Il mocio: cola o opera d’arte?
Lo ammiro, lo temo, lo guardo, lo scruto...lui cola
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perchè meno per meno fa più
-> formula di moltiplicazione di pensiero positivo
e diario della mia vita a Shanghai dal 2004 al 2009
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mercoledì 14 marzo 2007
Allo stiloso e curioso occidentale suggerisco di venire a visitare Shanghai durante il caldo mese estivo di agosto, quando la città si trasforma in un enorme acquario d'umidità e di coloso inquinamento e la temperatura sfiora il limite dell'autocombustione dell'epidermide pilifera. Durante questo mese l'abitante verace di Shanghai, non sconfortato dal piacevole tepore, esce allo scoperto mostrando la caratteristica livrea estiva ed esibendosi in un magnifico pigiamino a quadrettoni con le mezze maniche. Spesso l'inquietante personaggio, di cui si nota anche il ciabattone strisciante, esce accompagnato dalla signora con la medesima livrea oppure con un differente "pattern" per meglio stupire i suoi simili e staccarsi violentemente dall'architettura cittadina.Inizialmente si sono mossi gli etologi e la BBC per capire il complesso rituale di accoppiamento, poi i sociologi argomentando lo strano meccanismo relazionale, poi gli stilisti di moda immaginando nuove forme per la copertura epidermica, poi gli archeologi per cercare traccia nelle antiche tombe dell'esercito di terracotta o nelle pianure dello Shanxi e ora ci stanno interessando i geologi, sperando di tirar fuori qualche fossile primordiale con antichi strati di tessuto quadrettiforme impresso nel tufo. Questo comportamento però non ci deve tanto stupire perchè la sua origine ha embrioni nella storia dei secoli e forse anche prima e comunque, in epoche più recenti, anche il famoso esploratore e viaggiatore Leonard Clark riporta che nel 1949 ad Hong Kong "vi erano una moltitudine di rifugiati e di indigeni in pigiama". Forse la stessa colonia umana è migrata dalla costa cantonese di hongkong alla laguna marciscente di Shanghai, risalendo il mar giallo (e marrone). Comunque rimane ancora misterioso il vero significato che ha portato alcune frange della popolazione ad uscire nelle vie, in pieno giorno o in piena notte, ricoperti di pigiama e ciabatte.
Sociologi e psicologi, finalmente uniti nella partita del cuore, dopo ampi studi e ricerche, dopo simposi internazionali, dopo tarantelle e tarallucci, dopo girandole e girarrosti hanno formulato almeno 3 ipotesi: la uno, la due e la tre, come le buste dei quiz. Non penso comunque che si debba rimanere nel perimetro della busta e circoscrivere questa realtà di costume ad una sola ragione ben definita, forse la realtà sta nel mezzo o forse è una sfumatura delle tre. Chi lo sa. Io ve le propino così come mi arrivano in cuffia e voi vi prodigherete in altrettanti studi per cercare la vera verità e non la verità propinata.
2) Però ai ricchi non bastava possedere un vestito per la notte, ma volevano proprio farlo vedere, per dimostrare agli altri che loro erano veramente ricchi perchè potevano vestirsi per il giorno e cambiarsi vestito per la notte. Allora hanno iniziato ad uscire in pigiama e a farsi notare dalla popolazione. Di qui l'ulteriore sfumatura e variazione al tema: se esci in pigiama solo di sera, bèh sì, sei ricco, però vuol dire che di giorno lavori e di sera puoi metterti in pigiama. Ma se sei veramente ricco ricco, bèh allora il vestito da notte lo porti anche di giorno così tutti sanno che puoi non lavorare, che tu puoi stare in pigiama tutto il giorno. Allora sì, sei ricco ricco, la piazza ti invidia, la risaia non la vedi e rimani a passeggio sulla terra battuta del villaggio.Quindi: pigiama di giorno per sibilare nelle orecchie degli altri "io non lavoro, sono un ricco"
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mercoledì 14 marzo 2007
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venerdì 19 gennaio 2007
Oggi chiedo alla Scienza di indagare su uno dei più grossi misteri della Terra: il deterioramento di qualsiasi arte cinese nell'arco di una generazione. Abbiamo già analizzato l'architettura che in soli venti anni ha sbriciolato decine di secoli di mirabolanti opere. Ora è il momento di passare alla scienza dell'alimentazione che in Cina sta subendo la più grande minaccia degli ultimi 2500anni, che anche i banali puzzi di McDonald's, il bruciacchiato KFC e la gommosa PIZZA HUT sono caccole a confronto.
2° elemento.Quando uno sbarca in Cina ha delle vaghe idee del popolo cinese perchè sente delle cose in tv, perchè sente delle cose quando sbarca, perchè sente delle cose per terra che spera di non sentire però le ha appena sentite e viste. Allora ci si affaccia curiosi al nuovo mondo, si guarda con stupore il carretto che arranca, il poliziotto che arranca per prendere il carretto, la macchina che arranca per schiacciare il pedone che scappa, il pedone che arranca per non farsi schiacciare dalla macchina e dal carretto e sfuggire al poliziotto, e così via. Il tutto, in un continuum calibratuum di combustione delle energie che genera scienza con principi della termodinamica e della conservazione dell'energia che confermo col famoso teorema: "Tutto brucia un pò e c'è
bisogno di immettere sempre nuove energie". In pratica il popolo cinese si affama più di un normale popolo perchè è sempre in agitazione e ha bisogno di magnare in continuazione. Nemmeno il colibrì ha tanto bisogno di 'stè calorie come il popolo cinese, perchè il colibrì, dopo che ha mangiato, si rilassa sulla spiaggia col giornale mentre il popolo cinese odia la spiaggia e continua a magnare. Perchè il popolo cinese deve sempre magnare? come è possibile? Questo elemento non è ancora spiegato e forse porterà a nuove scoperte e a ulteriori approfondimenti scientifici. Noi lo prendiamo così come è perchè mi serve per la mia considerazione.
Chiunque in Cina, anche da pochi giorni, anche daltonico, (anche cieco) ha la possibilità di scoprire uno dei più grandi errori dell'umanità, uno dei più grandi scempi culinari dell'homo sapiens, uno dei più perfidi peccati mondiali che anche la Nestlè non si osa imitare: l'instant noodle (spaghetti istantanei) nella scodella di cartone rossa. Sta scodella rossa è una terroristica invenzione in cui in una scodella tronco conica di un simpatico cartone dai colori rubino sangue di scorpione, grande un pò più di una tazza da colazione ma meno di una tazza di un water, ci si ritrova un groviglio di creature secche spaghettiniformi + una piccola bustina di plastica sigillata con il tesoro dentro + una forchettina in plastica semi-preziosa per dare l'apparenza di una tavola apparecchiata fine'800. La ricetta è semplice: compri la scodella, rimuovi il coperchio alluminoso che nasconde le meraviglie, togli la bustina e la forchetta, riempi il pugno di creature secche spaghettiniformi con acqua bollente, apri la bustina con il tesoro dentro, fai cadere le fantastiche gocce gusto "scoreggia-di-Diavolo, scarpe-mondiali-di-calcio-del-Ghana, glutammato-di-naso" agita il tutto con la forchettina e...et-voilà. Hai appena preparato un ottimo spuntino fumante dal vago gusto di putrefazione con delle varianti acide e un delicato odore solforoso con sfumature di deiezioni di gatto.
PS: il congee rosso ora si trova anche nella tazza verde al gusto muffa, blu al gusto petrolio, viola al gusto radioattivo, arancione al gusto liquido per la batteria e nasceranno altri gusti e altre tentazioniEtichette: alimentazione, architettura, cibo, congee, cucina, glutammato, instant noodles, spaghetti, te' verde
lunedì 18/09/2006
Scappa scappa scappa che ti prende. Scappa fuggi corri che se il raggio ti tocca... Mamma mia attento che già al mattino arriva la palla infuocata tutta gialla che se ti vede ti scatena addosso una quantità di raggi cosmici con onde impazzite che riducono la tua pelle gialla ad una pelle rossa e tu invece vuoi avere la pelle bianca perchè la pelle bianca è vincente mentre la pelle di altri colori è perdente e figuriamoci la pelle nera, quella dei NEGRI, che non puoi manco fargli i tatuaggi o li fai col bianchetto, che loro veramente non so da dove arrivino e forse sono scimmie senza peli sulla lingua ma se ti beccano ti riducono in poltiglia.
Quindi dobbiamo assolutamente schermarci dai negri e dal sole, che non sia mai che questa maledetta palla infuocata e abbruciante ci riduca tutti con il colore dei contadini,quei poveretti straccioni che sono tutto il giorno sotto il sole e loro sì che non possono coprirsi perchè non ci hanno manco un soldo e noi non possiamo fare la figura di sembrare simili ai contadini che sono un tutt'uno con il bufalo e la gallina. Allora attenzione bambini perchè potete sì giocare a palla ma dovete scappare dalla palla in cielo, la palla avvelenata, la palla che se ci stai sotto un paio d'ore ti innonda e i tuoi compagni poi ti irridono che sei contadino e non hai soldi. E voi ragazzi dovete iniziare a coprirvi tutti, anche a quaranta gradi, perchè sta palla maledetta quando crescete vi trova più facilmente perchè siete più grandi e allora devete iniziare a comprare l'ombrello perchè la pioggia di raggi vi può ridurre ad un giallo bruciato e l'effetto può essere devastante per tutta la vita. E voi grandi dovete stare attenti perchè magari non è che siete veramente potenti e non avete una macchina da ricchi con tutti i vetri neri schermosi-mafiosi che la bomba atomica la vedi come un cerino acceso.
sole in un attimo di tua distrazione vi trova un lembo di pelle e ve lo colpisce e voi rischiate di perdere l'equilibrio della ragione e potete impazzire lì al semaforo e non vedete più il giallo perchè siete tutti rossi e al verde non partite e vi suonano il clacson e la vostra vita non ha più futuro e diventate invetabilmente dei contadini con l'abbronzatura che dilaga. Allora io dico: còmprati la bici a motore ma còmprati immediatamente le manichette per le braccia, le mantelline per le spalle, i cappelli, le visiere, gli scafandri, gli schermi radioattivi, i fluidi magici devianti e le pozioni distraenti perchè immagina se i tuoi amici ti trovano con la pelle abbronzata e ti scambiano per un contadino.
olosa. Dobbiamo pensare tutto doppio, per questo che non riusciamo poi a coordinarci nei pensieri, perchè tutto sta aggrovigliato nelle sinapsi che di giorno magari è brutto tempo e ti addobbi con la muta piovosa ma poi il pomeriggio il raggio invade il cemento e non siamo preparati a schermarci accuratamente e allora si striscia sulle ombre dei muri e sotto le piante fogliose perchè in un attimo, già a marzo, magari diventi contadino e poi la polizia ti interroga e ti chiede da dove vieni e se tu balbetti loro si pigliano gioco di te.
accorgertene perchè la sera ti lavi via l'inquinamento sotto i raggi docciosi ma il raggio solare ti ha già trapanato il poro epidermico e la MELAnina si lega all'UVetta e la tua pelle si dora come uno strudel uscito dal forno. Quindi il messaggio ora è lampante abbronzante e rischiarante allo stesso istante per cui io avverto chiunque si metta in moto per andare a porgere il corpo al raggio solare cinico in terra Cinica, attenzione, nessuno qui si abbronza, il sole punge e il raggio graffia nell'impresa di scorgervi ma nella spiaggia sei solo come granchio a mezzogiorno e sotto all'ombrellone si accumula la fauna cinosa che sembra l'ascensore all'ora di punta e se vuoi che al mattino nella spiaggia l'ombrellone sia tuo non ci riesci perchè c'è già
qualcuno che dorme la notte sotto l'ombrellone perchè forse ha paura che la Luna abbronzi oppure sono sbronzi del veleno alcoolico ingerito e stanno smaltendo oppure hanno idea che al mattino il granchio a mezzogiorno voglia rubare l'ombrellone allora già si apprestano ad occuparlo la sera per evitare soffiature rischiose al mattino.
astrattivo puoi arrivare ad immaginare una striscia sabbiosa similiforme ma ci sono pochi ombrelloni con sotto i cinesi raggruppati e accucciati che non possono uscire dalla proiezione del cono d'ombra e allora si muovono nelle 12 ore come girasoli al contrario. Però tu uomo bianco non puoi reggere a 12 ore senza Nivea sotto il sole mezzo-tropico allora dopo un pò cerchi la palma o devi rientrare da qualche parte all'ombra (sempre che non vuoi inumarti nella sabbia scatarrosa inquinata plasticosa) e quindi desisti anche dalla possibilità che forse puoi trovare l'ombrellone della tua vita. E poi il popolo cinoso si muove dopo, quando normalmente l'individuo italico saluta il mare con i colori purpurei all'orizzonte, mentre dall'ombrellone si rianimano arti e braccia scricchiolanti e ombre si disperdono s
ulle sabbie, zombie bianchicci cinosi che evitano il raggio e scappano dal contagio.Etichette: abbronzatura, auto, contadino, ombrello, sole, spiaggia
martedì 22/08/2006
Una cosa è certa: finalmente sono finiti perchè non ne potevo più. Non che il gioco con la palla non mi piaccia, ma qui in Cina è diventato...che palle di gioco! Ma per capire meglio dobbiamo andare con la radiocronaca (anche perchè io la TV non ce l'ho):
I negozi di accessori sportivi hanno poi dato il meglio perchè oltre a proporre magliette indecenti di tutte le nazionali (il Brasile era giallo malato e l'Italia azzurro grembiule dell'asilo) hanno ristrutturato le pareti in carton-Cesso tappando vari buchi con poster di miti del calcio moderno e passato, con foto di Nazionali, con gente sorridente e mascotte di Germania 2006 dappertutto. La Coca-cola ha immediatamente immesso sul mercato lattine sponsor che ci ritroveremo fino a Pechino 2008 scadute e con la ricotta frizzante dentro. Grande attesa ovviamente per questi mondiali perchè la Germania non può fallire e il mito teutonico non può crollare negli occhi obliqui del miope popolo cinese. Allora tutti tronfi, tutti sicuri, tutti a parlare dei mondiali di calcio in Germania: Brasile 5 coppe... però l'Italia... ma anche Zidane... Lo-Na-L-do e Lo-Na-L-di-nho, Ballack, gli italiani sono più belli, To-ti. L'importante era parlare parlare parlare dei mondiali di calcio in Germania, la Nazione con la bandiera nera gialla rossa in orizzontale, o nera rossa gialla in verticale, o gialla rossa nera, mah!, l'importante è che sono in Germania, in Europa, chissà però dov'è, forse la Germania e l'Europa sono la stessa cosa, perchè hanno la stessa moneta e parlano tutti inglese!
