mercoledì 19 settembre 2007

Il mocio: cola o opera d’arte?

Oggetto onnipresente onnivoro della quotidianita’ igienica dell’orizzontale cinese, il perenne appeso, strisciante, appollaiato, ingarbugliato, irriverente, ondulante “mocio”. La sua capacita’ adattativa nei meandri sociali della comunita’ mandarina e’ indiscussa: presente nelle mense, impressionante nei cessi pubblici, si infila nelle case, si annusa nelle metropoilitane, ti aspetta al check-in e si infila al gate. Lui, figura sociale invadente, argomento fisso delle ayi (=donne delle pulizie), tarlo perenne delle intricate vicende cinesi, appare nei momenti meno opportuni e non scompare mai alla vista vergognosa. Lui ammasso grigio topo morto di spaghetti tortigliati tessutiformi legati da bastone rotondo in legno anticato da mani sudate che ne favoriscono l’alone nel sudicio sulla punta morbida del legno. Lui ossequioso nel salutarti all’entrata delle latrine delle frabbriche, li’ appeso, solenne, imperiale, davanti a te, sempre. Lui che nelle giornate d’inverno riposa dormiente al sole pallido nel tentativo della sterilizzazione impossibile ed e’ ancora lui che nelle giornate afose d’estate si mimetizza sui rami nelle ombre degli alberi a covare e rigenerare famiglie di germi che si stendono appena il gesto roto-ambulatorio-annoiato lo fa serpeggiare mollo e strascicato sui pavimenti degli uffici, sulle scrivanie, sui mobili, sui rubinetti, negli orinatoi, nei corridoi, sui marciapiedi. E’ lui che ti accompagna negli aeroporti al mattino, che ti occhieggia dalle porte dei ripostigli, che ti incanta negli angoli dei templi, che ti somiglia al mattino della domenica quando cerchi di riprenderti dalla sbronza della sera prima e ti ritorna su come un incubo e lo specchio ti ridona la sua immagine nella tua capigliatura e capisci che l’ayi lo specchio lo passa col mocio che adesso impersoni e ti cola il pensiero sovrano che forse “lui” e’ ora “te” o forse hai ancora alcool da smaltire. E mentre rinvieni lo sguardo scivola sul rubinetto la tazza la vasca e il rasoio gli e’ passato ad un filo di lama che forse anche il telefonino quel giorno l’hai lasciato sul tavolo e’ forse il display e’ sterilizzato dal suo tanfo straccio marcio che ti ritorna in mente tutto lo stato primordiale dei virus e dei batteri e ti senti parte di un mondo sconfitto di malattie starnutite e starnazzate che ora hai nell’orecchio. Lui non cede nemmeno se cerchi allora di non vederlo piu’ perche’ tanto nell’angolo buio del parcheggio sotterraneo e’ gia’ pronto nello sgabuzzino vicino alla tua auto e se non ti sbrighi esce dal secchio ti assale ti rincorre ti molesta maldestro tip tap dei tuoi piedi. E mentre entri in bagno, un guizzo, lo vedi con la coda del gatto dell’occhio col topo che sfugge e salta e ti tocca la scarpa, non ti sposi e lui si blocca ti sfida ti guarda, la scarpa umida con tracce di tazze e ceramiche e mancorrenti e pavimenti e battiscopa, una bava untuosa umidiccia che ti fa capire che sei il capolinea di una lunga striscia temporale che segui con l’occhio e ti avvolge nauseato col segno del tempo della sua continuita’ infinita che tu non c’eri e lui c’era gia’, immobile, scolpito, opera d’arte della manualita’ igienica del genere umano cinese.

Lo ammiro, lo temo, lo guardo, lo scruto...lui cola

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martedì 18 settembre 2007

Pigiama-party

mercoledì 14 marzo 2007

Allo stiloso e curioso occidentale suggerisco di venire a visitare Shanghai durante il caldo mese estivo di agosto, quando la città si trasforma in un enorme acquario d'umidità e di coloso inquinamento e la temperatura sfiora il limite dell'autocombustione dell'epidermide pilifera. Durante questo mese l'abitante verace di Shanghai, non sconfortato dal piacevole tepore, esce allo scoperto mostrando la caratteristica livrea estiva ed esibendosi in un magnifico pigiamino a quadrettoni con le mezze maniche. Spesso l'inquietante personaggio, di cui si nota anche il ciabattone strisciante, esce accompagnato dalla signora con la medesima livrea oppure con un differente "pattern" per meglio stupire i suoi simili e staccarsi violentemente dall'architettura cittadina.Inizialmente si sono mossi gli etologi e la BBC per capire il complesso rituale di accoppiamento, poi i sociologi argomentando lo strano meccanismo relazionale, poi gli stilisti di moda immaginando nuove forme per la copertura epidermica, poi gli archeologi per cercare traccia nelle antiche tombe dell'esercito di terracotta o nelle pianure dello Shanxi e ora ci stanno interessando i geologi, sperando di tirar fuori qualche fossile primordiale con antichi strati di tessuto quadrettiforme impresso nel tufo. Questo comportamento però non ci deve tanto stupire perchè la sua origine ha embrioni nella storia dei secoli e forse anche prima e comunque, in epoche più recenti, anche il famoso esploratore e viaggiatore Leonard Clark riporta che nel 1949 ad Hong Kong "vi erano una moltitudine di rifugiati e di indigeni in pigiama". Forse la stessa colonia umana è migrata dalla costa cantonese di hongkong alla laguna marciscente di Shanghai, risalendo il mar giallo (e marrone). Comunque rimane ancora misterioso il vero significato che ha portato alcune frange della popolazione ad uscire nelle vie, in pieno giorno o in piena notte, ricoperti di pigiama e ciabatte.
Sociologi e psicologi, finalmente uniti nella partita del cuore, dopo ampi studi e ricerche, dopo simposi internazionali, dopo tarantelle e tarallucci, dopo girandole e girarrosti hanno formulato almeno 3 ipotesi: la uno, la due e la tre, come le buste dei quiz. Non penso comunque che si debba rimanere nel perimetro della busta e circoscrivere questa realtà di costume ad una sola ragione ben definita, forse la realtà sta nel mezzo o forse è una sfumatura delle tre. Chi lo sa. Io ve le propino così come mi arrivano in cuffia e voi vi prodigherete in altrettanti studi per cercare la vera verità e non la verità propinata.

1) Si narra che i cinesi in passato siano stati un paese povero e disgraziato, con poco da mangiare e ovviamente poco da vestire. Ancora oggi è così e appena si esce dai luccicanti grandi magazzini e dai trabordanti mercatoni di Shanghai ci si ritrova a contatto con la massa popolare che fa ancora fatica a sbarcare il lunario e si aggiusta la giornata con pochi soldini. Milioni di persone non riescono ancora a permettersi una vita dignitosa e alcuni non possono immaginare il futuro perchè hanno la cinghia stretta nel presente. Alcuni la cinghia non ce l'hanno neppure e usano le mani. Il mondo qui è ancora contadino e legato alla terra e la generazione dei nonni vive ancora di riso e dell'unico vestito che Mao gli aveva permesso a suo tempo e che ancora oggi è di gran moda: berretto blu col pumin in punta, blusona blu a tre bottoni con i pantaloni trapuntati per tutte le stagioni che quando fa freddo tremi e quando fa caldo sudi. Allora pare che prima di quegli anni poco trasparenti della rivoluzione, i ricchi fossero presenti anche nel suolo giallo e si siano distinti dagli altri alternando al vestito per il giorno anche un secondo vestito, il vestito per la notte. Ecco qui la grande rivoluzione sociale che forse è l'origine di questo fenomeno estivo odierno. Quindi: pigiama come alternativa all'unico vestito, pigiama come sfoggio, pigiama indossato per le strade come simbolo di chi se lo può permettere

2) Però ai ricchi non bastava possedere un vestito per la notte, ma volevano proprio farlo vedere, per dimostrare agli altri che loro erano veramente ricchi perchè potevano vestirsi per il giorno e cambiarsi vestito per la notte. Allora hanno iniziato ad uscire in pigiama e a farsi notare dalla popolazione. Di qui l'ulteriore sfumatura e variazione al tema: se esci in pigiama solo di sera, bèh sì, sei ricco, però vuol dire che di giorno lavori e di sera puoi metterti in pigiama. Ma se sei veramente ricco ricco, bèh allora il vestito da notte lo porti anche di giorno così tutti sanno che puoi non lavorare, che tu puoi stare in pigiama tutto il giorno. Allora sì, sei ricco ricco, la piazza ti invidia, la risaia non la vedi e rimani a passeggio sulla terra battuta del villaggio.Quindi: pigiama di giorno per sibilare nelle orecchie degli altri "io non lavoro, sono un ricco"

3) Altri sociologi, muovendosi negli scantinati umidi della psicologia umana e legandosi ai pur sempre presenti princìpi confuciani, hanno un pò storto il naso alle formulazioni sopra riportate e hanno proposto la seguenteteoria: uscire in pigiama la sera, o di giorno, equivale a dire che la città e la casa sono la stessa cosa, che la casa e la città sono il nostro perimetro e tutti ne fanno parte. Allora è come dire che la città è una grande famiglia, con infinite stanze della stessa casa. Il pigiama è un segno di amicizia e di condivisione della città, niente di più. Quindi: il pigiama in strada come simbolo della città-famiglia A me questa alternativa non mi convince troppo e mi sembra un pò una trovata governativa per far credere che siamo tutti amici e tutti fratelli, però apprezzo lo sforzo creativo e non la solita copiatura storpiata dell'occidentalizzazione.

4) Io ho anche la quarta busta, il jolly: il pigiama d'estate è fresco e comodo, basta che superi l'imbarazzo psicologico di andare al Museo in pigiama o di prendere il metrò in pigiama e soprattutto devi evitare che si veda il mutandone.
Però una domanda a me sorge spontanea. Va bene la prima ipotesi, vanno bene anche le sfumature della seconda o la possibilità della terza, ma alla fin fine, quando vanno a dormire, vanno in pigiama? Mi spiego meglio. Il mio tarlo è: hai il pigiama, bravo, me lo fai vedere per le strade, va bene, ma poi mentre cammini te lo inquini, ti sputano addosso, ti cola catrame dal cielo, ti spruzzi di diesel dietro al pullman e poi vai a dormire con lo stesso pigiama? Oppure hai il pigiama 1 e il pigiama 2. Non voglio sapere la risposta perchè ho una vaga sensazione, ho sentore di cerume in tutta questa faccenda

PS per i sociologi, gli psicologi, gli archeologi e i curiosi: esiste anche il pigiama invernale, quello trapuntato a orsacchiotti o carotine. Questo pigiama trapuntone ti permette di uscire allo scoperto anche in piena tormenta e le raffiche di vento vengono attutite dal simpatico materiale acrilico balsamico che ti immunizza e ti rende la pelle a scaglie ancora più soffice.

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fare per fare e fare per non fare e fanfare

mercoledì 14 marzo 2007

In maniera semplificata e sbrigativa, i cinesi si dividono in due: chi fa di tutto per non fare niente e chi fa di tutto per fare di tutto.
Mi concentrerò ora su "chi fa di tutto per fare di tutto" e non aggiungo commenti per non fuorviare la vostra opinione.
Vi allego questa email che ho ricevuto dopo che ho conosciuto una signora che voleva darmi lezioni di cinese/inglese.

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Dear friend :
How are you !
I am ___ ( English name : Aggie ) I once newspaper reporter base in hongkong .We met at gate of Portman hotel .And I told you I want be your Chinese teacher. I once do business ,but not success .Now I prepare for a new job .Take examination for TV or a big company. I have no father ,no brother , no boyfriend .Now I have no house to live in and no money .Almost live in street and have bath with cold water everyday. Almost my friends married . I am 30 years old and single . It's not convenice live with they .How many room and people in your apartment ? Can I live with you different room .only live ,no other things .( I am pure and traditional ).I can be your partime Chinese teacher or partime A-yi live in . You pay me RMB10-15/hour for A-yi and RMB40-100/hour for chinese teacher .I am good teacher and good cooker .Now I teach some children partime in they home. Sometimes I cooking and cleaning or help you some way free. When you have girlfriend or I have boyfriend or I have money to lease or buy house .I will leave you soon. I will pay you some money every month for house .Now have no money ,explain to you next time . I wish you help me .Waiting for you e-mail or English message soon .Waiting for you pick me up soon .I have three luggage .

Best wish !

AggieNov 27th,2005

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Caro amico :
Come stai!
Mi chiamo ___ (nome inglese : Aggie) Sono stata una reporter di quotidiani a Hongkong. Ci siamo incontrati all'Hotel Portman. Ti ho detto che voglio diventare la tua insegnante di Cinese.Ho fatto del business, ma senza successo. Ora mi preparo per un nuovo lavoro. Ora mi sto preparando per un esame per la TV o per una gande società.Non ho padre, non ho fratelli, non ho il fidanzato. Ora non ho la casa per vivere e non ho soldi. Vivo praticamente sulla strada e ogni giorno faccio il bagno con acqua fredda. Quasi tutti i miei amici sono sposati. I ho 30 anni e sono single. Non è conveniente per me vivere con loro. Quante stanze e persone ci sono nel tuo appartamento? Posso vivere con te in un'altra stanza, solo vivere, nient'altro (sono pura e tradizionale). Posso essere la tua insegnante di Chinese part-time o posso fare part-time la donna delle pulizie [=Ayi]. Tu puoi pagarmi 10-15 RMB/ora [1-1.5 euro] come donna delle pulizie e 40-100RMB/ora come insegnante di cinese [4-10Euro]. Sono una buona insegnante e una buona cuoca. Ora io insegno part-time ad alcuni bambini a casa loro. Qualche volta posso cucinare e pulire o ti posso aiutare in qualche maniera. Quando avrai la fidanzata o io il ragazzo o quando avrò del denaro per affittare o comprare la casa ti lascerò velocemente. Ti pagherò dei soldi ogni mese per la casa. Ora non ho soldi, ti spiegherò la prossima volta. Spero tu mi possa aiutare. Aspetto una tua e-mail o un messaggio in inglese. Aspetto che tu mi venga a prendere. Ho 3 valigie.

Tanti auguri !

Aggie27 Novembre 2005

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l'arte diabolica istantanea

venerdì 19 gennaio 2007

Oggi chiedo alla Scienza di indagare su uno dei più grossi misteri della Terra: il deterioramento di qualsiasi arte cinese nell'arco di una generazione. Abbiamo già analizzato l'architettura che in soli venti anni ha sbriciolato decine di secoli di mirabolanti opere. Ora è il momento di passare alla scienza dell'alimentazione che in Cina sta subendo la più grande minaccia degli ultimi 2500anni, che anche i banali puzzi di McDonald's, il bruciacchiato KFC e la gommosa PIZZA HUT sono caccole a confronto.
Però, prima di arrivare ad una qualsiasi presunta conclusione, ho bisogno di legare insieme alcuni elementi per vedere se il tutto sta in piedi.

1° elemento. Un giorno, nel 2001, salendo su uno dei miei soliti aerei che sbatacchiano le ali per portarmi di qua e di là, ho incontrato un ragazzo con cui ho scambiato alcune parole prima di addormetarmi nella sua nuvola di alito:
"dove lavori?" gli ho chiesto. "in un azienda chimica che produce sapori artificiali" mi risponde lui, poi ci pensa (se così si può dire anche dei criceti) e prosegue "sai, penso che il futuro del cibo sia proprio lì perchè ormai arriviamo dappertutto, facciamo tutti i sapori". Queste brutte parole da una persona convinta mi hanno immediatamente congelato la saliva e mi hanno raffreddato la mia certezza intellettuale sulla capacità cinese di cucinare. "che abbia veramente ragione?" mi sono chiesto. Dobbiamo forse perdere l'eccellenza culinaria del popolo più complicato del mondo? Beh, spero proprio di no e continuo con le mie considerazioni.

2° elemento.Quando uno sbarca in Cina ha delle vaghe idee del popolo cinese perchè sente delle cose in tv, perchè sente delle cose quando sbarca, perchè sente delle cose per terra che spera di non sentire però le ha appena sentite e viste. Allora ci si affaccia curiosi al nuovo mondo, si guarda con stupore il carretto che arranca, il poliziotto che arranca per prendere il carretto, la macchina che arranca per schiacciare il pedone che scappa, il pedone che arranca per non farsi schiacciare dalla macchina e dal carretto e sfuggire al poliziotto, e così via. Il tutto, in un continuum calibratuum di combustione delle energie che genera scienza con principi della termodinamica e della conservazione dell'energia che confermo col famoso teorema: "Tutto brucia un pò e c'è bisogno di immettere sempre nuove energie". In pratica il popolo cinese si affama più di un normale popolo perchè è sempre in agitazione e ha bisogno di magnare in continuazione. Nemmeno il colibrì ha tanto bisogno di 'stè calorie come il popolo cinese, perchè il colibrì, dopo che ha mangiato, si rilassa sulla spiaggia col giornale mentre il popolo cinese odia la spiaggia e continua a magnare. Perchè il popolo cinese deve sempre magnare? come è possibile? Questo elemento non è ancora spiegato e forse porterà a nuove scoperte e a ulteriori approfondimenti scientifici. Noi lo prendiamo così come è perchè mi serve per la mia considerazione.

3° elemento. In Cina si beve il tè, in Cina il tè è verde, in Cina per bere il tè verde c'è bisogno del tè verde e dell'acqua che è anch'essa spesso verde percui forse il tè non è verde ma lo è l'acqua, ma questo lo indagheremo in un'altra puntata (in Cina c'è sempre bisogno di un'altra puntata per finire una puntata ed è per questo che è il popolo più complicato del mondo ed è per questo che sono nate le soap-opera a puntate, anche per lavarsi). Allora dicevo che per fare il tè c'è bisogno dell'acqua per cui in Cina c'è sempre un thermos d'acqua ripugnantemente bollente che ti attenta: sul treno, in stabilimento, nelle case, nelle stanze di hotel, nei meandri fetidi, nell'angolo nascosto, insomma, dovunque ti trovi c'è un un thermos con l'acqua bollente dentro.

Allora abbiamo detto: 1° elemento SAPORI ARTIFICIALI + 2° elemento FAME CONTINUA + 3° elemento THERMOS ACQUA CALDA.

Tesi+ipotesi+namnesi+genesi+apoteosi: Come facciamo a risolvere il problema che non ho mai detto? come facciamo a trovare il "big bang" che è l'origine della somma del totale?

Problema: coma facciamo a far magnare il popolo affamato in continuazione con qualcosa che lo renda pieno ma che costi poco così ne vendiamo tanto e ci guadagnamo di più?
Allora seguite il seguito seguitando a seguirmi:

Chiunque in Cina, anche da pochi giorni, anche daltonico, (anche cieco) ha la possibilità di scoprire uno dei più grandi errori dell'umanità, uno dei più grandi scempi culinari dell'homo sapiens, uno dei più perfidi peccati mondiali che anche la Nestlè non si osa imitare: l'instant noodle (spaghetti istantanei) nella scodella di cartone rossa. Sta scodella rossa è una terroristica invenzione in cui in una scodella tronco conica di un simpatico cartone dai colori rubino sangue di scorpione, grande un pò più di una tazza da colazione ma meno di una tazza di un water, ci si ritrova un groviglio di creature secche spaghettiniformi + una piccola bustina di plastica sigillata con il tesoro dentro + una forchettina in plastica semi-preziosa per dare l'apparenza di una tavola apparecchiata fine'800. La ricetta è semplice: compri la scodella, rimuovi il coperchio alluminoso che nasconde le meraviglie, togli la bustina e la forchetta, riempi il pugno di creature secche spaghettiniformi con acqua bollente, apri la bustina con il tesoro dentro, fai cadere le fantastiche gocce gusto "scoreggia-di-Diavolo, scarpe-mondiali-di-calcio-del-Ghana, glutammato-di-naso" agita il tutto con la forchettina e...et-voilà. Hai appena preparato un ottimo spuntino fumante dal vago gusto di putrefazione con delle varianti acide e un delicato odore solforoso con sfumature di deiezioni di gatto.

Ora siamo sicuri dell'esistenza del diavolo, siamo sicuri dell'esistenza delle creature malefiche che tentano e attentano il paese giallo nel globo azzurro che fluttua nel brodo dell'universo e che presto verrà magnato dal sole che si trasformerà in una gigante-tazza-rossa e ci magnerà tutti. Il congee rosso è peggio delle esplosioni nucleari, il congee rosso è peggio delle catastrofi ecologiche che vediamo in TV quando le papere si impiastricciano di greggio e fanno tenerezza e quando i pesci, a milioni, ci fanno vedere la pancia bianca e non respirano più. Il congee rosso non ha eguali nel minacciare alla base l'esistenza dell'uomo perchè è malefico, inesorabile, ti dona soddisfazione iniziale, ti riempie lo stomaco per incanto con un delicato intruglio caldo, ma poi ti afferri le budella e di rincorsa sulla tazza ceramica ridoni il contenuto della scodella di cartone e ti rimane l'alito al gusto di immondizia per qualche giorno. Poi ti giustifichi perchè ti dici: "sì, ne avevo bisogno, lo mangio al massimo una volta, giusto quella volta perchè ho fame ma poi non lo mangio sempre, sai non è che siano proprio degli ingredienti conosciuti, sai anche la coca-cola fa male e i meccanici ci svitano i bulloni e anche la coca-cola alla fin fine è un segreto che neanche Harry Potter ha capito, come le sottilette, pare le facciano con le unghie del maiale, con lo sporco delle unghie, le mangi ogni tanto, mica sempre...". Ti giustifichi, ma intanto tutti trovano la giustificazione del momento e volano via i coperchi di sta diavolo di tazza e si magna il congee. Ogni giorno qualcuno ha la giustificazione e magna il congee rosso e ogni giorno i congee rossi avanzano.Il congee rosso ora c'è dappertutto: in stazione, sui banchetti, nei negozi 24h, nella metropolitana, negli scaffali, in ufficio. Lui è lì, aspetta chi si giustifica, lui è subdolo perchè eterno in quanto secco, lui vive e si rianima quando ci butti l'acqua bollente, e rinviene come una tortura medievale nel tuo stomaco.
Poi uno dice: "sì ma tanto io sono italiano, io abituato mozzarella di bufala, lardo di Colonnata, spek di Thoeni, bresaola di struzzo, espresso Illy, viennetta Algida, figùrati se mangio il congee nella tazza rossa, che non sai in quella bustina di plastica...anche se avessi fame me la tengo e poi mangio quando arrivo a casa un bel pasto, figurati io, ma ti immagini, io come i cinesi? figurati..."

e intanto adesso anche Jacopo lo mangia...

PS: il congee rosso ora si trova anche nella tazza verde al gusto muffa, blu al gusto petrolio, viola al gusto radioattivo, arancione al gusto liquido per la batteria e nasceranno altri gusti e altre tentazioni

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o sole mio

lunedì 18/09/2006


Scappa scappa scappa che ti prende. Scappa fuggi corri che se il raggio ti tocca... Mamma mia attento che già al mattino arriva la palla infuocata tutta gialla che se ti vede ti scatena addosso una quantità di raggi cosmici con onde impazzite che riducono la tua pelle gialla ad una pelle rossa e tu invece vuoi avere la pelle bianca perchè la pelle bianca è vincente mentre la pelle di altri colori è perdente e figuriamoci la pelle nera, quella dei NEGRI, che non puoi manco fargli i tatuaggi o li fai col bianchetto, che loro veramente non so da dove arrivino e forse sono scimmie senza peli sulla lingua ma se ti beccano ti riducono in poltiglia.
Quindi dobbiamo assolutamente schermarci dai negri e dal sole, che non sia mai che questa maledetta palla infuocata e abbruciante ci riduca tutti con il colore dei contadini,quei poveretti straccioni che sono tutto il giorno sotto il sole e loro sì che non possono coprirsi perchè non ci hanno manco un soldo e noi non possiamo fare la figura di sembrare simili ai contadini che sono un tutt'uno con il bufalo e la gallina. Allora attenzione bambini perchè potete sì giocare a palla ma dovete scappare dalla palla in cielo, la palla avvelenata, la palla che se ci stai sotto un paio d'ore ti innonda e i tuoi compagni poi ti irridono che sei contadino e non hai soldi. E voi ragazzi dovete iniziare a coprirvi tutti, anche a quaranta gradi, perchè sta palla maledetta quando crescete vi trova più facilmente perchè siete più grandi e allora devete iniziare a comprare l'ombrello perchè la pioggia di raggi vi può ridurre ad un giallo bruciato e l'effetto può essere devastante per tutta la vita. E voi grandi dovete stare attenti perchè magari non è che siete veramente potenti e non avete una macchina da ricchi con tutti i vetri neri schermosi-mafiosi che la bomba atomica la vedi come un cerino acceso.
Magari potete solo permettervi la bici a motore o la bici a pedali e allora devete iniziare a coprirvi tutte le parti epidermidose che magari il sole in un attimo di tua distrazione vi trova un lembo di pelle e ve lo colpisce e voi rischiate di perdere l'equilibrio della ragione e potete impazzire lì al semaforo e non vedete più il giallo perchè siete tutti rossi e al verde non partite e vi suonano il clacson e la vostra vita non ha più futuro e diventate invetabilmente dei contadini con l'abbronzatura che dilaga. Allora io dico: còmprati la bici a motore ma còmprati immediatamente le manichette per le braccia, le mantelline per le spalle, i cappelli, le visiere, gli scafandri, gli schermi radioattivi, i fluidi magici devianti e le pozioni distraenti perchè immagina se i tuoi amici ti trovano con la pelle abbronzata e ti scambiano per un contadino.
La situazione è veramente di emergenza e già da marzo dobbiamo iniziare a prevedere l'ombrello piovoso e l'ombrello soloso, la mantella piovosa, la manica e la mantella solosa, il casco motoso e la maschera solosa. Dobbiamo pensare tutto doppio, per questo che non riusciamo poi a coordinarci nei pensieri, perchè tutto sta aggrovigliato nelle sinapsi che di giorno magari è brutto tempo e ti addobbi con la muta piovosa ma poi il pomeriggio il raggio invade il cemento e non siamo preparati a schermarci accuratamente e allora si striscia sulle ombre dei muri e sotto le piante fogliose perchè in un attimo, già a marzo, magari diventi contadino e poi la polizia ti interroga e ti chiede da dove vieni e se tu balbetti loro si pigliano gioco di te.
E' vero, a Shanghai fa sempre brutto ma attenzione perchè il brutto è un velo bianco e il bianco filtra che perde il colore soloso giallo raggioso ma mantiene l'andamento dell'onda sinuosa del tralcio dei raggi UVA e se non stai più che attento puoi diventare contadino pian piano senza accorgertene perchè la sera ti lavi via l'inquinamento sotto i raggi docciosi ma il raggio solare ti ha già trapanato il poro epidermico e la MELAnina si lega all'UVetta e la tua pelle si dora come uno strudel uscito dal forno. Quindi il messaggio ora è lampante abbronzante e rischiarante allo stesso istante per cui io avverto chiunque si metta in moto per andare a porgere il corpo al raggio solare cinico in terra Cinica, attenzione, nessuno qui si abbronza, il sole punge e il raggio graffia nell'impresa di scorgervi ma nella spiaggia sei solo come granchio a mezzogiorno e sotto all'ombrellone si accumula la fauna cinosa che sembra l'ascensore all'ora di punta e se vuoi che al mattino nella spiaggia l'ombrellone sia tuo non ci riesci perchè c'è già qualcuno che dorme la notte sotto l'ombrellone perchè forse ha paura che la Luna abbronzi oppure sono sbronzi del veleno alcoolico ingerito e stanno smaltendo oppure hanno idea che al mattino il granchio a mezzogiorno voglia rubare l'ombrellone allora già si apprestano ad occuparlo la sera per evitare soffiature rischiose al mattino.
Qui MORS TUA VITE MEA e quindi tutti ad arraffarsi gli ombrelloni per non abbronzare gli orecchioni e tu rimani lì, tu uomo bianco su sabbia incandescente, rimani lì ad essere schiaffeggiato dal martirio soloso e manco trovi la crema solare perchè qui non esiste e l'ultima volta l'ho comprata all'aeroporto di Singapore che pensavo di aver comprato un bracciale d'oro invece era Nivea ma forse era edizione limitata numerata serigrafata.
Comunque il discorso è presto fatto: la spiaggia non è che ti devi immaginare le Maldive però con un concetto astrattivo puoi arrivare ad immaginare una striscia sabbiosa similiforme ma ci sono pochi ombrelloni con sotto i cinesi raggruppati e accucciati che non possono uscire dalla proiezione del cono d'ombra e allora si muovono nelle 12 ore come girasoli al contrario. Però tu uomo bianco non puoi reggere a 12 ore senza Nivea sotto il sole mezzo-tropico allora dopo un pò cerchi la palma o devi rientrare da qualche parte all'ombra (sempre che non vuoi inumarti nella sabbia scatarrosa inquinata plasticosa) e quindi desisti anche dalla possibilità che forse puoi trovare l'ombrellone della tua vita. E poi il popolo cinoso si muove dopo, quando normalmente l'individuo italico saluta il mare con i colori purpurei all'orizzonte, mentre dall'ombrellone si rianimano arti e braccia scricchiolanti e ombre si disperdono sulle sabbie, zombie bianchicci cinosi che evitano il raggio e scappano dal contagio.
E forse a questo punto è bello cantare: "o sole mioooooo, sta'n fronte atteeeeeeeeee" e rimanere lì soli al sole ad abbrustolire e che si tengano gli ombrelloni e chissenefrega se mi ustiono

PS: a onor di cronaca devo comunque annunciare che già dal 2004 è aperto a Shanghai "Bronze Bodies" dove anche cinici gialli stanno iniziando a coltivare l'interesse per il corpo-sogliola-dorata ma tutto questo è in principio, una sorta di embrione modificato ginecologimente che non si sa che risultati possa ottenere nel futuro. Nel presente è ancora aperto, "since 2004"!

