Wednesday, August 27, 2008

Voci fuori campo

I cerchi olimpici si sono finalmente spenti senza che i miei occhi si siano mai veramente accesi. E se gli occhi sono rimasti offuscati, le orecchie sono ora frastornate e la testa ha un cerchio olimpionico d’oro che risplende di aureola per la mia calma apparente durante l’evento. Ho pero’ ancora la forza della voce e la rapidita’ delle dita per scrivere la mia necessita’ di dare una morte degna a questi giorni, a questo lento massacro di atleti e di squadre inghiottite nella propaganda, nel disegno politico, nel mastino governativo e non nel gesto sportivo e nella fratellanza dei popoli. Ho quindi necessita’ di amplificare segnali, movimenti e trilli che emergono dai colori e dalle luci di del perfetto coordinamento mandarino. Parto da lontano, dalla provincia del Gansu, a 2000km da Pechino, ai bordi del deserto del Gobi. Qui mi organizzo una piacevole passeggiata con sole uva carretto e frustino per arrivare al passo Yangguan, avamposto millenario che si spalanca sull’infinita morte di sabbia rovente che al tempo chiudeva il passaggio dalla raffinatezza cinese interna al mondo barbaro esterno. Affascinato da tanto potere ed efficienza del passato discuto nel presente sul significato delle olimpiadi con una ragazza locale che mi guida sul carretto e con mia strana sorpresa mi dice: “le olimpiadi di Pechino? C’e’ molta politica”. Interrrogativo pesante, affermazione grave per una ragazza cosi “lontana”. Ma cosa avra’ mai potuto sapere, cosa avra’ mai potuto capire dalla televisione, ma cosa mai gli avranno detto questi coltivatori di uva del deserto? Mi scateno e cerco di capirne di piu’ da alcuni amici di Pechino che mi confermano come la macchina burocratica e’ eccellente, ma che il gesto atletico e’ l’evidente risultato dello sforzo politico e di qualche formula farmaceutica. O mamma mia! Poi abbiamo avuto altre conferme di sviste e di occhi troppo obliqui per essere aperti, e di gesti atletici drogati da sospetti di pasticche. Allora amici occidentali hanno preferito spegnere i televisori, limitandosi a leggere su internet le proprie medaglie d’oro. Altri amici cinesi mi hanno dirottati a considerazioni di potere politico, di arbitri sorridenti per ricevuti favori e di giurie con denti dorati. Pero’ altri amici cinesi mi assicurano che quello che si e’ visto e’ la limpida realta’ e che quello che si e’ sentito e’ reticenza degli occidentali ad accettare il dragone che sta emergendo dopo l’era di torpore. Ma allora cosa ci rimane di tutto questo capogiro di numeri metalli atleti nazioni spettatori poliziotti che hanno frastornato i nostri occhi e non hanno acceso i nostri cuori? Ci siamo sentiti Nazione su quei podi azzurri che abbiamo faticosamente conquistato o ci siamo sentiti occidentali contro le bandiere rosse? Abbiamo applaudito il numero uno o ci siamo girati a vedere gli sconfitti gialli? Ci siamo impressionati al medagliere coi rossi piu’ in alto delle strisce, o abbiamo esultato alle incredibili medaglie di paesi che non hanno nemmeno la forza di apparire sul mappamondo, come Mauritius e Togo? Abbiamo sperato di ottenere ancora medaglie da gesti atletici eroci o abbiamo spento la TV perche’ il mondo si e‘ spaccato in 2 tra Cina e USA? E noi da chi andremo a piangere tra venti anni? Dai mandarini dell’est o continueremo a coltivare arance a sud per gli Americani dell’ovest? Siamo quindi contenti che ci riprenderemo le olimpiadi nel nostro vecchio continente bianco o siamo tolleranti che finalmente la tavolozza politica si stia colorando di giallo? Serve ancora parlare di record del mondo migliorati da macchine programmate o e’ meglio girarsi e osservare il pubblico che ha gli occhi a mandorla? Personalmente mi sento di dire che le olimpiadi ci rimarranno in testa per il contenuto politico internazionale e non per i centesimi limati nei record. E oggi come migliaia di anni fa questa potere scavalchera’ le dune inanimate e arrivera’ fino a noi con impressionante energia