2) 9 giugno-9 luglio, i mondiali (la malattia)
n qualche viso inchiodato davanti. Chi non può usare gli occhi allunga le orecchie per carpire le radiofrequenze, come per esempio il popolo dei tassisti, una speciale razza di mammiferi che vive accucciata su sedili sudici delle stanche Volkswagen Santana. Questi lavoratori indefessi e quasi sempre cordiali (a Shanghai) sono in questi giorni immersi nelle radiocronache dove le voci e le urla dei cronisti rimbalzano negli altoparlanti. I tassisti sono inebetiti e ubriacati e ascoltano con la coda dell'orecchio la destinazione del passeggero mentre sono anima e corpo immersi nella radiocronaca. Ai goal frenano bruscamente e suonano il clacson come reazione istintiva. Poi accelerano, frenano, girano a seconda della radiocronaca: tassisti impazziti nel traffico caotico dribblano pullman, crossano lungo le piazze, si smarcano, si agitano in centro e evitano i rossi e pure i gialli per non incappare nella fatidica espulsione. Di rigore è essere sbatacchiati più del normale e iniziare a parlare di calcio sopra la radiocronaca, urlando e gesticolando la propria destinazione e appena scoprono che sei italiano si girano all'indietro con sorrisi primitivi, "gu-de" (good), "I-da-ly-O-chei!" (Italy OK), "To-ti Del-pie-lo".
chie rovinate e gli intestini a collana arrotolati sulle spalle. Ma solo io sono nervoso mentre il popolo è felice perchè l'evento è di portata nazionale, coinvolge tutti, i ricchi e i poveri, i businessman e i job-less-men, i fruttivendoli e i carrettivendoli, i poliziotti e i multati. Tutto il popoloso mondo cinese è adesso concentrato sull'evento e non si va a dormire di notte perchè bisogna vedere tutte le partite, anche le più inutili, ma bisogna farlo, CCTV5 è in diretta, non si può mancare all'appuntamento. I dati sono confortanti e Abacus li pubblica sul China International Business e ci informa che il 48% dei cinesi vedrà sicuramente la finale in diretta (piena notte fonda con rischio di vedere l'alba se ci saranno i supplementari e i rigori) e il 38% probabilmente la guarderà. Immaginatevi ora i numeri: sarà circa il 90% di un miliardo e trecentomilioni con almeno due occhi a mandorla che guarderanno la palletta adidas e il pratino verde tedesco. Poi tutti sappiamo come è andata e l'Italia ha tirato fuori dal cappello la testata del coniglio e con rigore mediterraneo e stile italiano ha portato a casa la quarta coppetta.
Ora siamo nauseati, ora siamo con la panza piena di goal e qualcuno con...il mal di testa, ora siamo ingrassati di telecronache e radiocronache e abbiamo solo voglia di riposare, di tornare con la mente ai problemi esistenziali dell'uomo: alle scarpe col tacco e non coi tacchetti, alla canottiera e non alla canotta col numero, ai calzettoni anche ad agosto, al tè verde e non al prato verde, ai parastinchi per entrare in metropolitana e non per giocare a calcio. I più intraprendenti si stanno arricchendo culturalmente collezionando le figurine delle nazionali e stanno diventando matti per completare tutte le squadre con tutti i giocatori, incluse le riserve dai nomi impronunciabili e con le facce più terroristiche del mondo. Questo business infantile è nelle loro mani e i giocatori più ignoti stanno iniziando a prendere quotazione nel dopo-mondiale. Questa sì che è cultura da esportare e la grande Panini e la Upper Deck (i più grossi produttori europei) stanno facendo lauti profitti. Però qualcosa preoccupa, qualcosa è più serio delle figurine e dei bamboccetti, qualcosa sta strisciando lungo le fasce laterali, qualcosa rischia di colpire in centro area e io me ne accorgo...Etichette: calcio, ganbei, Germania, governo, mondiali, olimpiadi, polizia, poliziotto, Santana, tassisti, taxi, telefonino, traffico
Ora è veramente giunto il momento di rivelarvelo, lo so, devo avere un bel coraggio a dirvelo. Dopo che abbiamo lanciato di nuovo la navicella spaziale mmericana, dopo che gli 'stronauzi si sono fatti le polaroid, dopo che abbiamo visto le stelle e le strisce da lassù e dopo che abbiamo visto il globo da laggiù...ebbene voi non lo avete notato ma io si, NON C'ERA LA CINA. Avete notato? la sinuosa forma sferoidale-sgnaccata del romantico piccolo globo aveva delle coltri bianche lungo i suoi confini e in particolare nelle sue nudità asiatiche fino ai limiti desertici del Taklimakan. La Terra era coperta da un elegante lenzuolo bianco (sporco) che ne ricopriva tutte le sue forme orientali, ivi la Cina. Vogliamo fare i poeti? OK, le vogliamo chiamare "nuvole", o "strati nubiformi", o "fuliggine da svorappopolamento"? va bene, vabenetutto. Di fatto, DA LASSU', LA CINA NON C'E' PIU'!
E' vero! è tutto vero! Uno per cercare di convincersi si butta nelle mappe geografiche, sfoglia il National, guarda GoogleEarth, si stramazza sui sussidiari e vede che Shanghai è all'altezza del Cairo, sul mare, e allora pensa a tutti quelli intunicati, al caldo dentro e fuori ma soprattutto al sole e al cielo azzurro della Capitale africana con i muri bianchi, con il suo clima secco e asciutto e il cielo limpido e trasparente come gel. Invece no, noi siamo a Shanghai e il gel cola e ci cade addosso come starnuzzo temporalesco. E allora perchè qui non possiamo avere lo stesso cielo? perchè questo cielo ci viene negato? cosa abbiamo fatto di male? I trentenni shanghaiesi giurano che prima non era così, giurano che l'effetto serra, la serra a effetto, lo tsunami, el mignolo, er inquinamento stanno ribaltando il tutto sottosopra ed ora dobbiamo accontentarci del cielo col lenzuolo e quando erano giovani c'era il cielo senza lenzuolo. Allora dobbiamo dare colpa alle auto? Ma se hanno iniziato ieri a comprarle. Allora dobbiamo dare colpa all'inquinamento? Ma se siamo noi che gli facciamo le fabbriche. Allora è colpa degli oli di McDonalds?
Allora, per cercare di essere ancora simpatico tento di darvi un lume di conoscenza e togliervi dal cono d'ombra e vi elenco con gusto le varie stagioni che si rincorrono e forse anche voi potrete giudicare il perchè dell'instristimento medio della gente e del loro cupo presagio di futuro poco sereno:
muffi, ecc. Anche se c'è qualche cielo azzurro non si può godere perchè ci si frigge al caldo appena si esce di casa.
Ora non mi resta che creare una lista dei vari tipi di cielo che si susseguono nella metropoli cinese:Etichette: agosto, aria condizionata, estate, inquinamento, primavera, sole, umidita'
venerdì 7 luglio 2006
Siamo staaanchi, siamo sempre staaanchi...
mo staaanchi aggrappati agli scogli, dobbiamo riposare perchè siamo staanchi, oggi più di ieri, domani più di oggi. Stiamo sullo scoglio dove la marea non arriva, il traffico non ci annega, lo scoglio ci ripara.
sciolti, cani staanchi, ogni tanto dobbiamo fermarci, dobbiamo risposare, ci accucciamo sulla strada, ci accucciamo sul ciglio della strada, scaviamo la buca al fresco, ci buttiamo con la pancia al fresco, siamo staanchi, abbiamo viaggiato, abbiamo camminato, abbiamo spostato, abbiamo lavorato, siamo sporchi, siamo staanchi.
hi e dobbiamo riposare vicino al camion, poi lavoriamo di nuovo ma adesso ci riposiamo, mentre gli altri lavorano e poi diventano stanchi e devono riposare e noi lavoriamo e poi riposiamo perchè siamo staaanchi. Processione di indifferenza, di carretti, di uomini, di tricicli, di scatole, di pacchi, di stracci, di sudore, di polvere e noi che riposiamo e ci buttiamo lì, dove lavoriamo, vicino al camion, nel cantiere, nella buca, nel negozio, nella casa, sulla strada, negli angoli. Noi siamo senza casa, dobbiamo stare lì, dove ogni angolo è la nostra casa, dove ogni camion è la nostra casa,
dove ogni cantiere è la nostra casa e allora ci buttiamo appena possiamo perchè siamo staaanchi.
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lunedì 17 aprile 2006




Un giorno passeggio per Sciangài e mi imbatto nell'insegna dei vestiti VALONTINOR. Ebbè, che essiste solo VALENTINO, che non può essere nato in Sciangài Va Lon Ti Nor. Perchè solo VALENTINO è nato VALENTINO? Che pure lui si chiama GARAVANI VALENTINO, nato 1933, e quindi anche a Sciangài possono nascere i Va Lon Ti Nor. Allora la famiglia Va Lon ha iniziato a cucire, a rappezzare vestiti per gli altri, a farsi un nome, un giro di parole, una pubblicità anonima, una colezzione e una certa cassa di risonanza. E il flgio Ti Nor ha reditato tutto da babbo e mamma così che oggi lui ha le sue creazioni e magie all'interno della butique. Oggi la sua indiscutititibile linea è apprezzata soprattutot dai nullatenenti e da chi alla vetrina non si ferma se non la notte come riparo, perche nemmeno prova la copia dell'originale Garavani, ma siamo lontani la luce dal vedere uscire l'idea anche copiativa del messaggio: la maglia è molle, il suo scialle è scialbo, il suo calzone è provolone e il colore stinge la fantasia. E poi proprio sto fatto del colore. Ma non è m,agari che Garavani passando dalla Cina, si è innamorato del rosso millenario e sanguirnaorio del paese socialista e oggi ci si dice Rosso Valentino come identificativo del personagqio che "l'ho inventato io" dice lui mentre invece Ti NOr già negli anni settantta sua mamma mi ricordo che faceva tutto rosso e allora poi il figlio oggi è rosso valontinor.
Quindi sicuro cheValontinor ha iniziato pirma di Valentino e la civiltà si sa che tutto nasce dalla Cina: la calligrafia, lapolvere artificia, la balaustra, la carta (ci credo, prima usavano il bambù e qualcuno s'è impalato!), la ceramica, la marachella e gli scherzi al telefono. Al nostro mondo romano è rimasta la schedina del totocalcio e il BuondìMotta e gli inglesi dopo un party hanno fatto l'after-eight con i rimasugli. Dobbiamo anche innanzitutto e per tutte le volte ribaltare anche la storia del logo di Valentino, sta "V" banale che anche tutti possono avere invetato perhè è in tutto il mondo che c'è V: "V" numero romano, "V" di Victory tra gli inglesi, V di VEnezia e VErona nelle targhe, V di qua V di là. Quindi non è che Valentino e V siano nati insieme. Uno magari al mattino dice "mi piace la V, la vorrei come si-mbolo e allora la metto al mio logo". E poi la V è un diritto di tutti, la si trova tra la U e la Z, magari guarda caso che zorro ha scelto Z ma poteva scegliere anvhe la "V di Zorro", se lo impari da piccolo con Fra Martino e Happy Birthday non suonamalvagio e ci credi.
Ecco allora che la storia della leggenda orale ci tramanda che il signor Chavinda quel giorno mentre mangiava il riso ai gamberi e fumava nella sinistra durante il volo ordinato dello stormo di aironi, nel chiaro della luce del mattino si è detto: "mai più Chavinda, da oggi chaVinda". Ha solo messo la maiuscola al centro, e che sarà mai, e ci dobbiamo costruire tutto un giro di illazione e presunti spionaggi che il buon chaVinda ha voluto proprio copiare il logo di uno che manco conosce che forse in Italia un porticciolo dell'Europa ha inventato la "V" e tutto il mondo non può più usarla.E allora togliamola dall'alfabeto, come il 10 del Napoli non si può più avere dopo Maradona noi leviamo la V che l'ha usata Valentino e la A di Armani e la D G di Dolce & Gabbana e rsciriviamo l'alfabeto e sopprimiamo alcune parole che non si può più usare le letter. Per cui io difendo chaVinda e lui in buona fede, mi ha detto un giorno che l'ho tro-vato coi gamberi e il riso e la sigaretta a sinistra, che lui non ne sa niente.
Allora il Signor VLTN si è detto al giudice: "mi scusi sua eccellenza, visto che non posso usare la A, la D, la G, io ho sto nome così particolare che mi chiamo Vltn e non ho altra scelta che farm iil logo con la V". E il guidice non ha obiettivo e ha riportato al Garavani quanto accaduto a Sciangài. Ad un certo punto non è che noi si gira il mondo per cercare chi ha la V e non riusciamo più a vivere per sto tormentone che si è generato. Poi la Cina lo ha detto: "io qui decido governo pretendo dispongotartasso. Tu se vuoi che ti ricvoonosca la V te la registri da te qui da me perchè qui la proprietà intellettuale internazionale non esiste". E' vero, la proprietà non esiste e di intellettuale l'ultima volta mi ricordo solo un ingorgo di taxi con poliziotto che dava le multe. Allora Valentino ha fatto spallucce e i cinesi gli hanno copiato anche questo e i vestiti hanno tuti le spalle imbottite alte un pò stile Rockets negli anni '80.