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venerdì 14 settembre 2007

la certezza dei mondiali di calcio

martedì 22/08/2006


Una cosa è certa: finalmente sono finiti perchè non ne potevo più. Non che il gioco con la palla non mi piaccia, ma qui in Cina è diventato...che palle di gioco! Ma per capire meglio dobbiamo andare con la radiocronaca (anche perchè io la TV non ce l'ho):


1) aprile-maggio, i preparativi (i sintomi)
Già qualche mese prima dell'evento, inizia febbricitante il periodo in cui tutti devono avere qualcosa da dire sul calcio. Gli hotel hanno iniziato ad impreziosire le loro lobby con tante simpatiche bandiere colorate delle varie nazionalità partecipanti: chi aveva ad esempio l'India, chi l'Iraq, chi la Grecia e, ovviamente, spadroneggiava la bandiera tedesca, sempre al centro di tutto, essendo il paese ospitante dei mondiali anche il paese più rinomato e apprezzato in Cina. Gli hotel più esagerati si sono azzardati a ficcare magliette e presunti trofei similplastica dalla forma coppadelmondi-forme e dal colore simil-oro molto simil, il tutto illuminato da faretti e patinato di polvere di cantiere con mosche morte per dare un effetto anticato. Poi i bar delle lobby ci hanno invitato con dei fantastici cocktail a tema o dei buffet preparatori, per stimolare l'aquolina calcistica e la sedentarietà davanti al video (per contro il Sasha's ci ha proposto una "free world-cup zone": chi osava parlare di calcio doveva mettere dei soldi nella cassetta dell'elemosina, ma la sua azione è durata 2gg, poi rischiava di chiudere e si è allineato subito alla massa con un grande schermo nel giardino). I grandi magazzini, audaci e propositivi, hanno anche ficcato scarpette non lavate su finti prati verde plastica il tutto per la gioia dei cittadini che hanno percepito dei nuovi parchi in città. Ovviamente i negozi non si sono fatti sfuggire l'occasione e allora in ogni vetrina sono fiorite bandiere, slogan, bamboccetti, Lo-na-l-do, ecc.
I negozi di accessori sportivi hanno poi dato il meglio perchè oltre a proporre magliette indecenti di tutte le nazionali (il Brasile era giallo malato e l'Italia azzurro grembiule dell'asilo) hanno ristrutturato le pareti in carton-Cesso tappando vari buchi con poster di miti del calcio moderno e passato, con foto di Nazionali, con gente sorridente e mascotte di Germania 2006 dappertutto. La Coca-cola ha immediatamente immesso sul mercato lattine sponsor che ci ritroveremo fino a Pechino 2008 scadute e con la ricotta frizzante dentro. Grande attesa ovviamente per questi mondiali perchè la Germania non può fallire e il mito teutonico non può crollare negli occhi obliqui del miope popolo cinese. Allora tutti tronfi, tutti sicuri, tutti a parlare dei mondiali di calcio in Germania: Brasile 5 coppe... però l'Italia... ma anche Zidane... Lo-Na-L-do e Lo-Na-L-di-nho, Ballack, gli italiani sono più belli, To-ti. L'importante era parlare parlare parlare dei mondiali di calcio in Germania, la Nazione con la bandiera nera gialla rossa in orizzontale, o nera rossa gialla in verticale, o gialla rossa nera, mah!, l'importante è che sono in Germania, in Europa, chissà però dov'è, forse la Germania e l'Europa sono la stessa cosa, perchè hanno la stessa moneta e parlano tutti inglese!
La TV cinese ha iniziato a pattugliare l'evento subito dopo le olimpiadi di Torino, e meno male che la Cina ha vinto qualche medaglia alle olimpiadi invernali sennò avrebbero spazzato via anche Torino. Per i mondiali di calcio ogni programma su ogni canale ha inventato il suo teatrino, il suo gruppo di esperti, i suoi tifosi schierati e ordinati, i suoi concorsi, i suoi premi. Io stesso ho presenziato a Pechino ad una fantastica serata organizzata dall'Aeronautica cinese dal tema "la macchina utensile e la coppa del mondo" e siamo riusciti a fornire una presunta formazione di calcio con i nostri modelli di macchina utensile (ma vi rendete conto che tristezza!!) e abbiamo pure vinto una coppa (che hanno poi vinto tutti gli altri). La cena si è svolta nelle bandierine, nel sorteggio di 3 palloni da calcio ufficiali, nel palleggio coi clienti sul palco, nella confusione tra coppa del mondo e coppa di riso, girogirotondo, abbuffate di parole, buffet di cibo, telefonini che squillano, fototelefoniche, musica delle Walkyrie. Abbiamo brindato alla Germania, alle nazionali, io avevo tutti i miei concorrenti al tavolo ed erano tutti sorrisi finti con i canini alzati, labbra tirate, frasette non dette, presunti slogan di "prospero business" e intanto speri che falliscano e gli butti il liquore addosso sperando che piglino fuoco con la sigaretta, ganbèi (=brindisi)! Poi tutti a nanna, perchè adesso iniziano veramente i mondiali di calcio in Germania e faremo le notti in piedi.


2) 9 giugno-9 luglio, i mondiali (la malattia)
Bar, hotel, ristoranti, negozi, piazze, aeroporti, in ogni dove, in ogni angolo, l'unico vero dio: il Grande Schermo, rigorosamente sintonizzato su CCTV5, il network governativo che gestisce tutte le informazioni del mondo giallo. Il 5 è il canale (dei 12) dedicato allo sport e non c'è minuto che non appaia una palletta con due piedini che corrono e un microfono che insegue un tifoso nelle province più remote. Tutto è show, tutto è evento, tutto è collegamenti, sorrisi, giochi, vallette, premi, applausi, rallenty, goal, goal, goal. Chi non ha il grande schermo ha almeno una TV che gracchia, uno schermolino con degli occhietti appiccicati, un piccolo LCD con qualche viso inchiodato davanti. Chi non può usare gli occhi allunga le orecchie per carpire le radiofrequenze, come per esempio il popolo dei tassisti, una speciale razza di mammiferi che vive accucciata su sedili sudici delle stanche Volkswagen Santana. Questi lavoratori indefessi e quasi sempre cordiali (a Shanghai) sono in questi giorni immersi nelle radiocronache dove le voci e le urla dei cronisti rimbalzano negli altoparlanti. I tassisti sono inebetiti e ubriacati e ascoltano con la coda dell'orecchio la destinazione del passeggero mentre sono anima e corpo immersi nella radiocronaca. Ai goal frenano bruscamente e suonano il clacson come reazione istintiva. Poi accelerano, frenano, girano a seconda della radiocronaca: tassisti impazziti nel traffico caotico dribblano pullman, crossano lungo le piazze, si smarcano, si agitano in centro e evitano i rossi e pure i gialli per non incappare nella fatidica espulsione. Di rigore è essere sbatacchiati più del normale e iniziare a parlare di calcio sopra la radiocronaca, urlando e gesticolando la propria destinazione e appena scoprono che sei italiano si girano all'indietro con sorrisi primitivi, "gu-de" (good), "I-da-ly-O-chei!" (Italy OK), "To-ti Del-pie-lo".
Normalmente si arriva a casa più nervosi di prima, con le orecchie rovinate e gli intestini a collana arrotolati sulle spalle. Ma solo io sono nervoso mentre il popolo è felice perchè l'evento è di portata nazionale, coinvolge tutti, i ricchi e i poveri, i businessman e i job-less-men, i fruttivendoli e i carrettivendoli, i poliziotti e i multati. Tutto il popoloso mondo cinese è adesso concentrato sull'evento e non si va a dormire di notte perchè bisogna vedere tutte le partite, anche le più inutili, ma bisogna farlo, CCTV5 è in diretta, non si può mancare all'appuntamento. I dati sono confortanti e Abacus li pubblica sul China International Business e ci informa che il 48% dei cinesi vedrà sicuramente la finale in diretta (piena notte fonda con rischio di vedere l'alba se ci saranno i supplementari e i rigori) e il 38% probabilmente la guarderà. Immaginatevi ora i numeri: sarà circa il 90% di un miliardo e trecentomilioni con almeno due occhi a mandorla che guarderanno la palletta adidas e il pratino verde tedesco. Poi tutti sappiamo come è andata e l'Italia ha tirato fuori dal cappello la testata del coniglio e con rigore mediterraneo e stile italiano ha portato a casa la quarta coppetta.


3) il dopo-mondiali (la degenza)
Ora siamo nauseati, ora siamo con la panza piena di goal e qualcuno con...il mal di testa, ora siamo ingrassati di telecronache e radiocronache e abbiamo solo voglia di riposare, di tornare con la mente ai problemi esistenziali dell'uomo: alle scarpe col tacco e non coi tacchetti, alla canottiera e non alla canotta col numero, ai calzettoni anche ad agosto, al tè verde e non al prato verde, ai parastinchi per entrare in metropolitana e non per giocare a calcio. I più intraprendenti si stanno arricchendo culturalmente collezionando le figurine delle nazionali e stanno diventando matti per completare tutte le squadre con tutti i giocatori, incluse le riserve dai nomi impronunciabili e con le facce più terroristiche del mondo. Questo business infantile è nelle loro mani e i giocatori più ignoti stanno iniziando a prendere quotazione nel dopo-mondiale. Questa sì che è cultura da esportare e la grande Panini e la Upper Deck (i più grossi produttori europei) stanno facendo lauti profitti. Però qualcosa preoccupa, qualcosa è più serio delle figurine e dei bamboccetti, qualcosa sta strisciando lungo le fasce laterali, qualcosa rischia di colpire in centro area e io me ne accorgo...
Già. Ora inizia il dramma governativo perchè lui, il Governo, il calcio l'ha promosso, l'ha gonfiato, l'ha reso nazionale, l'ha dato in pasto al popolo che prima lo ha assaggiato, lo ha divorato e ora lo ha digerito. Ma adesso il calcio Mondiale è finito e rimangono le scorie fetide, cioè le partitelle tristissime del campionato cinese con spalti pieni di bambini con le bandierine e di militari seduti, con azioni da oratorio afghano e portieri bonsai che saltano come oranghi e non arrivano alla traversa. E allora adesso che notizie dobbiamo dare? come facciamo a riempire i giornali e le televisioni di niente? Come facciamo ad addormentare cerebralmente la collettività? Ora che non ci sono più notizie inutili, che non ci sono più grandi argomenti non sconvenienti, come facciamo a trovare qualcosa che permetta di riempire gli occhi e di tenere vuota la mente? Ora dobbiamo inventare subito il surrogato, prima che si inizi a parlare di temi importanti, prima che a qualcuno venga in mente di dare voce a qualche problema reale, a discutere di qualche argomento nazionale serio, di qualche crepa sociale che sta crescendo magmatica dalle viscere.
Le olimpiadi di Pechino del 2008 sono troppo lontane, e allora sarà che magari il popolo inizi a pensare? No, sicuro. Anche se abbiamo qualche centinaio di giorni di tempo prima delle olimpiadi, io sono sicuro che il Grande Teatro dell'Opera di Pechino (il Governo) programmerà per tutti delle recite obbligatorie senza contenuto, qualche parodia degli ultimi quattromila anni di storia con uomini vestiti di latta e maghi che volano sugli alberi, qualche sceneggiato sconclusionato con battaglie sanguinolente al pomodoro e tante lacrime di fanciulle abbandonate (capito perchè non ho la tele?). E sono altrettanto sicuro che, senza capire il perchè, ci ritroveremo tutti insieme ad agosto 2008 con le stesse Nazionali, con le stesse bandierine, con gli stessi programmi dei Mondiali di calcio e i bar e gli hotel potranno lasciare le teche allestite con le banderuole impolverate e il Grande Schermo fisso su CCTV5.


E' bello avere certezze

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giovedì 13 settembre 2007

weather forecast

mercoledì 19 luglio 2006

Ora è veramente giunto il momento di rivelarvelo, lo so, devo avere un bel coraggio a dirvelo. Dopo che abbiamo lanciato di nuovo la navicella spaziale mmericana, dopo che gli 'stronauzi si sono fatti le polaroid, dopo che abbiamo visto le stelle e le strisce da lassù e dopo che abbiamo visto il globo da laggiù...ebbene voi non lo avete notato ma io si, NON C'ERA LA CINA. Avete notato? la sinuosa forma sferoidale-sgnaccata del romantico piccolo globo aveva delle coltri bianche lungo i suoi confini e in particolare nelle sue nudità asiatiche fino ai limiti desertici del Taklimakan. La Terra era coperta da un elegante lenzuolo bianco (sporco) che ne ricopriva tutte le sue forme orientali, ivi la Cina. Vogliamo fare i poeti? OK, le vogliamo chiamare "nuvole", o "strati nubiformi", o "fuliggine da svorappopolamento"? va bene, vabenetutto. Di fatto, DA LASSU', LA CINA NON C'E' PIU'!
E la mia piccola Shanghai? questo modesto insediamento insettiforme di una ventina di milioni di industriosi operai che scorre ramificato quotidianamente sulle strade a dx e sx sugli ascensori in su e giù, nei cunicoli dei metro, nei sedili dei taxi, sulle panchette dei treni... dove sono spariti? Perchè dall'alto non vi è traccia? Perchè questo lenzuolo ci ha ricoperto anche Shanghai che è sulla costa e dovrebbe risentire di brezze pulitrici e tifoni aspiratutto? A questa domanda nessuno ha risposta: il WWF, interpellato, si è trinceratopo nelle colline del Sichuan a rifilare biberon di latte e bambù ai panda4x4, il Ministero dell'Ambiente squilla a vuoto per non inquinare di parole con aria fritta, l'Assessore al Cielo Azzurro porta ora sempre gli occhiali scuri e dice che ha la congiuntivite. Ve lo dico io, è quindi giunto il momento di rivelarvelo: IL CIELO A SHANGHAI HA SEMPRE IL LENZUOLO, FA SEMPRE SCHIFO, E' SEMPRE BIANCO, SPESSO SPORCO. E poi voi di là mi dite: "dài, figurati, qualche giorno di brutto poi torna il sereno". Vi assicuro che qui i giorni di sereno si contano sulla punta dei piedi.
E' vero! è tutto vero! Uno per cercare di convincersi si butta nelle mappe geografiche, sfoglia il National, guarda GoogleEarth, si stramazza sui sussidiari e vede che Shanghai è all'altezza del Cairo, sul mare, e allora pensa a tutti quelli intunicati, al caldo dentro e fuori ma soprattutto al sole e al cielo azzurro della Capitale africana con i muri bianchi, con il suo clima secco e asciutto e il cielo limpido e trasparente come gel. Invece no, noi siamo a Shanghai e il gel cola e ci cade addosso come starnuzzo temporalesco. E allora perchè qui non possiamo avere lo stesso cielo? perchè questo cielo ci viene negato? cosa abbiamo fatto di male? I trentenni shanghaiesi giurano che prima non era così, giurano che l'effetto serra, la serra a effetto, lo tsunami, el mignolo, er inquinamento stanno ribaltando il tutto sottosopra ed ora dobbiamo accontentarci del cielo col lenzuolo e quando erano giovani c'era il cielo senza lenzuolo. Allora dobbiamo dare colpa alle auto? Ma se hanno iniziato ieri a comprarle. Allora dobbiamo dare colpa all'inquinamento? Ma se siamo noi che gli facciamo le fabbriche. Allora è colpa degli oli di McDonalds?
Ma smettiamola sempre di dare la colpa agli imperialisti e poi l'olio galleggia. Allora dobbiamo dare colpa alla geologia che ha posto Shanghai in una zona d'ombra del cono gelato della mirabile traiettoria obliqua del sole perpendicolare al terreno che favorisce l'innalzamento dei grattacieli e la mancata ossigenazione dei capelli che si stratificata in parrucchini nuvolosi? Non lo so. Ma di fatto qui il tempo fa sempre schifo e pure il cervello se ne accorge e ti deprimi anche di notte che non vedi il cielo. Perchè uno anche se non è metoropatico diventa metàntipatico perchè il cielo ha la sua importanza sulla terra e ci si intristisce anche solo al vederlo sempre coperto, bigio, triste e uno diventa più cattivo e acido.

Allora, per cercare di essere ancora simpatico tento di darvi un lume di conoscenza e togliervi dal cono d'ombra e vi elenco con gusto le varie stagioni che si rincorrono e forse anche voi potrete giudicare il perchè dell'instristimento medio della gente e del loro cupo presagio di futuro poco sereno:

1) STAGIONE BELLA, PRIMAVERA aprile-maggio, con temperatura e umidità accettabili (20-25°C). Ogni tanto c'è il cielo azzurro

2) STAGIONE SCHIFOSA, PIOGGE giugno-luglio, con tosse dal cielo e catarro per terra, il tutto umido e appiccicaticcio (30-38°). Poco cielo azzurro

3) STAGIONE PIU' SCHIFOSA, ESTATE agosto-settembre, così chiamata dopo che il termometro sta per almeno 5gg di fila sopra i 35°, qui si vive rifugiati nelle arie condizionate e per non farsi condizionare non ci si dà delle arie. L'umidità rasenta e per chi non si accontenta si ammuffisce. Giuro, ho tutti i vestiti ammuffiti in casa, le scarpe muffe, i cuscini muffi, i puffi muffi, ecc. Anche se c'è qualche cielo azzurro non si può godere perchè ci si frigge al caldo appena si esce di casa.

4) STAGIONE DEGNA, ottobre novembre, perchè cala l'umidità, cala la temperatura e si ritorna un pò come a primavera. Si può finalmente respirare l'inquinamento all'aria aperta. Qualche cielo azzurro

5) STAGIONE EXTREMAMENTE SCHIFOSA, INVERNO POLARE dicembre-marzo (-5 a 10°C), nessuno ci crede ma shanghai in questa stagione è allucinantemente fredda. Si gira come a Mosca, intrappolati nei cappotti, malfermi sui piedini, con i guanti sulle mani, le mani sui cappelli, i cappelli sulle orecchie, le orecchie sui capelli, i capelli sulla testa. L'umido costante penetra nelle profondità del corpo e rimbalza sull'epidermide dal di dentro creando fremiti e brividi. Chi può fugge al caldo thailandese chi non può si infila negli Starbucks e si prende un doppio american coffee. Poco cielo azzurro.

Ora non mi resta che creare una lista dei vari tipi di cielo che si susseguono nella metropoli cinese:

a) cielo azzurro e blu (raro ma possibile)
b) cielo velina ma con trasparenze ottimistiche (dovuto a inquinamento e umidità: poco frequente)
c) cielo velina ma con poco ottimismo (dovuto a inquinamento e aliti pesanti e umidità ristagnante: poco frequente)
d) cielo a pecorelle e catenelle (poco frequente)
e) cielo panna (molto frequente, di breve durata e sparpagliato lungo l'anno)
f) cielo panna cotta (molto frequente)
g) cielo ciminiera chimica (il nostro pane quotidiano, resiste per giorni consecutivi)
h) cielo diesel (molto frequente, predilige le stagioni fredde e va avanti settimane)
i) cielo diesel di camion DongFeng (variazione a sopra)
l) cielo cupo bigio stratificato (simpatia della stagione delle piogge)
m) cielo ciclonico monsonico tifonico (circa 8 volte all'anno, cade giù l'impossibile e i tombini affogano)
n) cielo che sembra notte ma è giorno (appare all'improvviso, dura poco ma fa paura)

Ora dovrei creare un foglio excel con casella-pivot per incrociare riga-stagione a colonna-cielo corrispondente e vi assicuro che funziona, poi faccio un grafico a torta3D o a laser con funzione multipla e ricerca rapida della macro e il tutto funziona e posso tranquillamente predire il futuro, guardare il presente, aprire l'ombrello, mettermi il cappello, ma questo lo lascio al lettore come esercizio che mi dovrà essere recapitato in busta anonima entro la prima decade.
E ora, per la rubrica costume e folklore, veniamo al Santo del giorno e ai detti popolari.Santo del giorno: non pervenuto, si è perso tra le nuvole.

Detti popolari:

1) Nero di sera, bel tempo si spera
2) Cielo a pecorelle, inquinamento a catinelle
3) al contadin non far sapere quanto sia brutto tutte le sere.


E questo è tutto per le Previsioni del Tempo.

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mercoledì 12 settembre 2007

i buttàti

venerdì 7 luglio 2006

Siamo staaanchi, siamo sempre staaanchi...


Come gatti dormienti silenti negli angoli, gatti sporchi, gatti di strada, gasperoni in cerca di un angolo fresco, gatto contro gatto, vicini ma non attaccati, la brezza che passa, occhi socchiusi, dormienti silenti, non morti, gatti silenti, dormienti. Tanto caldo, sempre caldo, bisogna fermarsi, siamo staanchi, riposiamo sotto la pianta, vicino al ciglio, sullo scoglio, tra auto che sbatacchiano, tra pedoni che strisciano, tra camion che ruttano e noi siamo staaanchi aggrappati agli scogli, dobbiamo riposare perchè siamo staanchi, oggi più di ieri, domani più di oggi. Stiamo sullo scoglio dove la marea non arriva, il traffico non ci annega, lo scoglio ci ripara.

Come cani di strada, come cani per strada, sempre per strada, cani sciolti, cani staanchi, ogni tanto dobbiamo fermarci, dobbiamo risposare, ci accucciamo sulla strada, ci accucciamo sul ciglio della strada, scaviamo la buca al fresco, ci buttiamo con la pancia al fresco, siamo staanchi, abbiamo viaggiato, abbiamo camminato, abbiamo spostato, abbiamo lavorato, siamo sporchi, siamo staanchi.


Lavoriamo di giorno, lavoriamo di notte, poi siamo staanchi e dobbiamo riposare vicino al camion, poi lavoriamo di nuovo ma adesso ci riposiamo, mentre gli altri lavorano e poi diventano stanchi e devono riposare e noi lavoriamo e poi riposiamo perchè siamo staaanchi. Processione di indifferenza, di carretti, di uomini, di tricicli, di scatole, di pacchi, di stracci, di sudore, di polvere e noi che riposiamo e ci buttiamo lì, dove lavoriamo, vicino al camion, nel cantiere, nella buca, nel negozio, nella casa, sulla strada, negli angoli. Noi siamo senza casa, dobbiamo stare lì, dove ogni angolo è la nostra casa, dove ogni camion è la nostra casa, dove ogni cantiere è la nostra casa e allora ci buttiamo appena possiamo perchè siamo staaanchi.

Siamo maiali buttàti nel fango del nostro recinto di vita, aspettiamo il nostro turno, aspettiamo il segnale per ricominciare, tiriamo su il grugno, annusiamo l'aria, guardiamo in alto ma il segnale non arriva e allora ci ributtatiamo nel fango della vita, col grugno,dormienti, sognanti, aspettiamo il futuro, aspettiamo...

Per ora siamo solo stannchi.


Siamo i buttàti della società.

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Buona Pasqua!

lunedì 17 aprile 2006

Una "pasqua con chi vuoi" all'insegna della tradizione (cannelloni di ricotta, melanzane alla parmigiana, prosciutto crudo, salame, gorgonzola dolce, insalata di pasta, tiramisu). Era in programma un picnic fuori porta (sul pianerottolo) ma l'abbiamo evitato per condizioni igieniche. Ho sperperato il mio tempo con i graditi amici Valentina, Patti, Lilly, Beatrice, Jacopo, Kae, Duccio et Io.

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madd in ItaIy







giovedì 16 marzo 2006

Che poi si dice ch ei cinesi copia-no tutto daqli italiani e invece è tutta un misura per tentare di arqinare il fenomeno dell'invasione in ItalIa dei prodotti di basso qosto e alto plofitto che stanno invadendo Europa e USA America, ma è tutto una prova per arqinare perche tanto i cinesi non è vero ch copia-no tutto daqli italiani e invece è tutta un misura per tentare di arqinare il fenomeno.
Ma veniamo alla conaca.

Un giorno passeggio per Sciangài e mi imbatto nell'insegna dei vestiti VALONTINOR. Ebbè, che essiste solo VALENTINO, che non può essere nato in Sciangài Va Lon Ti Nor. Perchè solo VALENTINO è nato VALENTINO? Che pure lui si chiama GARAVANI VALENTINO, nato 1933, e quindi anche a Sciangài possono nascere i Va Lon Ti Nor. Allora la famiglia Va Lon ha iniziato a cucire, a rappezzare vestiti per gli altri, a farsi un nome, un giro di parole, una pubblicità anonima, una colezzione e una certa cassa di risonanza. E il flgio Ti Nor ha reditato tutto da babbo e mamma così che oggi lui ha le sue creazioni e magie all'interno della butique. Oggi la sua indiscutititibile linea è apprezzata soprattutot dai nullatenenti e da chi alla vetrina non si ferma se non la notte come riparo, perche nemmeno prova la copia dell'originale Garavani, ma siamo lontani la luce dal vedere uscire l'idea anche copiativa del messaggio: la maglia è molle, il suo scialle è scialbo, il suo calzone è provolone e il colore stinge la fantasia. E poi proprio sto fatto del colore. Ma non è m,agari che Garavani passando dalla Cina, si è innamorato del rosso millenario e sanguirnaorio del paese socialista e oggi ci si dice Rosso Valentino come identificativo del personagqio che "l'ho inventato io" dice lui mentre invece Ti NOr già negli anni settantta sua mamma mi ricordo che faceva tutto rosso e allora poi il figlio oggi è rosso valontinor.
Fin cui non cè mi ca niente da sturpirci: si chiamano convergenze parallele, làddove in due o n posti differenti ci si trova con la stesa invenzione. Magari Garavani l'ha copiato dalla mamma di Ti Nor e oggi nessuno riesce a ristabilie la vera cronac delle stituazione esistenziale iniziale e allora è plagio. Non di meno il giurassico ha estinto i dinosauri e oggi non capiamo se il criceto e il topo di naso hanno lo stesso ceppo parentale, perchè dopo il meteroite di milioni di anni fa siè perso traccia di tutto e gli studiosi ravanano gli strati sudici di fanga compressa cercando le antiche origini dei mmammiferi. E un pò il discorfso si lega e fila liscio se al pensiero del giurassico della moda perchè non dimentichiamoci che a Sciangài già nel 30-40-50, cioè anche negli anni anche fine 800 con l'opiio deggli nglesi, poi arrivano i francesi, poiamericani fino a Mao, che ha sconquassato tutto, e tutti fuori in poco tempo.
Quindi sicuro cheValontinor ha iniziato pirma di Valentino e la civiltà si sa che tutto nasce dalla Cina: la calligrafia, lapolvere artificia, la balaustra, la carta (ci credo, prima usavano il bambù e qualcuno s'è impalato!), la ceramica, la marachella e gli scherzi al telefono. Al nostro mondo romano è rimasta la schedina del totocalcio e il BuondìMotta e gli inglesi dopo un party hanno fatto l'after-eight con i rimasugli. Dobbiamo anche innanzitutto e per tutte le volte ribaltare anche la storia del logo di Valentino, sta "V" banale che anche tutti possono avere invetato perhè è in tutto il mondo che c'è V: "V" numero romano, "V" di Victory tra gli inglesi, V di VEnezia e VErona nelle targhe, V di qua V di là. Quindi non è che Valentino e V siano nati insieme. Uno magari al mattino dice "mi piace la V, la vorrei come si-mbolo e allora la metto al mio logo". E poi la V è un diritto di tutti, la si trova tra la U e la Z, magari guarda caso che zorro ha scelto Z ma poteva scegliere anvhe la "V di Zorro", se lo impari da piccolo con Fra Martino e Happy Birthday non suonamalvagio e ci credi.
Ecco allora che la storia della leggenda orale ci tramanda che il signor Chavinda quel giorno mentre mangiava il riso ai gamberi e fumava nella sinistra durante il volo ordinato dello stormo di aironi, nel chiaro della luce del mattino si è detto: "mai più Chavinda, da oggi chaVinda". Ha solo messo la maiuscola al centro, e che sarà mai, e ci dobbiamo costruire tutto un giro di illazione e presunti spionaggi che il buon chaVinda ha voluto proprio copiare il logo di uno che manco conosce che forse in Italia un porticciolo dell'Europa ha inventato la "V" e tutto il mondo non può più usarla.E allora togliamola dall'alfabeto, come il 10 del Napoli non si può più avere dopo Maradona noi leviamo la V che l'ha usata Valentino e la A di Armani e la D G di Dolce & Gabbana e rsciriviamo l'alfabeto e sopprimiamo alcune parole che non si può più usare le letter. Per cui io difendo chaVinda e lui in buona fede, mi ha detto un giorno che l'ho tro-vato coi gamberi e il riso e la sigaretta a sinistra, che lui non ne sa niente.
Allora il Signor VLTN si è detto al giudice: "mi scusi sua eccellenza, visto che non posso usare la A, la D, la G, io ho sto nome così particolare che mi chiamo Vltn e non ho altra scelta che farm iil logo con la V". E il guidice non ha obiettivo e ha riportato al Garavani quanto accaduto a Sciangài. Ad un certo punto non è che noi si gira il mondo per cercare chi ha la V e non riusciamo più a vivere per sto tormentone che si è generato. Poi la Cina lo ha detto: "io qui decido governo pretendo dispongotartasso. Tu se vuoi che ti ricvoonosca la V te la registri da te qui da me perchè qui la proprietà intellettuale internazionale non esiste". E' vero, la proprietà non esiste e di intellettuale l'ultima volta mi ricordo solo un ingorgo di taxi con poliziotto che dava le multe. Allora Valentino ha fatto spallucce e i cinesi gli hanno copiato anche questo e i vestiti hanno tuti le spalle imbottite alte un pò stile Rockets negli anni '80.
Però non tutto è perduto e il buon chaVinda, il buon VLTN, il buon Va Lon Ti Nor e i vari soggetti della lro specia un giorno saranno spazati dal meteorismo della giustizia e dal giurassico della pirateria emergerà i nuovo regolamento che si imporrà al mondo dei giusti dei buoni e dei corretti. Qui, nel mondo del dinosauro giurassico del 2006, per non far arrabbiare il cattivo occidentale che ci ha la V, il buon sorriso tirato orientale si giustifica con un detto che dice: "copia-re significa ch il maestro è più bravo". Sarà vero o ci prendono in giro?

