) la nostra attenzione morale e' solo rivolta agli altri, meglio se lontani, e meglio se molto lontani cosi non rischiamo niente. Il nostro volontario sforzo quotidiano a migliorare la situazione interna, quella vicina, quella del pianerottolo, non c'e' piu', pero’ laggiu’, loro, gli altri, essi sono cattivi e noi da lontano dobbiamo farglielo notare. Voglio dire, le stesse immagini drammatiche di abusi e di malesseri possono essere fatte in Vietnam (ma loro ci sono simpatici), in Congo (ma e' troppo banale gli africani col pancione gonfio), in Stati Uniti (mmm, meglio evitare). Ormai vogliamo dimostrarci che i cinesi sono cattivi. Ebbe'? una volta che lo abbiamo dimostrato? cosa ce ne facciamo? sto diventando molto inca*@#ato su come l'Italia si sta muovendo con la Cina: voi non sapete, vi mancano tanti elementi, non vi vogliono far sapere, quattro politici si muovono dalle macerie italiane e sbarcano a Pechino ricevuti con tanto odore dai colleghi del Patito e poi tornano Roma-centrici e dichiarano che hanno capito la Cina. Questo mi fa inca##*are perche' le persone intelligenti quali siamo potrebbero facilmente capire e sapere con poche immagini, ma vi vengono vietate e vi dovete sorbire sciroppi politicosi di parolone inutili, mentre qui le cose si fanno e ne parliamo dopo, tra vecchi amici al bar.

Quindi questo dico e concludo: difendiamoci se sappiamo, impariamo se possiamo, parliamo dei cattivi se siamo bravi. E io sto imparando molto e non mi devo piu’ difendere, nell’orgoglio di essere diverso e nella volonta’ di distribuire i miei pensieri generati per associazione parallela di differenze e non per scontri trasversali di presunte conoscenze.

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Tuesday, November 4, 2008

Mosca ti nasci, io fritta ti muoro

Mosca che voli libera nell’aria, puzza attraente, zampette festanti, olezzi nauseabondi, ti aggiri radiosa, occhi arcobaleno, sguardo metallico, brodi avanzati, zampette festanti, volo rapido, altra puzza, ti pulisci le zampette, sfricichi la destra nella sinistra e sugli occhi, pranzo, zampette in movimento, cerchi puzze, ali in movimento, trovi puzze, facile qui in Cina, tombini, puzzodotti, mense, fabbriche, ristoranti, poi la violacea curiosita’ ti attrae con l’ultravioletto all’occhio quadrettato rotante e rapida ti avvicini per il pasto finale, serpentina metallica appesa, ti attira come merda succulenta, diabolica umana invenzione e tu rapida dentro le spire elettrovoltanti e BTZZ ti friggi carbonizzata, colpo secco vita terminata, vita gratinata -1.

Oppure tu, mosca che voli libera nell’aria, zampette festanti, negli uffici con sudori estivi, tutto da succhiare, ti appoggi su fronte annoiata, mano infastidita, svolazzi su collo succhioso, manata rapida, ti libri per orecchia grassoccia, tua linguetta tamponata, rapida proboscide, infastidisci ancora, allora l’umana diabolica invenzione sale dal tavolo, racchetta elettrificata, tecnologica tortura ti coglie in controbalzo mentre tenti la sfida aerea, danzante ti allontani, racchetta ti insegue BZZAK bruciata scarnificata, volo a picco, pavimento, sei stecchita con le tue colleghe gia’ a terra -5

Oppure tu mosca che voli libera nell’aria, puzza attraente, zampette festanti, carne marcia su piattino, pasto gratis, il tuo corpo verde metallo trema su broda marcia puzzoscente, zampette su schifo marcio, poi ti alzi in volo, pancia piena, sali su, ma sei in un cono con apertura in cima stretta, tu sali su, non ti accorgi della diabolica umana invenzione, finisci in nassa per mosche, morte lenta, morte di fame, non trovi piu’ il piccolo orifizio del cono, e ripensi alla puzza di marcio, ti muovi lungo le pareti della rete, ma non trovi ad uscire, muori li’, intrappolata per sempre, con compagne rantolanti, morte, sterminio di mosche -100.

La vita della mosca in Cina e’ dura, come operaio, col terrore, scala sociale bassa, livello minimo, voli rasente, da larva a mosca, vita difficile, piena di trappole, finisci elettrofrittata, folgorata, sgnaccata, sminuita

Movimento per liberare le mosche, mosche libere, mosche a go-go. Piu’ mosche piu’ rondini. Liberate le mosche, lasciatele libere, sono animali socievoli, ti vengono vicino e ti danno i bacetti, basta torture e sterminii.
E ricordati che puoi rinascere mosca...