Però non tutto è perduto e il buon chaVinda, il buon VLTN, il buon Va Lon Ti Nor e i vari soggetti della lro specia un giorno saranno spazati dal meteorismo della giustizia e dal giurassico della pirateria emergerà i nuovo regolamento che si imporrà al mondo dei giusti dei buoni e dei corretti. Qui, nel mondo del dinosauro giurassico del 2006, per non far arrabbiare il cattivo occidentale che ci ha la V, il buon sorriso tirato orientale si giustifica con un detto che dice: "copia-re significa ch il maestro è più bravo". Sarà vero o ci prendono in giro?Etichette: copiare, made in Italy, poliziotto, proprieta' intellettuale, taxi, Valentino
venerdì 13 gennaio 2006
Il XXI secolo lo ha dichiarato: la sfida è sulle immagini e non sulle parole, la sfida corre veloce e non aspetta nessuno, la sfida è già in atto in tutto il mondo e afferma sempre di più "chi scrive non vive, chi appare è da votare". Qui in Cina lo abbiamo capito prima di tutti gli altri e le immagini si susseguono rapide cavalcando l'onda emotiva della famiglia-zippata "mamma-papà-bimbobeso" e rincorrendo il pensiero assonnato dell'uomo medio. Qui in Cina dove il nullatenente si crede medio calciando un piccione, dove il medio si crede grande gridando al nullatenente e dove il grande si crede grande e grida e guarda tutti dall'alto perchè gli basta lo sguardo, anche con gli occhiali neri. Allora nella complessità del sociale e nell'intricata questione delle caste cittadine entra in gioco l'elettronica che mette tutti d'accordo.
incorporati, si attaccano con due chiodini, due caccolette, uno sputacchio, una manata e lui sta su appeso al muro, storto ovviamente, perchè anche l'estetica vuole la sua. Ecco qui la nostra nuova droga sintetica, l'LCD, subito rivenduto dal più torbido dei pusher: il Marketing. Lui si è mosso immediatamente, rapido, cobra del business dal morso istantaneo e violento, lui velenoso e strisciante ha avvolto stritolando nelle sue spire il nostro "uomo medio" assonnato. Lui ora è intrappolato e inguainato negli stereotipi middle-class, calmierato nella vita media che si afferma e che gli ricorda il suo presunto traguardo di ricchezza e felicità.
eandri della psicologia per applicare le nuove formule ai bastoncelli e ai cartoncini del cristallino corneo della flebile vista dell'occhio obliquo per stordire l'impiegato medio sperando che guardi il messaggio almeno con la coda dell'occhio senza notare il sottile doppio senso immagine-rapina. Allora il marketing, che lavora di notte per colpire di giorno, ha sgusciato come fagioli tutte le idee dal cervello baccello e ora sublima malavitoso al pensiero del fruscio profumato delle banconote e del gustoso guadagno.
Carrefour, per esempio, ti penetra la corteccia dell'ipocastalamo del cervello propinandoti il succulento preparato per torta barocca al diabete trabordante cioccolato fuso con salsa alle fragole su letto di bignè glassati alle mandorle zuccherate. Toh, son proprio nel corridoio dei dolci barocchi, Toh, guarda caso c'è la stessa scatola del preparato. Chissà come si fa? però, facile sta ricetta, guarda il monitor: prendi il preparato con busta nylon con dentro orrore plastico e saliva di alien lo infili nel forno micronde 30 secondi esce perfetto con anche donna sorridente e bambini che mangiano con il sorriso e fuori fa bella giornata ed è tutto biologico. Ma allora lo compro!
svariati, più impressionanti, più moderni, più accattivanti, pieni di colori suoni immagini, sono tutti belli, pieni di scritte che scorrono, di volume che ti trapana le orecchie fino a tremolarti la pancia e stimoli alla prostata.
unto (è meglio prima) ritrova la moglie (molto meglio prima: grasso) il bimbo sorride, mani tese, abbraccio papà-figlio, strappalacrime, medico sicuro camice bianco stetoscopio, scatola di pillole, tutti magri, slogan.
Ecco i luoghi dove il tuo pusher può rifornirti di LCD:in banca, in aeroporto, in aereo, appesi ai grattacieli,nei grandi magazzini (Carrefour, vestiti, profumerie,...), negli ascensori di alberghi e condomini privati, fuori dell'ascensore, nei bagni degli hotel, in macchina nel poggiatesta, in macchina al posto dello specchietto retrovisore, in macchina al posto dell'aletta parasole, nei furgoni pubblicitari, nei bus pubblici, nella metropolitana, in palestra, ...Etichette: business, Carrefour, DVD, LCD, marketing, monitor, tecnologia
martedì 20 dicembre 2005
La cameriera si inchina e apre la porta della saletta degli ospiti permettendoci di entrare nell'elegante salotto con confortevoli sedie in pelle e un grande televisore per il karaoke; al fondo c'è un tavolo rotondo con delle sedie ben allineate. Il tavolo è perfettamente apparecchiato con il classico tovagliolo ripiegato nel bicchiere che segna la forma della testa del pavone per il capotavola e delle piume per gli altri commensali. Quando il più importante commensale si siede a capotavola anche gli altri ospiti possono sedersi ed è un continuo avvicinarsi vicendevole offrendo la sedia al vicino. Appena tutti si sono sistemati ha inizio la cerimonia del cibo.
Il capotavola chiede spiegazione sulla preparazione dei vari cibi e ordina molteplici portate per poter assaporare tutti gli ingredienti che rendono famoso il ristorante e la tradizione del luogo: piatti freddi a base di verdure, di anatra e di maiale, zuppe calde di funghi o di pollo ruspante, piatti con pesce, crostacei, vitello, tofu, verdure saltate, etc. In breve tempo i camerieri entrano e sporgono i vassoi con le portate ordinate, partendo da quelle fredde, subito disponibili, arrivando alle pietanze calde. Le cameriere si adoperano per far posto ai nuovi piatti, ricomponendo infinite volte la disposizione del cibo sulla tavola girevole. I commensali amano questa attenzione al piatto girevole centrale e, mentre si servono con le agili bacchette di legno, innalzano anche i calici incrociando gli sguardi del vicino. Ha quindi inizio il momento dei brindisi, i famosi "ganbei", con i commensali che a turno si alzano in piedi lanciando frasi di auspicio e invitando l'amico a svuotare il bicchiere.
Il banchetto diventa quindi un susseguirsi di rituali, mentre le cameriere continuano il loro lavoro silenzioso riempiendo i bicchieri e versando il tè nelle tazzine, togliendo o ricomponendo i piatti di portata e sostituendo i piattini centrali di fronte ai commensali.
e la conversazione che si fa più animata e più scherzosa man mano che le bottiglie di birra e di vino si accumulano vuote sul tavolo nell'angolo della sala. Le cameriere continuano infinite nel loro lavoro attivandosi con sorrisi spontanei appena un commensale le richiama. La cena dura a lungo come una piacevole passeggiata nei gusti e nei sapori mentre si incrociano i discorsi. Alla fine il grande brindisi conclusivo, mentre tutti si alzano in piedi inneggiando ad un futuro prospero e alla fortuna. Ci si lascia con un senso di appagamento, sorseggiando l'ultima tazza di tè al gelsomino, portato apposta per favorire la digestione e per lasciare la bocca profumata. Ora la stanza è in mano ai camerieri che in breve la libereranno e la prepareranno per il prossimo banchetto.
Ma perchè dobbiamo infilarci in sto salone con scale mobili e camerieri immobili che salutano in falsa riverenza, con ossa che saltano dai tavoli e gambe che si frantumano sui gradini, sputazzi che si rincorrono mentre il fumo di sigaretta si arriccia azzurrognolo mischiandosi ai lenti vapori di una zuppa di pollo alle vongole. Si passeggia tra i rumori gastrici che rieccheggiano come eco rasando l'unto delle pareti e aggiungendo poesia al cataclisma culinario in atto già dalle 5 di pomeriggio in questo ristorante multipiano, take away, drive in, bruce lee, kitsch. Colonne dorate con capitelli spaziali, luci immondizia con tubi catodici, acqua rigurgitante nella fontanella con pesci rossi sonnolenti e giustiziabili nei momenti di magra, finti quadri alle pareti con effetti anticati e cornici plasticose storte finto-tarlate completano il colpo d'occhio in una nuova forma di tortura psicologica. Desisto, mi abbatto e mentalmente mi prostato (participio passato di prostata): qui bisogna mangiare, qui devo in qualche maniera sopravvivere.
melmosi, maiale in carta-vetro, zuppa-sciacquo-di-fango, tofu-tanfo. Ottimo per l'unione degli odori che fanno risaltare profumazioni primitive che hanno fatto estinguere i dinosauri. Qui si continua non curanti del giurassico mentre una lisca sputata dal vicino mi finisce sulla scarpa incollandosi clamorosamente sulla mia scarpa italiana in pelle da 150Euro, tanto lui è in ciabatte e la formaggia piedosa al massimo raduna gli insetti sotto alla tovaglia.
Ormai il cibo avanzato e raffreddato naviga nel tè e la tavolata si riduce a moleste e fragorose risate, "ganbei" (brindisi) mi urlano e si alzano i bicchieri con riti satanici e alito di serpente. Si svuotano i liquori maligni e iniziano i vapori flatulenti ad uscire dagli sfiati. Mi defilo, saluto riverente, abbraccio tutti quanti nei loro sudori impiastricciati, ganbei, gambe e via, mi sottraggo alla giustizia sommaria della cena virulenta e mi rifugio in un taxi dove uno sguardo assonnato e una cicca pendula tra le labbra percepiscono la mia destinazione e via dal parcheggio-scoreggio. Sono sopravvissuto, ora mi attende il letargo-digestivo, sperando di passare indenne la notte e di rivedere un'altra alba.Etichette: cibo, cucina, ganbei, ristorante, sigarette, te' verde, vino
domenica 13 novembre 2005
Ed è con questa neoconiata espressione di movimento estetico che oso entrare da nano-minatore-lavoratore-ingegnere nel mondo fatato dei puffi-architetti, perchè qui in Cina la neonata casta dell'architetto-onzo (nel senso di bonzo, illuminato e luminoso studioso dell'estetica) sta creando la nuova forma della residenzialità e dell'intrattenimento. Tutti sappiamo che l'architetto è nato dopo che sono finite le opere d'arte ed è stato necessario inventargli il nome, la categoria, lo statuto e l'Ordine sperando che la smettesse con i capricci e che continuasse a creare. Purtroppo ci siamo illusi e non è più successo niente. O meglio, qualcosa è successo perchè ancora oggi possiamo ammirare le splendide architetture cubiformi dei grandi magazzini, tipo Panorama a Orbassano o Le Gru a Grugliasco, o possiamo perderci nelle eleganti periferie delle città italiane per ammirare le toelette-abitative-multipiano o infine possiamo ricondurci ai meravigliosi e fulgidi esempi urbanistici delle nuove grandi arterie-deleterie disegnate dagli arterio (cito per tutti il passante-strozzante di C.so Mediterraneo a Torino come esempio di intelligenza e praticità unita ai concetti di tortura medievale).
rchè abbiamo oggi il più grande esempio di danno architettonico arrecato all'umanità che è la Cina. Ora io, in nome dell'umanità, dico: l'Unesco si prodiga in giro per il mondo a rifilare diplomini in tutti i continenti nel tentativo di salvare la capacità-sapiens di adattare la materia all'ambiente e quindi anche qui nel paesello dagli occhi mandorlati abbiamo protetto i mattoni tutti nuovi della muraglia, i giardinetti rimaneggiati di Suzhou e lo sventurato Potala del Tibet (che chiamerei oggi Potato, participio passato e non tubero in inglese, per come l'hanno tagliato via dalla città). Nella lista Unesco c'è addirittura il sito-cuccia di quel buon Uomo di Pechino, la caverna di uno sventurato pitecantropo riconosciuto come anello di fidanzamento tra la scimmia e l'homo sapiens e che forse spiega tutta la discendenza di questo paese. Ed è partendo da questo animaletto dal cranio grosso come una mela che per migliaia di anni si è costruito bene, levigando montagne per elevarne palazzi sui cucuzzi, ammaestrando fiumi per creare dighe naturali, modellando vallate per scolpire statue buddiste, plasmando la materia per generare templi e villaggi, misurando i colori per sublimi porcellane e dipinti.
Però dal XX secolo in avanti una zaffata nefasta di tendenze occidentaliste-imperiali ha violentemente schiaffeggiato tutto il rimasuglio d'arte che lentamente navigava nella melma del dopo periodo-pazzia degli anni '50. Il governo per tentare di far nascere un nuovo corso architettonico che potesse sottolineare il motto "siamo i più bravi siamo i più belli siamo i più ricchi" ha sorpassato il famosissimo periodo piastrelle-bianche-da-cesso degli anni '80 e ci ha immergersi con tanto di odore e colore nel fulgido periodo barocconzo. Una neonata dinastia di architetti...bonzi, gli architettonzi sta ricreando quelle linee e quei volumi residenziali che ci stavano sfuggendo in occidente. Oggi questa dinastia è agli inizi, ha solo una decina d'anni, ma i suoi gioielli sono già evidenti e la sua creatività è appena esplosa. Queste schegge di razionalità, eleganza, intraprendenza, funzionalità si apprezzano in ogni luogo: bar, hotel, ristoranti, luoghi ricreativi.
E allora è con mio grande gaudio che posso ancora parlare all'imperatore Adriano, o Adrianonzo, solennemente arrivato con il suo stallone, lo stallonzo, e i suoi legionaronzi nella hall dell'hotel. Abbiamo preso la single-room per me, la cameronza per Adrianonzo, la stallonza per Stallonzo. Sono in stallo anch'io perchè rimango a sguardo fisso, meravigliato, affascinato, pallato come il pesce rosso, inumidito per lo sforzo delle risa trattenute o del pianto dirompente. Rimango così, stupido nella mia fissità, inebetito dal dolciastro sapore di questa meraviglia inaspettata e non compresa appieno, uscita forse da un ovetto Kinder del gigante Gulliver o dagli incubi dopo la magnata di granchi della sera prima.
Riprendo la mobilità degli arti per meccanicità e volo col pensiero nello studio d'architettura dove mi immagino mani abili e veloci che frullano fogli antichissimi per riscoprire le tecniche dell'epoca romana nella ricostruzione plastica di questo cavallo in polistirolo-cementato a colori bronzato-anticato-metallizzato.
i baby-architettonzi che si tirano su dalle spondine e compiono lo sforzo dell'immaginazione pensando ai posteri e allagando il pannolino. Qui immagino le prossime generazioni che contemplative si diranno nelle lingue del futuro: "chil'hafatto! nonèpossible, gliarchitettonzi...". Io, uomo del 2005, ho oggi questa fortuna, ce l'ho gratis e posso girarmi soprasottodestraesinistra e a bocca aperta nausearmi di cotanta beltà: beltà al ristorante (però chiudo la bocca), beltà negli hotel, beltà nei bar, nelle strade, nelle piazze, negli aeroporti. Mi chiedo: ma come fate voi a resistere? Come fate voi a rimanere lì, che vi basta leggere queste poche righe e magari dite al vostro cagnolino: "sono soddisfatto, ho visto tutto". Non vi viene forse quel moto interno che posso definire sfinterico-oculare che lega la propulsione che freme in voi e lo stimolo visivo che vi deve rapire e raccogliere in contemplazione?