VV il madd in ItaLy

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martedì 11 settembre 2007

la nuova droga sintetica: l' LCD

venerdì 13 gennaio 2006

Il XXI secolo lo ha dichiarato: la sfida è sulle immagini e non sulle parole, la sfida corre veloce e non aspetta nessuno, la sfida è già in atto in tutto il mondo e afferma sempre di più "chi scrive non vive, chi appare è da votare". Qui in Cina lo abbiamo capito prima di tutti gli altri e le immagini si susseguono rapide cavalcando l'onda emotiva della famiglia-zippata "mamma-papà-bimbobeso" e rincorrendo il pensiero assonnato dell'uomo medio. Qui in Cina dove il nullatenente si crede medio calciando un piccione, dove il medio si crede grande gridando al nullatenente e dove il grande si crede grande e grida e guarda tutti dall'alto perchè gli basta lo sguardo, anche con gli occhiali neri. Allora nella complessità del sociale e nell'intricata questione delle caste cittadine entra in gioco l'elettronica che mette tutti d'accordo.
La moderna tecnologia oggi promette e permette e vomita monitor LCD con numeri impressionanti e produzioni strabuzzanti che vengono appiccicati in modo raccapricciante in tutto il territorio, isole comprese. Sti monitor, vere e proprie zattere tecnologiche con DVD incorporati, si attaccano con due chiodini, due caccolette, uno sputacchio, una manata e lui sta su appeso al muro, storto ovviamente, perchè anche l'estetica vuole la sua. Ecco qui la nostra nuova droga sintetica, l'LCD, subito rivenduto dal più torbido dei pusher: il Marketing. Lui si è mosso immediatamente, rapido, cobra del business dal morso istantaneo e violento, lui velenoso e strisciante ha avvolto stritolando nelle sue spire il nostro "uomo medio" assonnato. Lui ora è intrappolato e inguainato negli stereotipi middle-class, calmierato nella vita media che si afferma e che gli ricorda il suo presunto traguardo di ricchezza e felicità.
Il marketing ce l'ha fatta e ha unito l'inutile all'inaudito e ora ci propina e propone delle deliziose scenette ripetitive, nevrotiche pillole catartiche, messaggi subliminali e influenzali, slogan rapidi e nocivi per accalappiare il cliente, carpire lo sguardo assonnato, incrementare il PIL che oggi è sopra il 9 e che domani, con questa mirabile sforzo markettaro sfonderà il 10, il 20, no il 53%. Altro che crisi mondiali, qui abbiamo trovato il rimedio all'economia stagnante. Professori e pubblicitari stanno ravanando nei meandri della psicologia per applicare le nuove formule ai bastoncelli e ai cartoncini del cristallino corneo della flebile vista dell'occhio obliquo per stordire l'impiegato medio sperando che guardi il messaggio almeno con la coda dell'occhio senza notare il sottile doppio senso immagine-rapina. Allora il marketing, che lavora di notte per colpire di giorno, ha sgusciato come fagioli tutte le idee dal cervello baccello e ora sublima malavitoso al pensiero del fruscio profumato delle banconote e del gustoso guadagno.
Sto Marketing ora ci sta flagellando con qualsiasi prodotto gli possa tornare utile: pillole dimagranti vengono passate ogni minuto negli LCD dei building farciti di uffici del popolo grasso, del popolo dei bussinessissiness'mens, impegnato fino a tardi e costretto ad allargare la pancia per ingrandire il portafoglio, ad allungare la cinghia per cambiare la taglia imburrando la teglia. Ora il Marketing assassino gli rifila la pillola dimagrante già al mattino, tarlandogli la giornata, bucherellandogli i pochi spazi liberi della giornata. E questa nevrosi gli rimane tutta la giornata, scandita dall'LCD che assassino ti colpisce ovunque. Al Carrefour, per esempio, ti penetra la corteccia dell'ipocastalamo del cervello propinandoti il succulento preparato per torta barocca al diabete trabordante cioccolato fuso con salsa alle fragole su letto di bignè glassati alle mandorle zuccherate. Toh, son proprio nel corridoio dei dolci barocchi, Toh, guarda caso c'è la stessa scatola del preparato. Chissà come si fa? però, facile sta ricetta, guarda il monitor: prendi il preparato con busta nylon con dentro orrore plastico e saliva di alien lo infili nel forno micronde 30 secondi esce perfetto con anche donna sorridente e bambini che mangiano con il sorriso e fuori fa bella giornata ed è tutto biologico. Ma allora lo compro!
E da qui la tua giornata comincia a testa in su, a cercare il tuo LCD, questa droga moderna che ti rapisce e ti conquista dolcemente in brevissimo tempo e ti avvia alla spesa spudorata. La sera colpito dai sensi di colpa ti infili nella lussuosa palestra con gli altri colpiti della giornata, i bussinessissiness'mens sudati e maleodoranti e le spauracchie modaiole cinesi con nike d'oro e bluetooth all'orecchio con I-pod vibratore e tutti corriamo nel nulla sui tapisroulant, criceti nella nostra giostra di pazzia e il monitor ti usa e ti pneumo-martella tàn-tàn-tàn con propaganda di massaggi-relax-acquapuntura-paradisitropicali "spendi con noi risparmi tempo e ti rimetti in forma". Una elettrostimolazione visiva che ti magnetizza l'occhio e la carta di credito con i messaggi più svariati, più impressionanti, più moderni, più accattivanti, pieni di colori suoni immagini, sono tutti belli, pieni di scritte che scorrono, di volume che ti trapana le orecchie fino a tremolarti la pancia e stimoli alla prostata.
I messaggi spingono qualsiasi prodotto: al mattino lezioni di yogurt-yoga con ragazza stupenda, ombelico in vista, sfondo verde paradiso, tonalità esagerate dal video starato, verdi che brillano e mele rosse che bucano lo schermo, fiume di latte che scorre da colline morbide dietro la ragazza, ragazza sorridente, si muove lenta, stira le braccia, ombelico si allunga, tremila denti perfetti, bianchissimi, occhio scuro, contento, rilassato, primopiano, secondopiano, sfuma, yougurt magro, magrissimo, striminzito, tutti sorrisi, confezione, slogan, ragazza tiene in mano yogurt, perfetto. Altra pubblicità: asfalto che corre, auto coreana, design terrificante, zarrate a vista, spoiler, luci, gringo asiatico in auto, occhiali scuri, impugna sicuro il volante in pelle, dettaglio sulla tigre che corre in sovraimpressione, potente, agile, asfalto che scorre, montagne desertiche sullo sfondo, appare la tigre nel cielo, enorme, che potenza! che slogan! Altra pubblicità: uomo grasso, sorriso cadente, bulldog pensieroso, dottore camice bianco stetoscopio clinica, pillola in primo piano, dimagrisci, viso più rilassato, foto prima: grasso, foto dopo: smunto (è meglio prima) ritrova la moglie (molto meglio prima: grasso) il bimbo sorride, mani tese, abbraccio papà-figlio, strappalacrime, medico sicuro camice bianco stetoscopio, scatola di pillole, tutti magri, slogan.
E dopo essere stati in ufficio, aver preso l'ascensore, aver preso il taxi o il metro, dopo essere saliti in casa, finalmente arriva la sera, quando la famiglia si distende e si riunisce attorno al tavolo con il riso e le pestilenze cucinate e finalmente ci si racconta la giornata e il marito dice: "sì oggi bene, giornata normale: al mattino crema antirughe poi ragazza bellissima per lo yogurt verde poi crema rassodante e ragazza poi auto coreana poi crema idratante poi famiglia felice con telefonino poi auto e tigre poi per salire crema e auto scarpe da ginnastica telefonino crema Sony Adidas Roche GM Colgate l'Oreal..."Sìsì, mio caro, buonanotte!

Ecco i luoghi dove il tuo pusher può rifornirti di LCD:in banca, in aeroporto, in aereo, appesi ai grattacieli,nei grandi magazzini (Carrefour, vestiti, profumerie,...), negli ascensori di alberghi e condomini privati, fuori dell'ascensore, nei bagni degli hotel, in macchina nel poggiatesta, in macchina al posto dello specchietto retrovisore, in macchina al posto dell'aletta parasole, nei furgoni pubblicitari, nei bus pubblici, nella metropolitana, in palestra, ...

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il ristorante allo specchio

martedì 20 dicembre 2005



La cameriera si inchina e apre la porta della saletta degli ospiti permettendoci di entrare nell'elegante salotto con confortevoli sedie in pelle e un grande televisore per il karaoke; al fondo c'è un tavolo rotondo con delle sedie ben allineate. Il tavolo è perfettamente apparecchiato con il classico tovagliolo ripiegato nel bicchiere che segna la forma della testa del pavone per il capotavola e delle piume per gli altri commensali. Quando il più importante commensale si siede a capotavola anche gli altri ospiti possono sedersi ed è un continuo avvicinarsi vicendevole offrendo la sedia al vicino. Appena tutti si sono sistemati ha inizio la cerimonia del cibo.
Una cameriera porge i menu già aperti sulla prima pagina partendo dal posto d'onore mentre un'altra si preoccupa di versare il delizioso e profumato tè verde nelle piccole tazze alla destra, un'ultima prepara il tovagliolo pizzicandone un angolo sotto al piattino centrale e posizionando le bacchette alla destra del piatto. Il piatto è usato per depositare gli scarti e gli avanzi e viene continuamente cambiato dalle cameriere in modo da averlo sempre pulito. Inizia la conversazione tra i commensali per scegliere le bevande che accompagneranno il pasto: si decide per del liquore di riso nel bicchierino piccolo, quello dei brindisi, mentre il bicchiere al centro ha l'acqua leggermente calda, il terzo avrà del vino (che sta diventando di moda anche in Cina) o della birra o, per le signore, un succo analcolico per evitare le bevande alcooliche ritenute liquidi diabolici adatti solo alle prostitute che devono far ubriacare i loro clienti.
Il capotavola chiede spiegazione sulla preparazione dei vari cibi e ordina molteplici portate per poter assaporare tutti gli ingredienti che rendono famoso il ristorante e la tradizione del luogo: piatti freddi a base di verdure, di anatra e di maiale, zuppe calde di funghi o di pollo ruspante, piatti con pesce, crostacei, vitello, tofu, verdure saltate, etc. In breve tempo i camerieri entrano e sporgono i vassoi con le portate ordinate, partendo da quelle fredde, subito disponibili, arrivando alle pietanze calde. Le cameriere si adoperano per far posto ai nuovi piatti, ricomponendo infinite volte la disposizione del cibo sulla tavola girevole. I commensali amano questa attenzione al piatto girevole centrale e, mentre si servono con le agili bacchette di legno, innalzano anche i calici incrociando gli sguardi del vicino. Ha quindi inizio il momento dei brindisi, i famosi "ganbei", con i commensali che a turno si alzano in piedi lanciando frasi di auspicio e invitando l'amico a svuotare il bicchiere. Il banchetto diventa quindi un susseguirsi di rituali, mentre le cameriere continuano il loro lavoro silenzioso riempiendo i bicchieri e versando il tè nelle tazzine, togliendo o ricomponendo i piatti di portata e sostituendo i piattini centrali di fronte ai commensali.
La responsabile del tavolo si prende cura dei cibi affinchè vengano serviti con tutte le coreografie: zucche e carote scolpite a forma di colomba, di cigno, di gru, il tutto preparato con sapiente scelta di colori per far risaltare le pietanze. La tavola imbandita diventa allora anche una gioia per gli occhi mentre le papille gustative si soffermano sui sapori agro-dolci, sui salati, sulle salse di accompagnamento. E mentre i commensali apprezzano e gustano i cibi c'è anche un continuo scambio di brindisi, con i bicchieri che si svuotano e la conversazione che si fa più animata e più scherzosa man mano che le bottiglie di birra e di vino si accumulano vuote sul tavolo nell'angolo della sala. Le cameriere continuano infinite nel loro lavoro attivandosi con sorrisi spontanei appena un commensale le richiama. La cena dura a lungo come una piacevole passeggiata nei gusti e nei sapori mentre si incrociano i discorsi. Alla fine il grande brindisi conclusivo, mentre tutti si alzano in piedi inneggiando ad un futuro prospero e alla fortuna. Ci si lascia con un senso di appagamento, sorseggiando l'ultima tazza di tè al gelsomino, portato apposta per favorire la digestione e per lasciare la bocca profumata. Ora la stanza è in mano ai camerieri che in breve la libereranno e la prepareranno per il prossimo banchetto.



LO SPECCHIO
Ma perchè dobbiamo infilarci in sto salone con scale mobili e camerieri immobili che salutano in falsa riverenza, con ossa che saltano dai tavoli e gambe che si frantumano sui gradini, sputazzi che si rincorrono mentre il fumo di sigaretta si arriccia azzurrognolo mischiandosi ai lenti vapori di una zuppa di pollo alle vongole. Si passeggia tra i rumori gastrici che rieccheggiano come eco rasando l'unto delle pareti e aggiungendo poesia al cataclisma culinario in atto già dalle 5 di pomeriggio in questo ristorante multipiano, take away, drive in, bruce lee, kitsch. Colonne dorate con capitelli spaziali, luci immondizia con tubi catodici, acqua rigurgitante nella fontanella con pesci rossi sonnolenti e giustiziabili nei momenti di magra, finti quadri alle pareti con effetti anticati e cornici plasticose storte finto-tarlate completano il colpo d'occhio in una nuova forma di tortura psicologica. Desisto, mi abbatto e mentalmente mi prostato (participio passato di prostata): qui bisogna mangiare, qui devo in qualche maniera sopravvivere.
Ci si infila in una stanza tramortita, con cameriera inglobata nella tappezzeria e divani in finta pelle pronti ad appiccicarsi alla mia vera pelle in una commistione di malattie già presenti. Il mio peso sgnacca la molla rotta del cuscino e mi buca il pantalone mentre la tovaglietta poggia-testa scivola dalla nuca pizzicandosi nella giacca e me la porto via con il suo peso del tempo e la sua primitiva amicizia ai riporti e ai parrucchini tinti. Ci avviciniamo al tavolo meccanicamente, agitati dal succo gastrico che irrompe. Le cameriere blandamente si rianimano in uno slancio emotivo e mi porgono al contrario il menu in solo cinese. La tovaglia in pellicola di plastica già si appiccica sotto le braccia umidicce e mentre tento di afferrare le bacchette tiro su tutta la posateria. Qualcosa cade, il tavolo gira, la birra si stappa, la cameriera la versa oltre il bordo del bicchiere e inizia l'allagamento della tovaglia.
In una successione sfinente e crescente di grida si ordinano i piatti: la cameriera urla piatti al mio vicino che urla ricette alla cameriera, interviene un terzo che urla cercando l'amico e per magìa della cenere di sigaretta mi vola sulla spalla annerendomi la camicia, prodigio di SaiBaba cinese. Non si sa cosa abbiamo ordinato perchè i 2 continuano ad urlare contemporaneamente ma qualcuno parte verso le cucine-latrine per urlare altri piatti che forse abbiamo scritto sul fogliettino unto dal tempo e dalla salivazione mentre il fumo di sigarette si stratifica nell'aria sudata. Vedremo ma per ora c'è nebbia e non vediamo. Arrivano le prime portate: cavoli melmosi, maiale in carta-vetro, zuppa-sciacquo-di-fango, tofu-tanfo. Ottimo per l'unione degli odori che fanno risaltare profumazioni primitive che hanno fatto estinguere i dinosauri. Qui si continua non curanti del giurassico mentre una lisca sputata dal vicino mi finisce sulla scarpa incollandosi clamorosamente sulla mia scarpa italiana in pelle da 150Euro, tanto lui è in ciabatte e la formaggia piedosa al massimo raduna gli insetti sotto alla tovaglia.
Intanto il tavolo girevole impazza in una danza da luna-park con effetto centrifuga del cibo e centripeto della digestione mentre le cameriere scivolano sul pavimento già unto in una danza holiday-on-ice e qualcuno apre il liquore di riso per colpire duramente anche le budella e ha inizio il Circo digestivo con domatore incorporato. Il gusto tra la chimica e il veleno brucia le interiora e maledice il bolo che già si stava incollando alle pareti intestinali pronto per salutarmi durante la notte con rigurgiti e rinvenimenti maleodoranti. UAAAAAAAAAAAah, mi accartoccio su me stesso perchè mi hanno infilato del tè bollente su una mano, non curanti della sensibilità dell'epidermide abituata al mondo terrestre e non alle viscere dei vulcani. La ragazzina indifferente dallo sguardo robotizzato prosegue nel mietere vittime e nel bagnare la tovaglia: "certo, se spargi il tè dappertutto prima o poi la tazzina la centri" ma non ho voglia di dirlo tanto è inutile e mi lecco la mano.
Ormai il cibo avanzato e raffreddato naviga nel tè e la tavolata si riduce a moleste e fragorose risate, "ganbei" (brindisi) mi urlano e si alzano i bicchieri con riti satanici e alito di serpente. Si svuotano i liquori maligni e iniziano i vapori flatulenti ad uscire dagli sfiati. Mi defilo, saluto riverente, abbraccio tutti quanti nei loro sudori impiastricciati, ganbei, gambe e via, mi sottraggo alla giustizia sommaria della cena virulenta e mi rifugio in un taxi dove uno sguardo assonnato e una cicca pendula tra le labbra percepiscono la mia destinazione e via dal parcheggio-scoreggio. Sono sopravvissuto, ora mi attende il letargo-digestivo, sperando di passare indenne la notte e di rivedere un'altra alba.

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barocconzo

domenica 13 novembre 2005

Ed è con questa neoconiata espressione di movimento estetico che oso entrare da nano-minatore-lavoratore-ingegnere nel mondo fatato dei puffi-architetti, perchè qui in Cina la neonata casta dell'architetto-onzo (nel senso di bonzo, illuminato e luminoso studioso dell'estetica) sta creando la nuova forma della residenzialità e dell'intrattenimento. Tutti sappiamo che l'architetto è nato dopo che sono finite le opere d'arte ed è stato necessario inventargli il nome, la categoria, lo statuto e l'Ordine sperando che la smettesse con i capricci e che continuasse a creare. Purtroppo ci siamo illusi e non è più successo niente. O meglio, qualcosa è successo perchè ancora oggi possiamo ammirare le splendide architetture cubiformi dei grandi magazzini, tipo Panorama a Orbassano o Le Gru a Grugliasco, o possiamo perderci nelle eleganti periferie delle città italiane per ammirare le toelette-abitative-multipiano o infine possiamo ricondurci ai meravigliosi e fulgidi esempi urbanistici delle nuove grandi arterie-deleterie disegnate dagli arterio (cito per tutti il passante-strozzante di C.so Mediterraneo a Torino come esempio di intelligenza e praticità unita ai concetti di tortura medievale).
Però non tutto il male nuoce con mezzo gaudio perchè abbiamo oggi il più grande esempio di danno architettonico arrecato all'umanità che è la Cina. Ora io, in nome dell'umanità, dico: l'Unesco si prodiga in giro per il mondo a rifilare diplomini in tutti i continenti nel tentativo di salvare la capacità-sapiens di adattare la materia all'ambiente e quindi anche qui nel paesello dagli occhi mandorlati abbiamo protetto i mattoni tutti nuovi della muraglia, i giardinetti rimaneggiati di Suzhou e lo sventurato Potala del Tibet (che chiamerei oggi Potato, participio passato e non tubero in inglese, per come l'hanno tagliato via dalla città). Nella lista Unesco c'è addirittura il sito-cuccia di quel buon Uomo di Pechino, la caverna di uno sventurato pitecantropo riconosciuto come anello di fidanzamento tra la scimmia e l'homo sapiens e che forse spiega tutta la discendenza di questo paese. Ed è partendo da questo animaletto dal cranio grosso come una mela che per migliaia di anni si è costruito bene, levigando montagne per elevarne palazzi sui cucuzzi, ammaestrando fiumi per creare dighe naturali, modellando vallate per scolpire statue buddiste, plasmando la materia per generare templi e villaggi, misurando i colori per sublimi porcellane e dipinti.
Però dal XX secolo in avanti una zaffata nefasta di tendenze occidentaliste-imperiali ha violentemente schiaffeggiato tutto il rimasuglio d'arte che lentamente navigava nella melma del dopo periodo-pazzia degli anni '50. Il governo per tentare di far nascere un nuovo corso architettonico che potesse sottolineare il motto "siamo i più bravi siamo i più belli siamo i più ricchi" ha sorpassato il famosissimo periodo piastrelle-bianche-da-cesso degli anni '80 e ci ha immergersi con tanto di odore e colore nel fulgido periodo barocconzo. Una neonata dinastia di architetti...bonzi, gli architettonzi sta ricreando quelle linee e quei volumi residenziali che ci stavano sfuggendo in occidente. Oggi questa dinastia è agli inizi, ha solo una decina d'anni, ma i suoi gioielli sono già evidenti e la sua creatività è appena esplosa. Queste schegge di razionalità, eleganza, intraprendenza, funzionalità si apprezzano in ogni luogo: bar, hotel, ristoranti, luoghi ricreativi.
E allora è con mio grande gaudio che posso ancora parlare all'imperatore Adriano, o Adrianonzo, solennemente arrivato con il suo stallone, lo stallonzo, e i suoi legionaronzi nella hall dell'hotel. Abbiamo preso la single-room per me, la cameronza per Adrianonzo, la stallonza per Stallonzo. Sono in stallo anch'io perchè rimango a sguardo fisso, meravigliato, affascinato, pallato come il pesce rosso, inumidito per lo sforzo delle risa trattenute o del pianto dirompente. Rimango così, stupido nella mia fissità, inebetito dal dolciastro sapore di questa meraviglia inaspettata e non compresa appieno, uscita forse da un ovetto Kinder del gigante Gulliver o dagli incubi dopo la magnata di granchi della sera prima. Riprendo la mobilità degli arti per meccanicità e volo col pensiero nello studio d'architettura dove mi immagino mani abili e veloci che frullano fogli antichissimi per riscoprire le tecniche dell'epoca romana nella ricostruzione plastica di questo cavallo in polistirolo-cementato a colori bronzato-anticato-metallizzato.
Qui si sta comunque parlando di geni, di gente esperta della storia antica, di appassionati dell'estetica occidentale, di trapezisti dell'adattamento dall'antico al moderno. Qui c'è la culla del design, i baby-architettonzi che si tirano su dalle spondine e compiono lo sforzo dell'immaginazione pensando ai posteri e allagando il pannolino. Qui immagino le prossime generazioni che contemplative si diranno nelle lingue del futuro: "chil'hafatto! nonèpossible, gliarchitettonzi...". Io, uomo del 2005, ho oggi questa fortuna, ce l'ho gratis e posso girarmi soprasottodestraesinistra e a bocca aperta nausearmi di cotanta beltà: beltà al ristorante (però chiudo la bocca), beltà negli hotel, beltà nei bar, nelle strade, nelle piazze, negli aeroporti. Mi chiedo: ma come fate voi a resistere? Come fate voi a rimanere lì, che vi basta leggere queste poche righe e magari dite al vostro cagnolino: "sono soddisfatto, ho visto tutto". Non vi viene forse quel moto interno che posso definire sfinterico-oculare che lega la propulsione che freme in voi e lo stimolo visivo che vi deve rapire e raccogliere in contemplazione?
Perchè io non sono più attratto dalle dinastie orientali, dalle ceramiche di Luoyang e dalle tombe di Shenyang? perchè non cerco più il museo storico dove i ritrovamenti si susseguono ma sanno di muffa antica e sorpassata, sanno di inutile reliquia di un passato cancellato, sepolto ed espulso? Perchè invece ora giro per questi magnifici nuovi mausolei, espressione intima e condivisa di un raggiungimento collettivo dell'arte estetica e pratica dell'architettura? Non ho una risposta sicura, però sono sicuro (e di questo mi tormento) che non riuscirò a vedere tutto quello che questi creativi musetti stanno piazzando nelle varie città per dimostrare la loro abilità. Spero almeno di avere quella accortezza di trovare le chicche laddove mi si manifestino. Spero almeno di non mollare nella perseveranza e nella curiosità di andarli a scoprire, anche per quelli di voi che hanno detto quella frase allucinante al cagnolino di prima e che lui si sta ancora chiedendo interrogativo se andare dal veterinario o portare voi dal medico. Però una considerazione non è stata completata e necessita di essere conclusa: l'Unesco. L'ho richiamato prima e sembrava un grido nella vallata, un'eco persa tra le rocce. Invece ora lo invoco e lo sfido a gran voce con questa lettera.


Spett.UnescoGent. Kafè Annan (segr.gen.)
copia: Bush, G-7nani, ordine dei puffi

Caro Kafè Annan mi rivolgo a te che ti muovi così agile nel mondo con le tue splendide abbronzature e con i tuoi sorrisi zuccherini. Ti prego, oltre alle tue simpatiche e diligenti commissioni che a fronte di qualche viaggetto gratuito e qualche magnata donano diplomini ai paeselli meritevoli, fai qualcosa di più e crea altre 3 commissioni come di seguito descritto:

1) commissione Mickey Mouse con lo scopo di stanare e segnalare i fulgidi esempi di barocconzo (tipica espressione degli architettonzi)

2) commissione Ninjia Turtle con lo scopo di distruggere fino alle viscere della terra il fulgido esempio di barocconzo e l'architettonzo pensatore, annientando anche le 2 dinastie precedenti e le 2 successive

3) commissione Archimede di ragionieri-pallottolieri che a fronte di esempi di cui al punto 1) sottraggano pari numero di diplomini elargiti dai colleghi ormai ciccioni per le magnate.
Giustizia sia fatta e che all'umanità torni il sorriso. Caro Kafè, col tuo latte versato riusciremo ad addolcire le spigolature di questi professionisti e a goderci il meritato panorama dall'alto del Monte dei Cappuccini, inoltre ridoneremo la dovuta velocità alla rotazione terrestre che ultimamente mi è sembrata un pò introscopica e meno giroscopica, soprattutto in questo lato del mondo dove il sole sorge prima che nell'illuminata Italia.
PS: se passi in Italia e ti candidi come i tuoi riccioli bianchi io ti voto, puoi contare su di me-due-tre ma non schiacciarmi la panciaPS: se passi a Torino per le olimpiadi chiudi un occhio su quello che ti ho scritto sopra perchè ho paura che perdiamo dei diplomini. Dì ai tuoi che gli offriamo delle magnate gratis, anche di tartufo e barolo. Mi hai capito...

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nel mezzo del cammin...mi sono perso

lunedì 19 settembre 2005


Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai in una selva oscura di un groviglio di viadotti e sopraelevate che il mio pensier si è perso: "ma dove devo andare? ma dove volete andare? dove volete arrivare?". Allora vi rispondo io e vi dico che qui stanno diventando tutti pazzi. I cinesi hanno capito che basta prendere due punti nella carta della Cina, unirli con la matita, prendere migliaia di operai e fargli fare una strada. Poi si vedrà perchè il mondo è una sfera con la buccia e la crosta non si sbuccia quindi ci ha gli alti e i bassi dei monti e delle valli e i cinesi su e giù a destra e a sinistra a cercare di schivare le asperità: gallerie, viadotti, piloni, pilastri, impiastri, pasticci, impiloni di sbagli, un marasma organizzato. Però la meraviglia cinese e sotto gli occhi e procede nei giorni (e non negli anni come in Italia) e loro, solo negli anni 90, hanno fatto 35,000km di autostrade e chissà quanti di strade. Porca miseria che mi stanno facendo una strada che mi collega dritto-dritto al carrefour quando torno dal lavoro. Una strada tutta in aria, tutta a 10-20m di altezza, sopra le case, le altre strade, sui pedoni, sulle bici, vola lassù, si chiama "middle ring" e puoi cavalcarla con la tua auto senza Mary Poppins. La vedo ogni giorno procedere, aggiungono pezzi di sopraelevata-Lego di 20metri sostenuti da pilastri in presunto cemento armato di tanta pazienza che deve supportare il peso e sopportare il cinese che immediatamente schiaccerà l'asfalto con le auto nuovo modello, i porsche cabrio, le Audi, i BMW serie7Li golden series, le mercedes 600S, gli Hummer gialli girasole, le Bentley e i pullman di sfigati-senza-macchina che quotidianamente raggiungono le mete lontane delle "industry zone" per portare profitti ai loro capi che si comprano i macchinoni e bruciano incuranti il petrolio con i 12cilindri inutili in una città ormai al collasso e ingorgata dal troppo traffico.
Il middle ring cercherà di togliere traffico dall'imbuto che si tappa ogni mattina verso le otto e si stappa la sera verso le 18. Il middle ring si aggiungerà ai 70km di strade sopraelevate che Shanghai ha già e cercherà di spurgare il traffico che ormai ristagna sugli altri due anelli l'"outer ring" e l'"inner ring". In questo trittico degli Anelli, solo il film ci manca perchè gli attori ci sono tutti: er sindaco che si fa bello perchè lui i lavori li fa e qualcuno glieli porta a termine nei tempi, il responsabile del traffico che ha capito che o li fa o se lo fanno, le forze del male che sono le auto che cercano di stritolare il trafficaro, il capo della metro, il gollum delle viscere, che se la ride miagoloso ma anche lui cià fifa perchè er sindaco gli ha detto di fare altre 10 linee e lui sta facendo 10linee contemporaneamente (dieci linee, DIECI, come a Torino mi pare) anche se ogni tanto batte nelle fondamenta delle case e un giorno ne è volata giù una nel burrone di una nuova fermata e ha schiacciato dei cinesi che stavano magnando la ciotola di riso. "Stiamo vigilando sui cantieri perchè qualche lavoro è a rischio e stiamo cercando di non ritardare i tanti progetti della città. Stiamo lavorando per il futuro prospero della nostra città". come dire: "ne moriranno parecchi e non ve lo diremo ma almeno faremo tutto per tempo".
Chi buca da sotto, chi costruisce in aria, però qui vanno avanti. Nell'enorme gioco del monopoli della città hanno pianificato altri ponti di collegamento della città tra viale dei giardini e vicolo corto, poi una manciata di tunnel sotto il fiume, poi ti faccio il nuovo terminal dell'aeroporto internazionale, la stazione sud dei treni, poi il nuovo centro Expo per il 2010 e comunque butto giù ancora qualche casa-rottame che ci infilo un altro pò d'asfalto che sennò Pechino ha più asfalto di noi ma noi dobbiamo essere più belli di Pechino. Loro hanno già 6 ring, noi arriviamo a stento a 3: come faremo? Saremo presi in giro? Tranquilli perchè il film lo stanno scrivendo e il finale è sempre a sorpresa. Io nel frattempo mi sono perso, qui devi stare attento perchè ieri c'era l'uscita e oggi è chiusa perchè di notte ne aggiungono un pezzo, tolgono un marciapiede, aggiungono un grattacielo, molano uno spigolo di un palazzo, passa una nuova strada, levano sti 2 negozi, aggiungi un'aiuola, senso unico qui e senso doppia là, et-voilà ieri non c'era e oggi c'è. Quindi tutti i taxisti a imparare la nuova strada ad ammassarsi nel senso unico con 2 sensi perchè nessuno se n'è accorto e chi se n'è accorto fa finta di niente. Allora la polizia interviene, mette tutti nel frullatore e spara a raggiera i malcapitati: camioncini a sinistra, taxi a destra, bici sui marciapiedi, alle moto è vietato, carretti via, bus tu sì, bus tu no gira qui, tu sei targa governativa allora puoi tutto, tu sei cristiano allora puoi niente, tu sei comunista di partito allora scegliti il tuo futuro. E noi il futuro lo stiamo disegnando ma anche cancellando perchè quello che hanno fatto l'anno scorso che era il futuro dell'anno prima l'hanno già modificato per il futuro del prossimo anno. Ma qui non riescono a fare il passato perchè non c'è tempo di oggi per pensare al futuro di domani e ieri non abbiamo finito l'oggi di ieri. Ma allora quale futuro avrà Shanghai?
Nel 2000 mi ero illuso di trovarmi lungo una laguna, una Venezia orientale, una romantica città con il porto brulicante, la città del mancato colonialismo europeo degli anni '40, appoggiata sul fiume Hu e affacciata sul mare dell'est. Invece qui siamo al delirio perchè dell'acqua chissenefrega, noi vogliamo asfaltare e purtroppo non riusciamo ad asfaltare il fiume che separa le due parti della città. Tutta questa acqua che ci dà fastidio e dobbiamo lanciare l'asfalto in aria sperando di arrivare di là e attaccarci ad un pilastro per un nuovo ponte. E oltre la città nuova c'è addirittura il mare, che non possiamo asfaltare neanche quello. Allora ci siamo innervositi e abbiamo pensato al ponte più lungo del mondo e andremo a Ningbo, a sud, con un ponte di 35km lungo la baia di Hangzhou. Certo che lo faremo anzi, lo abbiamo già iniziato. E poi andremo a ovest, asfalteremo un pò anche lì, inventeremo delle strade per andare chissà dove. Intanto raddoppiamo la Shanghai-Nanchino che l'abbiamo già intasata in pochi anni e adesso la sturiamo con un bel 4+4corsie, poi vi aggiungiamo la terza corsia per la Shanghai-Hangzhou e nel dubbio vi aggiungiamo dei caselli, degli svincoli, dei viadotti, sopraeleviamo e poi passiamo sotto con una ragnatela di strade.
Ma lo sai che se mi perdo non mi trovate più veramente? Qui per andare al 3°livello del viadotto verso ovest devi prendere l'uscita 14 a est, proseguire per il terzo viadotto un pò a nord che vira lento verso ovest unendosi all'altra autostrada che si divide in due e devi farti largo tra i camion. E speri di essere nella corsia giusta e in una giornata di sole che almeno lui lo segui e forse va ancora da est a ovest camminando la sua strada che non gli hanno disegnato i cinesi sennò ora le orbite ellittiche dei pianeti e Keplero se le sogna di notte con la Luna che non arriva perchè è inchiodata al casello. Altro che Via Lattea, te la asfaltiamo la Via Lattea, appena arriva il tramonto, appena la intravvediamo ci muoviamo di notte con una milionata di operai e te la asfaltiamo e il giorno dopo ne pensiamo un'altra. Vuoi vedere che domani mattina imbocco la Via Lattea al posto della A8? spero di capirlo al primo casello, tranquilli per ora sono nel mezzo del cammin e non mi sono ancora perso, però che ci fa Goldrake davanti a me?

