giovedì 5 febbraio 2009

Capitozziamo i potatutto


Si rampicano come gatti quatti piatti sui rami fini ritti fitti con seghe seghini seghetti cavi cavini cavetti e zac zac zac zac, trinciato truciolato tritato, ogni mese ogni tempo ogni anno ogni momento. Alberello che prova a fare fogliette nuove perche’ qui nella terra dell’invenzione del bonsai, nella terra dove siamo un po’ tutti bonsai anche la natura deve patire un po’ come noi e non puo’ crescere liberamente come dovrebbe perche’ non dimentichiamoci che abbiamo inventato anche l’arte della guerra per punire la natura che con tanta eleganza e maestria vorrebbe allungare rami impossibili a sostenere una sintesi clorofilliana che qui perde la clorofilla e rimane solo sintesi, riduzione al minimo possibile indispensabile che non e’ il bonsai nell’eleganza della forma ma nella fruizione del servizio albero. Qui l’albero non deve dar fastidio, se ne deve stare al suo posto (come se potesse scappare via) e qualcuno ce lo avra’ messo per stare li e crescere, invece no, qui lo mettiamo nella terra e poi gli diamo un po’ di fastidio ogni momento, nel tormentone del germoglio che appena invade l’aere uno speciale segnale viene inviato a gatti potatori e loro si arrampicano e ridiscendono dopo lo scempio arboreo sicuri del proprio lavoro. E’ successo anche al mio elegante albero davanti casa, pianta maestosa allargata a chioma ombrellone estivo e rimane sempreverde anche nel freddo inverno umido delle muffe, e ora giace rasato a enorme stuzzicadenti, sacro totem per spruzzi di cagnini ormonati. La pianta ora e’ trista e io le parlo ogni sera, spero nel germoglio primaverile, spero nella rapida crescita dopo la rapida caduta dei suoi rami capelluti, spero nel suo verde foglia che ricopra il suo cupo rancore di albero senza rami, spero che la sua salute si riprenda, spero che non sia offeso nella linfa vitale che scorre da decenni nel gigante che e’ in lui, spero che gli altri come lui si riprendano moralmente perche’ se sono nati alberi, alberi devono essere, evoluzione dell’erba, elevazione in fusto legnoso, aspettativa di vita e fogliame rigoglioso a toccare il cielo.
Ti aspetto caro albero, sono sempre qui sotto ad ammirarti e la prossima volta che un potatutto si avvicina, lo capitozzo io, prima dello scempio

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