Perchè io non sono più attratto dalle dinastie orientali, dalle ceramiche di Luoyang e dalle tombe di Shenyang? perchè non cerco più il museo storico dove i ritrovamenti si susseguono ma sanno di muffa antica e sorpassata, sanno di inutile reliquia di un passato cancellato, sepolto ed espulso? Perchè invece ora giro per questi magnifici nuovi mausolei, espressione intima e condivisa di un raggiungimento collettivo dell'arte estetica e pratica dell'architettura? Non ho una risposta sicura, però sono sicuro (e di questo mi tormento) che non riuscirò a vedere tutto quello che questi creativi musetti stanno piazzando nelle varie città per dimostrare la loro abilità. Spero almeno di avere quella accortezza di trovare le chicche laddove mi si manifestino. Spero almeno di non mollare nella perseveranza e nella curiosità di andarli a scoprire, anche per quelli di voi che hanno detto quella frase allucinante al cagnolino di prima e che lui si sta ancora chiedendo interrogativo se andare dal veterinario o portare voi dal medico. Però una considerazione non è stata completata e necessita di essere conclusa: l'Unesco. L'ho richiamato prima e sembrava un grido nella vallata, un'eco persa tra le rocce. Invece ora lo invoco e lo sfido a gran voce con questa lettera.Etichette: architetti, architettura, piastrelle, unesco
lunedì 19 settembre 2005
Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai in una selva oscura di un groviglio di viadotti e sopraelevate che il mio pensier si è perso: "ma dove devo andare? ma dove volete andare? dove volete arrivare?". Allora vi rispondo io e vi dico che qui stanno diventando tutti pazzi. I cinesi hanno capito che basta prendere due punti nella carta della Cina, unirli con la matita, prendere migliaia di operai e fargli fare una strada. Poi si vedrà perchè il mondo è una sfera con la buccia e la crosta non si sbuccia quindi ci ha gli alti e i bassi dei monti e delle valli e i cinesi su e giù a destra e a sinistra a cercare di schivare le asperità: gallerie, viadotti, piloni, pilastri, impiastri, pasticci, impiloni di sbagli, un marasma organizzato. Però la meraviglia cinese e sotto gli occhi e procede nei giorni (e non negli anni come in Italia) e loro, solo negli anni 90, hanno fatto 35,000km di autostrade e chissà quanti di strade. Porca miseria che mi stanno facendo una strada che mi collega dritto-dritto al carrefour quando torno dal lavoro. Una strada tutta in aria, tutta a 10-20m di altezza, sopra le case, le altre strade, sui pedoni, sulle bici, vola lassù, si chiama "middle ring" e puoi cavalcarla con la tua auto senza Mary Poppins. La vedo ogni giorno procedere, aggiungono pezzi di sopraelevata-Lego di 20metri sostenuti da pilastri in presunto cemento armato di tanta pazienza che deve supportare il peso e sopportare il cinese che immediatamente schiaccerà l'asfalto con le auto nuovo modello, i porsche cabrio, le Audi, i BMW serie7Li golden series, le mercedes 600S, gli Hummer gialli girasole, le Bentley e i pullman di sfigati-senza-macchina che quotidianamente raggiungono le mete lontane delle "industry zone" per portare profitti ai loro capi che si comprano i macchinoni e bruciano incuranti il petrolio con i 12cilindri inutili in una città ormai al collasso e ingorgata dal troppo traffico.
Il middle ring cercherà di togliere traffico dall'imbuto che si tappa ogni mattina verso le otto e si stappa la sera verso le 18. Il middle ring si aggiungerà ai 70km di strade sopraelevate che Shanghai ha già e cercherà di spurgare il traffico che ormai ristagna sugli altri due anelli l'"outer ring" e l'"inner ring". In questo trittico degli Anelli, solo il film ci manca perchè gli attori ci sono tutti: er sindaco che si fa bello perchè lui i lavori li fa e qualcuno glieli porta a termine nei tempi, il responsabile del traffico che ha capito che o li fa o se lo fanno, le forze del male che sono le auto che cercano di stritolare il trafficaro, il capo della metro, il gollum delle viscere, che se la ride miagoloso ma anche lui cià fifa perchè er sindaco gli ha detto di fare altre 10 linee e lui sta facendo 10linee contemporaneamente (dieci linee, DIECI, come a Torino mi pare) anche se ogni tanto batte nelle fondamenta delle case e un giorno ne è volata giù una nel burrone di una nuova fermata e ha schiacciato dei cinesi che stavano magnando la ciotola di riso. "Stiamo vigilando sui cantieri perchè qualche lavoro è a rischio e stiamo cercando di non ritardare i tanti progetti della città. Stiamo lavorando per il futuro prospero della nostra città". come dire: "ne moriranno parecchi e non ve lo diremo ma almeno faremo tutto per tempo".
Ma allora quale futuro avrà Shanghai?
2 episodi:Etichette: auto, autostrada, Carrefour, expo 2010, inner ring, middle ring, outer ring, polizia, traffico
martedì 23 agosto 2005
Ebbene sì, Rodotà lo odia, gli scienziati lo amano e lui, con la fredda indifferenza siderale, nella noia del vuoto interstellare, dallo specchietto retrovisore aveva visto tutto. Lui, il telescopio bubble-gum messo in orbita orbo e operato dallo sciàttol, aveva notato già da giovedì il brufolo di nuvole che si infiammava sulla costa est della Cina, appena sopra la burrascosa, per altri motivi, Taiwan. Quelle maledette nuvole a forma di cerchio sfrangiato e dal centro purulento stavano navigando spavalde e rapide verso la costa. Le televisioni di tutto il mondo avevano dato l'allarme, gli studiosi seguivano le evoluzioni pronti a ricevere un vomito di dati dai computer eccitati, gli uccelli più astutamente migravano, le tartarughe si appiattivano nei laghetti mentre noi cinesi continuavamo l'incessante opera per tenere in movimento la crosta terrestre spostando grattacieli, scavando gallerie, asfaltando valli, sciupando il terreno, prosciugando laghetti (toh, una tartaruga appiattita), magnando il magnabile (buona sta tartaruga) e nessuno ci aveva veramente detto di guardare in alto anzi, il Shanghai Meteorological Bureau ci rassicurava con "...tutto bene, un pò d'aria nel ventre, forse un piccolo peto sulla costa e niente più".
Orbene, lui, esso, incurante e noi fessi incuranti siamo venuti a conoscenza reciproca il giorno venerdì 5 agosto, verso sera, come si vuole per un incontro galante di fine settimana. Lui, Matsa, nome esotico, da soap opera, affascinante, un pò ribelle, scompigliato, frettoloso, non si è fatto attendere ma ha iniziato a rovesciarci qualche catino d'acqua e a schiaffeggiarci con del vento. Noi, abituati alle acquazzonate shanghaiesi, ci siamo messi gli stivali e siamo usciti con l'ombrello per accoglierlo e abbiamo pensato: "un pò d'acqua...rinfrescherà l'aria torrida". Alla televisione veniva ripetuto "...non vi preoccupate perchè perderà d'intensità già vicino alla costa" (nel frattempo Matsa rasava la regione a sud di Shanghai, lo Zhejiang). Forti delle informazioni ricevute dalla TV, noi amici siamo usciti tranquilli per festeggiare il compleanno della Vale (e fuori scrosciava). Per strada i tombini annaspavano a trangugiare l'acqua mentre noi sorseggiavamo tranquilli la nostra birra. I taxi impauriti planavano sulle pozze lavando i marciapiedi fino all'altezza delle finestre mentre il vento agitava le insegne e spezzava le prime frasche. Al termine della cena siamo usciti in strada e un taxi-gondola ha ormeggiato vicino a dei mattoni-passarella per permetterci di salire (e fuori scrosciava).
Andiamo al MesaManifesto per un drink e festeggiamo degnamente questo compleanno" (e fuori scrosciava). E' stata un'allegra serata, come al solito, come deve essere un venerdì sera. Poi la stanchezza della settimana ci è rimbalzata sulla schiena e quindi, verso l'una, il Duccio ed io abbiamo salutato la cumpa per dirigerci verso le tane eee...sorpresa...il liquido acquifero aveva raggiunto e inondato tutti i marciapiedi. Ormai siamo in pieno "night-pool-party": un enorme piscina grande come tutta Shanghai, una potenziale libidine dei businessman locali. Avessero capito prima le potenzialità dell'evento atmosferico avrebbero inventato l'evento mondano del 2005 con un mega-biglietto per il typhoon-party, moto-d'acqua, lettini gonfiabili, luci girandoscopiche, drink incluso! Il risultato pratico invece è stato che, tolte le calze, tolte le scarpe, ci siamo incamminati per la strada sperando in un taxi-anfibio ancora disponibile. Il vento scuoteva con maestose raffiche tutto ciò che si elevava da terra, inclusi noi umani spavaldi del XXIsec mentre la pioggia continuava incessante ad aggiungersi alla enorme laguna già presente. Io speravo vivamente che l'epidermide dei miei piedi mi immunizzasse dalle marachelle giornaliere che vedo fare dai miei concittadini cinesi lungo la strada e ho evitato di pensarci continuando a camminare speranzoso di trovare terreno solido sotto la pianta dei piedi. Ho lasciato il Duccio e mi sono preoccupato soprattutto che tutti i pezzi del mio corpo rimanessero insieme il maggior tempo possibile evitando i rami, le insegne e le caramelle dagli sconosciuti. Mi sono quindi avventurato nel liquame cittadino. La fortuna mi ha assistito e un veicolo ansimante mi si è avvicinato cautamente. L'ho raggiunto al centro della via, sono salito eee...sorpresa, dentro è uguale a fuori perchè l'acqua è così alta che entra dentro il taxi, o meglio, l'acqua non entra più perchè il taxi ne è già pieno come un ventre sciacquoso.
II parteEtichette: previsioni del tempo, tifone
domenica 10 luglio 2005
Ho appena abbandonato l'ennesimo cantiere stradale nel polverone rumoroso e caotico della Cina che progredisce e avanzo solitario verso il silenzioso monte Huashan, meta mistica e monte sacro del taoismo sin dai tempi antichi. Mi ritrovo nello spelacchiato giardino di un tempio taoista e vengo rapìto dall'odore di incenso bruciato e dalla tranquillità del luogo. Il freddo dell'inverno rallenta i già blandi ritmi vitali mentre alcuni monaci fanno piccoli lavori di pulizia sommaria sul selciato del tempio. La porta d'ingresso del monte coincide con la porta d'uscita del tempio: esco. Il freddo pungente del mattino mi fa capire che non sono più a contatto con la comoda e riscaldata civiltà cinese ma sono entrato nella natura ancora addormentata dall'inverno. La strada che porta in cima al monte è larga e comoda, di una bella pietra recente, brutto segno del turismo calpestativo a scapito delle sacralità contemplativa del luogo.
Mi guardo intorno e ammiro le ripide pareti rocciose della valle stretta che accompagnano la strada. Al fondo appare un giovane monaco che scende rapido con le sue silenziose scarpe di panno e la sua acconciatura con i capelli raccolti a rapa sulla testa. Mi sorride spontaneo, si ferma, mi saluta "Hello, how are you". Sono stupito: normalmente i cinesi mi trattano come una macchinetta, con un banale "Hello", per farmi capire che hanno notato che sono occidentale ma niente più per poi ridiventare trasparente, inesistente. Lui invece si è veramente rivolto a me e aspetta un segnale umano, un contatto. Lo ricambio, scambiamo qualche semplice parola: lui si sforza di dire più di quello che sa, io pure nella loro lingua ancora per me complicata.
Confucio troppo vincolato alle origini famigliari e non riconducibile agli insegnamenti del Buddha ritenuti troppo "spirituali". Questo contrasto che lega il taoismo all'immobilità del tempo e alla fragilità dell'uomo sulla natura qui è ancora presente. In alto si vedono alcune celle irraggiungibili, intrappolate sui costoni, appese alla montagna e comprendo la precarietà della condizione umana richiamata dall'insegnamento: questa è la forza della semplicità del taoismo che si unisce alla natura con la passività della contemplazione.
le cooperative di portatori e anche qui questi poveracci arrancano sudati, silenziosi nello sforzo. A tratti si fermano per recuperare il fiato mentre il freddo dell'inverno condensa in vapore i loro sbuffi e le loro spalle fumano disperdendo il prezioso calore. Anch'io arranco con il mio piccolo zaino e cerco di salire nel tentativo di ammirare il panorama dall'alto. Arrivo al picco Nord, dove già si gode di una vista superlativa verso le valli laterali: costoni scoscesi con pini aggrappati si riversano in basso verso le valli strette. Un falco prova a lanciarsi in volo ma rimane solo il suo sordo e acido grido mentre agita le ali al vento dal suo comodo spunzone di roccia. Mentre osservo le sue piume scure risplendere al sole riprendo il mio cammino e continuo a salire.
Ora il vento invernale si accanisce sulla mia faccia schiaffeggiandomi e alcuni turbini di neve si agitano tra le mie gambe. Il freddo penetra nei vestiti e mi ricopre le ossa addormentandomi i riflessi e riducendomi le energie. Cerco di capire se è giusto proseguire o se è meglio ridiscendere nella civiltà riscaldata. Un miscuglio di orgoglio, voglia di capire, voglia di vedere e contemplazione mi assale, ridando calore ai muscoli e decido quindi di proseguire. Per il freddo l'acqua che ho acquistato si è completamente ghiacciata (e non riuscirò a berla fino alla discesa il giorno dopo). Arrivo in punta al monte accompagnato dal vento che parla tra le ultime foglie degli alberi e sibila tra le conifere. Sono pressochè solo e ammiro dall'alto il bellissimo panorama mentre mi riparo come posso contro la roccia: si vedono infinite successioni di valli e di picchi taglienti e lo sguardo spazia all'infinito fino al cielo azzurro intenso dell'inverno.
Adesso ho veramente freddo e ridiscendo per cercare una tana dove dormire. Mi rifugio in un edificio vicino ad una grotta sacra. L'edificio ha alcune stanze, ovviamente non riscaldate, che vengono affittate. Un solerte ragazzo cinese in mocassini e giubbottino trema vistoso e mi apre la porta di una stanza. Il vento entra con noi e turbina con la corrente delle finestre perchè il vetro non arriva a coprire tutta l'apertura. Prendo una stanza con due letti per un semplice motivo: il lenzuolo del secondo letto mi serve a coprire le fessure dei vetri, la coperta del secondo letto la metto sulla mia, il sottile materasso del secondo letto raddoppia il mio e mi permette di isolarmi un pò dall'aria del suolo. Mi preparo un giaciglio nell'angolo più protetto e mi imbozzolo. Sono le 7, calano le prime ombre della sera creandomi uno spazio caldo all'interno delle coperte umide. Vado a dormire.