2 episodi:

1) maggio 2004 (da casa vecchia): un mattino mi alzo (come tutte le mattine), prendo la macchina (come tutte le mattine), giro a sinistra (come tutte le mattine) e vado all'incrocio (come tutte le mattine). Ma quel mattino: paletta, secchiello, poliziotto, "patente e libretto"."perchè?" gli domando io sorpreso. "la via è a senso unico" mi dice lui da sotto la pentola di ferro che ha sulla testa."scusa io ogni mattina faccio così perchè la via è a doppio senso" gli dico io"100RMB di multa perchè la via è a senso unico, io devo far osservare le regole"."ennò ciccio, io parlo con il capo perchè qui non c'è nessun cartello e io non è che ogni mattina telefono in comune se avete cambiato il senso della via". Baruffa, taxisti, pedoni, l'occidentale che discute con la polizia, curiosi, traffico, serpentone di macchine fermate. Appare il capo, lo confondo, si confonde, mette la moto al contrario, è in senso vietato, si dà la multa, gli dò uno schiaffo morale, mi fà cenno, gli faccio il gesto, ci accenniamo. Capisco che sono diventato invisibile, sono imbarazzante per il capo, mi dileguo e non pago.Spiegazione: nella notte avevano cambiato da 2 sensi di marcia a senso unico, ovviamente senza cartelli ma con tanti poliziotti. A Shanghai non esiste il cartello di senso unico, esiste solo quello di senso vietato. Vai all'episodio 2 senza passare dal via


2) dicembre 2004 (da casa nuova): per andare verso nord da casa mia basta girare a destra in Wulumuqi road. Anche questa sera lo faccio ma mi trovo 2 fari di camion piantati in faccia sulla mia corsia. Mi innervosisco, lui però è grosso e pieno di terra. "Macheccavoloè? perchè lui è in faccia a me?". Lui mi indica una caccola metallica appesa ad un albero. La guardo bene, da dietro le foglie scorgo il segno di un auto barrata diagonalmente. "mi scusi, ho un pò di congiuntivite" sono state le mie parole. Spiegazione: nella notte quell'unico tratto di strada lungo 200m è diventato a senso unico e hanno appeso una caccola ad un albero per segnalarlo. Motivazione? boh, forse è il fengshui

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matsa che bbotta

martedì 23 agosto 2005

Ebbene sì, Rodotà lo odia, gli scienziati lo amano e lui, con la fredda indifferenza siderale, nella noia del vuoto interstellare, dallo specchietto retrovisore aveva visto tutto. Lui, il telescopio bubble-gum messo in orbita orbo e operato dallo sciàttol, aveva notato già da giovedì il brufolo di nuvole che si infiammava sulla costa est della Cina, appena sopra la burrascosa, per altri motivi, Taiwan. Quelle maledette nuvole a forma di cerchio sfrangiato e dal centro purulento stavano navigando spavalde e rapide verso la costa. Le televisioni di tutto il mondo avevano dato l'allarme, gli studiosi seguivano le evoluzioni pronti a ricevere un vomito di dati dai computer eccitati, gli uccelli più astutamente migravano, le tartarughe si appiattivano nei laghetti mentre noi cinesi continuavamo l'incessante opera per tenere in movimento la crosta terrestre spostando grattacieli, scavando gallerie, asfaltando valli, sciupando il terreno, prosciugando laghetti (toh, una tartaruga appiattita), magnando il magnabile (buona sta tartaruga) e nessuno ci aveva veramente detto di guardare in alto anzi, il Shanghai Meteorological Bureau ci rassicurava con "...tutto bene, un pò d'aria nel ventre, forse un piccolo peto sulla costa e niente più".
Orbene, lui, esso, incurante e noi fessi incuranti siamo venuti a conoscenza reciproca il giorno venerdì 5 agosto, verso sera, come si vuole per un incontro galante di fine settimana. Lui, Matsa, nome esotico, da soap opera, affascinante, un pò ribelle, scompigliato, frettoloso, non si è fatto attendere ma ha iniziato a rovesciarci qualche catino d'acqua e a schiaffeggiarci con del vento. Noi, abituati alle acquazzonate shanghaiesi, ci siamo messi gli stivali e siamo usciti con l'ombrello per accoglierlo e abbiamo pensato: "un pò d'acqua...rinfrescherà l'aria torrida". Alla televisione veniva ripetuto "...non vi preoccupate perchè perderà d'intensità già vicino alla costa" (nel frattempo Matsa rasava la regione a sud di Shanghai, lo Zhejiang). Forti delle informazioni ricevute dalla TV, noi amici siamo usciti tranquilli per festeggiare il compleanno della Vale (e fuori scrosciava). Per strada i tombini annaspavano a trangugiare l'acqua mentre noi sorseggiavamo tranquilli la nostra birra. I taxi impauriti planavano sulle pozze lavando i marciapiedi fino all'altezza delle finestre mentre il vento agitava le insegne e spezzava le prime frasche. Al termine della cena siamo usciti in strada e un taxi-gondola ha ormeggiato vicino a dei mattoni-passarella per permetterci di salire (e fuori scrosciava).
Il vento aumentava le umane insicurezze e metteva a nudo le nostre difficoltà psicologiche. Scricchiolii sinistri si generavano dalle piante, le insegne in compensato-truciolato-termitato si frantumavano in deliziose lame taglia teste, ombrelli cadavere con raggi spezzati e tele lacerate vagavano sulle pozze, sparute biciclette di impazziti ciclisti tentavano di tenere la strada sbandando per le folate e rischiando letteralmente la vita ad ogni pedalata. Noi umani del XXIsec, sicuri della tecnologia, ci siamo detti: "vogliamo bloccarci qui per un pò di pioggia? figùrati. Andiamo al MesaManifesto per un drink e festeggiamo degnamente questo compleanno" (e fuori scrosciava). E' stata un'allegra serata, come al solito, come deve essere un venerdì sera. Poi la stanchezza della settimana ci è rimbalzata sulla schiena e quindi, verso l'una, il Duccio ed io abbiamo salutato la cumpa per dirigerci verso le tane eee...sorpresa...il liquido acquifero aveva raggiunto e inondato tutti i marciapiedi. Ormai siamo in pieno "night-pool-party": un enorme piscina grande come tutta Shanghai, una potenziale libidine dei businessman locali. Avessero capito prima le potenzialità dell'evento atmosferico avrebbero inventato l'evento mondano del 2005 con un mega-biglietto per il typhoon-party, moto-d'acqua, lettini gonfiabili, luci girandoscopiche, drink incluso! Il risultato pratico invece è stato che, tolte le calze, tolte le scarpe, ci siamo incamminati per la strada sperando in un taxi-anfibio ancora disponibile. Il vento scuoteva con maestose raffiche tutto ciò che si elevava da terra, inclusi noi umani spavaldi del XXIsec mentre la pioggia continuava incessante ad aggiungersi alla enorme laguna già presente. Io speravo vivamente che l'epidermide dei miei piedi mi immunizzasse dalle marachelle giornaliere che vedo fare dai miei concittadini cinesi lungo la strada e ho evitato di pensarci continuando a camminare speranzoso di trovare terreno solido sotto la pianta dei piedi. Ho lasciato il Duccio e mi sono preoccupato soprattutto che tutti i pezzi del mio corpo rimanessero insieme il maggior tempo possibile evitando i rami, le insegne e le caramelle dagli sconosciuti. Mi sono quindi avventurato nel liquame cittadino. La fortuna mi ha assistito e un veicolo ansimante mi si è avvicinato cautamente. L'ho raggiunto al centro della via, sono salito eee...sorpresa, dentro è uguale a fuori perchè l'acqua è così alta che entra dentro il taxi, o meglio, l'acqua non entra più perchè il taxi ne è già pieno come un ventre sciacquoso.
Fine I parte


Esercizi per casa

esperimento 1: prendete la macchina di un amico e provate a riempirne d'acqua l'abitacolo. Quanti litri avete versato? Vi assicuro tanti, penso come una vasca da bagno.


Esperimento 2: provate ora a guidare la macchina dell'amico piena d'acqua, accelerate, curvate e soprattutto...frenate: l'acqua piglia velocità, batte sotto il cruscotto e vi lava fino alla pancia, fantastico! e soprattutto il sedile si inzuppa Fine esperimenti.


II parte
Il taxista ha potuto percorrere solo alcune vie, quelle che il suo sentimento gli ha fatto stimare più rialzate nella media cittadina e le ha percorse rigorosamente in centro strada, sperando che non si fermasse il motore con un singhiozzo da raffreddore cilindrico. Usando un tragitto poco razionale ma efficace mi sono ritrovato a casa con l'acqua già sui primi gradini. Vabbèh, sono andato a dormire tranquillo con la banale frase che pronunciò anche Noè "tanto prima o poi dovrà smettere" (e fuori scrosciava). Al mattino, in un clima incerto tra il piovoso e il simpaticamente-nuvoloso, abbiamo ancora navigato e gli umani del XXIsec non sono apparsi come consuetudine sulle strade. Il fiume ancora non riusciva a digerire il livello di allarme e rimaneva intasato gorgogliando acque marroni fin sulla banchina pedonabile. Poi al pomeriggio inoltrato quando piano piano la palude si è prosciugata lasciando sulle strade il meglio della città metropolitana, abbiamo intravisto la possibilità di uscire. Ma solo domenica la situazione è tornata finalmente normale e le foto allagate (battutone!) si riferiscono alla fine dell'incontro.

Matsa che bbotta:
l'incontro è stato scontro e ha vinto lui per KO tecnico.

Questo il verdetto:
41 ore di tifone raffiche ai 102kmh
300mm di pioggia nel distretto di Jing'an (200mm di media). Se li pensi in metri fa paura
6 morti
69,000 evacuati
40,000 poliziotti mobilitati (ma l'Italia ne ha così tanti?)
12,3 Mio USD di danni in città + 4,3 nelle campagne della municipalità
100,000 persone bloccate nei 2 aereoporti di Shanghai
1,000 voli tra cancellati e rinviati
4,000 alberi sradicati e 24,000 rinforzati
33,300 ettari di verdura maciullati (non c'è più rucola per la pizza!)
tonnellate di gamberi scappati dall'inaspettata acqua


Per la cronaca:
Matsa è il nome di un pesce del Laos
Matsa è il nono tifone nel 2005 che si abbatte sulla Cina
Matsa è il più fetente tifone che si è abbattuto sulla Cina negli ultimi 8 anni

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lunedì 10 settembre 2007

Huashan (marzo 2005)

domenica 10 luglio 2005


Ho appena abbandonato l'ennesimo cantiere stradale nel polverone rumoroso e caotico della Cina che progredisce e avanzo solitario verso il silenzioso monte Huashan, meta mistica e monte sacro del taoismo sin dai tempi antichi. Mi ritrovo nello spelacchiato giardino di un tempio taoista e vengo rapìto dall'odore di incenso bruciato e dalla tranquillità del luogo. Il freddo dell'inverno rallenta i già blandi ritmi vitali mentre alcuni monaci fanno piccoli lavori di pulizia sommaria sul selciato del tempio. La porta d'ingresso del monte coincide con la porta d'uscita del tempio: esco. Il freddo pungente del mattino mi fa capire che non sono più a contatto con la comoda e riscaldata civiltà cinese ma sono entrato nella natura ancora addormentata dall'inverno. La strada che porta in cima al monte è larga e comoda, di una bella pietra recente, brutto segno del turismo calpestativo a scapito delle sacralità contemplativa del luogo.
Mi guardo intorno e ammiro le ripide pareti rocciose della valle stretta che accompagnano la strada. Al fondo appare un giovane monaco che scende rapido con le sue silenziose scarpe di panno e la sua acconciatura con i capelli raccolti a rapa sulla testa. Mi sorride spontaneo, si ferma, mi saluta "Hello, how are you". Sono stupito: normalmente i cinesi mi trattano come una macchinetta, con un banale "Hello", per farmi capire che hanno notato che sono occidentale ma niente più per poi ridiventare trasparente, inesistente. Lui invece si è veramente rivolto a me e aspetta un segnale umano, un contatto. Lo ricambio, scambiamo qualche semplice parola: lui si sforza di dire più di quello che sa, io pure nella loro lingua ancora per me complicata.
Riprendo il cammino con già un altro spirito, uno spirito che sgorga dal monte. Sento già la differenza tra meta turistica e luogo di contemplazione. Non sono venuto a "vedere" il monte ma sono venuto a "sentire" il Monte. Guardo le celle scavate nelle pareti granitiche, guardo gli scalini ripidissimi tagliati nella roccia, trovo le piccole grotte sacre con le immagini dei santi. Cerco di capire il significato di tutto questo e mi devo ricondurre ai monaci eremiti che hanno abitato per secoli questo posto dialogando e cercando la retta via, la via non tracciata da Confucio troppo vincolato alle origini famigliari e non riconducibile agli insegnamenti del Buddha ritenuti troppo "spirituali". Questo contrasto che lega il taoismo all'immobilità del tempo e alla fragilità dell'uomo sulla natura qui è ancora presente. In alto si vedono alcune celle irraggiungibili, intrappolate sui costoni, appese alla montagna e comprendo la precarietà della condizione umana richiamata dall'insegnamento: questa è la forza della semplicità del taoismo che si unisce alla natura con la passività della contemplazione.
Mentre rifletto continuo ad arrampicarmi e come tutti i monti cinesi famosi inizia la lotta con gli infiniti gradini, tanti, ripidi e soprattutto irregolari. Le scale sono tagliate nella roccia eterna con un fine lavoro di scalpellini già osservato nelle Huangshan. Anche qui ci sono le cooperative di portatori e anche qui questi poveracci arrancano sudati, silenziosi nello sforzo. A tratti si fermano per recuperare il fiato mentre il freddo dell'inverno condensa in vapore i loro sbuffi e le loro spalle fumano disperdendo il prezioso calore. Anch'io arranco con il mio piccolo zaino e cerco di salire nel tentativo di ammirare il panorama dall'alto. Arrivo al picco Nord, dove già si gode di una vista superlativa verso le valli laterali: costoni scoscesi con pini aggrappati si riversano in basso verso le valli strette. Un falco prova a lanciarsi in volo ma rimane solo il suo sordo e acido grido mentre agita le ali al vento dal suo comodo spunzone di roccia. Mentre osservo le sue piume scure risplendere al sole riprendo il mio cammino e continuo a salire.
Ora il vento invernale si accanisce sulla mia faccia schiaffeggiandomi e alcuni turbini di neve si agitano tra le mie gambe. Il freddo penetra nei vestiti e mi ricopre le ossa addormentandomi i riflessi e riducendomi le energie. Cerco di capire se è giusto proseguire o se è meglio ridiscendere nella civiltà riscaldata. Un miscuglio di orgoglio, voglia di capire, voglia di vedere e contemplazione mi assale, ridando calore ai muscoli e decido quindi di proseguire. Per il freddo l'acqua che ho acquistato si è completamente ghiacciata (e non riuscirò a berla fino alla discesa il giorno dopo). Arrivo in punta al monte accompagnato dal vento che parla tra le ultime foglie degli alberi e sibila tra le conifere. Sono pressochè solo e ammiro dall'alto il bellissimo panorama mentre mi riparo come posso contro la roccia: si vedono infinite successioni di valli e di picchi taglienti e lo sguardo spazia all'infinito fino al cielo azzurro intenso dell'inverno. Adesso ho veramente freddo e ridiscendo per cercare una tana dove dormire. Mi rifugio in un edificio vicino ad una grotta sacra. L'edificio ha alcune stanze, ovviamente non riscaldate, che vengono affittate. Un solerte ragazzo cinese in mocassini e giubbottino trema vistoso e mi apre la porta di una stanza. Il vento entra con noi e turbina con la corrente delle finestre perchè il vetro non arriva a coprire tutta l'apertura. Prendo una stanza con due letti per un semplice motivo: il lenzuolo del secondo letto mi serve a coprire le fessure dei vetri, la coperta del secondo letto la metto sulla mia, il sottile materasso del secondo letto raddoppia il mio e mi permette di isolarmi un pò dall'aria del suolo. Mi preparo un giaciglio nell'angolo più protetto e mi imbozzolo. Sono le 7, calano le prime ombre della sera creandomi uno spazio caldo all'interno delle coperte umide. Vado a dormire.
Mi sveglio verso le 5 per seguire la nascita del sole. Adesso è ancora buio e il vento si è calmato e sta dormendo nel bosco. L'aria non è fredda come ieri pur essendo notte. Nel cielo scuro scintillano miliardi di stelle che si staccano sopra le montagne definendone i profili. Salgo sulla terrazza del picco Sud e attendo l'arrivo del sole. Lentamente le cime delle montagne si delineano dalla profondità del cielo e lo sfondo inizia a colorarsi di blu. La linea dell'alba diventa netta e i colori rosa e arancione annunciano l'imminente sole. Il tutto è abbastanza veloce e mentre un gatto mi si struscia sulla gamba con la coda alzata e tremolante, il sole inizia a galleggiare sulle punte dei picchi. Avanza molto rapido proiettando lontano i profili delle montagne. Incontro anche due ragazzi americani ancora imbozzolati come involtini nelle loro coperte. Ammiriamo insieme questo spettacolo che riempie gli occhi di luce e ci scalda di una intima tranquillità. Restiamo qualche attimo rapìti dalla bellezza del panorama, poi decidiamo di ridiscendere e andiamo a goderci un tè caldo e qualche biscotto in un alberghetto più in basso. Anche il gatto ci ha seguiti e inizia a miagolare e a strusciarsi sulla roccia colorata dal sole.
Continuo solitario il mio giro dei picchi: il monte è composto di 4 picchi principali secondo i punti cardinali e sono tutti visitabili in breve tempo. Da ognuno è possibile osservare un bel panorama e mi soffermo soprattutto su quelli Ovest ed Est, i più maestosi e i più "panoramosi". Mi accorgo però di aver tralasciato il mio spirito di contemplazione per il puro sfogo egoistico del raggiungimento della meta. Rientro allora nei miei pensieri cercando di rispettare il luogo per la sua vocazione meditativa anche se continuo a calpestare la roccia turistica per godere di ogni angolo del monte ancora sonnolento nell'inverno. Rimango in cima per qualche ora a vagabondare per i tanti sentieri innevati e per le nude rocce levigate dal vento. Poi ridiscendo lungo le ripide scalinate che ho tanto odiato in salita e che continuo a odiare in discesa. La giornata oggi è magnifica, il sole alto risplende e brilla sull'ultima neve mentre oziosi gatti godono del calore dei raggi. Una rapida carezza per molestare il loro riposo e mi allontano continuando la discesa lungo la valle. Arrivo al fondo e mi guardo indietro per ammirare per l'ultima volta un luogo di contemplazione e di rispetto, poi mi infilo in un pullmino che inizia ad inseguire l'asfalto in una corsa inutile verso la presunta civiltà

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STO DIVENTANDO CINESE

martedì 21 giugno 2005

Ebbene sì, me ne accorgo giorno dopo giorno
Il sole si allarga ellittico ad oriente
La tragittomorfosi è iniziata
L'occhio si allunga come mandorla glassata
Non sento piu' i taxi che suonano titillando tra l'incudine e il martello auricolare
Mi piace il riso bianco colloso e mucoso che sulla camicia s'appiccica seccando
Mi piace il pesce secco rinvenuto in acqua multicolor, delizioso brodone nauseabondo
Le bacchette sono allungamenti delle dita e ci si può pulire lo sporco delle unghie
Sputo le lische di pesce sul tavolo, succhiate rumorose e cadute salivate
L'unghia del mignolo supera la somma della lunghezza delle unghie della mano meno il mignolo Ero un verde ora son più giallo e apprezzo la bandiera rossa
Però se mi accorgo di quello che ho scritto vuol dire che la metamorfosi non è iniziata

Ma il controsenso è il senso cinese quindi?

Flancesco

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sogno, bi-sogno o son desto?

martedì 21 giugno 2005



Bisogna scrivere un pò su tutto, qualcosa fa sorridere qualcosa fa cacare. Però il marrone sul bianco stona e allora perchè la carta igienica è sempre bianca? non possiamo mimetizzare il fattaccio su un colore uniforme simile all'orginale o almeno creare una carta a strisciate o con sfumature savana tendente all'infuocato tramonto per chi mangia piccante? Perchè darcene evidenza che già come contorno abbiamo il profumo? Quindi mi sento geniale e inventerò per il popolo giallo il rotolo marrone per nascondere l'atto grosso. Poi fa anche distinto perchè il rotolo colorato lo puoi portare nel borsello similpelle similserpente similArmano e si occulta tra le pieghe delle spire della fodera senza insospettire la necessità impellente e, se è usato bene, il profumo si mescola con l'ascella porta-borsello e fai l' "eau de toilette sans sciaquòn".
Sembra un discorso evasivo, ma si riallaccia al bisogno del bisogno e oggi noi cittadini di Shanghai abbiamo la concretezza tra le mani. Qui non esistono i bar che gli ordini un caffè, manco lo bevi perchè cerchi la ceramica bianca e ti infili la gazzetta sotto al braccio e in uno slancio selvaggio di ritrovata intimità rilasci etti di scoria ed esci sudato ma soddisfatto e paghi il tuo euro di caffè e c'hai solo più metà giornale. Qui non abbiamo gli euro e manco la gazzetta e quindi il motto è "bisogno alla bisogna" e si umidificano i muri a pioggia, ci si accuccia tra i cespugli, si osserva disinvolti il panorama a gambe allargate ruotando la testa come a rimirare presunti voli di gabbiani.
Da oggi però ti puoi affidare alla municipalità della città che con un'ossessione innata nel tentativo di servire bene i suoi 15 milioni di abitanti ne pensa e ne fa una più del diavolo e questa volta l'ha fatta grossa che escono le pentole senza coperchio. Il governo cittadino ha creato un efficientissimo sistema di ragionieri e amministrativi che in un mega-foglio excel hanno fatto i calcoli: a guardare da stitici 100g a testa x 15 milioni abitanti = 1500 tonnellate di nutella rifiuto al giorno, se alcune di queste vengono fatte per strada o sui cespugli in un anno puoi trovarti sommerso e visto che qui c'è il rischio del tracollo per la quantità di gente e la densità popò-lativa che oramai è la più alta al mondo e siamo un pò tutti preoccupati e viaggiamo con l'ombrello e la paletta (il perchè dell'ombrello lo risparmio ma qualcuno ha il giardino pensile).
Allora la pensata. Miei cari, è con orgoglio e spinta addominale che vi annuncio che è disponibile già da qualche mese la pianta della città con mappati i cessi pubblici. Per ora la pianta è in cinese quindi io posso usarla per pulirmici però è già annunciata la mappa con traslitterazione e allora sarà un piacere visitare le ceramiche in giro per la città. Pare che la nostra città ospiti qualcosa come 5,000 cessi pubblici (senza considerare tutti i centri commerciali, i luoghi pubblici, ecc) e considerando che il cesso ha più cessi e facendo una media, possiamo radunarci in 50,000 contemporaneamente con effetti tsunami inaspettati, un mega-toilet-party. A questo punto spero che l'efficiente municipalità organizzi anche un servizio tour-bus 2 piani con pranzo buffet, gutalax e musica-techno-shit e che ci portino a cacare in qualche punto esotico della città per scoprire gli angoli nascosti della metropoli. Finalmente abbiamo anche noi qualcosa di innovativo da mostrare al mondo e di cui andare orgogliosi, non staremo più lassativi sulle poltrone, ma ci scatenelleremo confidenti per la città os-pitale. Altro che muraglie-cianfrusaglie pekinesi e terracotte-rotte di Xian, il nostro motto ora è: "Shanghai: visita la ceramica e lascia il tuo contributo".
Io finalmente mi sento protetto, io posso viaggiare di notte e non mi assale il pensiero: apro la mia mappa, ci guardo dentro, trovo il mio cesso e sono già a mutanda abbassata. Oppure, di giorno, posso cacare tematico perchè l'edilizia del cesso pubblico ha in sè il cesso concettuale quindi ci sono finte stazioni metrò, finti luoghi barocchi, finte costruzioni anni '20 e non hai nemmeno bisogno dello stimolo. Ora io posso scegliere di passare il fine settimana a scoprire l'architettura cessuosa. E per anni il divertimento è assicurato perchè qui è tutto un fermento, qui è tutto un continuo movimento intestinale che parte da dentro e si manifesta nell'inaspettato e ci saranno nuove architetture a breve: il 24 marzo 2005 è uscito il bando di concorso della municipalità di Pudong (la zona est della città) con premio di 10,000RMB (1,000Euro, 'sti stitici) per chi disegna il miglior cesso pubblico, chiusura 11 Aprile.
Era da un pò che lo aspettavamo per cui siamo un pò tutti preparati: adesso nel borsello abbiamo ombrello, paletta e anche carta e matita e sfogo inventivo nel tentativo dell'ispirazione del fetido meandro per migliorare la latrina ingiallita. Siamo sollevati, dateci tempo, tenete duro, tenetela, ancora un mese e avremo il luogo dei sogni dei bisogni e cambieremo anche il motto per l'Expo Shanghai 2010: "Shanghai, il sogno del bisogno"

dal vocabolario etimologico

cesso: quel luogo appartato ove si suol deporre le superfluità del ventre che più comunemente dicesi luogo comodo

