una vita estremamente oriente
Mi imbatto in queste 3 vignette di intelligenza geniale e istintiva che riassume i tanti strampalati personaggi che inquinano il mondo estremo facendo della casa degli altri il proprio feudo di piaceri e banalita’ quotidiana, evitando di assorbire osmoticamente le differenze culturali del paese ospitante e limitandosi a criticare quello che non c’e’. E’ vero, sono ancora infantile nel vedere il mondo con ‘La nostalgia per un tempo precedente alle frontiere, per una sorta di immaginaria fratellanza’ (Colin Thubron) ma questa per me e’ l’incredibile opportunita’ di vivere in Cina, un’opportunita' che mi apre ogni giorno gli occhi e le orecchie su dettagli e su particolari del mondo mandarino, mondo complesso e frammentato, mondo in ricostruzione, mondo colorato e mondo in bianco e nero, mondo ricco e mondo povero, mondo antico e mondo troppo moderno, senza fare sottrazioni di quello che non c’e’ ma sommando tutto quello che c’e’. E capisco che il solletico quotidiano si ritaglia uno spazio privilegiato nel mio cervello con i neuroni agitati su temi e su contrasti e posso confrontarmi con amici e colleghi per capire meglio dove sono atterrato e come faccio a fondermi meglio nel contesto, sempre rimanendo diligentemente me stesso. Ovviamente rimangono tanti interrogativi, parziali accettazioni e alcuni rifiuti, ma sempre nel rispetto della cultura e del sociale che scorre tra queste vie asfaltate e tra i sentieri in pietra. Non capisco come si faccia ad essere qui e a ricercare esattamente le stesse cose che si sono lasciate a casa e a lamentarsi che qui non ci sono. Ma allora tornatene la’ dove le hai lasciate e non ti gonfiare il fegato di amarezze se hai l’opportunita’ di riempirti la testa di tante altre cose che questo lato del mondo ci puo’ offrire. Pensa al sole, che nasce prima che di la’, pensa ai caratteri che modificano il modo di apprendere dei bambini, pensa alla cucina che ti aiuta a peggiorare l’alito, pensa alla ceramica che poi dopo la cucina e’ utile, pensa a sti poveretti cosa hanno passato e come stanno risalendo, pensa agli splendidi paesaggi dal deserto all’Himalaya. Insomma ce n'e’ da pensare, e se anche la globalizzazione appiattisce tutto e la sinizzazione sta compiendo il resto facendo sparire le culture minori e capillarizzando il mondo di occhi a mandorla, cerchiamo almeno di vivere bene le differenze, assorbiamo quello che ci aiuta a stare meglio, galleggiamo sulle asperita’ sociali e godiamoci questo estremo oriente. Siamo sempre tra di noi, tra uomini e culture, ‘Apparteniamo tutti a tribu’ consimili del genere umano’ come scriveva Fosco Maraini, uno che di vita all’estero se ne intendeva. Ed e’ con questi concetti che motivo quotidianamente il mio vivere qui, cercando di sfruttare appieno il tempo a mia disposizione per non cadere in una banalita’ di un ‘espatriato’ in estremo oriente che vive di pizza e ristoranti italiani e che ha bisogno dell’autista con auto rinfrescata per andare al golf.
Viva la vita estremamente oriente e mo’ mi faccio du spaghi che e' pranzo
Viva la vita estremamente oriente e mo’ mi faccio du spaghi che e' pranzo
Etichette: alimentazione, ceramica, cucina, espatriato, globalizzazione, sinizzazione

4 Commenti:
a volte mi chiedo se pechino e shanghai facciano parte dello stesso paese o di due differenti... mi chiedo quanto di cinese resti a pechino, quanta cina ci sia oggi in questa metropoli di ho perso il conto quanti milioni di abitanti... mi chiedo chi sia 'cinese', come un italiano possa e debba usare il sostantivo o l'attributo 'cinese'... mi chiedo quando mi liberero' di questa fuorviante e scaduta idea o immagine di 'cina' e 'oriente' che tutti noi, inevitabilmente, abbiamo in testa...
anche se a volte penso il contrario, sento che abbiamo ancora tanto da viaggiare e conoscere. buona la frase di thubron, me la porto via. salutami shanghai e la crisi.
grazie del contributo ed e' vero. Qui si sta appiattendo tutto, per l'accelerazione centripazza del globalismo e per la pazzia accelerante del cinesismo a credersi 'moderno'. Il totale e' questo scoppio di inutilita' e la sconfitta di una cultura millenaria. Speriamo che qualcuno si ravveda e ci metta qualche pezza. Studiamo Beijing Opera e pi-pa, facciamo i baozi, senno' qui scompare tutto
Ma dai!
Dici dici delle banalita'da espatriato e poi magari te ne vai a fare il brunch a Xintiandi sfoggiando il jeans con il risvolto d'ordine!
Non ci conosciamo pero'che palle sti italiani che si lamentano della Cina,della sua mancanza di cultura,della globalizzazione tentacolare(a proposito:neanche un accenno a McDonald's?In genere viene citato sempre).
Se capiti a Pechino ti offro un giro a Caogezhuang,Cina vera,quella che piace ai duri e puri basta che pero'non intoni l'altro disco rotto degli italiani sinologi e cioe':e'sporca,e'polverosa,c'e'miseria
dappertutto bla bla bla.
Un saluto,
Stefano
hai ragione sulle banalita' anche se i chiaro scuri della Cina in transizione mi affascinano e mi preoccupano. Non sono sinico ne' italiota. Se si sta comodi preferisco e non mi piace essere troppo un purista della Cina, visto che la mercedes e' meglio del JinBei e al ventilatore preferisco l'aria condizionata. Non sputo su McDonald's perche' il mac al bacon cheese e' strepitoso anche se le mucche fanno il global warming.
L'invito e' accettato e Pechino mi piace pure (senza traffico).
Ciao e grazie
Posta un commento
Link a questo post:
Crea un link
<< Home page