Mi sveglio verso le 5 per seguire la nascita del sole. Adesso è ancora buio e il vento si è calmato e sta dormendo nel bosco. L'aria non è fredda come ieri pur essendo notte. Nel cielo scuro scintillano miliardi di stelle che si staccano sopra le montagne definendone i profili. Salgo sulla terrazza del picco Sud e attendo l'arrivo del sole. Lentamente le cime delle montagne si delineano dalla profondità del cielo e lo sfondo inizia a colorarsi di blu. La linea dell'alba diventa netta e i colori rosa e arancione annunciano l'imminente sole. Il tutto è abbastanza veloce e mentre un gatto mi si struscia sulla gamba con la coda alzata e tremolante, il sole inizia a galleggiare sulle punte dei picchi. Avanza molto rapido proiettando lontano i profili delle montagne. Incontro anche due ragazzi americani ancora imbozzolati come involtini nelle loro coperte. Ammiriamo insieme questo spettacolo che riempie gli occhi di luce e ci scalda di una intima tranquillità. Restiamo qualche attimo rapìti dalla bellezza del panorama, poi decidiamo di ridiscendere e andiamo a goderci un tè caldo e qualche biscotto in un alberghetto più in basso. Anche il gatto ci ha seguiti e inizia a miagolare e a strusciarsi sulla roccia colorata dal sole.
Continuo solitario il mio giro dei picchi: il monte è composto di 4 picchi principali secondo i punti cardinali e sono tutti visitabili in breve tempo. Da ognuno è possibile osservare un bel panorama e mi soffermo soprattutto su quelli Ovest ed Est, i più maestosi e i più "panoramosi". Mi accorgo però di aver tralasciato il mio spirito di contemplazione per il puro sfogo egoistico del raggiungimento della meta. Rientro allora nei miei pensieri cercando di rispettare il luogo per la sua vocazione meditativa anche se continuo a calpestare la roccia turistica per godere di ogni angolo del monte ancora sonnolento nell'inverno. Rimango in cima per qualche ora a vagabondare per i tanti sentieri innevati e per le nude rocce levigate dal vento. Poi ridiscendo lungo le ripide scalinate che ho tanto odiato in salita e che continuo a odiare in discesa. La giornata oggi è magnifica, il sole alto risplende e brilla sull'ultima neve mentre oziosi gatti
godono del calore dei raggi. Una rapida carezza per molestare il loro riposo e mi allontano continuando la discesa lungo la valle. Arrivo al fondo e mi guardo indietro per ammirare per l'ultima volta un luogo di contemplazione e di rispetto, poi mi infilo in un pullmino che inizia ad inseguire l'asfalto in una corsa inutile verso la presunta civiltàEtichette: Buddha, buddismo, confucianesimo, Confucio, montagna, scalini, Tao, taoismo, turismo, viaggiare
martedì 21 giugno 2005
Etichette: riso, taxi, unghie lunghe
martedì 21 giugno 2005
Bisogna scrivere un pò su tutto, qualcosa fa sorridere qualcosa fa cacare. Però il marrone sul bianco stona e allora perchè la carta igienica è sempre bianca? non possiamo mimetizzare il fattaccio su un colore uniforme simile all'orginale o almeno creare una carta a strisciate o con sfumature savana tendente all'infuocato tramonto per chi mangia piccante? Perchè darcene evidenza che già come contorno abbiamo il profumo? Quindi mi sento geniale e inventerò per il popolo giallo il rotolo marrone per nascondere l'atto grosso. Poi fa anche distinto perchè il rotolo colorato lo puoi portare nel borsello similpelle similserpente similArmano e si occulta tra le pieghe delle spire della fodera senza inso
spettire la necessità impellente e, se è usato bene, il profumo si mescola con l'ascella porta-borsello e fai l' "eau de toilette sans sciaquòn".
Allora la pensata. Miei cari, è con orgoglio e spinta addominale che vi annuncio che è disponibile già da qualche mese la pianta della città con mappati i cessi pubblici. Per ora la pianta è in cinese quindi io posso usarla per pulirmici però è già annunciata la mappa con traslitterazione e allora sarà un piacere visitare le ceramiche in giro per la città. Pare che la nostra città ospiti qualcosa come 5,000 cessi pubblici (senza considerare tutti i centri commerciali, i luoghi pubblici, ecc) e considerando che il cesso ha più cessi e facendo una media, possiamo radunarci in 50,000 contemporaneamente con effetti tsunami inaspettati, un mega-toilet-party. A questo punto spero che l'efficiente municipalità organizzi anche un servizio tour-bus 2 piani con pranzo buffet, gutalax e musica-techno-shit e che ci portino a cacare in qualche punto esotico della città per scoprire gli angoli nascosti della metropoli. Finalmente abbiamo anche noi qualcosa di innovativo da mostrare al mondo e di cui andare orgogliosi, non staremo più lassativi sulle poltrone, ma ci scatenelleremo confidenti per la città os-pitale. Altro che muraglie-cianfrusaglie pekinesi e terracotte-rotte di Xian, il nostro motto ora è: "Shanghai: visita la ceramica e lascia il tuo
contributo".
ombrello, paletta e anche carta e matita e sfogo inventivo nel tentativo dell'ispirazione del fetido meandro per migliorare la latrina ingiallita. Siamo sollevati, dateci tempo, tenete duro, tenetela, ancora un mese e avremo il luogo dei sogni dei bisogni e cambieremo anche il motto per l'Expo Shanghai 2010: "Shanghai, il sogno del bisogno"Etichette: cesso, gabinetto pubblico, mappa
venerdì 18 marzo 2005
Questa volta l'ho fatta grossa, ma non è l'epilogo di un'abbondante pranzo ma più semplicemente è l'esito di un viaggio che mi ha spinto a partire per il nord della Cina in pieno inverno per approdare nella gelata regione dello Heilongjiang e visitare il Festival del Ghiaccio di Harbin. Harbin è la capitale di questa regione ai confini con la Siberia (Vladivostok è più a sud) ed è appoggiata sulla congelata pianura della Manciuria sulle sponde del congelato fiume Songhuajiang. Ivi vivi vi si contano 10 milioni di pinguini boreali con le mandorle. La temperatura media annuale è 4°C e d'inverno traballa tra i -30 e i -10. Il suo scoppiettante business si lega alla grande tradizione dell'industria pesante-monumentale grazie agli scambi del passato con il pachiderma URSS. In città sono ancora presenti questi legami e ci sono ancora costruzioni Russe dei primi '900, quando in città si trovava un'alta percentuale di bianchi ed erano presenti anche 20,000 ebrei (in prevalenza russi) che rallegravano i simpatici orientali con i loro giochetti nelle banche. Oggi rimangono ancora alcuni russi (ubriachi)
ma quelli di religione ebrea, dopo alcune piccole (sop-)pressioni subìte durante la rivoluzione culturale, si sono volatilizzati migrando come cicogne in USA, Canada e Israele e portandosi via anche le banche. Ora il tutto è in mano ai cinesi.
palette, grattini sono riversati sulle strade per rendere meno sciiiivoloso l'asfalto ghiacciato. L'autista pennella curvoni in leggero controsterzo, anticipa le frenate, guida morbido e sicuro agli ingressi dei cavalcavia, ma qualche incidentino qua e là si vede con macchine un pò accartocciate e gente che discute animatamente. Arrivo in hotel e discuto il prezzo con il taxista. O-animale sta tentando di fregarmi facendo correre il tassametro al doppio della velocità: segna 80km di strada quando ne abbiamo percorsi 40. Scenetta già vista più volte quindi inizio a scegliere dal mio catalogo "facce e mimi" sezione "tassisti fregoni" alcune espressioni cupe e serie. Mi imbroncio nella classica posa del clown a cui non è riuscito il numero e non mostro i soldini che lui si aspetta. Allora lui si nasconde in una complessa smorfia chiamata "ho ragione io ma tu-cliente puoi scegliere se pagarmi o no e io so che tu sai che ho cercato di fregarti però ho comunque ragione io e mi devi i soldi che ti ho chiesto". Nello stesso manuale ho letto la contro-mossa e gioco anche il jolly, quindi lo fisso negli occhi e gli dico nella mente: "hai tentato di fregare un occidentale, ma ti ho beccato e non ti pago" mentre cerco di annientargli il pensiero e lo riconduco alla fase della pubertà. Faccio intervenire il jolly, un militare di passaggio a cui racconto tutto e fingo di prendere il numero di targa (se mai lo denunciassi alla sua agenzia di taxi lui perderebbe subito il lavoro). Il tassista cambia espressione e la mascella gli scende per gravità, allungandogli le guance come un cocker mentre il suo occhio si addolcisce nel tentativo della compassione e inizia pure a scondinzolare. Il teatro dura a lungo e già ci sono file di passanti fermi a guardarci. Lui capisce che può solo rimetterci da questa situazione perchè anche il tempo gli gioca a sfavore quindi, spossati dalla performance, gli allungo qualche soldino e lui accetta.
Dal nervoso ho fuso la neve intorno a me e gli alberi sono germogliati in uno slancio di primavera. Riprendo il mio cammino perchè sono arrivato qui per altri motivi. In breve mi trovo nel parco cittadino che ospita alcune sculture in ghiaccio. Il ghiaccio viene prelevato dal fiume congelato e viene tagliato in mattoni che servono a comporre i monumenti e le statue. All'interno di questo parco si ospita anche l'annuale gara internazionale di sculture di ghiaccio, dove squadre agguerrite con motoseghe, scalpelli e punteruoli, incidono gli enormi blocchi (2 metri cubi circa) per ricavarne delle figure.
Nel mio piccolo faccio vincere la squadra cinese che ha rappresentato una carpa che guizza nervosa fuori dall'acqua per afferrare un insetto di passaggio. Una scena piena di movimento ricavata nell'immobile e fermo ghiaccio. Complimenti.
un delizioso ristorante russo con pizzi alla tovaglia, salini in cristallo lavorato e un caminetto scoppiettante al fondo della sala. Magno brodaglie e zuppotti incandescenti con abbondanti patate, cipolle e presunta carne. Vabbè, comunque decente, soprattutto per l'atmosfera casalinga, il tepore che riscalda gli ossicini e i rutti all'idrogeno che ravvivano il fuoco.
Mentre la sera il tutto si traduce in una nausea colorata, l'effetto di giorno è da fiaba: non ci sono rumori perchè il ghiaccio e la neve ovattano qualsiasi onda sonora, il sole splende in un cielo leggermente azzurro, l'aria sa di neve e tutt'intorno è bianco o trasparente. I muri di ghiaccio lasciano intravvedere forme distorte e nascono riflessi inconsueti. Sembra di vivere in sospensione, in una situazione in cui manca qualche ingrediente ma non si capisce cosa. Sono sicuro che tra poco mi comparirà un elfo che rapido e curioso mi si avvicinerà, mi sorriderà e si allontanerà sfiorando il suolo senza far rumore. Forse sono caduto vittima di un incantesimo... le cipolle di ieri, sti presunti russi, cerco di capire ma sono distratto.
Forse il fatto che manchino i colori, forse l'aria inconsistente, forse il freddo. Mi sento il pensiero rallentato ma sono sereno. Giro conscio della mia ubriachezza cerebrale, pattino cauto strascicando i piedi nei corridoi ghiacciati per non cascare, tocco i muri trasparenti che emanano una solida e rassicurante freddezza. Ci si sente in pace eppure sono a -20 tra dei monumenti di ghiaccio, che non è la condizione normale per noi mammiferi. Sguazzo tra le opere e cammino lungo gli spiazzi di neve, ripercorro più volte i posti per non perdere niente mentre il sole si alza sempre più nel cielo del mattino e mi scalda la schiena. Lascio il parco alle spalle con la neve che crocchia compatta sotto i miei piedi, unico rumore che ben si amalgama in questo quadro polare. Ecco l'ingrediente che mancava: i cinesi
scale)
Perfetto, avete fatto l'esercito di terra-cotta. Tra 2,000 anni, se un robot-operaio o un alieno multicolore scaverà un pozzo e troverà un pezzo di vostro fratello, forse scopriranno un altro esercito di terra-cotta.
