il festival del ghiaccio di Harbin (14/1/05)
venerdì 18 marzo 2005
Questa volta l'ho fatta grossa, ma non è l'epilogo di un'abbondante pranzo ma più semplicemente è l'esito di un viaggio che mi ha spinto a partire per il nord della Cina in pieno inverno per approdare nella gelata regione dello Heilongjiang e visitare il Festival del Ghiaccio di Harbin. Harbin è la capitale di questa regione ai confini con la Siberia (Vladivostok è più a sud) ed è appoggiata sulla congelata pianura della Manciuria sulle sponde del congelato fiume Songhuajiang. Ivi vivi vi si contano 10 milioni di pinguini boreali con le mandorle. La temperatura media annuale è 4°C e d'inverno traballa tra i -30 e i -10. Il suo scoppiettante business si lega alla grande tradizione dell'industria pesante-monumentale grazie agli scambi del passato con il pachiderma URSS. In città sono ancora presenti questi legami e ci sono ancora costruzioni Russe dei primi '900, quando in città si trovava un'alta percentuale di bianchi ed erano presenti anche 20,000 ebrei (in prevalenza russi) che rallegravano i simpatici orientali con i loro giochetti nelle banche. Oggi rimangono ancora alcuni russi (ubriachi)
ma quelli di religione ebrea, dopo alcune piccole (sop-)pressioni subìte durante la rivoluzione culturale, si sono volatilizzati migrando come cicogne in USA, Canada e Israele e portandosi via anche le banche. Ora il tutto è in mano ai cinesi.Però non è di storia e geografia che ci dobbiamo preoccupare, bensì di come arginare il freddo pungente per godere al meglio dello spettacolo del ghiaccio. Motivato come un grizzly in autunno in periodo pre-letargico cerco di farmi crescere il pelo invernale e mangio salmone crudo per il necessario strato di grasso, ma 2 giorni d'anticipo non bastano per l'impresa anzi, rimedio un cagotto. Opto allora per la tecnologia e alla partenza da Shanghai decido di mettermi calzamaglia antisudore, 2 paia di calze sintetiche, 1 maglione, 1 pyle, guantini in seta, guanti goretex e cappello. Ad ogni movimento faccio scintille come un fuoco d'artificio e in aereo mi disattivano per non interferire con gli strumenti di bordo. Quando scendo mi sento imbottito come un krapfen alla crema e fuori fa "solo" -20°C. Il freddo non mi spaventa, a parte la semiparesi alle guance, unico contatto diretto della mia epidermide con l'ostilità del clima. Mi infilo in un taxi che sputazza smog all'interno dell'abitacolo e mi avventuro nella cittadaccia: architettura eccellente con grovigli di stradoni congelati, casermoni in cemento e vetri azzurrati e qualche costruzione nuova moderna, segno del progresso che avanza anche qui.
Non è una città morta come si potrebbe pensare anzi, la gente abbonda sui marciapiedi e migliaia di spalaneve e strappa-ghiaccio con scopette,
palette, grattini sono riversati sulle strade per rendere meno sciiiivoloso l'asfalto ghiacciato. L'autista pennella curvoni in leggero controsterzo, anticipa le frenate, guida morbido e sicuro agli ingressi dei cavalcavia, ma qualche incidentino qua e là si vede con macchine un pò accartocciate e gente che discute animatamente. Arrivo in hotel e discuto il prezzo con il taxista. O-animale sta tentando di fregarmi facendo correre il tassametro al doppio della velocità: segna 80km di strada quando ne abbiamo percorsi 40. Scenetta già vista più volte quindi inizio a scegliere dal mio catalogo "facce e mimi" sezione "tassisti fregoni" alcune espressioni cupe e serie. Mi imbroncio nella classica posa del clown a cui non è riuscito il numero e non mostro i soldini che lui si aspetta. Allora lui si nasconde in una complessa smorfia chiamata "ho ragione io ma tu-cliente puoi scegliere se pagarmi o no e io so che tu sai che ho cercato di fregarti però ho comunque ragione io e mi devi i soldi che ti ho chiesto". Nello stesso manuale ho letto la contro-mossa e gioco anche il jolly, quindi lo fisso negli occhi e gli dico nella mente: "hai tentato di fregare un occidentale, ma ti ho beccato e non ti pago" mentre cerco di annientargli il pensiero e lo riconduco alla fase della pubertà. Faccio intervenire il jolly, un militare di passaggio a cui racconto tutto e fingo di prendere il numero di targa (se mai lo denunciassi alla sua agenzia di taxi lui perderebbe subito il lavoro). Il tassista cambia espressione e la mascella gli scende per gravità, allungandogli le guance come un cocker mentre il suo occhio si addolcisce nel tentativo della compassione e inizia pure a scondinzolare. Il teatro dura a lungo e già ci sono file di passanti fermi a guardarci. Lui capisce che può solo rimetterci da questa situazione perchè anche il tempo gli gioca a sfavore quindi, spossati dalla performance, gli allungo qualche soldino e lui accetta.