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il festival del ghiaccio di Harbin (14/1/05)

venerdì 18 marzo 2005


Questa volta l'ho fatta grossa, ma non è l'epilogo di un'abbondante pranzo ma più semplicemente è l'esito di un viaggio che mi ha spinto a partire per il nord della Cina in pieno inverno per approdare nella gelata regione dello Heilongjiang e visitare il Festival del Ghiaccio di Harbin. Harbin è la capitale di questa regione ai confini con la Siberia (Vladivostok è più a sud) ed è appoggiata sulla congelata pianura della Manciuria sulle sponde del congelato fiume Songhuajiang. Ivi vivi vi si contano 10 milioni di pinguini boreali con le mandorle. La temperatura media annuale è 4°C e d'inverno traballa tra i -30 e i -10. Il suo scoppiettante business si lega alla grande tradizione dell'industria pesante-monumentale grazie agli scambi del passato con il pachiderma URSS. In città sono ancora presenti questi legami e ci sono ancora costruzioni Russe dei primi '900, quando in città si trovava un'alta percentuale di bianchi ed erano presenti anche 20,000 ebrei (in prevalenza russi) che rallegravano i simpatici orientali con i loro giochetti nelle banche. Oggi rimangono ancora alcuni russi (ubriachi) ma quelli di religione ebrea, dopo alcune piccole (sop-)pressioni subìte durante la rivoluzione culturale, si sono volatilizzati migrando come cicogne in USA, Canada e Israele e portandosi via anche le banche. Ora il tutto è in mano ai cinesi.
Però non è di storia e geografia che ci dobbiamo preoccupare, bensì di come arginare il freddo pungente per godere al meglio dello spettacolo del ghiaccio. Motivato come un grizzly in autunno in periodo pre-letargico cerco di farmi crescere il pelo invernale e mangio salmone crudo per il necessario strato di grasso, ma 2 giorni d'anticipo non bastano per l'impresa anzi, rimedio un cagotto. Opto allora per la tecnologia e alla partenza da Shanghai decido di mettermi calzamaglia antisudore, 2 paia di calze sintetiche, 1 maglione, 1 pyle, guantini in seta, guanti goretex e cappello. Ad ogni movimento faccio scintille come un fuoco d'artificio e in aereo mi disattivano per non interferire con gli strumenti di bordo. Quando scendo mi sento imbottito come un krapfen alla crema e fuori fa "solo" -20°C. Il freddo non mi spaventa, a parte la semiparesi alle guance, unico contatto diretto della mia epidermide con l'ostilità del clima. Mi infilo in un taxi che sputazza smog all'interno dell'abitacolo e mi avventuro nella cittadaccia: architettura eccellente con grovigli di stradoni congelati, casermoni in cemento e vetri azzurrati e qualche costruzione nuova moderna, segno del progresso che avanza anche qui.
Non è una città morta come si potrebbe pensare anzi, la gente abbonda sui marciapiedi e migliaia di spalaneve e strappa-ghiaccio con scopette, palette, grattini sono riversati sulle strade per rendere meno sciiiivoloso l'asfalto ghiacciato. L'autista pennella curvoni in leggero controsterzo, anticipa le frenate, guida morbido e sicuro agli ingressi dei cavalcavia, ma qualche incidentino qua e là si vede con macchine un pò accartocciate e gente che discute animatamente. Arrivo in hotel e discuto il prezzo con il taxista. O-animale sta tentando di fregarmi facendo correre il tassametro al doppio della velocità: segna 80km di strada quando ne abbiamo percorsi 40. Scenetta già vista più volte quindi inizio a scegliere dal mio catalogo "facce e mimi" sezione "tassisti fregoni" alcune espressioni cupe e serie. Mi imbroncio nella classica posa del clown a cui non è riuscito il numero e non mostro i soldini che lui si aspetta. Allora lui si nasconde in una complessa smorfia chiamata "ho ragione io ma tu-cliente puoi scegliere se pagarmi o no e io so che tu sai che ho cercato di fregarti però ho comunque ragione io e mi devi i soldi che ti ho chiesto". Nello stesso manuale ho letto la contro-mossa e gioco anche il jolly, quindi lo fisso negli occhi e gli dico nella mente: "hai tentato di fregare un occidentale, ma ti ho beccato e non ti pago" mentre cerco di annientargli il pensiero e lo riconduco alla fase della pubertà. Faccio intervenire il jolly, un militare di passaggio a cui racconto tutto e fingo di prendere il numero di targa (se mai lo denunciassi alla sua agenzia di taxi lui perderebbe subito il lavoro). Il tassista cambia espressione e la mascella gli scende per gravità, allungandogli le guance come un cocker mentre il suo occhio si addolcisce nel tentativo della compassione e inizia pure a scondinzolare. Il teatro dura a lungo e già ci sono file di passanti fermi a guardarci. Lui capisce che può solo rimetterci da questa situazione perchè anche il tempo gli gioca a sfavore quindi, spossati dalla performance, gli allungo qualche soldino e lui accetta.
Dal nervoso ho fuso la neve intorno a me e gli alberi sono germogliati in uno slancio di primavera. Riprendo il mio cammino perchè sono arrivato qui per altri motivi. In breve mi trovo nel parco cittadino che ospita alcune sculture in ghiaccio. Il ghiaccio viene prelevato dal fiume congelato e viene tagliato in mattoni che servono a comporre i monumenti e le statue. All'interno di questo parco si ospita anche l'annuale gara internazionale di sculture di ghiaccio, dove squadre agguerrite con motoseghe, scalpelli e punteruoli, incidono gli enormi blocchi (2 metri cubi circa) per ricavarne delle figure.
Le squadre arrivano da tutto il mondo: Germania, Svizzera, Austria, Russia, Estonia, Giappone, Cina, e con mia sorpresa c'è anche Singapore (che il ghiaccio lo vede solo al bar nei cubetti) e la Malaysia (che sono i baristi di Singapore). Il risultato è veramente encomiabile e i cubi vengono trasformati in svariate forme astratte o figurative: animali, personaggi, oggetti. Bella la fantasia e la capacità espressiva che viene donata all'acqua cristallizzata. Nel mio piccolo faccio vincere la squadra cinese che ha rappresentato una carpa che guizza nervosa fuori dall'acqua per afferrare un insetto di passaggio. Una scena piena di movimento ricavata nell'immobile e fermo ghiaccio. Complimenti.
Mentre osservo le varie sculture mi accorgo di aver dimenticato i piedi da qualche parte... no ci sono, sono ancora lì, sotto le caviglie, allora sono congelati. Mi rendo conto che tutta la mia imbottitura non riesce ad isolarmi dal suolo. Dovrei andare in giro con dei tostapane per i piedi e mentre penso all'invenzione del secolo decido che forse è meglio battere in ritirata e mi infilo in un delizioso ristorante russo con pizzi alla tovaglia, salini in cristallo lavorato e un caminetto scoppiettante al fondo della sala. Magno brodaglie e zuppotti incandescenti con abbondanti patate, cipolle e presunta carne. Vabbè, comunque decente, soprattutto per l'atmosfera casalinga, il tepore che riscalda gli ossicini e i rutti all'idrogeno che ravvivano il fuoco.




Il giorno dopo mi avventuro all'altro parco cittadino, quello appena fuori città verso nord, dove in uno spiazzo molto vasto i simpatici cinesi hanno allestito una specie di MiniItalia di ghiaccio ma con monumenti in grandezza naturale alti più di 20m. Sti pazzi hanno ricreato pagode, palazzi, archi tutti completamente di ghiaccio, con blocchi cavi al centro per permettere ai tubi al neon di infilarsi e di allucinarci di sera con la poltiglia di colori dagli effetti deleteri. Mentre la sera il tutto si traduce in una nausea colorata, l'effetto di giorno è da fiaba: non ci sono rumori perchè il ghiaccio e la neve ovattano qualsiasi onda sonora, il sole splende in un cielo leggermente azzurro, l'aria sa di neve e tutt'intorno è bianco o trasparente. I muri di ghiaccio lasciano intravvedere forme distorte e nascono riflessi inconsueti. Sembra di vivere in sospensione, in una situazione in cui manca qualche ingrediente ma non si capisce cosa. Sono sicuro che tra poco mi comparirà un elfo che rapido e curioso mi si avvicinerà, mi sorriderà e si allontanerà sfiorando il suolo senza far rumore. Forse sono caduto vittima di un incantesimo... le cipolle di ieri, sti presunti russi, cerco di capire ma sono distratto.
Forse il fatto che manchino i colori, forse l'aria inconsistente, forse il freddo. Mi sento il pensiero rallentato ma sono sereno. Giro conscio della mia ubriachezza cerebrale, pattino cauto strascicando i piedi nei corridoi ghiacciati per non cascare, tocco i muri trasparenti che emanano una solida e rassicurante freddezza. Ci si sente in pace eppure sono a -20 tra dei monumenti di ghiaccio, che non è la condizione normale per noi mammiferi. Sguazzo tra le opere e cammino lungo gli spiazzi di neve, ripercorro più volte i posti per non perdere niente mentre il sole si alza sempre più nel cielo del mattino e mi scalda la schiena. Lascio il parco alle spalle con la neve che crocchia compatta sotto i miei piedi, unico rumore che ben si amalgama in questo quadro polare. Ecco l'ingrediente che mancava: i cinesi

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ricetta

lunedì 7 marzo 2005
1) andate nella bassa Padana, preferibilmente dopo una inondazione
2) raccogliete 3 metri cubi di fanga molla e mettetela nel baule
3) andate a casa e rovesciate la fanga ancora molla in salotto sul tappeto persiano (onde non insozzare il palchetto)
4) prendete vostro fratello e fategli mettere gli stivali
5) mettetelo lì davanti a voi
6) prendete la frusta e scioccatelo, cioè dovete fargli assumere l'occhio pallato dallo shock
7) nello stesso tempo fategli assumere una postura deficente-eroica, magari con un braccio fesso un pò in avanti
8) ditegli di stare fermo... per sempre
9) spalmategli la fanga addosso con spatole e mani ricoprendo accuratamente tutto il corpo (spessore di fanga a piacere)
10) accendete il forno a 1000°C
11) cuocete vostro fratello per una ventina di ore fino a che la fanga non assume il tipico colore della terra-cotta
12) tiratelo fuori e servitelo (vai al termine della ricetta al punto 18)
13) prendete tutti i fratelli, zii, cugini, amici e nemici che avete e ripetete l'operazione da 5 a 12 modellando le posture a vostro piacere
14) affittate uno spazio all'aperto per mettere tutti i pupazzi cotti (dovete farne circa 10,000) 15) prendete un cavallo (attenzione che in ascensore magari non ci passa e dovete dirgli di fare le scale)
16) ripetete l'operazione da 5 a 12 ma al posto della faccia eroica dovrete dirgli di fare una faccia tra lo sdegnato e il disinvolto (se avete il 45 giri di "Furia il cavallo del uèst" metteteglielo su)
17) annodategli la coda
18) andate in cortile con tutti i pupazzi e gli animali, posizionateli in file a vostro piacere ma in modo che siano ordinati uno dietro l'altro. Alla fine riempite il tutto di terra
19) avvertite l'amministratore di non preoccuparsi per l'odore di crostata bruciata, perchè tanto al piano di sotto fanno il fritto di pesce sul balcone e nessuno gli dice niente perchè è avvocato e poi il cane del 4° piano disturba durante la notte già da 2 anni ecc. ecc.
Perfetto, avete fatto l'esercito di terra-cotta. Tra 2,000 anni, se un robot-operaio o un alieno multicolore scaverà un pozzo e troverà un pezzo di vostro fratello, forse scopriranno un altro esercito di terra-cotta.
Ringraziamo l'imperatore Qin Shin Haung per aver inventato le code perchè in fondo l'esercito di terra-cotta non è altro che una qualsiasi stazione ferroviaria o metropolitana (non cinese perchè l'amico Qin ha fatto le file ordinate). Senza di lui saremmo meno stressati.


PS: all'amico Qin con meta-messaggio ad altri strepitosi personaggi con idee originali e bizzarre: se ognuno di noi si facesse la tombetta come te (15,000mq) non ci sarebbe più spazio sulla Terra nemmeno per i campi di calcio. Io ti farei pagare l'ICI ma non so dove spedire il bollettino.



Nota: l'esercito di terra-cotta è la cinesata più nota nel mondo con la muraglia cinese. La si conosce più in Italia che non in Cina e un reportage alla televisione dà molti più dettagli di quelli che si riescono a vedere e capire in realtà (la balconata è distante una decina di metri dal primo fesso-cotto). Quindi, per approfondimenti, leggete qualche sito internet o compratevi qualche libro perchè è sicuramente più efficace di una visita.

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le certezze del gallo



martedì 22 febbraio 2005


"Finalmente è il vostro anno": questa è la tipica frase che ogni rivista titola all'inizio di ogni anno. Ed eccoci di nuovo qui, nel nuovo anno per tutti, occidentali e orientali. Anche quest'anno abbiamo cambiato animale uscendo di schiena dalla scimmia ed entrando a mani giunte nel... cioè siamo finiti nel coscienzioso, rassicurante e moderato gallo, tra le sue uova d'oro che iniziano già ora ad allargarsi in pregiate omelette stendendosi untuose sul mondo orientale dopo le schizofrenie circensi della scimmia (qualcuno ha già legato il disastroso Tsunami alla dispettosa scimmietta).

Ma la domanda è sempre la stessa: è nato prima il gallo o la gallina? e da qui le conseguenze sono note: si organizzano cene di lavoro, discorsi con papere e approfondimenti volatili mentre si incrociano i vassoi con tacchino ripieno, faraona arrosto, pollo alle mandorle, code ai dessert e ali di folla, giochi di luci e musica a girandola. A fine cena il grande botto con citrosodina e digerselz a volontà. Stesso risultato e stessi preparativi anche in Cina per inaugurare il nuovo anno. I preparativi sono iniziati a Natale, quando con mio stupore ho notato delle galline decorate sotto gli abeti luminosi e mi sono chiesto il perchè (ignorando il fine legame Natale-Orientale). I preparativi sono poi culminati (=tortura medievale per eliminare le streghe, le astrologhe del passato) nella grande celebrazione del 9 di febbraio, quando la Luna è entrata sbandando nel grande raccordo anulare e ha tamponato Venere e hanno dovuto chiamare d'urgenza Mercurio cromo per riallineare il Sistema Solare sulla SS21. Anche Shanghai ha salutato il nuovo anno tra incidenti e accidenti, lanciando in aria il meglio della nocività: mortaretti sulle scale, razzi per strada, bombe tra le gambe, starnuti e virus e il giorno dopo si sono raccattati i morti per il freddo e per il gioco molesto che ha mietuto vittime irrequiete e ha aiutato i regolamenti di conti. Eppure anche quest'anno, come quello passato, sono state appoggiate per le carreggiate delle vistose paline "no fireworks", "fireworks prohibited" per evitare roghi di strada, però è bastato spostarle oppure trasformarle in ottime piste da lancio per i razzi più alti. Addirittura a Pechino sono ufficialmente banditi da 12 anni i fuochi d'artificio e la polizia ha mosso 130,000 persone (tra poliziotti, volontari e simpatizzanti) per mantenere il controllo della situazione e hanno anche tecnologicamente inviato degli SMS per ricordare il divieto, ma non è bastato e qua e là le fontane di colore hanno illuminato il freddo cielo della capitale.

Ma il gallo che c'entra? lui, che con la sua rauca e sonora sveglia mattutina ha ridestato il popolo sonnolento già il 10 di febbraio? Dopo le acrobazie della scimmia che ha lasciato qualche malcontento ai segni deboli dello zodiaco e ha fortificato solo i segni irrequieti (cioè la scimmia stessa), siamo finalmente nel gallo, segno di piume, di colori e di influenze avicole. Eppure sembra non essere cambiato niente qui in città: auto incolonnate, metrò menefreghisti, negozi aperti, soldi, smog, polizia appostata, spintoni per le strade e sputoni congelati. Quasi che il gallo non abbia generato nessun interesse, anche se la tradizione popolare lo eleva a simbolo: il gallo è legato al sole, perchè ne annuncia il suo arrivo al mattino. In alcune case di campagna viene ancora rappresentato e affisso sull'uscio come augurio all'ospite e per allontanare i demoni della notte. Però la modernizzazione cittadina schiaccia tutto e comprime i miti e la simbologia classica in compresse a base di vecchie supposizioni (le supposte, appunto).
Rimane solo la superstizione che ancora scandisce la maggior parte degli eventi famigliari e degli affari: la scelta del nome in base alla data di nascita, la data di matrimonio, quando iniziare un business, quando concludere un contratto. La parte folkloristica si abbandona in fretta e si relega la tradizione ai contadini delle comunità rurali, mentre la città avanza creando e radicando i nuovi simboli del consumo. Eppure l'astrologia orientale ha navigato per millenni sulle onde delle varie dinastie imperiali, unendo la leggenda alla storia romanzata. La prima dice che sia stato proprio il Buddha ad aver promosso i 12 animali che hanno raccolto l'invito a riunirsi intorno a Lui sotto l'albero sacro e sono quindi gli stessi che ci troviamo nello zodiaco cinese: il paguro, la tarantola, lop possum (un ballo latino), la tigre dai denti a sciabola (ora estinta e rimpiazzata dalla tigre), il camaleonte, ecc. La leggenda però si contraddice o si integra con la storia romanzata secondo la quale fu l'Imperatore Giallo che regnò nel 2600aC (quindi poco prima del Buddha) a formalizzare le credenze popolari e a "lanciare" l'astrologia. Chi lo sa? rimane il mistero e quindi torniamo alla domanda: è nato prima il gallo o la gallina?

Comunque per i nati in questo anno sarà "gallo di legno" quindi si formeranno caratteri estroversi, entusiasti, creativi ma anche pronti alla stravaganza e all'eccesso. Questo non deve preoccupare troppo i neonati-pulcini futuri-galli, mentre le loro tendenze affettive sì, perchè a causa di un ballo della scopa malfatto, di un lento finito male, di un CD che saltava, il gallo lega bene con lo sterile bue e immaginiamoci che coppietta. Si potrebbe a questo punto organizzare una crociera di Noè per coppie miste, con il giovane galletto e la sua dama, il bue (ma il bue non è un toro senza...zac e via le uova, da cui il significato "bovino" cioè "bi-ovino", chiara etimologia). Io, invece, sono scimmia e lego con il drago o la capra ed ho una certa difficoltà a trovare la controparte. Eppure nei weekend vado a cercare i draghi lungo i viali, sposto le foglie cadute in autunno, guardo sui rami, ma oltre all'alito di drago dei miei concittadini, il popolo cinese non sembra offrirmi grandi controparti. Non mi resta che comprare un biglietto per camera singola, oppure cara capretta fatti capanna, come diceva un detto sardo e rimango a terra. Queste sono le mie certezze per il 2005, chiaro no?

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Autoassistenza

martedì 1 febbraio 2005

Finalmente hanno aperto un centro manutenzioni per auto all'altezza della situazione. Qui tutto è ordinato, pulito, certificato, garantito e il risultato è sicuro. Il personale ha fatto stage in Giappone, Germania e Svizzera e parla almeno 2 lingue. Per l'insegna hanno scelto un nome italiano per unire creatività e concretezza di stile. Sono pronti ad un franchising nel nostro Paese e io vi posso mettere in contatto.

(foto scattata in Julu Lu)

domenica 9 settembre 2007

contriti contratti contorti

giovedì 27 gennaio 2005

TEATRO TRADIZIONALE DELL'OPERA DI SHANGHAI
Novembre 2004

Atto I - Lucia cambia casa
Lucia, ragazza arrivata con la valigia di cartone non ha fissa dimora e necessita di un tetto. La città offre qualche milione di metri quadrati di appartamenti ma, trovare qualcosa all'altezza dell'uomo-bianco-espatriato, costringe il cinese di turno a dei ragionamenti e questo può solo peggiorare la situazione: se gli chiedi 2 stanze ti farà vedere un garage, se gli chiedi 1 stanza ti proporrà una penthouse con piscina, se non gli chiedi niente non ti dirà niente e andrà subito in stand-by come un televisore buio col led rosso acceso e nel dubbio si astiene anche di avere dubbi e si imbozzola nel suo baco di complicazioni mentali.

Atto II - Lucia contatta i cerca-casa
Lucia non demorde e in uno slancio esplorativo contatta alcuni affitta-camere, trova-case, segugi della piastrella, falchi dell'immobiliare. Ella si avventura nella ricerca della tana, sperando di farcela in breve tempo e anche se è armata di pazienza (tutti noi le abbiamo già raccontato scene pittoresche e le abbiamo fornito l'ultima versione di anti-virus disponibile sul mercato) non ha capito completamente il sottobosco shanghaiese degli affitta-camere. Questa è una vera casta, con personaggi usciti dal mondo felliniano: ragazzi in completo gessato con faccia di gesso e macchie ingessate sui calzoni o ragazzi con facce dubbie, baffi accennati, alito insicuro, unghia lunga del migliolo o guaglioncelli dotati di motoretta che si sguinzagliano nel traffico trascinandoti nei meandri oscuri della città polipo per farti osservare i moderni trulli cinesi. Tutte queste strambe creature propongono le stesse case e sono famigliari con una piccola porzione della città, viste le dimensioni del polipo, e spesso la nostra protagonista ha visitato lo stesso alloggio con più agenzie (agenzia è un pò un parolone). Ma questo fa parte del gioco perchè il proprietario dell'appartamento cerca il rialzo del prezzo e quindi smazzetta più che può in varie agenzie e promette agli improvvisati agenti laute ricompense nel tentativo di fregare qualche soldo di più agli occidentali. La nostra Lucia è quindi costretta a seguire questo sciame in fermento con appuntamenti ad ogni minuto della giornata la cui programmazione è più che casuale anzi, direi che è soggetta a delle contrazioni statico-temporali che Einstein deve ancora spiegarci: "Lucia vieni adesso ho trovato la casa per te". "Ma io sto lavorando e sono comunque a mezz'ora di distanza" timidamente replica lei. "...e allora maybe non la troviamo" accartocciandosi sconsolato sul telefonino. Oppure "quando hai tempo?" chiede lui. "facciamo domani sera" risponde lei. L'indomani mattina la telefonata alle 8: "ci dobbiamo vedere subito in via riso-bianco angolo via piatti-sporchi sennò perdiamo questa casa". E tu ci rimani male perchè ti mettono pressione psicologica addosso, come se fosse veramente un affare della vita, un'occasione unica e irripetibile nell'universo del mattone.

Atto III - Lucia trova casa
Dopo svariati tentativi, azioni di attacco, falli da dietro, espulsioni, depressioni, pianti e massaggiatori in campo, ella vede la cuccia che potrebbe diventare la sua nuova residenza. Allora lo sciame di affitta-loculi si riduce drasticamente di numero e rimane lui, il moscone, il famoso e geniale Li Gang: personaggio giovane vestito in giacca nera, camicia viola Pasqua, cravatta viola lucida, fermacravatta semi-nuovo placcato d'oro, sopracciglia e mocassetti neri. Il suo viso è quello tipico del trafficone, il suo sorriso accondiscendente lo dipinge come un bravo ragazzo, ma l'occhio ti dice "stai attento". Cerca di renderti il tutto facile ma poi, accendendosi l'ennesima sigaretta sulle falangi giallastre e socchiudendo gli occhi per il fumo, ti avverte che altri hanno già visto la casa, quella casa sono in tanti a volerla, il prezzo sale, il prezzo sale ogni settimana perchè quella casa la vogliono tutti, devi fermarla subito. Lucia minimizza ma cerca di stringere. Li Gang introduce un altro personaggio, un suo collega: un ragazzo più giovane e dalla faccia buona, alto, un bel fisico ricoperto da un vestito gessato grigio scuro con una perenne cartelletta di finta pelle sotto il braccio. Sono esattamente il gatto e la volpe, ma Lucia non è Pinocchio e la fiaba prende un'altra strada. Si ritorna a visitare l'alloggio e a questo punto mi ci ficco anch'io chiamato come consulente esterno e simpatizzante, il grillo parlante della situazione. Davanti alla porta di ingresso entra in scena un ulteriorepersonaggio: la signora dell'appartamento. Madamina semplice con capelli dal taglio corto e nero, sulla 50ina, vestita in pyle beige e jeans, con una simpatica disposizione dei denti a pagoda verso l'esterno tanto che se piove mentre lei sorride non si bagna i piedi. Il suo sorriso è il tipico della signora shanghaiese (che è la sotto-casta bastarda di quello cinese) che ti invita a stare al gioco e a stare tranquillo ma anche Lucia, diventata Lucignola per l'occasione, sa che deve temerla. La signora inizia con la sua serie di domande: passaporto, nazionalità, visto, lavoro, guadagni, giro-vita, giro-collo, girotondo. Poi effettua telefonate in dialetto a personaggi non meglio identificati e finalmente si viene a sapere che l'alloggio è intestato alla figlia ma che lei sarà il Mangiafuoco e lo spegni-gas della situazione. Comunque non ha niente da dire e anche per lei ci sono i requisiti minimi per concludere l'affare. E ci si ridà appuntamento al giorno dopo, sabato.

Atto IV - Lucia vuole firmare il contratto di affitto
La sera stessa Lucia passa in agenzia da Li Gang per prendere visione del contratto di affitto e per sapere le regole del gioco. Un terzo ragazzo dell'agenzia si arrampica sul computer, usato come scalino, mostrandoci le dita dei piedi che ridono dalle calze bucate e apre uno sportello in alto, nel controsoffitto. Sposta un pompelmone parzialmente mangiato (da novembre è stagione), una borsa di plastica, dei documenti e appare il contratto standard in cinese e anche il contratto cinese-inglese, segno dei tempi che cambiano rapidamente (non penso che in Italia ci siano i contratti italiano-inglese). Si opta per il cinese-inglese, per cercare una forma di protezione che forse non esiste.

Atto V - Lucia vorrebbe firmare il contratto di affitto
Al mattino una telefonata semi-anonima: Li Gang cammuffato da fatìna, comunica dolcemente che loro richiederanno un compenso al termine della trattativa. Ecco il giorno della maestosa cerimonia. Il teatro è al completo: il gatto e la volpe, Mangiafuoco, Luci(gnol)a, io (il grillo parlante) e il custode del palazzo che vedendo tanta gente salire si è unito anche lui. Nell'alloggio inizia un via-vai di persone degno di una stazione della metropolitana nell'ora di punta. La porta rimane aperta per permettere a tutti di ficcare il naso, la finestra rimane aperta perchè Li Gang deve smorzare la sua necessità di nicotina, e in casa si gela per la corrente della Manciuria e perchè la signora non spende 1 yuan per accendere il riscaldamento a muro. Sul tavolino in dotazione i personaggi dell'agenzia agitano i fogli del contratto in diverse copie: foglio 1 punto a, foglio 12, no foglio 2 punto 18, però prima facciamo foglio 7 con la lista accessori, no, partiamo dal foglio della 2^ copia, Appendice I, Appendicite 3, timbri rossi che sanguinano sul tavolo, carta carbone per tamponare, dita macchiate, cenere di sigarette che vola, la signora telefona. Lucia è disorientata, interviene, si aggiungono note in cinese, la signora parla, Li Gang scrive quello che vuole su copia 1 senza carta-carbone, allora il collega interviene, nel frattempo entra un vicino. Alcuni fogli cadono per la corrente, la copia 2 ha meno fogli della 1 e la 3 non si trova, ah sì e là sotto dietro lo spigolo, sotto il passaporto a filo con il tavolo, pronta a volar via. Il contratto si infittisce di modifiche: "troppe note" dice Li Gang "bisogna riscriverlo su una copia nuova". Allora le note integrative le mettiamo su un foglio a parte, tutte insieme, poi compiliamo di nuovo il contratto e poi mettiamo la lista delle cose presenti in casa e di quelle mancanti che bisogna avere. Sembra razionale. Io nel frattempo ho sonno, mi ficco sul letto, mi ricopro col giaccone e mi addormento a più riprese coi piedi penzoloni, mentre traduco note in inglese dal cinese tradotto in italiano e borbotto frasi sconsclusionate. Lucia dirige il traffico, chiede una sigaretta, Li Gang ha le falangi gialle, i polpastrelli blu di carta carbone e la mano rossa di inchiostro, la signora continua a telefonare. Dopo 3 ore (180 minuti reali di tempo occidentale, di orologio svizzero) siamo ancora lì. Sul tavolo i resti di una edicola bombardata: foglio 18 copia 1, foglio punti a-d, foglio scarabocchiato, foglio 5, copia 1 completa a metà, copia 2 parzialmente completa a metà, biglietto da visita usato, sigaretta spenta. Ora arriva il bello. Dobbiamo discutere dei pezzi che mancano nell'appartamento per terminare l'Allegato I, perchè il salotto è vuoto ed è necessario avere un divano e un tavolo con delle sedie. La signora trasformatasi in architetto minimalista giapponese disegna nell'aria con tratti zen della mano la sua disposizione feng-shui dei mobili proponendo una cassetta da frutta come tavolo, un avanzo di stracci come divano e alcune noci di cocco come sedie. Lucia, con in mano il catalogo Frau e Zanotta, opta per una composizione tropicale di divano-letto-jacuzzi-personaltrainerincorporato con alcuni opzional tipo stereo con massaggio alla schiena e rumori di fontane dai cuscini. Il compromesso è: catalogo Ikea, dimmi cosa ti piace e io ti faccio avere qualcosa di simile. Attenzione, perchè in Cina c'è la copia dell'Ikea che vuol dire che da lontano sembra Ikea, ma devi essere molto lontano. Viene finalmente stilato anche l'Allegato I, con vari asterischi e rimandi per le cose mancanti. Nel frattempo, la signora, per far vedere le sue buone intenzioni, inizia a montare un presunto tavolino da tè dell'IKEA, un oggetto raccapricciante, a metà strada tra l'orrido e il ridicolo, un accrocchio plasticoso generato con l'idea di nuocere al popolo umano e ferire la creatività. E' diventato buio e il sole si è spento velocemente dietro i palazzi mentre la città ci saluta lasciandoci il freddo umido. Nel frattempo si infilano nell'alloggio due tizi con una tizia stile bambolina-cinese, decorata in faccia con troppa cipria e ricoperta di jeans sul corpo. Dal mio occhio assonnato deduco che possa trattarsi della figlia viziata arrivata per la firma ma, chiedendo alla folla presente, non si riesce a capire chi siano sti personaggi. Dopo pochi minuti due tizi scompaiono, forse sono attori di questo teatro dell'improvvisazione in cerca di popolarità, ma uno rimane. Lui apre un nuovo capitolo dell'opera: il contratto non si può firmare in cinese-inglese, ma solo quello in cinese ha valore, quindi bisogna rifare tutto. Li Gang perde la mascella inferiore mentre si scarabocchia con la penna nera le dita già multicolori, il Gatto si affloscia lungo il muro come un foglio di carta, la signora telefona, Lucia ha un mancamento, io sono già sul letto. Ci ritorna del sangue ossigenato al cervello e noi italiani rispondiamo in coro che il contratto va bene così, che lui e i suoi straccetti possono uscire da dove sono entrati e che noi parliamo solo con il gatto e la volpe e non abbiamo bisogno di asini. Lui raglia un pò, poi anche Li Gang lo allontana sfruttando una capace arte oratoria fino a che l'asino si riassorbe e svanisce dalla scena. Scampato pericolo, ma chi sarà il prossimo?