PS: all'amico Qin con meta-messaggio ad altri strepitosi personaggi con idee originali e bizzarre: se ognuno di noi si facesse la tombetta come te (15,000mq) non ci sarebbe più spazio sulla Terra nemmeno per i campi di calcio. Io ti farei pagare l'ICI ma non so dove spedire il bollettino.Etichette: esercito di terracotta, turismo, viaggiare

Ma il gallo che c'entra? lui, che con la sua rauca e sonora sveglia mattutina ha ridestato il popolo sonnolento già il 10 di febbraio? Dopo le acrobazie della scimmia che ha lasciato qualche malcontento ai segni deboli dello zodiaco e ha fortificato solo i segni irrequieti (cioè la scimmia stessa), siamo finalmente nel gallo, segno di piume, di colori e di influenze avicole. Eppure sembra non essere cambiato niente qui in città: auto incolonnate, metrò menefreghisti, negozi aperti, soldi, smog, polizia appostata, spintoni per le strade e sputoni congelati. Quasi che il gallo non abbia generato nessun interesse, anche se la tradizione popolare lo eleva a simbolo: il gallo è legato al sole, perchè ne annuncia il suo arrivo al mattino. In alcune case di campagna viene ancora rappresentato e affisso sull'uscio come augurio all'ospite e per allontanare i demoni della notte. Però la modernizzazione cittadina schiaccia tutto e comprime i miti e la simbologia classica in compresse a base di vecchie supposizioni (le supposte, appunto).Etichette: Buddha, fuochi d'artificio, gallo, Natale, oroscopo, Pasqua, scimmia
martedì 1 febbraio 2005
Finalmente hanno aperto un centro manutenzioni per auto all'altezza della situazione. Qui tutto è ordinato, pulito, certificato, garantito e il risultato è sicuro. Il personale ha fatto stage in Giappone, Germania e Svizzera e parla almeno 2 lingue. Per l'insegna hanno scelto un nome italiano per unire creatività e concretezza di stile. Sono pronti ad un franchising nel nostro Paese e io vi posso mettere in contatto. giovedì 27 gennaio 2005
Atto I - Lucia cambia casagiovedì 13 gennaio 2005
Per inaugurare il 2005 vi mando questa foto e gli allego un raccontino (normalmente è l'opposto ma qui siamo in estremo oriente). C'era una volta... mmmh no, in pratica nel mio compound il cellulare non prende. Nessun problema così non mi rompono, ma mannaggia che la Terra è tonda e il telefono squilla di sera dall'Europa e io mi attacco come un geco ad una finestra della camera da letto per avere 1/4 di tacca utile e parlo seguendo l'onda, stringo le vocali perchè passino dagli invisibili fili satellitari e scandisco le parole spellandole ogni tanto e spellandomi perchè poi non sono un geco e il muro è liscio. Quindi il grande passo: Meucci l'ha inventato e io lo voglio in casa. Bolli, procure, firme, uffici, sportelli aperti e aliti pesanti ma in meno di un'ora ho un contratto in mano: mi ritrovo sotto l'ascella imputridita anche una scatola di cartone con la prestigiosa invenzione e mi promettono che entro una settimana qualcuno mi installerà la linea telefonica. Ci si informa, si discute, ci si appunta, si spuntano le date, e il fetido giorno arriva con le calze del ragazzino che cammina per casa e infesta la cameretta motivando gli acari allo sciopero e le impronte sudate si inseguono per una settimana con l'olfatto danneggiato. Comunque il ragazzino sa il fatto suo: si arrampica, batte, scuote, esce, entra, collega, alita, parla da solo, si interroga sulla vita e finalmente mi chiede il telefono. Wow, sorpresa, il telefono si eccita all'inserimento della presa e il suo display si illumina di rosso come una nave spaziale degli anni '80. La grande cianfrusaglia a ciambella plasticosa si anima tutta e un bel vagito sonoro cancella per un attimo la chimica del sudore dello sfortunato. "Tut-tut", mi chiamo sul cellulare e mi spalmo sul muro per rispondermi, chiamo in ufficio, chiamo i vicini a vedere, voce cristallina: è un tenore! Firmo, lascio che le calze escano da casa mia e si infilino nelle trappole chimiche a forma di scarpa lasciate vicino alla porta e mi diverto a schiacciare tutti i bottoni del telefono (ne ha tantissimi). Ognuno ha scritto qualcosa di fianco: casette, barrette, ciambelle, rametti, tutto incomprensibile. Istruzioni in cinese per facilitarmi. Fantastico. Provo anche l'accordo con i tasti, un do maggiore, un sol minore, una scala ritorta, un passaggio a destra, bribbling e lui sempre che squilla e fa tut-tut. OK, vado in ufficio nella posizione del buddha silente che sorride nell'esofago. Torno dopo Natale e lui mi aspetta fiducioso, col suo display digitale rallentato dal freddo. Tut-tut. Ricevo una chiamata sul cellulare, ma ora il muro è freddissimo e spalmarmi non è conveniente perchè ci si congela, allora pronunzio solenne: "chiamami al 64.66.84.94, che rispondo dal fisso". Dopo 5 minuti richiamano sul cellulare: "perchè non rispondi?". Vado al fisso, suona fesso, ch'è successo? L'astronave è malata: il discone non si accende più, prove, controprove, parlo in falsetto, parlo col pilota, cambio presa, provo tutto e "provolone chi l'ha installato" penso. Non mi scoraggio, si compone "10000" e sono in hotline ChinaTelecom, l'assistenza clienti 24h e in 24h ti risolvono o ti peggiorano la vita. Il giorno dopo appare spaventato un ragazzo, si aggira furtivo nell'appartamento gelato (il mio riscaldamento funziona a spruzzi e non dappertutto), riceve qualche insulto spontaneo, traffica con un telefono giocattolo, segue il cavo con lo sguardo, mi chiede (c'è sempre Jennifer che traduce per me), poi ci gela e l'appartamento a sto punto brina: "la presa del telefono ha l'acqua dentro, è bruciata!". Ora, di scienza non si finisce mai, però bruciarsi con l'acqua è un ossimoro e poi si genera idrogeno, pensavo fossero le sue flatulenze. Eppure ha ragione, la presa ha dell'acqua dentro, un micro-acquario. Vuoi dire che sto tsunami anche qui...? boh, misteri cinesi e primordiali: la vita è originata dall'acqua, ma il mio telefono ha perso la vita con l'acqua. La scienza non ce la farà mai a spiegarmi come si è generata H2O all'interno di una presa telefonica chiusa. La mia linea telefonica in meno di un mese si è già fritta, ho già imprecato, ho chiamato l'assistenza, ho già pre-pagato dicembre e gennaio, ho già un altro telefono (per verificare se fosse l'astronave o la linea).mercoledì 15 dicembre 2004
La spinta del progresso ha reso anche il gigante d'oriente un paese comodo e semplice dove il commercio globalizzato spadroneggia in lungo e in largo. Sebbene nell'allarmista China Daily di qualche mese fa, il campanilismo orientale cercava di farci credere che il concetto di distribuzione di massa occidentale non avrebbe scalfitto le abitudini cinesi, i risultati sono invece molto evidenti e gli imperialisti occidentali sono sempre più radicati nel contesto giallo: McDonalds è più presente dei padani a Bergamo, PizzaHut e la simpatica facciotta del KFC stanno rimpiazzando i carretti non-so-cosa-mangio-vapori-unti-odori-nauseanti degli angoli delle strade cinesi, IKEA dilaga nei generi per la casa e, nella distribuzione alimentare, il colosso Carrefour è ormai consolidato in parecchie città della Cina (a Shanghai sono 4).
Mi sono quindi trovato al Carrefour di Wuhan durante il "gran festival del pesce non-so-che-razza-di-pesce" dove ricche offerte speciali scritte su cartelli gialli attiravano clienti gialli vicino alle vasche di acqua gialla per scegliere l'animale più sano e vispo: una tonnara monderna. Poi, tutti quanti allegramente a fare la coda come altrettanti pesci imbrigliati nella rete francese. La cosa che mi piace di più è però osservare lo sguardo sempre indiscreto e indagatore dei cinesi quando arrivo alla cassa. Tipicamente la signora di mezza età ficca il suo nasetto nei prodotti che ho comprato e si infila selvaggiamente nella tua privacy limitata di
occidentale. Ognuno è seguito da occhi a mandorla che cercano di capire come si nutrono gli espatriati. Alcune volte si arriva al ridicolo, con le signore-invadenti che accennano anche a spostare la roba che hai già allineato sul banco della cassa per vedere le marche e cercano di comporre l'alimentazione tipo della settimana, calcolando i pesi e gli eccessi calorici. Chissà cosa capisce sta signora quando vede la mia tipica spesa: pringles alle cipolle, chinotto Sanpellegrino, Kinder Bueno, fruittella all'arancio e manciate di altre porcherie. Per fortuna non parlo cinese, sennò la stessa signora inizierebbe una lista di domande e terminerebbe con una disquisizione sulle potenziali modifiche genetiche che si potrebbero generare con la mia alimentazione sconquassata. Comunque dopo un pò si esce dalle casse e si ritorna alla "tranquillità".
Il commercio globale ha reso popolare anche il colosso IKEA anzi, in Cina il nome IKEA è sinonimo di "il meglio per l'arredamento", "il negozio chic", "il negozio che rende americani" (siamo al delirio geografico!). Le famiglie borghesi cinesi fanno a gara per accaparrarsi oggetti svedesi dai nomi interessanti: Mvkdoo, Jù§à, Svdtung, ugstttadtttfg, MortacciVostri. E quando scatta il fine settimana si ha il meglio con coppiette agguerrite che ribaltano sedie, si infilano sotto i letti o dormono sui letti, muovono tavoli, raschiano lampade, ungono specchi. Spesso c'è appresso a loro anche la temutissima mamma-di-lei e futura-suocera-di-lui, personaggio già descritto sopra come signora-invadente. E' una sottospecie dell'homo sapiens molto diffusa qui a Shanghai ed è catalogata dal WWF come creatura nociva e pericolosa, ed è anche nota al Pentagono come arma di distruzione di massa.
Il suo concetto di vita è rompere le balle indistintamente e comunque: discute con il ragazzo dell'Ikea, vuole il colore impossibile, salta sui materassi come un canguro, casca sulle sedie come la mela di Newton, chiede l'acqua, la vuole più calda, adesso è troppo calda, forse non vuole più l'acqua. E il meglio è quando arrivano alle casse, con i carrelli che si infittiscono in coda e iniziano gli scontri tra tavolami e mensolami, salami e paralumi, divani e battimani, asciugamani e scacciacani. Ne escono malconci i poveri casellanti perchè prima di pagare ci sono le infinite domande delle inesperte e diffidenti acquirenti e il tutto diventa una discussione: posso montare il battimani da sola?, se non capisco lo scacciacani posso cambiarlo con un altro salami?, il mensolami è di più o di meno?, riesco a farlo da solo o chiamo tuo zio?, ma tuo zio non è quello che è amico del mio amico?, nello scontrino c'è uno scontino?, una macedonia gratis?, una bibita?, ma perchè allora dopo la cassa c'è il ristorante?, non è compreso nel peso?, ecc. E allora la pazienza deve diventare il tuo denominatore comune, devi armarti di tranquillità, liquefartineltempoinfinito, aspettaspettaspettaassppeettaaa... lunedì 29 novembre 2004
Il giorno inizia prestissimo con le luci delle 5:30 mentre escono le prime creature portatrici di vita che allietano con carretti, gracchi e sputi la stretta via alberata. Altre creature escono dalle umide tane, nei pigiami a quadretti trapuntati o già nelle divise aziendali. Nonne antiche scricchiolano verso i raggi del sole mentre le mamme combattono accanite per spuntare il miglior prezzo delle verze. Il branco di mamme ruota attorno alla preda, verdure si agitano nel carretto, funghi si dimenano, pomodori sanguinano, legumi vengono afferrati, strapazzati, agitati, buttati nelle borse, pesati, monetine tintinnano, mani passano rapide e in breve la preda è spolpata, il carico finito. Il branco di mamme si allontana con le buste, il mercato del mattino è terminato mentre le nonne partecipano in disparte con l'esperienza dello sguardo, con le palpebre che si aprono appena, appesantite dal tempo. Loro sono creature antiche degli abissi profondi, che si muovono lentamente, vestite con i colori spenti della via perchè si devono mimetizzare, perchè il mondo non è più loro. Altre creature carnivore passano rapide e veloci, corrono voraci lungo la via e bisogna stare attenti.
Le nonne rimangono sugli usci, sedute nelle seggiole in bambù, all'ingresso delle viette laterali, pronte a scomparire se il pericolo si avvicina. I bambini fanno la loro comparsa, animaletti vivaci e colorati che nuotano frenetici lungo i marciapiedi, sono loro che annunciano le 6 e mezza del mattino, uscendo dai loro buchetti notturni, pronti per la scuola o per i giochi sulla strada. Rimangono lì come cavallucci marini, aggrappati alle mattonelle conosciute, giocano silenziosi, agitano foglie, spade di plastica, armi rumorose e luminose e rimangono lì in poco spazio, vicino alle nonne, pronti a sfuggire dalla strada pericolosa dove violenti barracuda metallici iniziano già a passare rapidi sperando di spaccare ossa e mietere vittime. Sono creature violente, incuranti della vita che pulsa sulle mattonelle dei marciapiedi, loro devono andare veloci e rapide in ufficio, senza compassione per le lente, anonime e trasparenti meduse che ondeggiano sui cicli scorrendo lungo l'asfalto mentre trasportano i carichi. Una viene inesorabilmente schiacciata lungo il bordo, un rantolo sordo, una bicicletta urta il carretto, una moto si schiaccia contro tutti, salta una fanalino, si storce un manubrio, si acciacca un pedale, tutto si blocca, si alza il vociare concitato, creature laterali si avvicinano curiose. Il tutto si risolve velocemente e il banchetto di novità si dissolve nella continuità liquida della via. Bolle di umanità svaniscono nella fretta del mattino che cresce, mentre i barracuda metallici aumentano e compaioni i primi cetacei diesel di linea, carichi di anime immobili e assonnate sui seggiolini. Osservano anche loro dall'alto, mentre il tutto riparte tra gli sbuffi degli scarichi inquinanti. E' già ora di vagare tra grotte e anfratti per rimediare il prezioso pasto. Coltelli si agitano nelle cucine, vapori ansimano dai contenitori in vimini e bambù e il macete inizia a sminuzzare verdure pronte per essere saltate nei wok e per insaporire zuppe di acqua calda.
L'affamato popolo lavoratore, inchiodato nella via per i continui cantieri, si libera dalla tenaglia del progresso per cercare di riempire la pancia. Camminano sudati, con l'elmetto protettivo ancora in testa, le braccia nervose e magre e i muscoli affioranti dalla pelle sottile. Corrono sulla via e si fermano sulle malferme sedioline in legno buttate sul marciapiede. Una zuppa rapida, un liquame incolore, una verdura inanimata e spenta aspettano di essere inghiottite nel limitato tempo della pausa pranzo. Bocche voraci succhiano rumorosamente i liquidi bollenti e in breve il pesce martello e il pesce sega, caratteristici e comuni animali di cantiere, entrano di nuovo in azione per smontare case e dissolvere colonie di organismi umani ritenute eterne nella barriera laterale della via. Si sgretolano i muri sotto i colpi sordi delle mazze, finestre e porte recuperate vengono accatastate lungo gli alberi in attesa di un acquirente, i tondini di ferro ripartono sugli appesantiti carretti tartaruga, mentre banchi silenziosi di creature snelle scorrono lungo i marciapiedi incuranti della storia che sparisce. Il tutto ritorna sabbia e si accumula sul fondo, in attesa che il nuovo palazzo prenda forma snaturando tutta l'antica barriera ormai morente. Passa rapida una giovane in livrea di accoppiamento: colori sfavillanti e atroci, accorgimenti aggressivi, abbinamenti picassiani, occhiali avvolgenti, unghie decorate. Ondeggia da un negozio ad un altro, si sofferma nervosa, morde e strattona un pezzo in saldo tirato su da una cesta, urla qualcosa nel negozio, riparte e scompare. Gli sguardi del pesce sega, perverso ma inevitabilmente passivo, si fissano sul corpo della giovane seguendola nel traffico mentre il pesce martello lo richiama all'ordine morale del lavoro continuo e infinito. Le giovani sbarazzine, incuranti dei look troppo violenti, ormai intrappolate nel mondo del fashion occidentale, appaiono sempre più frequentemente lungo la barriera. Sono una razza in aumento, continuamente in evoluzione, pronte a spendere per apparire, a colorarsi per essere viste, a rimanere vittime dei barracuda che le portano lontano nei bar e negli affollamenti alla moda della città inaridita.