Dal nervoso ho fuso la neve intorno a me e gli alberi sono germogliati in uno slancio di primavera. Riprendo il mio cammino perchè sono arrivato qui per altri motivi. In breve mi trovo nel parco cittadino che ospita alcune sculture in ghiaccio. Il ghiaccio viene prelevato dal fiume congelato e viene tagliato in mattoni che servono a comporre i monumenti e le statue. All'interno di questo parco si ospita anche l'annuale gara internazionale di sculture di ghiaccio, dove squadre agguerrite con motoseghe, scalpelli e punteruoli, incidono gli enormi blocchi (2 metri cubi circa) per ricavarne delle figure.Le squadre arrivano da tutto il mondo: Germania, Svizzera, Austria, Russia, Estonia, Giappone, Cina, e con mia sorpresa c'è anche Singapore (che il ghiaccio lo vede solo al bar nei cubetti) e la Malaysia (che sono i baristi di Singapore). Il risultato è veramente encomiabile e i cubi vengono trasformati in svariate forme astratte o figurative: animali, personaggi, oggetti. Bella la fantasia e la capacità espressiva che viene donata all'acqua cristallizzata.
Nel mio piccolo faccio vincere la squadra cinese che ha rappresentato una carpa che guizza nervosa fuori dall'acqua per afferrare un insetto di passaggio. Una scena piena di movimento ricavata nell'immobile e fermo ghiaccio. Complimenti.Mentre osservo le varie sculture mi accorgo di aver dimenticato i piedi da qualche parte... no ci sono, sono ancora lì, sotto le caviglie, allora sono congelati. Mi rendo conto che tutta la mia imbottitura non riesce ad isolarmi dal suolo. Dovrei andare in giro con dei tostapane per i piedi e mentre penso all'invenzione del secolo decido che forse è meglio battere in ritirata e mi infilo in
un delizioso ristorante russo con pizzi alla tovaglia, salini in cristallo lavorato e un caminetto scoppiettante al fondo della sala. Magno brodaglie e zuppotti incandescenti con abbondanti patate, cipolle e presunta carne. Vabbè, comunque decente, soprattutto per l'atmosfera casalinga, il tepore che riscalda gli ossicini e i rutti all'idrogeno che ravvivano il fuoco.Il giorno dopo mi avventuro all'altro parco cittadino, quello appena fuori città verso nord, dove in uno spiazzo molto vasto i simpatici cinesi hanno allestito una specie di MiniItalia di ghiaccio ma con monumenti in grandezza naturale alti più di 20m. Sti pazzi hanno ricreato pagode, palazzi, archi tutti completamente di ghiaccio, con blocchi cavi al centro per permettere ai tubi al neon di infilarsi e di allucinarci di sera con la poltiglia di colori dagli effetti deleteri.
Mentre la sera il tutto si traduce in una nausea colorata, l'effetto di giorno è da fiaba: non ci sono rumori perchè il ghiaccio e la neve ovattano qualsiasi onda sonora, il sole splende in un cielo leggermente azzurro, l'aria sa di neve e tutt'intorno è bianco o trasparente. I muri di ghiaccio lasciano intravvedere forme distorte e nascono riflessi inconsueti. Sembra di vivere in sospensione, in una situazione in cui manca qualche ingrediente ma non si capisce cosa. Sono sicuro che tra poco mi comparirà un elfo che rapido e curioso mi si avvicinerà, mi sorriderà e si allontanerà sfiorando il suolo senza far rumore. Forse sono caduto vittima di un incantesimo... le cipolle di ieri, sti presunti russi, cerco di capire ma sono distratto.
Forse il fatto che manchino i colori, forse l'aria inconsistente, forse il freddo. Mi sento il pensiero rallentato ma sono sereno. Giro conscio della mia ubriachezza cerebrale, pattino cauto strascicando i piedi nei corridoi ghiacciati per non cascare, tocco i muri trasparenti che emanano una solida e rassicurante freddezza. Ci si sente in pace eppure sono a -20 tra dei monumenti di ghiaccio, che non è la condizione normale per noi mammiferi. Sguazzo tra le opere e cammino lungo gli spiazzi di neve, ripercorro più volte i posti per non perdere niente mentre il sole si alza sempre più nel cielo del mattino e mi scalda la schiena. Lascio il parco alle spalle con la neve che crocchia compatta sotto i miei piedi, unico rumore che ben si amalgama in questo quadro polare. Ecco l'ingrediente che mancava: i cinesi

1 Commenti:
bellissimo il tuo post...
sei davvero fortunato, ho visto uno speciale di 2min in tele e sono rimasto senza parole.. immagino te a girarci in mezzo.. mi viene da pensare a come l'uomo riesca a toccare cosi la perfezione e poi cadere tanto in basso nelle nefandezze di guerre, razzismo e tutto il peggio che abbia potuto inventare...
cmq complimentoni davvero anche per lo stile che usi...
ErM3s
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