Atto VI - Lucia pensa se firmare il contratto di affitto
Lucia ora ha dei segni di cedimento, chiede del doping, chiede un supporto morale, chiede a se stessa se vuole veramente firmare. Lo sfinimento ha il sopravvento e, mentre gli alpinisti capiscono quanto manca alla cima e dosano le energie, qui non si capisce più niente e non c'è una cima fra tutti e il più intelligente può competere con i pesci rossi e le energie vengono meno. Fa ancora più freddo perchè la demotivazione sottrae calore al corpo per un fenomeno studiato nel 1° principio della termodinamica applicata ai mammiferi, soprattutto di sesso femminile (è tuttora in fase di studio perchè non è chiaro come si leghi il bioritmo con i segni dell'astrologia cinese, però un vaccino sarà presto testato sulle idre e sui maiali dagli israeliani).
Gran Finale - Lucia firmaLucia si ritrova una penna in mano e le ritorna la freddezza necessaria (qui il corpo si riscalda per il 2° principio della lingua italiana). Questo è sicuramente l'ultimo atto di un travaglio inaudito. Sono le 17,30. La signora continua a frullare fogli e a proporre modifiche della modifica, a fare il riporto al foglietto del foglio dell'Allegato all'Appendice. Anche Li Gang, che vede approssimarsi il suo compenso, cerca di zittire la cetriola parlandole del futuro e di Confucio, alitandole nicotina, usando armoniosamente le mani per distrarla come la mangusta ondeggia col cobra prima di magnarselo. Anche lei quindi cede alle lusinghe della volpe (mi sembra uno zoo) e non oppone altra resistenza. La firma è un altro parto. La signora firma per delega in un angolo del foglio, ma la ferrea Lucia insiste nel vedere la sua firma sotto "Party A" essendo Lucia "Party B". Allora inizia il nuovo film. "io firmo per delega, quindi non posso firmare sotto Party A" secca ribatte lei. "No, mia cara signora, visto che hai la delega sei delegata a firmare sotto Party A sennò il Contratto non vale". "Chiamo mia figlia". Ma chiama chi vuoi anzi, ti consiglio di chiamare il chirurgo, un pò per rimediare ai tagli che Li Gang ti sta preparando, un pò per donare gli incisivi a Pechino che rifanno la Grande Muraglia. Intanto lei è al telefono con la figlia e riattacca rapida. OK, può firmare sotto "Party A". Spiegazione: la figlia, dopo averle fatto la delega e dato la sua Carta di Identità, le ha confermato al telefono che la delega è una delega quindi la figlia delega la mamma, cioè lei è la delegata alla firma. La mamma ri-firma sotto "Party A" e nel dubbio Lucia aggiunge una nota a lato del contratto: "s'è fatt'notti". Sollievo generale, si contano i soldi e il gatto e la volpe fanno la faccia di gesso ma sotto-sotto capiscono che avranno anche loro il meritato compenso e iniziano a ditribuire a testimoni e parenti le bomboniere: copia 1 a Lucia, copia 2 alla signora, copia 3 all'agenzia.

Sorpresa - mancano dei soldi
Entra un nuovo personaggio in casa: un signore opulento dai modi garbati, con pancia tonda ingrassata dal riso, tricheco nelle movenze, la faccia non antipatica, capelli corti e duri stile spazzolino da denti e occhialetti ovali con fine montatura in acciaio. Ci vuol poco a capire che lui è il capo dell'agenzia e che è venuto per ritirare i soldi del compenso pattuito. Lucia, nella sua capacità mimica, fa capire che purtroppo per loro, maybe, one problem, non so come sia capitato, mi avete avvertito troppo in ritardo, forse domani, ho il bancomat di pane, insomma non ho i soldi. Il tricheco alza un lembo della bocca, socchiude gli occhi cinesi, si controlla, chiede spiegazioni. Lucia le ripete aggiungendo che il bancomat è di marzapane e non di pane. Si convince perchè anche lui aveva usato la stessa scusa per comprare la moto e ci riunisce tutti in agenzia a pochi passi dal palazzo. Ci avviamo al termine di un pomeriggio tormentato. Li Gang prepara un foglio per certificare che riceverà i soldi da Lucia, mentre io mi allontano per comprare dei dolcetti al burro in un negozio vicino. Rientro e noto che il tempo si è paralizzato un'altra volta. Li Gang cerca di convincere la signora a fare da testimone e mettere la firma su un foglio in cui lei dichiarerebbe che Lucia pagherà sti soldi. Pensa un pò, la madama non riusciva a firmare il SUO contratto per i SUOI soldi e pensi che firmi il TUO per i TUOI soldi. Lei ovviamente (e giustamente) rifiuta e allora entro in scena io, rallentando i movimenti, elevandomi a salvatore della situazione e con una sicurezza degna di Bush prima dell'attacco all'Iraq, prendo la biro nera e siglo il foglio con la mia firma: un gesto solenne ma tranquillizzante al tempo stesso. Nessuno sa chi sono, nessuno mi chiede chi sono, non faccio vedere nessun documento, non sono nessuno, ma ho la faccia occidentale. Tutti stanno zitti e il foglietto ha le 3 firme: Lucia, Li Gang e...TopoGigio (scherzo, volevo firmare "TopoGigio", ma per rispetto ad una italiana ho firmato con il mio nome)

Epilogo
Lucia da domenica vive nella sua nuova casa e stiamo aspettando il party alcoolico di inaugurazione.


si chiude il sipario
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Attori
1) Lucia (tutti gli atti)
2) la signora e il suo telefonino (da Atto III)
3) Li Gang - la volpe (da Atto III)
4) il collega - il gatto (da Atto III)
5) Francesco (da Atto III)
6) il custode (solo Atto III)
7) un altro ragazzo dell'agenzia (solo Atto IV)
8) l'asino (solo Atto V)
9-10) 2 tizi (solo Atto V)
11) il tricheco (ultimo Atto)

NOTA
i nomi delle persone sono puramente casuali e per casualità si chiamano veramente così

per la sezione garbugli di cavi: se il tuo telefono non funziona

giovedì 13 gennaio 2005

Per inaugurare il 2005 vi mando questa foto e gli allego un raccontino (normalmente è l'opposto ma qui siamo in estremo oriente). C'era una volta... mmmh no, in pratica nel mio compound il cellulare non prende. Nessun problema così non mi rompono, ma mannaggia che la Terra è tonda e il telefono squilla di sera dall'Europa e io mi attacco come un geco ad una finestra della camera da letto per avere 1/4 di tacca utile e parlo seguendo l'onda, stringo le vocali perchè passino dagli invisibili fili satellitari e scandisco le parole spellandole ogni tanto e spellandomi perchè poi non sono un geco e il muro è liscio. Quindi il grande passo: Meucci l'ha inventato e io lo voglio in casa. Bolli, procure, firme, uffici, sportelli aperti e aliti pesanti ma in meno di un'ora ho un contratto in mano: mi ritrovo sotto l'ascella imputridita anche una scatola di cartone con la prestigiosa invenzione e mi promettono che entro una settimana qualcuno mi installerà la linea telefonica. Ci si informa, si discute, ci si appunta, si spuntano le date, e il fetido giorno arriva con le calze del ragazzino che cammina per casa e infesta la cameretta motivando gli acari allo sciopero e le impronte sudate si inseguono per una settimana con l'olfatto danneggiato. Comunque il ragazzino sa il fatto suo: si arrampica, batte, scuote, esce, entra, collega, alita, parla da solo, si interroga sulla vita e finalmente mi chiede il telefono. Wow, sorpresa, il telefono si eccita all'inserimento della presa e il suo display si illumina di rosso come una nave spaziale degli anni '80. La grande cianfrusaglia a ciambella plasticosa si anima tutta e un bel vagito sonoro cancella per un attimo la chimica del sudore dello sfortunato. "Tut-tut", mi chiamo sul cellulare e mi spalmo sul muro per rispondermi, chiamo in ufficio, chiamo i vicini a vedere, voce cristallina: è un tenore! Firmo, lascio che le calze escano da casa mia e si infilino nelle trappole chimiche a forma di scarpa lasciate vicino alla porta e mi diverto a schiacciare tutti i bottoni del telefono (ne ha tantissimi). Ognuno ha scritto qualcosa di fianco: casette, barrette, ciambelle, rametti, tutto incomprensibile. Istruzioni in cinese per facilitarmi. Fantastico. Provo anche l'accordo con i tasti, un do maggiore, un sol minore, una scala ritorta, un passaggio a destra, bribbling e lui sempre che squilla e fa tut-tut. OK, vado in ufficio nella posizione del buddha silente che sorride nell'esofago. Torno dopo Natale e lui mi aspetta fiducioso, col suo display digitale rallentato dal freddo. Tut-tut. Ricevo una chiamata sul cellulare, ma ora il muro è freddissimo e spalmarmi non è conveniente perchè ci si congela, allora pronunzio solenne: "chiamami al 64.66.84.94, che rispondo dal fisso". Dopo 5 minuti richiamano sul cellulare: "perchè non rispondi?". Vado al fisso, suona fesso, ch'è successo? L'astronave è malata: il discone non si accende più, prove, controprove, parlo in falsetto, parlo col pilota, cambio presa, provo tutto e "provolone chi l'ha installato" penso. Non mi scoraggio, si compone "10000" e sono in hotline ChinaTelecom, l'assistenza clienti 24h e in 24h ti risolvono o ti peggiorano la vita. Il giorno dopo appare spaventato un ragazzo, si aggira furtivo nell'appartamento gelato (il mio riscaldamento funziona a spruzzi e non dappertutto), riceve qualche insulto spontaneo, traffica con un telefono giocattolo, segue il cavo con lo sguardo, mi chiede (c'è sempre Jennifer che traduce per me), poi ci gela e l'appartamento a sto punto brina: "la presa del telefono ha l'acqua dentro, è bruciata!". Ora, di scienza non si finisce mai, però bruciarsi con l'acqua è un ossimoro e poi si genera idrogeno, pensavo fossero le sue flatulenze. Eppure ha ragione, la presa ha dell'acqua dentro, un micro-acquario. Vuoi dire che sto tsunami anche qui...? boh, misteri cinesi e primordiali: la vita è originata dall'acqua, ma il mio telefono ha perso la vita con l'acqua. La scienza non ce la farà mai a spiegarmi come si è generata H2O all'interno di una presa telefonica chiusa. La mia linea telefonica in meno di un mese si è già fritta, ho già imprecato, ho chiamato l'assistenza, ho già pre-pagato dicembre e gennaio, ho già un altro telefono (per verificare se fosse l'astronave o la linea).

Ora sembra funzionare nuovamente, forse, maybe, maaaah

PS: non provate a chiamarmi sul fisso per vedere se funziona, la Terra è tonda, io dormo prima di voi. Se avete già fatto le addizioni a scuola OK, io sono almeno a +6. Usate excel se avete problemi (formato celle ora). E poi...chi la fa l'aspetti, io mi alzo prima...

il commercio planetario: ho visto cose che voi umani non potreste immaginare...

mercoledì 15 dicembre 2004

La spinta del progresso ha reso anche il gigante d'oriente un paese comodo e semplice dove il commercio globalizzato spadroneggia in lungo e in largo. Sebbene nell'allarmista China Daily di qualche mese fa, il campanilismo orientale cercava di farci credere che il concetto di distribuzione di massa occidentale non avrebbe scalfitto le abitudini cinesi, i risultati sono invece molto evidenti e gli imperialisti occidentali sono sempre più radicati nel contesto giallo: McDonalds è più presente dei padani a Bergamo, PizzaHut e la simpatica facciotta del KFC stanno rimpiazzando i carretti non-so-cosa-mangio-vapori-unti-odori-nauseanti degli angoli delle strade cinesi, IKEA dilaga nei generi per la casa e, nella distribuzione alimentare, il colosso Carrefour è ormai consolidato in parecchie città della Cina (a Shanghai sono 4).
Già nel 2001 a Pechino, in piena dinastia TopoGigio XXsec., persa ogni speranza di poter rientrare in Italia a causa di una difficile trattativa, passavo i miei pomeriggi al Carrefour nella sezione "imported products" sognando malinconico il paese di origine dei Rocher Ferrero e delle Macine. Oggi, cosciente che il sogno di ieri si è trasformato effettivamente nell'incubo del quotidiano, mi capita ancora di infilarmi negli iper-store francesi e di fare scorpacciata di prodotti mondiali che, per uno strano corto circuito del commercio planetario, ha reso la Cina uno dei più fantasiosi esempio di competizione globale dei prodotti. Infatti io posso tranquillamente comprare a Shanghai nel XXI secolo i Pan di Stelle della Mulino Bianco, la Perrier francese, i Rocher Ferrero (made in Italy), la Nutella Ferrero australiana (è un pò più nauseabonda), il filetto australiano, il miele canadese, il cioccolato amaro belga, le Pringles americane, la Tequila messicana, il Rhum indiano, ecc. Questo caleidoscopio di generi, etichette, prezzi, pesi, colori, confezioni, si unisce comunque alle tradizioni del posto. Posso quindi anche comprarmi migliaia di qualità di tè verde, centinaia di qualità di pesci secchi e funghi asciugati. Ho a disposizione il banco degli alimenti disidratati (o almeno sembrano alimenti) come le meduse, i faccioni di maiale, le zampe di maiale, le seppie, le anatre intere appese per il collo. E posso ovviamente comprarmi gli animali vivi: rane, tartarughe, pesci, granchi, crostacei, conchiglie. Me li pesco (così scelgo la bestia migliore), me li infilo nella busta e li faccio pesare. Ho trovato carpe agonizzanti cercare di scappare dai carrelli, mi sono trovato zampette in movimento di tartaruga speranzose di fuggire dalle scatole di plastica e il meglio è quando qualche gambero salta fuori dalla vasca e in preda al panico rimbalza sul pavimento tra i piedi della gente e noncurante va alla cassa "less than 10 items" e si suicida sul tapis-roulant.
Mi sono quindi trovato al Carrefour di Wuhan durante il "gran festival del pesce non-so-che-razza-di-pesce" dove ricche offerte speciali scritte su cartelli gialli attiravano clienti gialli vicino alle vasche di acqua gialla per scegliere l'animale più sano e vispo: una tonnara monderna. Poi, tutti quanti allegramente a fare la coda come altrettanti pesci imbrigliati nella rete francese. La cosa che mi piace di più è però osservare lo sguardo sempre indiscreto e indagatore dei cinesi quando arrivo alla cassa. Tipicamente la signora di mezza età ficca il suo nasetto nei prodotti che ho comprato e si infila selvaggiamente nella tua privacy limitata di occidentale. Ognuno è seguito da occhi a mandorla che cercano di capire come si nutrono gli espatriati. Alcune volte si arriva al ridicolo, con le signore-invadenti che accennano anche a spostare la roba che hai già allineato sul banco della cassa per vedere le marche e cercano di comporre l'alimentazione tipo della settimana, calcolando i pesi e gli eccessi calorici. Chissà cosa capisce sta signora quando vede la mia tipica spesa: pringles alle cipolle, chinotto Sanpellegrino, Kinder Bueno, fruittella all'arancio e manciate di altre porcherie. Per fortuna non parlo cinese, sennò la stessa signora inizierebbe una lista di domande e terminerebbe con una disquisizione sulle potenziali modifiche genetiche che si potrebbero generare con la mia alimentazione sconquassata. Comunque dopo un pò si esce dalle casse e si ritorna alla "tranquillità".

Il commercio globale ha reso popolare anche il colosso IKEA anzi, in Cina il nome IKEA è sinonimo di "il meglio per l'arredamento", "il negozio chic", "il negozio che rende americani" (siamo al delirio geografico!). Le famiglie borghesi cinesi fanno a gara per accaparrarsi oggetti svedesi dai nomi interessanti: Mvkdoo, Jù§à, Svdtung, ugstttadtttfg, MortacciVostri. E quando scatta il fine settimana si ha il meglio con coppiette agguerrite che ribaltano sedie, si infilano sotto i letti o dormono sui letti, muovono tavoli, raschiano lampade, ungono specchi. Spesso c'è appresso a loro anche la temutissima mamma-di-lei e futura-suocera-di-lui, personaggio già descritto sopra come signora-invadente. E' una sottospecie dell'homo sapiens molto diffusa qui a Shanghai ed è catalogata dal WWF come creatura nociva e pericolosa, ed è anche nota al Pentagono come arma di distruzione di massa. Il suo concetto di vita è rompere le balle indistintamente e comunque: discute con il ragazzo dell'Ikea, vuole il colore impossibile, salta sui materassi come un canguro, casca sulle sedie come la mela di Newton, chiede l'acqua, la vuole più calda, adesso è troppo calda, forse non vuole più l'acqua. E il meglio è quando arrivano alle casse, con i carrelli che si infittiscono in coda e iniziano gli scontri tra tavolami e mensolami, salami e paralumi, divani e battimani, asciugamani e scacciacani. Ne escono malconci i poveri casellanti perchè prima di pagare ci sono le infinite domande delle inesperte e diffidenti acquirenti e il tutto diventa una discussione: posso montare il battimani da sola?, se non capisco lo scacciacani posso cambiarlo con un altro salami?, il mensolami è di più o di meno?, riesco a farlo da solo o chiamo tuo zio?, ma tuo zio non è quello che è amico del mio amico?, nello scontrino c'è uno scontino?, una macedonia gratis?, una bibita?, ma perchè allora dopo la cassa c'è il ristorante?, non è compreso nel peso?, ecc. E allora la pazienza deve diventare il tuo denominatore comune, devi armarti di tranquillità, liquefartineltempoinfinito, aspettaspettaspettaassppeettaaa...
Finalmente tocca a te che hai 2 tasselli da 6 perchè nella confezione non li avevano messi.

Vi allego una piccola serie fotografica per far capire che è tutto vero, perchè ho visto cose che voi umani non potreste immaginare...

la via e la barriera corallina

lunedì 29 novembre 2004

David Attenborough storcerà il naso e le orecchie mentre io gli estorcerei qualche sterlina, ma penso che l'etologia possa applicarsi perfettamente allo studio del comportamento cinese e che si possa generare un parallelo perpendicolare obliquo tra una generica e tradizionale strada shanghaiese e qualche scoglio di una affiorante barriera corallina.

Il giorno inizia prestissimo con le luci delle 5:30 mentre escono le prime creature portatrici di vita che allietano con carretti, gracchi e sputi la stretta via alberata. Altre creature escono dalle umide tane, nei pigiami a quadretti trapuntati o già nelle divise aziendali. Nonne antiche scricchiolano verso i raggi del sole mentre le mamme combattono accanite per spuntare il miglior prezzo delle verze. Il branco di mamme ruota attorno alla preda, verdure si agitano nel carretto, funghi si dimenano, pomodori sanguinano, legumi vengono afferrati, strapazzati, agitati, buttati nelle borse, pesati, monetine tintinnano, mani passano rapide e in breve la preda è spolpata, il carico finito. Il branco di mamme si allontana con le buste, il mercato del mattino è terminato mentre le nonne partecipano in disparte con l'esperienza dello sguardo, con le palpebre che si aprono appena, appesantite dal tempo. Loro sono creature antiche degli abissi profondi, che si muovono lentamente, vestite con i colori spenti della via perchè si devono mimetizzare, perchè il mondo non è più loro. Altre creature carnivore passano rapide e veloci, corrono voraci lungo la via e bisogna stare attenti.
Le nonne rimangono sugli usci, sedute nelle seggiole in bambù, all'ingresso delle viette laterali, pronte a scomparire se il pericolo si avvicina. I bambini fanno la loro comparsa, animaletti vivaci e colorati che nuotano frenetici lungo i marciapiedi, sono loro che annunciano le 6 e mezza del mattino, uscendo dai loro buchetti notturni, pronti per la scuola o per i giochi sulla strada. Rimangono lì come cavallucci marini, aggrappati alle mattonelle conosciute, giocano silenziosi, agitano foglie, spade di plastica, armi rumorose e luminose e rimangono lì in poco spazio, vicino alle nonne, pronti a sfuggire dalla strada pericolosa dove violenti barracuda metallici iniziano già a passare rapidi sperando di spaccare ossa e mietere vittime. Sono creature violente, incuranti della vita che pulsa sulle mattonelle dei marciapiedi, loro devono andare veloci e rapide in ufficio, senza compassione per le lente, anonime e trasparenti meduse che ondeggiano sui cicli scorrendo lungo l'asfalto mentre trasportano i carichi. Una viene inesorabilmente schiacciata lungo il bordo, un rantolo sordo, una bicicletta urta il carretto, una moto si schiaccia contro tutti, salta una fanalino, si storce un manubrio, si acciacca un pedale, tutto si blocca, si alza il vociare concitato, creature laterali si avvicinano curiose. Il tutto si risolve velocemente e il banchetto di novità si dissolve nella continuità liquida della via. Bolle di umanità svaniscono nella fretta del mattino che cresce, mentre i barracuda metallici aumentano e compaioni i primi cetacei diesel di linea, carichi di anime immobili e assonnate sui seggiolini. Osservano anche loro dall'alto, mentre il tutto riparte tra gli sbuffi degli scarichi inquinanti. E' già ora di vagare tra grotte e anfratti per rimediare il prezioso pasto. Coltelli si agitano nelle cucine, vapori ansimano dai contenitori in vimini e bambù e il macete inizia a sminuzzare verdure pronte per essere saltate nei wok e per insaporire zuppe di acqua calda.
L'affamato popolo lavoratore, inchiodato nella via per i continui cantieri, si libera dalla tenaglia del progresso per cercare di riempire la pancia. Camminano sudati, con l'elmetto protettivo ancora in testa, le braccia nervose e magre e i muscoli affioranti dalla pelle sottile. Corrono sulla via e si fermano sulle malferme sedioline in legno buttate sul marciapiede. Una zuppa rapida, un liquame incolore, una verdura inanimata e spenta aspettano di essere inghiottite nel limitato tempo della pausa pranzo. Bocche voraci succhiano rumorosamente i liquidi bollenti e in breve il pesce martello e il pesce sega, caratteristici e comuni animali di cantiere, entrano di nuovo in azione per smontare case e dissolvere colonie di organismi umani ritenute eterne nella barriera laterale della via. Si sgretolano i muri sotto i colpi sordi delle mazze, finestre e porte recuperate vengono accatastate lungo gli alberi in attesa di un acquirente, i tondini di ferro ripartono sugli appesantiti carretti tartaruga, mentre banchi silenziosi di creature snelle scorrono lungo i marciapiedi incuranti della storia che sparisce. Il tutto ritorna sabbia e si accumula sul fondo, in attesa che il nuovo palazzo prenda forma snaturando tutta l'antica barriera ormai morente. Passa rapida una giovane in livrea di accoppiamento: colori sfavillanti e atroci, accorgimenti aggressivi, abbinamenti picassiani, occhiali avvolgenti, unghie decorate. Ondeggia da un negozio ad un altro, si sofferma nervosa, morde e strattona un pezzo in saldo tirato su da una cesta, urla qualcosa nel negozio, riparte e scompare. Gli sguardi del pesce sega, perverso ma inevitabilmente passivo, si fissano sul corpo della giovane seguendola nel traffico mentre il pesce martello lo richiama all'ordine morale del lavoro continuo e infinito. Le giovani sbarazzine, incuranti dei look troppo violenti, ormai intrappolate nel mondo del fashion occidentale, appaiono sempre più frequentemente lungo la barriera. Sono una razza in aumento, continuamente in evoluzione, pronte a spendere per apparire, a colorarsi per essere viste, a rimanere vittime dei barracuda che le portano lontano nei bar e negli affollamenti alla moda della città inaridita.
Sulla strada ci sono anche i più pericolosi squali di barriera, animali nervosi e arroganti che si dimenano agitati nel traffico, animali con la targa governativa o militare. Questi sono un prodotto recente dell'evoluzione della barriera, anche se Darwin direbbe il contrario. Loro sono apparsi solo nei tempi moderni, pronti a sopraffare il debole, ad angariare per un nonnulla, a divorare le giovani appariscenti che non sono state ancora intrappolate dai vortici dei barracuda. Sono ancora animali rari ma molto pericolosi, la loro aggressività è reale, il loro potere incute terrore sulle creature; si possono fermare dove vogliono, pretendere, arraffare, minacciare. Quando passano gli squali, la barriera pulsante e vitale ritorna silenziosa e si crea una irreale tranquillità, una sospensione del tempo in attesa che il pericolo si allontani. Lo squalo, per fortuna, è una animale rapido, e in breve abbandona i pesci piccoli, speranzoso di un grasso bottino da altre parti. I carretti-paguro invece non hanno paura degli squali, non hanno paura di niente, loro sono l'inizio della scala gerarchica. Trasportano i loro pesanti carichi incuranti della vita che si dimena lungo la via. Tutti hanno bisogno di loro, senza di loro la barriera muore soffocata dall'immondizia e dalla sporcizia. Loro raccattano tutto: plastica, vetro, portano l'acqua, verdure, frutta, divani, armadi e la sera rigenerano gli scarti dei ristoranti, gli avanzi spudorati dei barracuda e degli squali. Loro sono il condimento continuo e infinito della via, dal mattino alla sera, per loro non c'è il mattino o la sera, non c'è l'alba e il tramonto, queste sono scomposizioni temporali fittizie dettate da altri, per loro lo svolgersi della vita è un continuo colore uniforme e mediocre che crea luci diffuse e proietta ombre sfuocate.
Cala rapida la sera con le creature del giorno che si ritirano dal marciapiede, lasciando spazio al nuovo popolo degli abissi che illumina la via con bulbi fosforici richiamando gli ultimi passanti. Qui è la parte più umile e sommersa che viene fuori dalla colonia umana che abita questo scorcio. Non ci sono più i colori del giorno, ora si devono creare le ombre della notte e le creature sono pronte a scomparire a comando, inghiottite nei tombini e nei tunnel dei cantieri, rapide a terminare il lavoro assegnato prima che il giorno ricominci. Alcuni stendono un cartone per terra e come sogliole mimetiche del fondale iniziano a dormire mentre la vita continua rallentata vicino a loro e i rumori si ovattano. Non sono barboni, non sono pezzenti come li intenderemmo noi, non c'è bisogno di don Ciotti e Ernesto Olivero, sono solo le colonie di lavoratori che vengono dalla campagna e che ricoprono un metro quadrato della via fingendo sia una casa. Hanno poco o niente e risparmiano tutto, sperano di tornare in campagna con qualche moneta: una fortuna per le loro famiglie lontane. All'alba tolgono il cartone, mettono la trapunta nella sacca, e abbandonano la casa, lasciando lo spazio ad un carretto, ad un banco di giornali, ad una cassetta di frutta. Il popolo notturno è molto simile ai crostacei che escono da non si sa dove e che si riversano negli angoli della via, raccattando oggetti preziosi, tocchettando con le chele i rifiuti del giorno, sbattendo le antenne e percependo in anticipo i fastidi dell'umanità che dorme, dopodichè spariscono sensibili ad ogni minimo cambiamento che possa rappresentare un pericolo. I crostacei sono preziosi lavoratori e infaticabili spazzini, mangiano rapidi i loro ammassi di riso bianco, buttati su una panchetta o in piedi e poi si dissolvono alle prime luci. E un giorno sembra finito ma non è mai finito e i carretti tartaruga stanno di nuovo comparendo ma non sono mai scomparsi, le nonne sono di nuovo fuori ma non sono mai rientrate e una partita di carte continua da mesi ad un angolo della via, attirando un nuovo branco di passanti curiosi che ricolorano un nuovo giorno in una successione infinita delle stesse cose, in un mondo ripetitivo delle stesse situazioni: un mondo uguale in una società che cambia rapidamente, un controsenso dell'evoluzione. Qui Darwin sarebbe impazzito e avrebbe chiesto una canna e io sono dubbioso sul darwinismo ma non delle canne.