Cala rapida la sera con le creature del giorno che si ritirano dal marciapiede, lasciando spazio al nuovo popolo degli abissi che illumina la via con bulbi fosforici richiamando gli ultimi passanti. Qui è la parte più umile e sommersa che viene fuori dalla colonia umana che abita questo scorcio. Non ci sono più i colori del giorno, ora si devono creare le ombre della notte e le creature sono pronte a scomparire a comando, inghiottite nei tombini e nei tunnel dei cantieri, rapide a terminare il lavoro assegnato prima che il giorno ricominci. Alcuni stendono un cartone per terra e come sogliole mimetiche del fondale iniziano a dormire mentre la vita continua rallentata vicino a loro e i rumori si ovattano. Non sono barboni, non sono pezzenti come li intenderemmo noi, non c'è bisogno di don Ciotti e Ernesto Olivero, sono solo le colonie di lavoratori che vengono dalla campagna e che ricoprono un metro quadrato della via fingendo sia una casa. Hanno poco o niente e risparmiano tutto, sperano di tornare in campagna con qualche moneta: una fortuna per le loro famiglie lontane. All'alba tolgono il cartone, mettono la trapunta nella sacca, e abbandonano la casa, lasciando lo spazio ad un carretto, ad un banco di giornali, ad una cassetta di frutta.
Il popolo notturno è molto simile ai crostacei che escono da non si sa dove e che si riversano negli angoli della via, raccattando oggetti preziosi, tocchettando con le chele i rifiuti del giorno, sbattendo le antenne e percependo in anticipo i fastidi dell'umanità che dorme, dopodichè spariscono sensibili ad ogni minimo cambiamento che possa rappresentare un pericolo. I crostacei sono preziosi lavoratori e infaticabili spazzini, mangiano rapidi i loro ammassi di riso bianco, buttati su una panchetta o in piedi e poi si dissolvono alle prime luci. E un giorno sembra finito ma non è mai finito e i carretti tartaruga stanno di nuovo comparendo ma non sono mai scomparsi, le nonne sono di nuovo fuori ma non sono mai rientrate e una partita di carte continua da mesi ad un angolo della via, attirando un nuovo branco di passanti curiosi che ricolorano un nuovo giorno in una successione infinita delle stesse cose, in un mondo ripetitivo delle stesse situazioni: un mondo uguale in una società che cambia rapidamente, un controsenso dell'evoluzione. Qui Darwin sarebbe impazzito e avrebbe chiesto una canna e io sono dubbioso sul darwinismo ma non delle canne.mercoledì 3 novembre 2004
...e mi sono anch'io preso la mia libertà andando sulle montagne gialle dopo aver terminato la visita missionaria a Wuhu, strepitoso centro di niente, ombelico del lombrico, nella depressa e povera provincia dell'Anhui. Per arrivare alle montagne sono dovuto salire sul treno dei contadini (vuol dire "sedili duri", vuol dire "i treni dell'altra classe") passando le mie tranquille 5 ore tra carte da gioco sui tavoli, occhi che mi scrutano, rutti, sacche che cadono, bambini che cadono, mele che si sbucciano, bambini che si sbucciano, mamme indifferenti, semi che si sputano, rantoli di sputi e sputi che vagano speranzosi di centrare il lavandino ma che inevitabilmente si infrangono colando sulla parete, thermos che passano per rigenerare il tè verde, carretti di prodotti impossibili. Ovviamente non ho posto perchè in questa classe non ci sono i posti assegnati, e il cinese "dell'altra classe" abituato alla lotta di classe, infinocchia con classe l'agguerrito occidentale riempiendo tutti i buchi possibili sulle panchette e lasciandomi lì, inebetito, nel corridoio.
Cerco un pò di tranquillità accucciandomi tra un vagone e l'altro, tra il lavandino (aiuto!) e un altro presunto mammifero accucciato (è morto?). Ci si dà fastidio per far passare il tempo, ci si urta, ci si spinge, ci si fuma addosso, si mette lo zaino in modo che cada sempre (questo lo faccio io), e il bambino gioca sul mio alluce, perchè un pò più in là non dà fastidio a nessuno e allora predilige darmi fastidio addosso. "Chi ti ha generato non può riprenderti e riassorbirti?" penso tra me e me, ma lui è un bimbo ed ha pure la faccia carina, con la testa tonda e rapata e gli occhi scuri e vispi che scrutano dai tagli obliqui del viso. Il tempo passa, mi sorridono, mi chiedono se sono dello Xinjiang, cercano di parlarmi ("hai un buon alito tu, perchè non parli con i tuoi amici nell'altro vagone?"), vogliono sapere, sono curiosi, si intromettono, parole in inglese "hello", "good", "sank-you", "hauariu" e ridono, denti d'oro, pochi denti, denti sani, denti anneriti dalle sigarette. La mia fermata arriva, è buio, mi affaccio alla porta del vagone e gentilmente mi spingono con uno spigolo di un enorme cassa di cartone trafiggendomi la 4^ vertebra. Mi giro con sorriso ebete, ringrazio della frattura, maledico il carico e parte della sua dinastia.
gli innamorati salgono per saldare il loro amore eterno, però ci sono anche migliaia di turisti che ogni giorno calpestano la pietra della montagna, vomitati da una decina di aerei giornalieri che collegano tutta la Cina a questo posto. E allora ci sono gruppi con cappelli gialli, verdi, rossi, blu, bianchi, gialli e blu, bianchi e rossi, bandierine rosse che richiamano gruppi con cappelli rossi, bandierine gialle con file di cappelli gialli, bandierine abbassate perchè hanno perso i cappelli, cappelli solitari che hanno perso la bandierina, cappelli dimenticati, capelli senza cappelli, riporti. Io cerco di zigzagare, evitando la stazione della funivia, dove si ammassano i turisti per andare in su, affamati di dire "sono andato" e non di cercarne l'intimità del luogo e il motivo ispiratore dei poeti e dei pittori.
Il turista medio è quindi arrivato in aereo, trasportato in pullman con una notte in albergo, con assegnato il cappello e la bandierina, vestito con mocassini neri, calzoni e giacca flosci, magliettina, borsello e parte per l'avventura artificiale del grande show cinese.
Mi sento parte di un film, con le forze del male che mi inseguono, fischiando tra le pareti con i richiami grotteschi degli uccelli nel bosco e io protagonista che devo camminare per sfuggire: passo il canyon, con uno strapiombo di 1000metri, cammino sulla passarella a sbalzo, passo
"il ponte degli immortali" (forse c'è anche Highlander qui in tenda con Braveheart che fanno picnic), salgo fino al "picco delle nuvole che si dissolvono" (sti nomi poi...).
Comunque non male, accetto. Con me dormono 2 ragazzi cinesi, dignitosi e tranquilli. Mangio delle noccioline, un uovo di anatra salato, del cioccolato e una mela.
, mentre orde di cinesi ridiscendono dopo averne visto l'alba (era obbligatorio, c'era anche sulla brochure turistica!). Rimaniamo in pochi perchè il sole non interessa ai cinesi, li spaventa perchè si rischia l'abbronzatura e già i primi ombrelli si aprono per evitare il raggio maligno. Bellissimo panorama, la scimmia è sempre là ad osservare i picchi illuminati dal potente sole che taglia l'umidità del mattino. Ridiscendo verso il basso, affrontando il lungo-funivia, complesso di scale ripide e movimentate che scendono lungo la vallata.
Si incontrano i portatori della cooperativa, con la pettorina numerata: popolo silenzioso, lavoratore, infaticabile. Hanno tra i 50 e i 100kg appesi alle estremità del bambù, i polpacci sono vere e proprie bocce trattenute dalla pelle, le spalle hanno il callo del peso. Hanno età variabile dai 20 ai 50 anni. Loro non hanno diritto alla funivia, toglierebbero posto ai turisti, costano meno dell'elettricità, sono facilmente rimpiazzabili. Portano su tovaglie lavate, gas, petrolio, stufe, televisori, uova, riso, coca-cola, mattoni...sono sudati, i visi segnati. Offrono anche servizio di portantina
per i turisti che "devono" salire ma non possono sudare. E per pochi Yuan arrivi su senza fatica. Arrivo al fondo della funivia, tra lattine che si aprono, megafoni che gracchiano, bacchette che afferrano cibo, musiche ai megafoni, scoregge magafoniche e pullmini accesi. Io proseguo, continuo verso il basso, lungo la valle ad ovest del monte. Il panorama cambia, i pini lasciano spazio al bosco con le querciole, i frassini, i cespugli di camelie e rose selvatiche. Più in basso i generosi e vigorosi bambù, altissimi e robusti invadono intere vallette, con le chiome verdi reclinate a generare ombre fittisime. Al fondo scorre lento il fiume, adesso quasi asciutto dopo la stagione calda. Le acque rimbalzano tra le rocce bianche levigate dalle acque, si creano pozze profonde di un blu intensissimo che contrastano con i colori della natura, si genera la cascata dei nove dragoni (adesso ridotto ad un pisciotto di macaco). Sono di nuovo solo, uniche creature sono i granchi di acqua dolce e i pescetti che ancora sguazzano nelle limpide acque.
ella megalopoli-moderna: un bel salto.
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giovedì 28 ottobre 2004
Il secondo episodio è relativo al mio normale tran-tran quotidiano che mi costringe spesso a circolare per la Wulumuqi Lu, dove ci sono 2 ospedali che si affacciano l'un l'altro sulla strada. Qui è divertente, anche se un pò cinico, osservare come i pazienti vengano passati da un reparto di un ospedale ad un altro reparto dall'altra parte della via nel pieno del caos del giorno. Allora nasce un passaggio di infermieri, dottori e parenti che scortano lettighe, trespoli per le flebo, disgraziati, fasciati-sfaciati, sedie a rotelle, facce piangenti, barelle, e si dimenano nel traffico dellaincasinata vietta cittadina. Il risultato è per esempio vedere una barella in coda al semaforo con altre auto che aspetta il semaforo verde per "svoltare" nell'imbocco della via dell'altra sezione (vedi foto). E quando fa freddo, come questo inverno, il malato è blindato sotto lenzuoli e coperte e sembrano tutti dei morti belli stesi.
Un ultimo episodio si riferisce al mio vagare per città cinesi, portato dal lavoro missionario di semina che sto facendo. Quel giorno mi trovavo a Qingdao, località famosa per la birra, portata negli anni '30 dai tedeschi che provavano a colonizzare la Cina forti del loro momento storico. Io invece non dovevo colonizzare ma, dopo la visita al cliente, dovevo semplicemente andare all'aereoporto. Arrivo al terminal "domestic" e il mio occhio cade (in senso figurato) sull'autoambulanza parcheggiata lì fuori. Ero più che altro stupìto del nuovo modello di veicolo, pulitissimo, probabilmente comprato da pochi giorni e spero mai utilizzato. Certo, spero "mai
utilizzato" perchè l'autista era tutto intento nel mondo dei sogni piuttosto che ai dolori della terra. Nella foto potete vedere il prodigo autista nel tentativo di salvare quante più vite umane possibili: cioè dorme. In una foto si intravvede oltre al finestrino dell'ambulanza una vecchina: forse doveva essere caricata ma è guarita nel frattempo. Meglio per lei, poteva andarle peggio.mercoledì 8 settembre 2004
Anche gli elettricisti hanno problemi: aggiornamento da Jindezhen

Etichette: elettricisti
martedì 28 settembre 2004
Per farvi capire con un esempio pratico e diretto come si può complicare qualcosa di semplice ho pensato di fare qualche foto ai modelli delle auto che si possono acquistare in Cina e vi invio una modesta composizione fotografica. Quelli fotografati sono ovviamente modelli cinesi di auto o veicoli non troppo famosi in Europa, come la Foton, la Jeely, la Changan. Mentre l'Audi propone una banale A6, la Volskwagen una ovvia Gol, la Buick una modesta Sail e la Fiat una semplice Palio, i loro concorrenti cinesi, agguerriti come marziani in cerca di conquiste interplanetarie, sfoggiano modelli altisonanti come la "bijeiseimilaquattrocentoottantaseibiunodibiatrattinodue" (la prima nella foto) oppure la più ovvia "jeiicsmilleventunodiesseaccatrattinodielleics" (la quarta) e così via. Allora mi sono anche immaginato il dialogo di due ragazzi che euforici, al mattino, si scambiano opinioni sulle auto.Etichette: auto, code, comunicazione, Marco Polo, Matteo Ricci
mercoledì 15 settembre 2004
Se in Fiat/Iveco non avete idee vi propongo questo apriscatole-veicolato trovato sull'autostrada che faccio ogni mattina. E' un mezzo indispensabile che risolve una molteplicità di problemi.Etichette: auto, autostrada, traffico
July 27, 2004
Sappiamo tutti che i ristoranti cinesi in Italia non offrono la vera cucina tradizionale. Infatti i cinesi che mandano avanti le bettole italiane provengono tutti da una zona rurale dell'entroterra mandarino e non sono affatto ristoratori nel proprio paese ma scappano oltremare in cerca di fortuna e vengono reclutati nel Bel Paese. Mentre loro cucinano in Italia le cose che si ritrovano sui menu pre-stampati, nel loro paese di origine dei professionisti esaltano i sapori e i colori dei cibi e così ogni Provincia offre un'infinita varietà di ricette antichissime le cui origini si perdono nelle varie dinastie passate. Sono proprio le dinastie imperiali che hanno
permesso ai cinesi di raggiungere questa capacità culinaria, perchè riducendoli alla fame, li hanno messi in condizione di cercare il cibo dappertutto e di renderlo commestibile. Ecco allora che oggi ci mangiamo le cose più improbabili, con i famosi gusti "orientali" che qualche volta generano dei vortici in pancia, creando nocive armi chimiche durante la notte. Ma il tutto si può sempre curare con un'ottima coca-cola imperialista che centrifuga lo stomaco e gasifica gli intestini, riducendo a scoria radioattiva il cibo ingerito. Onestamente penso che non basti un Cucchiaio d'Argento o una Cucina Italiana per descrivere tutte le possibili ricette del continente giallo e io stesso ne ho assaggiate tantissime e alcune veramente particolari: il piede di cammello dello Xinjiang (la regione musulmana al confine con il Kazakistan e il Kyrgyzistan) gommoso come un pallone da basket e tutt'altro che buono, ottime meduse ai semi di sesamo (Shanghai) croccanti come nervetti, il ben più famoso sangue di vitello rappreso dell'Anhui