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Tuesday, October 21, 2008

polveri senza tempo

C’e’ un angolo del mondo, tra il mare e l’infinito, tra i mattoni e le rane, tra i tralicci e i posticci, che il mondo si ferma dal pomeriggio fino a sera. Uno spazio monodimensionale, superficialmente meno di quanto ci si pensa con abbondante densita’ proto-umana coloniale, dove verze e angurie appaiono al sole del tramonto e l’aria si riempie di voci e di catene di cicli, dove il carro ritorna e l’autocarro non passa, dove il piede cancella la ruota e il significato del tempo svanisce nella mancanza di regole. Una pre-civilta’ in ciabatte che sale dalle polveri del pomeriggio e si dissolve nelle nebbie del mattino. Non si sa come nasca, non c’e’ la scintilla scatenante della bolla senza tempo, del mondo senza regole. Stai lì e mentre osservi l’incrocio trafficato dell’angolo della via, tra un semaforo verde e un veicolo in contro mano, ecco che lento il tempo si distacca dal suolo e il limite del civile trapassa nell’essenziale della vita. Organismi di base con carretti e cartocci, pupazzi e richiami, contadini e cagnetti che si accentrano sugli asfalti mentre la vita rallenta nell’estensione del giorno. Il sole accende i colori delle verdure sui bordi del cemento, le melanzane viola scintillano tra i fagioli bianchi, le angurie rosse si aprono agli occhi, frittelle unte escono dai wok roventi e un micro-sistema vivente si anima accerchiando la moderna societa’ e lasciando strascichi di sogni di antica tranquillita’ contadina. Qui nelle periferie della fantasia che rigenera epoche di silenzi, rivive per qualche ora il passato di sudori e di chiacchiere, con il complesso mercanteggiare degli occhi e con il gesto del dito che tasta un pomodoro. Rughe sapienti e calli abbronzati, cappelli di paglia e donne accucciate, pese ad occhio e palpebre pesanti, pochi soldi e tanta attesa. Piccoli scambi di sistemi di base che ancora sopravvivono nell’incertezza del domani dei cantieri schiaccia tutto e di ghiaie stride nel moderno che cancella. Il semaforo perde significato, l’incrocio e’ uno spazio e non una precedenza, una condivisione e non una separazione. Non c’entra chi arriva, c’entra chi entra, non c’entra chi esce, c’entra chi sta. Spazi lenti nell’aria densa di movimenti regolari e concerto di odori. Persone simili in spazi conosciuti, ecosistemi dove la regola e’ una superflua costrizione di un codice dettato da altri. Qui dove il lento cancella il codice, dove il tempo si liquefa nel cielo ed e’ un sollievo dell’anima tra una onda lenta di corpi. Qui scorgo ancora la Cina del passato, il popolo sconosciuto che sbuca dalla terra e scompare nel cemento.
E tra le polveri si riaccende un nuovo giorno.

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Saturday, October 11, 2008

Shanghai, I love you, I hate you...

Mi piace quella terra fertile della concessione francese tra Yanan Road e Zhoujiabang Road. Qui dove il limo abbonda e ti infanga le scarpe con la pioggia

Mi piace guardare Pudong dal Bund, dove la storia antica del millenario commercio marittimo si affaccia sulla moderna concentrazione di poteri fittizi

Mi piace passeggiare al mattino di domenica nel mio compound, con le signore e i cagnini che si amalgamano nella pace del mondo degli anni sessanta. Qui dove ancora riecheggia il dialetto shanghainese, monodia delle nonne stese al sole

Mi piace quando sei di fretta e trovi subito un taxi libero con le fodere senza capelli e l’abitacolo senza aliti vaganti

Mi piace il melodioso lamento estivo delle cicale del Fuxing Park

Mi piace quando l’estate fresca rinasce a ottobre con gli ultimi fiori profumati dell’anno, nell’aria fresca e nel tepore del sole

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Non mi piace quando guardo Pudong dal Bund e mi toccano il gomito e mi offrono un orologio trigitale, un binocolo che vedi 3d, un tri-aquilone, le scarpe con le ruotre, una foto digitale, un’altra foto trigitale, una trottola, una bibita tritata o un coniglietto semi vivo

Non mi piace quando sei di fretta e trovi un taxi libero e tu gli dici il posto e lui si gira con sorriso impostato e ti dice: “e dove e’?”

Non mi piace quando sei di fretta e trovi un taxi libero e tu gli dici il posto e lui NON si gira col sorriso impostato e non ti chiede “e dove e’?” e ci prova nei meandri della vie di Shanghai dove lo spazio e il tempo si intersecano all’infinito

Non mi piace quando sei di fretta e trovi un taxi libero e quando entri ti accorgi che e’ appena uscita una mandria di bufali che ha mangiato aglio

Non mi piace l’unghia del mignolo lunga, quando gratta nell’orecchio fino a che le incrostazioni non vengono ammirate

Non mi piace quando piove e vai nei sifoni cittadini a prendere la metropolitana e ti schiacci contro gli umidi stracci e gli infangati aliti e speri di uscire subito ma poi tanto anche fuori e’ uguale

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