le montagne gialle (Huangshan)

mercoledì 3 novembre 2004

...e mi sono anch'io preso la mia libertà andando sulle montagne gialle dopo aver terminato la visita missionaria a Wuhu, strepitoso centro di niente, ombelico del lombrico, nella depressa e povera provincia dell'Anhui. Per arrivare alle montagne sono dovuto salire sul treno dei contadini (vuol dire "sedili duri", vuol dire "i treni dell'altra classe") passando le mie tranquille 5 ore tra carte da gioco sui tavoli, occhi che mi scrutano, rutti, sacche che cadono, bambini che cadono, mele che si sbucciano, bambini che si sbucciano, mamme indifferenti, semi che si sputano, rantoli di sputi e sputi che vagano speranzosi di centrare il lavandino ma che inevitabilmente si infrangono colando sulla parete, thermos che passano per rigenerare il tè verde, carretti di prodotti impossibili. Ovviamente non ho posto perchè in questa classe non ci sono i posti assegnati, e il cinese "dell'altra classe" abituato alla lotta di classe, infinocchia con classe l'agguerrito occidentale riempiendo tutti i buchi possibili sulle panchette e lasciandomi lì, inebetito, nel corridoio.
Cerco un pò di tranquillità accucciandomi tra un vagone e l'altro, tra il lavandino (aiuto!) e un altro presunto mammifero accucciato (è morto?). Ci si dà fastidio per far passare il tempo, ci si urta, ci si spinge, ci si fuma addosso, si mette lo zaino in modo che cada sempre (questo lo faccio io), e il bambino gioca sul mio alluce, perchè un pò più in là non dà fastidio a nessuno e allora predilige darmi fastidio addosso. "Chi ti ha generato non può riprenderti e riassorbirti?" penso tra me e me, ma lui è un bimbo ed ha pure la faccia carina, con la testa tonda e rapata e gli occhi scuri e vispi che scrutano dai tagli obliqui del viso. Il tempo passa, mi sorridono, mi chiedono se sono dello Xinjiang, cercano di parlarmi ("hai un buon alito tu, perchè non parli con i tuoi amici nell'altro vagone?"), vogliono sapere, sono curiosi, si intromettono, parole in inglese "hello", "good", "sank-you", "hauariu" e ridono, denti d'oro, pochi denti, denti sani, denti anneriti dalle sigarette. La mia fermata arriva, è buio, mi affaccio alla porta del vagone e gentilmente mi spingono con uno spigolo di un enorme cassa di cartone trafiggendomi la 4^ vertebra. Mi giro con sorriso ebete, ringrazio della frattura, maledico il carico e parte della sua dinastia.
Prendo un taxi per arrivare alle pendici del monte, il taxista è del luogo e mi offre una camera di albergo dove lui conosce (vuol dire che mi fregheranno dei soldi), accetto perchè sono le 11 di sera e non ho tante scelte. Entro in stanza, provo a lavarmi ma noto delle incongruenze estetiche dello specchio e la non raffinatezza della ceramica della vasca, per di più il colore fanghiglia disomogeneo della biancheria da bagno stona nettamente con il raffinato fumè scuro di umidità che fiorisce tra la porta e la parete e opto per una più semplice immagine virtuale della doccia, poi mi butto su un letto decente con spesse coperte di lana. Fuori fa fresco, il cielo è stellato, domani si cammina. Il mattino dopo mi compro dei biscotti, le mele, l'acqua e il cioccolato e la mappa del posto e parto tranquillo.
Il posto è famosissimo in Cina ed è riconosciuto tra i primi posti delle "montagne più famose": poeti e pittori si sono ispirati e si ispirano tutt'ora, gli innamorati salgono per saldare il loro amore eterno, però ci sono anche migliaia di turisti che ogni giorno calpestano la pietra della montagna, vomitati da una decina di aerei giornalieri che collegano tutta la Cina a questo posto. E allora ci sono gruppi con cappelli gialli, verdi, rossi, blu, bianchi, gialli e blu, bianchi e rossi, bandierine rosse che richiamano gruppi con cappelli rossi, bandierine gialle con file di cappelli gialli, bandierine abbassate perchè hanno perso i cappelli, cappelli solitari che hanno perso la bandierina, cappelli dimenticati, capelli senza cappelli, riporti. Io cerco di zigzagare, evitando la stazione della funivia, dove si ammassano i turisti per andare in su, affamati di dire "sono andato" e non di cercarne l'intimità del luogo e il motivo ispiratore dei poeti e dei pittori. Il turista medio è quindi arrivato in aereo, trasportato in pullman con una notte in albergo, con assegnato il cappello e la bandierina, vestito con mocassini neri, calzoni e giacca flosci, magliettina, borsello e parte per l'avventura artificiale del grande show cinese.
Tutto diventa comodo, facile, di massa, organizzato con hotel e ristoranti in cima, con guide e megafoni, con funivie e fotografi al seguito per immortalare, antenne di telefonini, surrogati di avventura. Però la massa si accalca in alcuni punti chiave: il pino degli innamorati, un banale pino che si biforca (e sono centinaia a osservare il pino), il pino a forma di pavone (può sembrare un formaggio, un auto, un'antenna satellite a seconda di come lo guardi), il pino dove è stato fotografato DengXiaoping (ma perchè continuano a guardarlo, lui è morto, non c'è più), il picco del Loto a 1850m (qui faranno sicuramente un ascensore da 30 posti con DVD incorporato), e bisogna ammirare l'alba alla "scimmia che guarda il mare", un sassetto erratico su un picco con un bel panorama sotto. Sono arrivato su anch'io, sono stanco, trovo un letto e vado a dormire.
Al mattino dopo, evitando con cura i posti turistici, il luogo diventa incantevole, il cinese si dirada, scompare, e lascia alla mia libertà la scelta del sentiero con passeggiate stancanti su e giù per le imponenti scalinate ricavate lungo tutto il massiccio montuoso. Opera immensa, questa delle scalinate in pietra, con gradini riportati o scavati nella pietra, con passaggi a sbalzo sul canyon, tipico esempio della volontà di un popolo comunque infaticabile e lavoratore. Mi lascio trasportare dai profumi dell'autunno che arriva, trovo i fagiani, gli scoiattoli, il picchio, oggetti animati che il cinese non vede più, li percepisce solo come potenziale cibo, non sono nella brochure pubblicitaria, nella foto panoramica colorata artificialmente con fitri rossi. Io allora sprofondo nella natura da solo, in scenari apocalittici, con torrioni granitici smossi nel tempo dai terremoti e lisciati dai venti, natura intatta, pini contorti che crescono nella roccia, sorbi con le bacche rosse, aceri, frassini. Un'incontenibile bellezza naturale che va oltre il visibile, si annulla nelle umidità del cielo profondo e dipinge gli ultimi torrioni come scenografia impalpabile. Veramente un posto incantevole, degno del Signore degli anelli. Mi sento parte di un film, con le forze del male che mi inseguono, fischiando tra le pareti con i richiami grotteschi degli uccelli nel bosco e io protagonista che devo camminare per sfuggire: passo il canyon, con uno strapiombo di 1000metri, cammino sulla passarella a sbalzo, passo "il ponte degli immortali" (forse c'è anche Highlander qui in tenda con Braveheart che fanno picnic), salgo fino al "picco delle nuvole che si dissolvono" (sti nomi poi...).
Ecco un megafono che rompe l'incantesimo, sono di nuovo in cima al monte, vicino alla "civiltà", un hotel nasce incastrato tra le rocce, un ristorante sbuffa vapori al minestrone, una ragazza richiama i turisti, monili, ciarpame, bastoni turistici, scritte beneauguranti vengono incise su placche di bronzo. Di nuovo l'incubo dei cappellini, cappellini dappertutto, bandierine, sigarette, rumore, raschi polmonari generano smeraldi mucosi a comporre mosaici scivolosi, una bimba raccoglie le ultime tre corolle di un fiore giallo e un'ape si allontana nervosa senza pasto, le mosche scappano, troppa puzza. E' ora di trovare la cuccia, sono le 17. Un presunto hotel (da noi si chiamerebbe canile per umani) offre letto in camerata a 8 Euro (il posto è carissimo perchè molto turistico): struttura in ferro, assi di legno come materasso, trapunta umida. Comunque non male, accetto. Con me dormono 2 ragazzi cinesi, dignitosi e tranquilli. Mangio delle noccioline, un uovo di anatra salato, del cioccolato e una mela.
Alle 19 si spegne la luce in camera, sono stanco, siamo stanchi, entro nella trapunta umida e in breve mi addormento. Il mattino seguente, alle 6, sveglia obbligata dal rumore cinese, sembra di essere in aereoporto o in metrò. Quello che non capisco è come i cinesi possano generare così tanto rumore in così pochi. I progettisti di amplificatori hi-fi dovrebbero studiare il comportamento dei cinesi per inventare dei nuovi modelli potentissimi e aggiornare le formule algebriche. Comunque... abbandono in fretta la cuccia. Mi affaccio verso il panorama della scimmia, mentre orde di cinesi ridiscendono dopo averne visto l'alba (era obbligatorio, c'era anche sulla brochure turistica!). Rimaniamo in pochi perchè il sole non interessa ai cinesi, li spaventa perchè si rischia l'abbronzatura e già i primi ombrelli si aprono per evitare il raggio maligno. Bellissimo panorama, la scimmia è sempre là ad osservare i picchi illuminati dal potente sole che taglia l'umidità del mattino. Ridiscendo verso il basso, affrontando il lungo-funivia, complesso di scale ripide e movimentate che scendono lungo la vallata.
Si incontrano i portatori della cooperativa, con la pettorina numerata: popolo silenzioso, lavoratore, infaticabile. Hanno tra i 50 e i 100kg appesi alle estremità del bambù, i polpacci sono vere e proprie bocce trattenute dalla pelle, le spalle hanno il callo del peso. Hanno età variabile dai 20 ai 50 anni. Loro non hanno diritto alla funivia, toglierebbero posto ai turisti, costano meno dell'elettricità, sono facilmente rimpiazzabili. Portano su tovaglie lavate, gas, petrolio, stufe, televisori, uova, riso, coca-cola, mattoni...sono sudati, i visi segnati. Offrono anche servizio di portantina per i turisti che "devono" salire ma non possono sudare. E per pochi Yuan arrivi su senza fatica. Arrivo al fondo della funivia, tra lattine che si aprono, megafoni che gracchiano, bacchette che afferrano cibo, musiche ai megafoni, scoregge magafoniche e pullmini accesi. Io proseguo, continuo verso il basso, lungo la valle ad ovest del monte. Il panorama cambia, i pini lasciano spazio al bosco con le querciole, i frassini, i cespugli di camelie e rose selvatiche. Più in basso i generosi e vigorosi bambù, altissimi e robusti invadono intere vallette, con le chiome verdi reclinate a generare ombre fittisime. Al fondo scorre lento il fiume, adesso quasi asciutto dopo la stagione calda. Le acque rimbalzano tra le rocce bianche levigate dalle acque, si creano pozze profonde di un blu intensissimo che contrastano con i colori della natura, si genera la cascata dei nove dragoni (adesso ridotto ad un pisciotto di macaco). Sono di nuovo solo, uniche creature sono i granchi di acqua dolce e i pescetti che ancora sguazzano nelle limpide acque.
Questo posto è fiore all'occhiello del governo centrale come esempio di preservazione della natura e sito Unesco dal '90 per la conservazione e la bio-diversità e mi stupisco e mi rallegro a vedere la pulizia, la cura e la naturalezza del posto. Dopo una quindicina di km arrivo al fondo della valle e mi ritrovo in un bel villaggio abitato, con i funghi messi al sole nei cesti in vimini, con i legumi che asciugano nelle aie. Sulle colline iniziano a comparire le coltivazioni del famoso tè di Huangshan e dei crisantemini color crema, altra bevanda molto popolare e famosa, ricavata per infusione dalle corolle dei fiori. Ho finito la vacanza, i miei 3 giorni si sono esauriti in un posto meraviglioso. Attenzione però, lo stesso posto può essere un incubo se ci si ritrova in qualche gruppo turistico, perfettamente organizzato ma spaventosamente meccanico, impersonale e artificiale. Io proseguo adesso per la città di Huangshan, a 50km dal monte, prendo un micro-bus di linea che per ben 1 Euro mi carica e mi garantisce un'ora di viaggio sicuro. La porta non si chiude, il mio finestrino neanche, il portavalige è caduto già da tempo. Mi stringo nello zaino e guardo il panorama della campagna, mentre già scendono le luci del tramonto, sono le 17. Questa sera sarò di ritorno a Shanghai su un moderno aereo della Shanghai Airlines che agli 800km/h mi riporterà nel consumismo-imperialista della megalopoli-moderna: un bel salto.

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stai male? non in Cina, grazie

giovedì 28 ottobre 2004

Capita quasi a tutti di star male una volta nella vita, vuoi per un timballo di ricci di mare del porto di Bari, vuoi per un tiramisu col mascarpone al gusto gorgonzola, vuoi per una frittura di funghi velenosi spacciati per porcini. E la notte ci troviamo con gli occhi pallati a rantolare nel letto nella speranza di un miglioramento. E quando il crampo addominale raggiunge l'insopportabilità, siamo costretti a ricorrere al medico che ci consiglia la centrifuga gastrica, i clisteri intestinali, degli improbabili sturelli orali, le dita in gola etc. Al meglio ci si ritrova sul water per un giorno accompagnati dai lamenti, al peggio si ricorre al più vicino ambulatorio dove ti pacioccano un pò e ti rimettono in sesto. La stessa cosa potrebbe accadermi qui in Cina se conitnuo a mangiare le ricette che vi ho descritto qualche giorno fa o per qualche altra stranezza culinaria, ma sto cercando il più possibile di allontanare da me questo evento per vari motivi.
Il primo è che non voglio giocarmi dei giorni di ferie visto che in Cina, ufficialmente, la malattia conta come ferie ed è per questo che in tutti i curriculum dei ragazzi cinesi che vogliono farsi assumere ci si ritrova sempre la dicitura "healthy" (e chi è il pazzo-malato che scrive "not healthy"?).
Il secondo motivo è che non parlo la lingua e non vorrei mi ingessasero un piede al posto di guardarmi nelle orecchie, o che mi estirpassero un orecchio al posto di guardarmi un piede (sto imparando a conoscere i miei polli influenzati col cervello annebbiato)
Il terzo motivo è che la mia polizza assicurativa è quanto mai vaga per i paesi lontani tipo Cina. E' molto chiara assecondandomi che in caso di morte per sport estremi loro non si ritengono responsabili, e li menziona tutti: parapendio, paracadustismo, sci estremo, ristoranti cinesi, meeting con i cinesi, etc (gli ultimi 2 li aggiungeranno presto, sono sicuro).
Il quarto motivo è perchè mi è capitato purtroppo di assistere ad alcuni di questi casi e vi racconto qualche episodio:

Episodio 1


L'amica Lilli si è azzoppata un piede dopo che un'anta del suo perfetto armadio cinese è carrucolata finendole con tutto il peso sull'alluce. Piangente mi chiede un consiglio perchè il dolore è allucinante e la notte non ha dormito. Ella, creatura umana, parla il cinese e conosce i polli (= icinesi) e, in cuor suo, sperava nei miei miti consigli e in una carezza consolatoria. Invece il mio verdetto e giudizio è stato insindacabile: "vai a farti vedere". Visita il primo ospedale cinese che vanta dottori "internazionali", cioè dottori cinesi che hanno visto gli uomini bianchi in mutande e possono dire "hello" e "byebye". Responso con radiografia: non è rotto, ma 40gg di gesso non te li leva nessuno, non si sa mai. Lei è disperata e allora mi richiama. Mio ulteriore consiglio spassionato: "prima di farti ingessare il braccio (avrebbero sicuramente sbagliato arto), chiediamo ad un altro ospedale" e lei seleziona il migliore tra la lista di quelli papabili che circolano tra noi "expat" (=espatriati). Altro esame al tatto, responso: non è rotto, però lei urla di dolore. Boh. "Lilli" dice il Dott.Motta, esperto in traumi e vene varicose "provane un terzo" (ogni tanto mi sento geniale!). Lilli va con Jacopo in motoretta alla nuova sezione internazionale del terzo ospedale. La nuova sezione internazionale è stata inaugurata di recente ed ha un'entrata degna di un moderno aereoporto, piena di luci come un karaoke e appariscente come un chiosco di angurie italiano.La nuova sezione si preoccupa di metterla a proprio agio, le fanno una radiografia e il responso è senza scampo: è rotto, gesso 40gg, sennò camminerai sulle mani per il futuro dei tuoi giorni. La Lilli prima ci pensa, magari camminare sulle mani...poi esce con un gambaletto in gesso (al piede giusto) ed è ancora oggi ingessata (al piede giusto). Le siamo di conforto e la sosteniamo psicologicamente.


Episodio 2


Il secondo episodio è relativo al mio normale tran-tran quotidiano che mi costringe spesso a circolare per la Wulumuqi Lu, dove ci sono 2 ospedali che si affacciano l'un l'altro sulla strada. Qui è divertente, anche se un pò cinico, osservare come i pazienti vengano passati da un reparto di un ospedale ad un altro reparto dall'altra parte della via nel pieno del caos del giorno. Allora nasce un passaggio di infermieri, dottori e parenti che scortano lettighe, trespoli per le flebo, disgraziati, fasciati-sfaciati, sedie a rotelle, facce piangenti, barelle, e si dimenano nel traffico dellaincasinata vietta cittadina. Il risultato è per esempio vedere una barella in coda al semaforo con altre auto che aspetta il semaforo verde per "svoltare" nell'imbocco della via dell'altra sezione (vedi foto). E quando fa freddo, come questo inverno, il malato è blindato sotto lenzuoli e coperte e sembrano tutti dei morti belli stesi.


Episodio 3


Un ultimo episodio si riferisce al mio vagare per città cinesi, portato dal lavoro missionario di semina che sto facendo. Quel giorno mi trovavo a Qingdao, località famosa per la birra, portata negli anni '30 dai tedeschi che provavano a colonizzare la Cina forti del loro momento storico. Io invece non dovevo colonizzare ma, dopo la visita al cliente, dovevo semplicemente andare all'aereoporto. Arrivo al terminal "domestic" e il mio occhio cade (in senso figurato) sull'autoambulanza parcheggiata lì fuori. Ero più che altro stupìto del nuovo modello di veicolo, pulitissimo, probabilmente comprato da pochi giorni e spero mai utilizzato. Certo, spero "mai utilizzato" perchè l'autista era tutto intento nel mondo dei sogni piuttosto che ai dolori della terra. Nella foto potete vedere il prodigo autista nel tentativo di salvare quante più vite umane possibili: cioè dorme. In una foto si intravvede oltre al finestrino dell'ambulanza una vecchina: forse doveva essere caricata ma è guarita nel frattempo. Meglio per lei, poteva andarle peggio.


Ultimo commento: è sin dal 2000 che noto la difficoltà delle ambulanze a districarsi nel traffico cittadino di Shanghai. Ho già avuto modo di descrivervi il caos e l'anarchia che scorre sugli interminabili chilometri d'asfalto della città. Inoltre, ironia della sorte, hanno dotato le ambulanze cinesi di una sirenamoscia e stanca, una sirenetta, degna di Walt Disney e non del rumore che dovrebbe fare. Forse in Cina bisognerebbe dotare le ambulanze di laser inceneritore e dovrebbero avere dei marines come equipaggio in modo da garantire al malato la possibilità di arrivare in ospedale sano esalvo...cioè sano no perchè è in ambulanza, ma almeno salvo.

Dott.Francesco

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per la sezione garbugli di cavi: dai tetti di Weifang

mercoledì 8 settembre 2004



Anche gli elettricisti hanno problemi: aggiornamento da Jindezhen


Penso che la città di Jindezhen sia più famosa per le ceramiche che non per il livello tecnico-capestro-sconclusionato dei suoi elettricisti

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riflessioni riflesse

martedì 28 settembre 2004

Il mondo cinese ha affascinato sin dai tempi remoti tutto l'occidente, a partire da Marco Polo e Matteo Ricci fino ad arrivare a Formigoni che venerdì sera, dopo abbondante Brachetto, ci ha espresso la sua meraviglia per le opere fatte dall'instancabile popolo asiatico. Ancora oggi il complesso tessuto sociale e commerciale è rimasto avvolto in un alone di mistero e spinge i più intraprendenti occidentali a visitare il paese dell'estremo oriente (ma il Giappone come si chiama allora, estremissimo e la Kamchakta?) per cercare di capire dal finestrino del pullman una delle più antiche civiltà del mondo. Però, appena appoggi i piedi per terra e vivi il popolo dal basso, ti rendi conto che non sei di fronte a dei misteri, nemmeno ad una forma di energia magica, ma semplicemente ti trovi nel casino più totale di un popolo che non riesce più a capire chi glielo ha creato, perchè è troppo indaffarato a uscirne peggiorandone la situazione. Questa difficoltà si avverte in varie sfumature: dalle auto che escono dai parcheggi e imboccano tutte contemporaneamente una via d'uscita contromano fatta apposta ad angolo retto per dare più fastidio, dalle code ai check-in che sembrano le partenze delle maratone, con tutti schierati davanti al bancone e nessuno in fila, dal cercare di uscire dal metro prima che salgano tutti (con un famoso concetto cinese che prima si entra poi gli altri ti spingono fuori perchè devono uscire e poi si rientra). Altre sfumature sono legate alla difficoltà nelle comunicazioni. Pur non sapendo la lingua mi rendo conto che non c'è un modo univoco per dire un indirizzo al taxista, ma c'è un modo approssimativo per farglielo capire, quindi l'interlocutore lo modifica a seconda della sua comprensione, allora gli viene ridetto in una terza sfumatura, per poi sentire gli stessi suoni ma con piccole alterazioni e si stabilisce la pace dopo 4-5 scambi di battute simili ma non uguali. Fino a che, convinti di essere arrivati, ci si accorge che tanto ti ha portato dove voleva lui che non è il posto che tu hai chiesto, ma nemmeno quello che lui ha capito, però adesso sei in un terzo posto e rimani lì come un fesso dopo aver regolarmente pagato e magari avevi un appuntamento importante (da qui la mia deduzione che i cinesi abbiano inventato i telefonini, per coprire gli errori dei taxisti).

Per farvi capire con un esempio pratico e diretto come si può complicare qualcosa di semplice ho pensato di fare qualche foto ai modelli delle auto che si possono acquistare in Cina e vi invio una modesta composizione fotografica. Quelli fotografati sono ovviamente modelli cinesi di auto o veicoli non troppo famosi in Europa, come la Foton, la Jeely, la Changan. Mentre l'Audi propone una banale A6, la Volskwagen una ovvia Gol, la Buick una modesta Sail e la Fiat una semplice Palio, i loro concorrenti cinesi, agguerriti come marziani in cerca di conquiste interplanetarie, sfoggiano modelli altisonanti come la "bijeiseimilaquattrocentoottantaseibiunodibiatrattinodue" (la prima nella foto) oppure la più ovvia "jeiicsmilleventunodiesseaccatrattinodielleics" (la quarta) e così via. Allora mi sono anche immaginato il dialogo di due ragazzi che euforici, al mattino, si scambiano opinioni sulle auto.
Ragazzo 6HJ%44GHG^HK: "hai visto che mi sono comprato la nuova 'bijeiseimilaquattrocentoottantaseibiunodibiatrattinodue'" (ed è ora di pranzo)
Ragazzo FYW45_E89KJ: "davvero, ma non volevi la 'jeiicsmilleventunodiesseaccatrattinodielleics'" (e siamo a merenda)
Ragazzo 6HJ%44GHG^HK: "Sì ero indeciso tra la 'bijeiseimilaquattrocentoottantaseibiunodibiatrattinodue' nera e la 'jeiicsmilleventunodiesseaccatrattinodielleics' nera poi ho scelto la 'bijeiseimilaquattrocentoottantaseibiunodibiatrattinodue' nera"
Ragazzo FYW45_E89KJ: "scusa si è fatto tardi vado a cena che ho le rane e i ragni freschi da mangiare col riso, buona notte, magari domani continuiamo"

Vorrei pubblicamente ringraziare chi ha inventato il copia-incolla di Windows e candidarlo ai premi Nobel, così che mi è stato facile preparare questa piccola scenetta.

NOTA: nella foto c'è anche un'auto che si chiama in due maniere diverse (a destra) e una fantastica auto (la Saic Chery) che ha l'ABS+: ma che cosa è questo "+" che hanno aggiunto? Da notare che so per certo che quest'auto non è neppure dotata di ABS, quindi potevano scrivere +/-ABS.

NOTA2: per gli amici del mondo automotive. Hai bisogno di consulenze? non sai come chiamare il tuo nuovo modello di auto in Cina? c'è qua il cesco, agente-consulente-consociato-collettivo-architetto-meccanico che legge e interpreta il calendario lunare, conosce il FengShui, esperto in astrologia, interpreta i movimenti della Luna e le pieghe della pancia, conosce Actarus e parla di donne con i Pokémon. Lui può aiutarti

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modello: apriscatole per pullman

mercoledì 15 settembre 2004

Se in Fiat/Iveco non avete idee vi propongo questo apriscatole-veicolato trovato sull'autostrada che faccio ogni mattina. E' un mezzo indispensabile che risolve una molteplicità di problemi.


Stime marketing: 5,000 pezzi annodistribuzione

territorio: Asia in prevalenza

potenzialità: forte espansione, utile anche per stuntmen e Luna Park

colori: il giallo non è male

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sabato 8 settembre 2007

la cucina cinese

July 27, 2004

Sappiamo tutti che i ristoranti cinesi in Italia non offrono la vera cucina tradizionale. Infatti i cinesi che mandano avanti le bettole italiane provengono tutti da una zona rurale dell'entroterra mandarino e non sono affatto ristoratori nel proprio paese ma scappano oltremare in cerca di fortuna e vengono reclutati nel Bel Paese. Mentre loro cucinano in Italia le cose che si ritrovano sui menu pre-stampati, nel loro paese di origine dei professionisti esaltano i sapori e i colori dei cibi e così ogni Provincia offre un'infinita varietà di ricette antichissime le cui origini si perdono nelle varie dinastie passate. Sono proprio le dinastie imperiali che hanno permesso ai cinesi di raggiungere questa capacità culinaria, perchè riducendoli alla fame, li hanno messi in condizione di cercare il cibo dappertutto e di renderlo commestibile. Ecco allora che oggi ci mangiamo le cose più improbabili, con i famosi gusti "orientali" che qualche volta generano dei vortici in pancia, creando nocive armi chimiche durante la notte. Ma il tutto si può sempre curare con un'ottima coca-cola imperialista che centrifuga lo stomaco e gasifica gli intestini, riducendo a scoria radioattiva il cibo ingerito. Onestamente penso che non basti un Cucchiaio d'Argento o una Cucina Italiana per descrivere tutte le possibili ricette del continente giallo e io stesso ne ho assaggiate tantissime e alcune veramente particolari: il piede di cammello dello Xinjiang (la regione musulmana al confine con il Kazakistan e il Kyrgyzistan) gommoso come un pallone da basket e tutt'altro che buono, ottime meduse ai semi di sesamo (Shanghai) croccanti come nervetti, il ben più famoso sangue di vitello rappreso dell'Anhui che vibra molliccio sulle bacchette, la pelle di serpente in insalata che ho mangiato a Chongqing nello Sichuan o le crisalidi fritte che si mangiano a Nord nello Helonjiang, che ti scoppiano fra i denti come brufoli e hanno un vago sapore di omelette. Questi cibi vengono cucinati al volo dopo che sono stati scelti dal cliente e appoggiati sui famosi tavoli girevoli rotondi. Lo stress cinese per servire i cibi freschi è tale che anche quando pescano in mare, portano a riva il cibo vivo che viene subito immesso negli acquari dei ristoranti per essere poi cucinato. Anche questo è dettato dalle condizioni ambientali del passato, con il gran caldo dell'estate e la mancanza di refrigeratori. Anche se oggi si può ovviare con le moderne celle frigorifere, i cinesi continuano a preferire il cibo vivo e cotto al momento (commento: hanno ragione, voi vi fidereste a mangiare qualcosa di morto in Cina? altro che SARS) e io stesso posso comprarmi la tartaruga viva al Carrefour e scannarmela nel lavello della cucina per farne la deliziona zuppa. Il trasporto del cibo sta divenendo ossessionante e tutti i mezzi di locomozione sono impegnati per trasportare i cibi: gli aerei per le ampie distanze (vi ricordo che è vietato imbarcare granchi vivi come bagaglio a mano a Shanghai, sta scritto al check-in), i treni per arrivare nei villaggi (spesso viaggio con a fianco un pollo la cui testa esce curiosa da una scatola di cartone), le motorette per i mercati locali e le brevi distanze. E' meglio comunque non pensarci troppo e far finta che il cibo provenga dal cielo come manna divina, pulito come fosse nato nel Paradiso terrestre, perchè se il trasporto avviene come per gli esempi fotografici che vi mando ho paura di non digerire tutto (foto scattate in centro a Shanghai e vicino a Tai Hu, menu preso al ristorante di Jingzhou).

Adesso vado a mangiare in mensa, dove già l'odore è un misto clinica-fertilizzante-scarpe di giocatore. Speriamo in bene. Ieri c'era maiale stufato (di vivere), bambù, melanzane molli e altre amenità. Oggi è una nuova sorpresa.

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il piacere di mettere su casa in Cina 2

venerdì 16 luglio 2004

Ebbene sì, sono costretto a riscrivervi per darvi alcuni aggiornamenti


Ho ri-ordinato un armadio a muro a filo parete per l'entratina

E' arrivato anche il secondo. Molto meglio del primo, infatti vogliono 2 volte i soldi (da notare che le ante sono tutte approssimative: se apro l'anta centrale si porta dietro anche l'anta del mobiletto superiore... finezze!


Ho ri-ordinato un letto

E' arrivato anche il secondo: il fondo non c'è, i cassetti non sempre chiudono, non ci sono i piedini (appoggia direttamente a pavimento). Risultato: ho pagato e li ho mandati a casa, perchè va mediamente bene (mi ritengo già fortunato)


Ho scelto dei faretti per la specchiera del bagno chiedendo specificatamente quelli da 50mm di diametro (un mobiliere non è in grado di farti una specchiera e di appiccicarti 2 faretti). Abbiamo misurato insieme i faretti,nel negozio dell'altra volta: giuro erano da 50mm di diametro. Arrivo a casa, sorpresa, i faretti sono da 56mm di diametro e non entrano nel foro (scambio di scatole all'ultimo o gioco di prestigio o magia nera). Torno indietro a spiegare lo spiacevole accaduto e mi dicono: "basta modificare il foro". Semplice no?. Mia risposta istintiva: "ma co...ne di protozoo che non sei altro, ma non hai capito che non ho un trapano a colonna in casa con fresa da 56mm e che mi è difficile usare il coltellino svizzero per allargare un foro, o è forse meglio che tu, visto che hai i faretti di tutti i diametri, me ne scegli uno da 50 e smetti di alitarmi aglio e pestilenze?". Mia risposta reale: "scusa, sai, ho avuto un problema con la donna, non mi sono accorto, è un mio errore forse irrimediabile, mi puoi aiutare, hai una sorella magari? (imbecille!)"


Non pago di tutte queste esperienze sono andato da Ikea per comprare 2 abatjour. Mi dico "Ikea=una sicurezza perchè vedi, scegli, paghi, installi". Yes, maybe. Ho scelto una abat-jour composta di 3 (tre) pezzi: una cavo elettrico, il portalampadina, un vetro smerigliato. Seguo le istruzioni: metti cavo 1 in vetro 2 avvita portalampada 3. Ok, fatto. Metti lampadina (opzionale). Ripeto meglio, avvita lampadina dentro 3. Cioè: prova ad avvitare. "Ma perchè ..zo non entra?". OK, smonta 3 in 2 e togli 1. Prova lampadina (opzionale) in portalampada 3: non entra! Ma è la lampadina che non entra o è 3 che non avvita? Prova lampada numero 2: qui si avvita. Wow!


MORALE: in Cina devi sempre comprare il doppio delle cose per averne almeno una funzionante


PS: mi stanno montando la cucina, vi dò solo uno scatto fotografico (meno male che non ho il grandangolo)

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anche gli elettricisti hanno problemi

giovedì 8 luglio 2004


Come puoi notare mi sono comprato una macchina digitale, perchè non resistevo più a vedere delle cose strampalate e a lasciarle lì solo per me. Quindi ti propongo una sezione per gli elettricisti. Inizierei questa sezione con una discreta immagine presa ieri a Pechino, nel centro della città. Questa sezione è dedicata a mio fratello Bertìn, che colleziona foto di "disturbi elettromagnetici e garbugli di cavi", e penso che riuscirò a fornirgli materiale interessante dall'estremo oriente.

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idraulici

lunedì 5 luglio 2004



Ciao Marco, ti invio delle foto simpatiche che ho scattato questo weekend a Shanghai. Possiamo intitolarle: anche gli idraulici possono avere difficoltà.