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Tuesday, August 19, 2008

Apprendisti stregoni, Salsa e minestroni

Ho visto moti di salsa e salsa in moto, movimento asmatico, moda saltuaria per popolo scombussolato, in apprendimento, in cerca di identita’ e poi suda muovi salta ruota gira aspiravolta voit-la’ la nuova attivita’ collettiva del giovane cinese che si sente americano e pretende il movimento che si svolge dal pavimento ma i piedi son bloccati, aggrappati alla massa e non al singolo, all’unisono del gruppo e non alla variazione creativa del tallone. E allora per migliorarsi scuole e balli, sere e piroette, e nascono presunti insegnanti, improvvisati amanti, presunti sapienti, stregoni saccenti, occidentali trapassati e orientali spassosi. Ci si prova, ci proviamo 1-2-3-4, piede qua, mano la’, su e giu’, lei-di-qua lui-di-la’, mah, allora che capisco che gli ingredienti non ci sono. Perche‘ la salsa e’ base e condimento, fondamenta e fronzoli, non e’ regola ferrea, input digitale, sterile apparenza. La salsa scivola sul corpo e rimane il flessuoso ricordo, ritmo e allegria, vivo sentimento musicale di fiati e percussioni. Ma qui perde colore e rimane forma insipida di tecnica e bruta applicazione. Non vedo la cellula sorridere che trasporta il nucleo energetico, sento solo sbattito di ossa e complessita’ non disciolta nell’intimo del ritmo avvolgente. La nota stona, il ritmo manca, elasticita’ mentale non stimolata, passaggio di note per monodia cerebrale. Pero’ sorprende il movimento, la massa che si butta, il popolo che ci prova, un minestrone di mosse di gambe di corpi, una confusione corporea e musicale che si dimena nelle sale salsere della Shanghai moderna. Una commistione unica di tentativi di riconciliazione mondiale a suon di musica e non di dollari. E se questo serve lasciamolo andare, lasciamo che la salsa traghetti il mondo occidentale nella stregoneria cinese, speriamo che il tutto serva a cuocere una nuova ricetta mondiale in cui tutto si amalgami in un profumato minestrone di cultura e musica

Questo breve brano lo dedico a tutti voi salseri, voi occidentali e voi disorientali che vi unite spastici nel mondo danzante di giravolte gabbane e voli carpiati per carpire e capirvi, movenze elegantemente disomogenee dei meandri dei vostri cervelli, nelle gracchianti sale improvvisate dove musica e caos sono la stessa cosa, dove addobbi di natale e stracci colorati sono coreografie alla stravaganza di scarpette e lustrini che vi infilate per sembrare credibili e poi vi manca il condimento del ritmo, il gusto della musica, la salsa insomma.

Ma dove fai la salsa a Shanghai? Dove puoi dimenarti dopo che il famosissimo Silver Moon e’ stato chiuso per topi? Mi rimangono questi dati
Lunedi al Mural di Yongjia road
Domenica allo Zapata di Hengshan road

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Sunday, August 10, 2008

Se ne prendo un altro

(Se prendo un granchio... 2a parte)