che vibra molliccio sulle bacchette, la pelle di serpente in insalata che ho mangiato a Chongqing nello Sichuan o le crisalidi fritte che si mangiano a Nord nello Helonjiang, che ti scoppiano fra i denti come brufoli e hanno un vago sapore di omelette. Questi cibi vengono cucinati al volo dopo che sono stati scelti dal cliente e appoggiati sui famosi tavoli girevoli rotondi. Lo stress cinese per servire i cibi freschi è tale che anche quando pescano in mare, portano a riva il cibo vivo che viene subito immesso negli acquari dei ristoranti per essere poi cucinato. Anche questo è dettato dalle condizioni ambientali del passato, con il gran caldo dell'estate e la mancanza di refrigeratori. Anche se oggi si può ovviare con le moderne celle frigorifere, i cinesi continuano a preferire il cibo vivo e cotto al momento (commento: hanno ragione, voi vi fidereste a mangiare qualcosa di morto in Cina? altro che SARS) e io stesso posso comprarmi la tartaruga viva al Carrefour e scannarmela nel lavello della cucina per farne la deliziona zuppa. Il trasporto del cibo sta divenendo ossessionante e tutti i mezzi di locomozione sono impegnati per trasportare i cibi: gli aerei per le ampie distanze (vi ricordo che è vietato imbarcare granchi vivi come bagaglio a mano a Shanghai, sta scritto al check-in), i treni per arrivare nei villaggi (spesso viaggio con a fianco un pollo la cui testa esce curiosa da una scatola di cartone), le motorette per i mercati locali e le brevi distanze. E' meglio comunque non pensarci troppo e far finta che il cibo provenga dal cielo come manna divina, pulito come fosse nato nel Paradiso terrestre, perchè se il trasporto avviene come per gli esempi fotografici che vi mando ho paura di non digerire tutto (foto scattate in centro a Shanghai e vicino a Tai Hu, menu preso al ristorante di Jingzhou).Etichette: Carrefour, cucina, granchio, ristorante
venerdì 16 luglio 2004
Ho ri-ordinato un armadio a muro a filo parete per l'entratinaEtichette: appartamento, approssimazione, casa, Ikea
giovedì 8 luglio 2004
Come puoi notare mi sono comprato una macchina digitale, perchè non resistevo più a vedere delle cose strampalate e a lasciarle lì solo per me. Quindi ti propongo una sezione per gli elettricisti. Inizierei questa sezione con una discreta immagine presa ieri a Pechino, nel centro della città. Questa sezione è dedicata a mio fratello Bertìn, che colleziona foto di "disturbi elettromagnetici e garbugli di cavi", e penso che riuscirò a fornirgli materiale interessante dall'estremo oriente.Etichette: elettricisti
lunedì 5 luglio 2004
A Shanghai, come in tante altre città della Cina, dopo la rivoluzione culturale, sono state sistematicamente abolite le cucine, vezzo dei capitalisti, per favorire delle mense comuni a favore del popolo lavoratore (questo fenomeno ha favorito dall'altro lato il proliferare dei ristoranti cinesi, intesi come luogo per sfamarsi). Con il passare degli anni e con l'introduzione progressiva dell'acqua alle famiglie, si sono quindi ricavati dei lavabi esterni alla casa per dare la possibilità a tutti di avere il prezioso liquido. Ancora oggi in tantissime città cinesi si può osservare il lavandino all'esterno della casa, cioè sulla strada e, nella parte vecchia di Shanghai,
siamo ancora in queste condizioni. L'unico lavandino presente serve per lavarsi, lavare i vestiti e lavare il cibo. Il sistema però è più complesso, perchè essendoci tantissime famiglie in pochissimo spazio si riesce a ricavare un solo lavabo per tante famiglie. Quindi la soluzione è: un lavabo per tutti, un rubinetto a ognuno.Etichette: casa, cucina, lavandino, ristorante, rivoluzione culturale
Etichette: appartamento, approssimazione, casa
martedì 25 maggio 2004
Tutto quanti, ogni mattina, ci svegliamo, apriamo gli occhi, (noi maschi ci grattiamo nei calzoni) e poi guardiamo fuori dalla finestra per vedere che tempo fa (noi maschi continuiamo a grattarci nei calzoni allargando le gambe). Capita anche a me e, sebbene dalla finestra della camera io veda i cessi degli uffici di fronte, vado nell'altra camera per vedere che tempo fa. La sorpresa è dietro le tende, perchè apri le tende e sembra che ci siano ancora le tende: allora c'è la nebbia? Eppure le previsioni di ieri dicevano "parzialmente coperto" o "timidamente sereno", ma non nebbia! La causa è l'inquinamento, che soprattutto nelle città cinesi, sta peggiorando continuamente. Circa un anno fa il "China Daily" (simpatico organo di regime in lingua inglese che fa apparire i cinesi come gattini) pubblicava ogni giorno una tabella con i grafici dell'inquinamento nelle maggiori città cinesi e con il limite da rispettare: alcune, tipo Chongqing, Shenyang e Harbin, erano praticamente fuori scala ogni giorno. Decisione "democratica": non pubblicare più la sconveniente tabella e sostuirla con una innocua mappa a colori della Cina con le temperature, le nuvolette e i soli che ridono. Il più astuto "Shanghai Daily" mette da sempre solo la cartina con le previsioni del tempo, ma la città è comunque ammalata. La municipalità sta cercando di mettere un freno alle puzze, ma non riesco a capire come possa ridurre l'inquinamento, visto che cresciamo di 1 milione di abitanti ogni 2 anni e che la circolazione della auto aumenta a livelli impressionanti. I produttori di camion promettono gli standard Euro 2 dal 2005 (obbligo governativo) ma cosa bisogna fare per quei milioni di veicoli che vanno a rape marce e a tritolo e che devastano le narici anche a distanza? La municipalità ha ulteriormente alzato il prezzo delle targhe per i veicoli privati sperando di limitare il traffico e l'inquinamento. Oggi una targa a Shanghai costa 34,000RMB (circa 3,500 Euro) contro 1,000RMB di Pechino (circa 100 Euro). Il risultato è ridicolo: chi vuole comprarsi una macchina se la compra e inquina e la Municipalità diventa ricca. L'inquinamento è talmente evidente che quando cade la pioggia, l'acqua si mescola alle particelle di smog e si forma a terra uno strato oleoso pericolosissimo e bisogna camminare con i ramponi per essere tranquilli. Lo stesso inquinamento colpisce anche altre città. L'altra settimana sono andato a Xi'an, la famosa antica capitale dove sono stati trovati i guerrieri di terracotta. Beh, anch'io dopo una giornata ero di terracotta e non basta fare la doccia per togliersi la creta! Per non parlare della latrina di Chongqing-city, definita dagli stessi cinesi "il clima infernale della Cina", per via del simpatico Yangtze che sputacchia umidità tutto l'anno, ed essendo la città tra le colline (si parla di 30 milioni di abitanti!), l'umidità si annida e si unisce al ristagnante inquinamento generato dal carbone, dal traffico, dalle chiatte, dall'industria pesante. Il risultato è una simpatica abbronzatura-fuliggine ogni sera, se ti soffi il naso esce ghiaia e se starnutisci fai petrolio. Fin qui è ancora tutto rosa e fior, perchè basta una mascherina (la SARS ci ha insegnato ad indossarla) e respiriamo "prato-in-fiore". Il dramma è anche l'inquinamento acustico. La sempre attenta municipalità di Shanghai, ha piantato in alcuni punti strategici della città (nei giardini, negli ospedali e nei posti più riparati) dei monitor luminosi con led verde-pace-e-serenità-infinita che visualizzano l'inquinamento acustico corrente: siamo a livelli aeroporto, ma loro non lo sanno. Anche se in alcuni sparuti giardini sono già stati messi degli altoparlanti con finti canti degli uccellini, il frastuono dei pullman e il continuo suonare dei taxi, trasforma il concerto bucolico in cacofonia molesta. Nel dubbio le società di taxi hanno ridimensionato i decibel dei clacson, con il risultato che i tassisti lo suonano più a lungo per avere lo stesso effetto nocivo. Però non tutto è perduto, e bisogna guardare con fiducia verso il futuro: infatti io metterò i doppi vetri alle finestre e alzerò il volume della musica. In Cina il contro-rimedio è per sovrastare il problema non per risolverlo, è un addizione non una sottrazione. Penso che lo struzzo sia un animale cinese! Ora vado a prendermi una boccata d'aria... (nella foto la situazione SARS di un anno fa)Etichette: auto, China Daily, guerrieri di terracotta, inquinamento, nebbia, previsioni del tempo, Shanghai Daily, tassisti, taxi, umidita'
martedì 27 aprile 2004 11.55
Non posso non menzionare la Chiesa, strappata con le unghie alla municipalità di Shanghai. Nasce sotto un viadotto, e per vedere la croce bisogna andare sopra il viadotto. All'interno è un'opera d'arte...arte povera! Le stazioni della Passione di Cristo sono delle decalcomanie appese con lo scotch alle pareti bianche sporche. I vetri-cattedrale alle finestre sono fatti con un ingnegnoso sistema di foglietti di plastica trasparenti colorati appiccicati insieme dal nastro adesivo nero a raffigurare scene religiose e l'effetto da lontano è veramente quello di vetri-cattedrale. L'altare è elevato da una pedana simil-Ikea con dietro delle lucette timide che illuminano un Cristo stanco. Una statua della Madonna cerca di ritagliarsi il suo spazio di nobiltà, ma anche Lei ha una faccia rassegnata.
Etichette: ateo, chiesa, Chiesa (Patriottica) Cattolica, Chiesa Cattolica, cristiani, made in China, made in Italy, Pasqua
venerdì 26 marzo 2004 7.49
A Shanghai è finalmente arrivata la primavera: la magnolia (fiore simbolo della città) è già sfiorita, la forsitia ha già dato il meglio di sè e adesso è ora delle azalee. Gli uccellini sopravvissuti alle gabbie e alle padelle, canticchiano circospetti sugli alberi, sperando di fare qualche uovo e di vedere ancora la prossima generazione. Nei giardini le famiglie mettono al sole le nonne e le trapunte perchè hanno accumulato troppa umidità nell'inverno: le prime cigolano, le seconde puzzano...anche le prime puzzano. E' tempo di parchi cittadini. La municipalità di Shanghai ha dichiarato che investirà in nuovi giardini ed ha già iniziato a rasare al suolo alcune case per tirarci su improbabili giardini bonsai composti di 1 pianta, 1 cespuglio, 1 fazzoletto di erba verde, 1 fiore, due mattonelle di selciato, tanto di cartello "Garden ..." e l'imma
ncabile ristorante cinese con puzza già inserita. Ad oggi Shanghai non ha verde pubblico, soprattutto nella città vecchia di Puxi, ma ha creato nella recente Pudong il mega-giardino "Century Park", sulla falsa riga di Central Park di New York. Qui si ha il doppio beneficio di pagare per non vedere: cioè paghi 10RMB e non vedi i cinesi, perchè costa caro e loro non vengono in massa.Quindi siamo andati un sabato a divertirci e a provare i roller-blade con alcuni amici italiani. Il parco è anche occasione per vedere il comportamento in ambiente alieno (il giardino) del cinese cittadino: nelle foto dei tipici casi amari dell'incoscienza genetica. La piacevolezza del parco si interrompe al sopraggiungere delle agguerrite famiglie pronte per il pic-nic: il rumore aumenta incontrollato, l'immondizia è un corollario necessario per questo popolo, la privacy sfiora il ridicolo, e la sopravvivenza dei poveri stranieri è minacciata. Il roller-blade diventa una necessità per
la fuga. Man mano che il popolo aumenta, noi rifuggiamo negli angoli remoti, dove il sole picchia forte (il cinese ripudia il sole e si nasconde sotto le piante per paura di abbronzarsi e sembrare un contadino).Quando la disperazione è troppa, e i 10RMB hanno esaurito l'effetto, il gioco finisce e rientriamo in città, a confrontarci e a litigare con il quotidiano. E' stato bello, almeno per un attimo. (Però per domenica è programmato un brunch all'aperto a Park 97).Etichette: abbronzatura, brunch, Century Park, giardino, magnolia, parco, pic-nic, primavera, Pudong, Puxi
15/3/2004
... in Cina ... si guida a dx e a sx, dipende dal tuo umore del momento. Si dovrebbe girare tutti come in Italia, ma è abbastanza ovvio trovarsi camion in contromano, carretti dappertutto, pedoni in autostrada che fanno autostop. La corsia di emergenza è di emergenza. Nel senso che quando hai fretta la devi usare per sorpassare a dx, perchè sei in emergenza e devi arrivare prima a casa. La cosa pericolosa della Cina (comunque non molto diversa da Napoli) è proprio la possibilità in ogni momento di trovarsi qualcuno contro ogni regola. Proprio ieri sera ero con Michele, stavamo scendendo da un viadotto con la normale rampa di discesa, quando abbiamo trovato un taxi fermo in curva di notte sulla corsia di sorpasso.Etichette: auto, autostrada, contromano, patente, taxi
venerdì 12 marzo 2004 5.42
gli scovolini usati te li appoggia sul tavolino, di fianco al tè, come dei pasticcini e rimangono lì. Poi finalmente arriva il turno di Edward-mani-di-forbice. Prima ti innaffiano sotto l'acqua e il massaggio continua per altri 2-3 minuti. Poi inizia il mio momento: cioè devo spiegarmi con uno che prima di lavorare come taglia-capelli probabilmente si schiacciava i brufoli e portava la anatre al laghetto. Però lui si prende cura di te e si sforza di capire cosa cerchi di dirgli: io parlo italiano e gesticolo tanto, sperando che si arrivi ad una soluzione pacifica. Poi il matto sembra colto da fremito di intelligenza e dichiara di aver capito. Inizia con colpi di
forbice a dare sfogo ai suoi 5 minuti di lucidità e in poco tempo il lenzuolo (sterilizzato ovviamente !?!) si riempie di capelli. Con dei bei pennelloni la assistente mi toglie i pelucchi dalla faccia. Ad un certo punto però devi bloccare il pazzo, appena ti sembra che il suo lavoro abbia apportato significativi progressi al tuo nuovo look. Ampi sorrisi, ti ributtano sotto l'acqua, un'altra innaffiata e ti asciugano i capelli. Il capolavoro è compiuto. Si sta circa 1 ora e mezza e il tempo passa veloce.Etichette: barber shop, barbiere, lavori forzati, massaggio, prostituzione, rieducazione
lunedì 16/02/2004 10.09
Etichette: immersioni, ristorante, spiaggia

Di bello e romantico c'erano invece le lanterne nelle case (in allegato due foto scattate con una bruttissima macchina digitale che abbiamo qui in ufficio). L'usanza qui al nord c'è ancora, mentre a Shanghai non è tanto sentita: bisogna illuminare una coppia di lantere di rosso per scacciare lo spirito maligno, che teme il rosso (il fatto che debbano essere 2 non è invece chiaro, ho ricevuto spiegazioni non plausibili).Sostituire un tenore sospensorio non è facile e penso che 3 persone non bastino a riprodurre tutti gli armonici che ero in grado di generare, avrete bisogno anche di una tiorba, un corno d'amore, un cardo e una tisana di ortiche, poi siete a posto (sò modesto!)Etichette: inverno, lanterne rosse, spring festival