A Shanghai, come in tante altre città della Cina, dopo la rivoluzione culturale, sono state sistematicamente abolite le cucine, vezzo dei capitalisti, per favorire delle mense comuni a favore del popolo lavoratore (questo fenomeno ha favorito dall'altro lato il proliferare dei ristoranti cinesi, intesi come luogo per sfamarsi). Con il passare degli anni e con l'introduzione progressiva dell'acqua alle famiglie, si sono quindi ricavati dei lavabi esterni alla casa per dare la possibilità a tutti di avere il prezioso liquido. Ancora oggi in tantissime città cinesi si può osservare il lavandino all'esterno della casa, cioè sulla strada e, nella parte vecchia di Shanghai, siamo ancora in queste condizioni. L'unico lavandino presente serve per lavarsi, lavare i vestiti e lavare il cibo. Il sistema però è più complesso, perchè essendoci tantissime famiglie in pochissimo spazio si riesce a ricavare un solo lavabo per tante famiglie. Quindi la soluzione è: un lavabo per tutti, un rubinetto a ognuno.

...il risultato è nelle foto!!


ciao

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il piacere di mettere su casa in Cina

giovedì 1 luglio 2004


Capita a tutti, prima o poi, di volare dall'asilo-nido dell'infanzia e dell'adolescenza e di vagare di albero in albero alla ricerca dell'adulto-nido. Appena lo si è trovato lo si deve pulire, arredare e rendere confortevole per le proprie esigenze. Sono attività molto stancanti, ma il risultato finale appaga tutti gli sforzi e ci si dimentica dei problemi, addormentandosi sorridenti nella nuova dimora. Bene, io sono nella nuova dimora ma non ho raggiunto nessun risultato appagante, se non quello di un abbassamento di età della mia possibile morte per infarto e dell'aumento della potenzialità di diventare serial-killer, con capacità di sterminio e abuso di armi di distruzione di massa. Veniamo ai fatti: per il mio piccolo nuovo appartamento ho ordinato alcuni accessori e alcuni mobili, privilegiando le linee semplici, visto che conosco i miei polli. Qui di seguito vi dò alcuni risultati dei miei sforzi:


Ho ordinato un armadio a muro a filo parete per l'entratina: tipico rettangolo con 2 ripiani, una barra porta vestiti, il tutto da far stare dentro due pareti.Risultato: arrivano dei pannelli sparsi, li infilano nei muri (ovviamente raschiandoli in più punti fino a far perdere addirittura l'intonaco), li collegano insieme con un bellissimo risultato Torre di Pisa. Il filo parete diventa subito un concetto virtuale mentre loro cercano di convincermi che è esattamento quello che ho ordinato. Alla barra porta vestiti non posso nemmeno appendere la gabbia del canarino, perchè flette con il solo peso di un paio di calze. Ho detto poche parole, mi sembra in italiano, ma probabilmente usando delle sottilissime tecniche di analisi comportamentale hanno capito che sono leggermente contrariato. In 10 minuti smontano la loro mangiatoia in truciolato e se la riportano via, promettendomi di darmi quella definitiva in 2gg (altra bugia, in Cina in 2gg non succede niente per oggetti di dimensioni superiori al rotolo di carta igienica)


Ho ordinato un armadietto porta-lavandino con una specchiera con cassettino-mensola: ho dato loro le foto di un catalogo e gli ho chiesto di copiarmelo nei materiali e nell'aspetto generale, adattandolo nelle misure.Risultato: il lavandino è già incastrato nel mobiletto, senza essere stato siliconato, quindi l'armadietto è già allagato dentro perchè trafila l'acqua. L'armadietto non si può aprire, perchè non gli hanno messo le maniglie, e bisogna usare le unghiette per far leva sull'antina in basso (alcune unghie sono ancora lì). La specchiera è il pezzo forte: è stata creata con una composizione di materiali, del tutto dissimili dall'armadietto del lavandino, e anche non uniformi tra di loro, un vero patch-work moderno. Il cassettino non è fissato, quindi uno lo apre e cade giù tutto. I faretti in alto non sono stati forniti e i buchi di contenimento sono sicuramente stati fatti con un mitra, vista l'approssimazione. Forse un criceto raggiunge un più egregio risultato se aiutato da un picchio. Nello specchio riesco a vedermi dagli occhi in su, perchè l'hanno attaccato troppo in alto, così mi sono anche accorto che non è rettangolare.


Ho ordinato un letto: una cosa rettangolare con 2 cassetti e una testiera, di quelli che si alzano e gli infili le calze usate dentro. La mia apprensione è per la testiera, composta di ben 2 pezzi e con un raccordino.Risultato: in perfetto orario un camion vomita legna e uomini dal cassone, mi sembrano decisi e ben coordinati. La legna è il mio letto, in formato compatto stile-Ikea. Come primo risultato mi rigano tutti i possibili muri. Non contenti sono anche riusciti a rigare il pavimento, comprimendo il cilindro per alzare il letto, puntando direttamente il metallo contro il palchetto. La testiera è perfetta, e il mio sorriso si allarga leggermente. Man mano che guardo gli altri pezzi però, la mia bocca torna contratta: i cassetti sporgono e non sono bloccati nelle guide, il letto non ha il fondo e non ha le nervature di rinforzo, quindi "spancia" già durante l'assemblaggio. La rete a doghe striscia vistosamente lungo i lati del letto. Il letto montato è durato circa 15 minuti, giusto il tempo di raccogliere le energie con un misto Yoga-reiki, immagazzinando le energie cosmiche e il soffio buddhista e sono rimasto contemplativo nella calma taoista. Ho solo fatto un gesto, e i 4 omini hanno iniziato a smontare il letto e se lo sono riportato indietro (graffiando dall'altro lato i muri).


Ho ordinato un water, cioè una tazza del cesso.Risultato: per qualche motivo bastardo, un'angolo della tazza interferisce con il tubo di scarico della vasca, che deve essere portante per l'intera casa perchè nessuno al mondo è riuscito a modificarlo (non ho chiamato la NASA per una analisi approfondita, forse lì è stato il mio errore). Quindi ho dovuto comprare in velocità un'altra tazza, conforme al tubo bastardo. Sono in effetti riuscito, ma il risultato è che per 2gg devo mangiare cibi ad alto assorbimento, tipo quelli spaziali, in modo da non avere stimoli rettali, perchè il mio cesso si potrà utilizzare solo da venerdì. Per l'atto piccolo vi lascio immaginare, visto che almeno lo scarico della vasca funziona... (AAA vendo tazza-cesso in ceramica, mai usata, prezzo modico, ottima anche come tavolino)


Ho scelto dei faretti per la camera. Sono andato in un negozio, nel centro commerciale delle luminarie e della luminosità, in Ishan Lu, e mi sono fatto attrarre da un bel faretto ARC design. Ne ho chiesti 2. Prontamente un ragazzino ha aperto una botola sul soffitto, si è infilato nei marciumi e ha tirato giù le 2 scatole. Per curiosità ho aperto la scatola, con il risultato che dentro ho trovato un altro faretto. Non completamente diverso, ma quel tanto che basta perchè sia brutto (i cinesi hanno una incredibile capacità di abbruttire con un paio di tocchetti quello che tu hai memorizzato come gradevole, una regola che vale sempre). Appena hanno notato la mia insoddisfazione (con tanto di traduzioni in cinese della materna Jennifer) mi hanno rassicurato che è uguale all'altro e hanno cercato in tutti i modi di convincermi (seconda regola: il cinese non cerca veramente di fregarti, è proprio approssimativo geneticamente: una cosa QUASI SIMILE per lui è UGUALE). Insomma, il faretto in questione non c'è (secondo me non l'hanno mai avuto). Allora ho deciso di cambiare negozio. Vado in un altro negozio, trovo dei magnifici OPPLE (marchio dal vago accento occidentale, ma fabbricato da dei macachi nel Guandong). Mi decido a comprarne una coppia con luci da 50W, sotto la spinta di un venditore in ciabatte infra-dito e pantaloni militari rimboccati in fondo. Il ragazzo efficientissimo mi dà subito le 2 scatole, senza aprire armadietti strampalati, perchè le scatole sono quasi ordinate lungo degli scaffali in prossimità delle luci (organizzazione e razionalità quasi-tedesca). Mi dà anche il certificato di autenticità del prodotto e di garanzia (possono comunque essere falsi entrambi, compreso anche il faretto). Reduce dalla prima esperienza apro le scatole: il faretto è lo stesso, ma le luci sono da 35W! "Ma perchè mi hai dato le luci da 35W se ti ho chiesto quelle da 50?" gli chiedo. E lui candidamente mi risponde: "ma fanno luce uguale"


Ha ragione lui, hanno ragione loro. Perchè mi accanisco con le mie idee? L'approssimazione prevale, tutta la fisica è concentrata in regole dove c'è sempre un coefficiente correttivo. Tutta la fisica è una approssimazione della realtà. Perchè cercare i 50W se 35 sono "quasi-uguali", perchè volere il pannello di fondo del letto, tanto da fuori è uguale, e poi mica muovo il letto per le stanze ogni settimana, rimarrà lì per sempre, perchè non accettare la mensola che cade, basta non usarla o toglierla, perchè imprecare se l'acqua va nell'armadietto... E' vero, sono nel mio nuovo nido, è un'esperienza bellissima, dormo sul materasso, non ho il cesso e nessun armadio, ma chissenefrega


buona notte

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l'inquinamento nelle città

martedì 25 maggio 2004

Ciao amici-mici, ve ne racconto un altro pò


Tutto quanti, ogni mattina, ci svegliamo, apriamo gli occhi, (noi maschi ci grattiamo nei calzoni) e poi guardiamo fuori dalla finestra per vedere che tempo fa (noi maschi continuiamo a grattarci nei calzoni allargando le gambe). Capita anche a me e, sebbene dalla finestra della camera io veda i cessi degli uffici di fronte, vado nell'altra camera per vedere che tempo fa. La sorpresa è dietro le tende, perchè apri le tende e sembra che ci siano ancora le tende: allora c'è la nebbia? Eppure le previsioni di ieri dicevano "parzialmente coperto" o "timidamente sereno", ma non nebbia! La causa è l'inquinamento, che soprattutto nelle città cinesi, sta peggiorando continuamente. Circa un anno fa il "China Daily" (simpatico organo di regime in lingua inglese che fa apparire i cinesi come gattini) pubblicava ogni giorno una tabella con i grafici dell'inquinamento nelle maggiori città cinesi e con il limite da rispettare: alcune, tipo Chongqing, Shenyang e Harbin, erano praticamente fuori scala ogni giorno. Decisione "democratica": non pubblicare più la sconveniente tabella e sostuirla con una innocua mappa a colori della Cina con le temperature, le nuvolette e i soli che ridono. Il più astuto "Shanghai Daily" mette da sempre solo la cartina con le previsioni del tempo, ma la città è comunque ammalata. La municipalità sta cercando di mettere un freno alle puzze, ma non riesco a capire come possa ridurre l'inquinamento, visto che cresciamo di 1 milione di abitanti ogni 2 anni e che la circolazione della auto aumenta a livelli impressionanti. I produttori di camion promettono gli standard Euro 2 dal 2005 (obbligo governativo) ma cosa bisogna fare per quei milioni di veicoli che vanno a rape marce e a tritolo e che devastano le narici anche a distanza? La municipalità ha ulteriormente alzato il prezzo delle targhe per i veicoli privati sperando di limitare il traffico e l'inquinamento. Oggi una targa a Shanghai costa 34,000RMB (circa 3,500 Euro) contro 1,000RMB di Pechino (circa 100 Euro). Il risultato è ridicolo: chi vuole comprarsi una macchina se la compra e inquina e la Municipalità diventa ricca. L'inquinamento è talmente evidente che quando cade la pioggia, l'acqua si mescola alle particelle di smog e si forma a terra uno strato oleoso pericolosissimo e bisogna camminare con i ramponi per essere tranquilli. Lo stesso inquinamento colpisce anche altre città. L'altra settimana sono andato a Xi'an, la famosa antica capitale dove sono stati trovati i guerrieri di terracotta. Beh, anch'io dopo una giornata ero di terracotta e non basta fare la doccia per togliersi la creta! Per non parlare della latrina di Chongqing-city, definita dagli stessi cinesi "il clima infernale della Cina", per via del simpatico Yangtze che sputacchia umidità tutto l'anno, ed essendo la città tra le colline (si parla di 30 milioni di abitanti!), l'umidità si annida e si unisce al ristagnante inquinamento generato dal carbone, dal traffico, dalle chiatte, dall'industria pesante. Il risultato è una simpatica abbronzatura-fuliggine ogni sera, se ti soffi il naso esce ghiaia e se starnutisci fai petrolio. Fin qui è ancora tutto rosa e fior, perchè basta una mascherina (la SARS ci ha insegnato ad indossarla) e respiriamo "prato-in-fiore". Il dramma è anche l'inquinamento acustico. La sempre attenta municipalità di Shanghai, ha piantato in alcuni punti strategici della città (nei giardini, negli ospedali e nei posti più riparati) dei monitor luminosi con led verde-pace-e-serenità-infinita che visualizzano l'inquinamento acustico corrente: siamo a livelli aeroporto, ma loro non lo sanno. Anche se in alcuni sparuti giardini sono già stati messi degli altoparlanti con finti canti degli uccellini, il frastuono dei pullman e il continuo suonare dei taxi, trasforma il concerto bucolico in cacofonia molesta. Nel dubbio le società di taxi hanno ridimensionato i decibel dei clacson, con il risultato che i tassisti lo suonano più a lungo per avere lo stesso effetto nocivo. Però non tutto è perduto, e bisogna guardare con fiducia verso il futuro: infatti io metterò i doppi vetri alle finestre e alzerò il volume della musica. In Cina il contro-rimedio è per sovrastare il problema non per risolverlo, è un addizione non una sottrazione. Penso che lo struzzo sia un animale cinese! Ora vado a prendermi una boccata d'aria... (nella foto la situazione SARS di un anno fa)
ciao, un bascione

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La Pasqua

martedì 27 aprile 2004 11.55


E anche la Pasqua è passata indenne. L'atea Cina si appresta a fare il bilancio del business generato dall'ultima festa inventata (dopo l'ottimo successo del Natale), trasformando amabilmente il senso religioso nel più banale significato materialistico. Delle uova di Pasqua barocche sono messe in vendita sui banchi di alcune presunte pasticcerie insieme a dei putti rosa di zucchero (o gesso?), pronti alla vendita. Domanda: che sorpresa ci sarà nelle loro uova visto che le nostre hanno solo più "made in China"? Avranno dei vetri di Murano, dei vestiti griffati "made in Italy"?


Comunque, per preparare la Pasqua, noi espatriati siamo andati alla messa della domenica delle Palme e ci siamo riuniti nella Chiesa (Patriottica) Cattolica per celebrare la liturgia. Il vescovo di Sidney è venuto per l'occasione, con le sue scarpe infangate che spuntavano da sotto la tonaca e il suo passo da schiaccia-canguri. La benedizione degli "ulivi" è la prima considerazione che mi viene da fare, constatando come sia povera la Chiesa (Patriottica) Cattolica Cinese: io ho ricevuto un pezzo di siepe benedetto! E' tutto vero: qui non ci sono gli ulivi e non avviene come a Roma che le palme arrivano da Bordighera durante la notte e il Papa se le trova fresche-fresche. Qui a Shanghai si potano le siepi in primavera e un sacchetto arriva in chiesa, e si benedice quello che si ha. Io ho trovato un rametto di bosso, tipica pianta per le siepi, alcuni hanno il più banale lauro ceraso, altri hanno pezzi di tuja o altri tipi di rametti e si può fare un piccolo erbario. Il vescovo dispensa incenso e la platea si fa il segno della croce. La cerimonia è comunque intensa e ben orchestrata: la Passione è come il film di Gibson in originale, con voci americane che interpretano S.Pietro, la folla, Pilato e Gesù che è un australiano. Mancavano i balletti disneyani e poteva nascere un nuovo Musical. Sembra tutto rosa e fior, ma qualche cosa di anomalo si è notato: gli americani sono americani e dominano la cerimonia, e allora, per fargli un dispetto, i canadesi fanno gli annunci e le letture in francese, per ricordargli la storia. Allora saltano come pavoncelle le famiglie francesi d.o.c. che pianificano una messa in francese per la "comunità francofona" dando in testa nuovamente agli americani. Allora loro fanno tutti i canti in inglese a ritmo forsennato, così gli indonesiani, gli indiani, gli italiani, gli altri insomma, non gli stanno dietro. Perchè siamo tutti cristiani, ma ci sono i più-cristiani!


Non posso non menzionare la Chiesa, strappata con le unghie alla municipalità di Shanghai. Nasce sotto un viadotto, e per vedere la croce bisogna andare sopra il viadotto. All'interno è un'opera d'arte...arte povera! Le stazioni della Passione di Cristo sono delle decalcomanie appese con lo scotch alle pareti bianche sporche. I vetri-cattedrale alle finestre sono fatti con un ingnegnoso sistema di foglietti di plastica trasparenti colorati appiccicati insieme dal nastro adesivo nero a raffigurare scene religiose e l'effetto da lontano è veramente quello di vetri-cattedrale. L'altare è elevato da una pedana simil-Ikea con dietro delle lucette timide che illuminano un Cristo stanco. Una statua della Madonna cerca di ritagliarsi il suo spazio di nobiltà, ma anche Lei ha una faccia rassegnata.


La comunità è comunque viva e attiva e si cercano volontari per organizzare il pranzo pasquale, tutti insieme, con le famiglie, i bambini, le tate e i vetturoni con autista ad aspettare con il motore acceso. Noi italiani ci defiliamo abilmente perchè, da bravi menefreghisti, ce lo siamo già organizzato tra noi e ce ne andremo al parco a festeggiare.


nota: durante la cerimonia, la ragazza dietro di me è caduta a terra perchè si è rotta la sua sedia. Niente da fare, non siamo riusciti a rimetterla a posto e la poveretta è rimasta in piedi. Speriamo di trovare i soldi per acquistare delle nuove sedie. Buona Pasqua

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Pensierino: la primavera

venerdì 26 marzo 2004 7.49


A Shanghai è finalmente arrivata la primavera: la magnolia (fiore simbolo della città) è già sfiorita, la forsitia ha già dato il meglio di sè e adesso è ora delle azalee. Gli uccellini sopravvissuti alle gabbie e alle padelle, canticchiano circospetti sugli alberi, sperando di fare qualche uovo e di vedere ancora la prossima generazione. Nei giardini le famiglie mettono al sole le nonne e le trapunte perchè hanno accumulato troppa umidità nell'inverno: le prime cigolano, le seconde puzzano...anche le prime puzzano. E' tempo di parchi cittadini. La municipalità di Shanghai ha dichiarato che investirà in nuovi giardini ed ha già iniziato a rasare al suolo alcune case per tirarci su improbabili giardini bonsai composti di 1 pianta, 1 cespuglio, 1 fazzoletto di erba verde, 1 fiore, due mattonelle di selciato, tanto di cartello "Garden ..." e l'immancabile ristorante cinese con puzza già inserita. Ad oggi Shanghai non ha verde pubblico, soprattutto nella città vecchia di Puxi, ma ha creato nella recente Pudong il mega-giardino "Century Park", sulla falsa riga di Central Park di New York. Qui si ha il doppio beneficio di pagare per non vedere: cioè paghi 10RMB e non vedi i cinesi, perchè costa caro e loro non vengono in massa.Quindi siamo andati un sabato a divertirci e a provare i roller-blade con alcuni amici italiani. Il parco è anche occasione per vedere il comportamento in ambiente alieno (il giardino) del cinese cittadino: nelle foto dei tipici casi amari dell'incoscienza genetica. La piacevolezza del parco si interrompe al sopraggiungere delle agguerrite famiglie pronte per il pic-nic: il rumore aumenta incontrollato, l'immondizia è un corollario necessario per questo popolo, la privacy sfiora il ridicolo, e la sopravvivenza dei poveri stranieri è minacciata. Il roller-blade diventa una necessità per la fuga. Man mano che il popolo aumenta, noi rifuggiamo negli angoli remoti, dove il sole picchia forte (il cinese ripudia il sole e si nasconde sotto le piante per paura di abbronzarsi e sembrare un contadino).Quando la disperazione è troppa, e i 10RMB hanno esaurito l'effetto, il gioco finisce e rientriamo in città, a confrontarci e a litigare con il quotidiano. E' stato bello, almeno per un attimo. (Però per domenica è programmato un brunch all'aperto a Park 97).

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Il Motta ha preso la patente cinese.Congratulazioni!

15/3/2004


... in Cina ... si guida a dx e a sx, dipende dal tuo umore del momento. Si dovrebbe girare tutti come in Italia, ma è abbastanza ovvio trovarsi camion in contromano, carretti dappertutto, pedoni in autostrada che fanno autostop. La corsia di emergenza è di emergenza. Nel senso che quando hai fretta la devi usare per sorpassare a dx, perchè sei in emergenza e devi arrivare prima a casa. La cosa pericolosa della Cina (comunque non molto diversa da Napoli) è proprio la possibilità in ogni momento di trovarsi qualcuno contro ogni regola. Proprio ieri sera ero con Michele, stavamo scendendo da un viadotto con la normale rampa di discesa, quando abbiamo trovato un taxi fermo in curva di notte sulla corsia di sorpasso.

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il parrucchiere

venerdì 12 marzo 2004 5.42


carissimi,in questi giorni sono dovuto andare di nuovo dal barbiere. Il barbiere in Cina è un pò come il bar in Italia. Non vai lì per quello, vai lì e fai dell'altro. Mi spiego meglio. Il barbiere è tipicamente un negozio per i capelli ma si dispensa anche il sesso a pagamento. Visto che la prostituzione è vietata e si rischiano le case di "rieducazione" (=lavori forzati), bisogna ingegnarsi. Il barbiere può restare aperto 24h al giorno quindi, perchè non arrotondare durante la notte con simpatiche ragazze tuttofare, che oltre a tagliarti i capelli ti "massaggiano" in qualche stanzino? Ecco, io ho scelto un altro tipo di barbiere: quello pulito che chiude alle 22. Dentro ci sono i più schizzati della Cina: ragazzi gialli con i capelli gialli, con le unghie lunghissime, che si dimenano sulle teste spinose dei cinesi per inventarsi delle chiome differenti dalla spazzola per scarpe. I risultati sono impressionanti, nel vero senso: impressionano. C'è gente entrata cinese ed uscita per i film di Spielberg. Però, come dicevo prima, il barbiere ha i suoi lati positivi perchè si entra pensando ai capelli ma si fa tutt'altro. Innanzitutto quando si entra si predispongono sulla porta per l'accoglienza, ti servono il tè verde sul tavolino vicino alla sedia, ti portano le riviste da leggere e poi si finisce tra le mani pratiche delle ragazze che ti massaggiano la testa, il collo e le spalle, mentre si aspetta il turno di un tagliatore pazzo che sta ferendo altre persone. Normalmente la ragazza ti massaggia per almeno mezz'ora, riempiendoti di mazzate piacevoli che ti fanno dimenticare tutto lo stress: ti schiaccia le tempie, ti schiaffeggia la cute, ti strapazza i deltoidi, ti pressa il collo. Più sono tozze e brutte più sono capaci e brave, perchè non riescono a lavorare nel famoso barbiere-sessuologo-24h spiegato prima e si dedicano totalmente al cliente. Poi la ragazza, con uno sguardo simpatico, ti chiede se vuoi che lei ti sguri le orecchie. Ovviamente sì, e speri di essertele lavate. Lei si arma di scovolini, batuffoli e cotton-fiok e inizia a ravanarti le orecchie: ti infila un cotton-fiok e ne esce un favo di vespe. Allora pensi: ma sono veramente sporche le mie orecchie o ne ha uno campione in tasca che cambia al volo per dimostrarti che te le ha pulite? Il dubbio persiste e anche a lungo, perchè gli scovolini usati te li appoggia sul tavolino, di fianco al tè, come dei pasticcini e rimangono lì. Poi finalmente arriva il turno di Edward-mani-di-forbice. Prima ti innaffiano sotto l'acqua e il massaggio continua per altri 2-3 minuti. Poi inizia il mio momento: cioè devo spiegarmi con uno che prima di lavorare come taglia-capelli probabilmente si schiacciava i brufoli e portava la anatre al laghetto. Però lui si prende cura di te e si sforza di capire cosa cerchi di dirgli: io parlo italiano e gesticolo tanto, sperando che si arrivi ad una soluzione pacifica. Poi il matto sembra colto da fremito di intelligenza e dichiara di aver capito. Inizia con colpi di forbice a dare sfogo ai suoi 5 minuti di lucidità e in poco tempo il lenzuolo (sterilizzato ovviamente !?!) si riempie di capelli. Con dei bei pennelloni la assistente mi toglie i pelucchi dalla faccia. Ad un certo punto però devi bloccare il pazzo, appena ti sembra che il suo lavoro abbia apportato significativi progressi al tuo nuovo look. Ampi sorrisi, ti ributtano sotto l'acqua, un'altra innaffiata e ti asciugano i capelli. Il capolavoro è compiuto. Si sta circa 1 ora e mezza e il tempo passa veloce.


Totale: 3-4 Euro



Ringrazio Sky, il mio mani-di-forbice, Staff Stylist della Wanglei Image Design Co.,Ltd. - Cutting Edge (giuro che è il nome di un normale barbiere cinese e non di un costruttore di razzi spaziali nucleari, per chi non ci crede ho il biglietto da visita)



un sentito abbraccio

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relax a Sanya?

lunedì 16/02/2004 10.09

Ciao membri, nonchè coristi, e sicuramente amici,vi riassumo in tante righe quello che sto passando. Sono passato dalla profonda Shenyang (-15°) ai tepori dei tropici cinesi dell'isola di Heinan (+24°C), in quanto ho partecipato ad un meeting sull'aeronautica cinese, una 2 giorni al mare (e io ci ho aggiunto la domenica), con tanto di sabbia fine e bianca, palme, frutta tropicale e pesce fresco. Il lavoro è finito in circa 2 ore di venerdì mattina, poi, i cinesi si sono sdraiazzati qua e là per la spiaggia, vestiti da carnevale, con dei completi hawaiani calzoncini-maglietta veramente ridicoli (digressione: i completi erano del tipo tramonto-con-palme, conchiglie-a-caso, palme-in-tutte-le-direzioni, fiori, tutto condito da colori allucinanti e allucinogeni). Uno l'ho anche visto entrare in acqua (giuro!) con il vestito giacca e cravatta (e mocassini): si è immerso fino alla coscia, poi è uscito ridendo e grondando come un fesso. Io, nel frattempo, oltre a guardare questa scena ridicola, mi sorseggiavo un cocco da bere(3RMB, 800Lire) da un lettino sotto l'ombrellone. Poi la sera sono andato in un ristorante all'aperto di solo pesce dove ho ordinato un pescione (1.7kg) che è stato prelevato dalla vasca, pesato, buttato sul pavimento, ha ricevuto una mazzata con un bastone sulla testa da una cameriera, e in 5 minuti era pronto alla griglia sul mio tavolo. Il pesce l'ho unito a un mezzo chili di gamberetti che sono stati buttati vivi una pentola bollente, il tutto condito con riso e verdure varie. Totale 20 Euro. Tra i tavolini dello stesso ristorante si aggiravano personaggi ambigui con una chitarra, un carretto e un amplificatore. Speravo non succedesse, invece è prontamente successo: i due gracchianti cantanti hanno aperto a tutto volume i loro ampli e regalavano stonature ai tavoli. Ognuno per conto proprio, in concorrenza, quindi le note si mescolavano in una orrenda serie di quasi-acuti, falsetti strazianti, urli di gola, etc. Orrendo Sabato mattina ho fatto 2 immersioni, una a 20m e una a 8m, in un diving-centre molto attrezzato e professionale (era il training school). Non male come coralli, ma non c'erano pesci. Una cosa drammatica: ero a -20 e dopo 5 minuti ho contato 7 pesci, di cui 1 minuscolo attaccato ad una gorgonia, uno cammuffato e velenoso, un pesce scatola (che è velenoso) e dei pagliaccio (che non si mangiano). La situazione è un pò migliorata verso i 5m, ma sempre rimanendo nelle decine di pesci in tutto. La Cina non è ancora arrivata a capire le proprie bellezze e preferisce riempirsi la pancia, piuttosto che salvare quello che non si vede. Questa è la Cina.
baci
Flu-ncesco

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in principio era il caos

lunedì 9 febbraio 2004 8.24



... E' tutto sotto controllo, dichiara la Cina, però l'OMS ha dei dubbi. Come mai? non si fidano? qui è tutto trasparente, si accede facilmente a qualsiasi informazione, che strano, che ci sia sotto la CIA e Bush, sicuramente è scappato un virus-peto da Bill Gates e ha centrato un polloXP. Nel dubbio io non mangio pollo e anatra. Il mio carnevale l'ho avuto anch'io, a parte i festeggiamenti patetici e rumorosi per lo spring festival (ma quale spring che fa un freddo porco!), ho anche festeggiato a -15°C a Shenyang (a nord) il festival delle lanterne, che segna ufficialmente la fine dello spring festival. Mentre a Pechino morivano schiacciate 37 persone per la folla impazzita, io ero in un banale parco a vedere dei fuochi d'artificio, con i piedini su un insicuro lago gelato. Risultato: i piedini si sono congelati, i fuochi erano in realtà delle bombe (perchè loro privilegiano il rumore al colore) quindi rapida fuga in un ristorante dove ho mangiato cena mettendo i piedi sulla sedia davanti per scaldarli. Di bello e romantico c'erano invece le lanterne nelle case (in allegato due foto scattate con una bruttissima macchina digitale che abbiamo qui in ufficio). L'usanza qui al nord c'è ancora, mentre a Shanghai non è tanto sentita: bisogna illuminare una coppia di lantere di rosso per scacciare lo spirito maligno, che teme il rosso (il fatto che debbano essere 2 non è invece chiaro, ho ricevuto spiegazioni non plausibili).Sostituire un tenore sospensorio non è facile e penso che 3 persone non bastino a riprodurre tutti gli armonici che ero in grado di generare, avrete bisogno anche di una tiorba, un corno d'amore, un cardo e una tisana di ortiche, poi siete a posto (sò modesto!)

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