Ora che abbiamo capito come scapozzare, magnare, quanto come perche’, ora cerchiamo di capire quando e dove.
Il granchietto si mangia tipicamente ai primi freddi di Shanghai, quando il laghetto di Yangcheng ha esaurito la sua scorta di nutrimenti e ha rimpinzato la bestiaccia pelosa. I periodi migliori per gustarli sono da fine Settembre, quando il vento soffia da nord-ovest ed anticipa l’autunno, fino a Novembre quando le scorte del laghetto si esauriscono come scaffali del Carrefour. E’ da almeno 2 secoli che gli abitanti della zona si preparano al rito del granchio e affollano i locali sulle sponde fangose del laghetto per procurarsi l’animalaccio. Ma come fai a sapere che i granchi sono veramente quelli pelosi del laghetto di Yangcheng? Facile: su ogni granchietto (vivo) e’ stampigliato un numero di matricola per assicurarti che sono “made in china’, poi tu chiami il numero verde (o marroncino) e la mamma-granchio ti risponde se e’ stato partorito da lei. Tutto vero ragazzi, qui si stampigliano i granchi perche’ il mercato dell’imitazione impazza: ogni anno infatti ci sono tonnellate di granchi che non e’ possibile che escano tutti dal laghetto, a meno che non ci siano migrazioni di granchietti che passano tutti attraverso il lago a farsi santificare e stampigliare sulla schiena. Allora la polizia cerca i falsi nelle casse e nei carretti perche’ tante tonnellate arrivano da canali e fognette circostanti e il laghetto ricco di ferro e di minerali non lo vedono nemmeno dai camion che notturni portano tutto al mercato del fresco e si confonde il nuovo col vecchio, l’originale col tarocco. Ma nulla frena il fascino e la moda del granchio peloso d’autunno. I visitatori non mancano durante la stagione buona e quelli che arrivano da lontano provano a portarli indietro vivi caricandoli come bagaglio a mano in aereo e si trovano la gradita sorpresa che e’ vietato introdurli in cabina. Ma ti sembra strano che non ti facciano caricare dei puzzolenti gorgoglianti granchietti nella scatola forata di polistirolo tra i computer e le borsette di YSL e Gucci o Qucci? Ma pensa, te lo devono anche scrivere e tu fai la faccia sorpresa e contrita e cerchi la discussione animata al bancone per provarci comunque senno’ non ci credono che sei andato a Shanghai. Te li dovrebbero far mangiare vivi con i peli e senza spago, cimice d’acqua che non sei altro. Comunque noi dietro in coda ad aspettare che si calmino le acque e che buttino nella stiva sti poveri animali che finiranno bolliti in qualche strana citta’ dell’immensa Cina. Un po’ come noi del Nord Italia che ci infiliamo le mozzarelle in aereo quando torniamo da Pratola Serra e viriamo su Torino: siamo un po’ granchi pelosi anche noi alla fin fine. Tutto il mondo e’ paese e non pensiamo di essere tanto diversi da loro. Rischiamo solo di prendere un granchio!

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Friday, August 1, 2008

Il finale dell’anticamera dell’olimpiade

08-08-08 alle 8pm la data fatidica si avvicina. Tutto il mondo e’ teso, o meglio, e’ teso gia’ da un po’, mentre la fiaccola accesa si ripercuoteva nel mondo e mentre il mondo percuoteva la fiaccola che mica tanto fiacca era e mi sa che ora deve svignarsela veloce perche’ forse le tensioni non si sono esaurite e da liberte’-fraternite’-egalite’ mi sembra che per ora si possa al massimo dire Belte’-Per Me-Altroche’, allora che oggi il mondo corre veloce per capire chi e’ lo Stato piu’ forte e l’America cerca di saltare l’ostacolo psicologico con lo scorretto concorrente giallo che inventa una nuova gara sportiva politicamente corretta con l’organizzazione perfetta dell’Olimpiade maledetta e mentre l’Europa fa nascondino tra l’incudine e il martello cercando di non farsi schiacciare che anche se il marito della Bruni ci ha provato ad aprire la porta della fraternite’ con la minoranza soggiogata si e’ trovato il giogo attorno al collo e il gioco ha perso di fervore man mano che la fiaccola peregrinava nel mondo fino al tetto dove anche in assenza di ossigeno e in mancanza di inquinamento non si e’ progredito sul protocollo di Kyoto perche’ siamo nella serra mentale dell’effetto del conto geo-termale e non serve il gelo geo-politico a modificare i rapporti tra le potenze e speriamo che la egalite’ si possa almeno ritrovare nel mese di agosto dove siamo tutti fratelli e la passione del giuoco ci unisce e ci separa solo il cronometro ma siamo tutti uguali davanti a Dio, no, qui Lui non c’e’, e poi quale Dio che forse ogni bandiera ha un colore e ogni colore una pelle e ogni pelle un Dio da seguire e rincorrere che a Pechino ci troveremo tutti insieme almeno in quei pochi giorni per cantare e osannare lo sport pulito senza barriere, senza frontiere, nella liberte’ assoluta, no forse anche questo non ci sara’ perche’ non si possono fare tante cose che senno’ ci sara’ la punizione del grande fratello che sguinzagliera’ i suoi mastini che non saranno piu’ da pucciare nella zuppa ma saranno liberi di agire indiscreti e diligenti per la staffetta mondiale e assicurare che siamo tutti fratelli perche’ muti zitti diligenti ordinati e politicamente corretti.
Speriamo che finiscano presto...

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