giovedì 19 febbraio 2009

Amor-am-orsi

il gelo rivoluzionario non ha ancora creato un disgelo innamoratizio generazionale e solo ora inziano istanti avvicinanti di momentaneo amore che si riducono in gesti di materiale e presunto romanticismo con il malcapitato orso gigante che transita dal freddo stradale al tepore stomacale di braccia che si uniscono a trattenere il peluchone nel ritrovato slancio emotivo di menti maschili annebbiate da ormoni e scintille femminili di emozioni infantili e l’orso gigante passa testimone tra mente e braccia, pochi RMB che si sfilano dalla tasca per riscaldare un cuore e il testimone peloso rattrista la scena serale con camminate stentate di trascinamenti animaleschi del presunto significato dell’amore che forse e’ un istante d’immaturita’ collettiva per un sentimento che non cresce nella freddezza dei rapporti. Orso per amare, orso da dimenticare, orso infilzato nel sentimento, orso sfruttato nel momento, orso maltrattato nel rapporto, orso ignorato nel proseguimento. Noi testimoni del suo inutile apporto di calore, mentre freddo rimbalza tra le mani, noi ignari della sua meta finale, tra un angolo dimenticato ed un nuovo ritorno sulla strada. Lui inesorabile traguardo per soddisfare il momento e lui triste baluardo del disfacimento, lui morbido rifugio per menti impacciate, lui strumento ingombrante per cuori tentennanti, lui condannato a testimone della serata e prigioniero della noia futura. Salviamo gli orsi, salviamoli dalla fine ingrata e che l’amore trionfi senza l’ingombrante mammifero. Aprite le gabbie, aprite la cassa toracica, liberate il cuore, liberate gli orsi, mai piu’ amori comprati, ma sentimenti regalati.
Piu’ il gesto e’ grande piu’ il significato e’ piccolo.

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domenica 15 febbraio 2009

il bicchiere

in momenti difficili viene spontaneamente richiesto se il bicchiere e' mezzo pieno o mezzo vuoto e la risposta naviga nei meandri del mercatino dei pesci rossi che c'e' dietro il Marriot (detto "O-Matitone") di Shanghai. Piu' si osserva la figura in movimento congelato piu' ci si rende conto che bisogna sempre aumentare il livello delle proprie aspettative. Indubbiamente la risposta scorre viva e lascio intendere di volere che il livello aumenti per un positivismo di parte.

Siamo un po' tutti 'financial crises'.


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sabato 7 febbraio 2009

una vita estremamente oriente





Mi imbatto in queste 3 vignette di intelligenza geniale e istintiva che riassume i tanti strampalati personaggi che inquinano il mondo estremo facendo della casa degli altri il proprio feudo di piaceri e banalita’ quotidiana, evitando di assorbire osmoticamente le differenze culturali del paese ospitante e limitandosi a criticare quello che non c’e’. E’ vero, sono ancora infantile nel vedere il mondo con ‘La nostalgia per un tempo precedente alle frontiere, per una sorta di immaginaria fratellanza’ (Colin Thubron) ma questa per me e’ l’incredibile opportunita’ di vivere in Cina, un’opportunita' che mi apre ogni giorno gli occhi e le orecchie su dettagli e su particolari del mondo mandarino, mondo complesso e frammentato, mondo in ricostruzione, mondo colorato e mondo in bianco e nero, mondo ricco e mondo povero, mondo antico e mondo troppo moderno, senza fare sottrazioni di quello che non c’e’ ma sommando tutto quello che c’e’. E capisco che il solletico quotidiano si ritaglia uno spazio privilegiato nel mio cervello con i neuroni agitati su temi e su contrasti e posso confrontarmi con amici e colleghi per capire meglio dove sono atterrato e come faccio a fondermi meglio nel contesto, sempre rimanendo diligentemente me stesso. Ovviamente rimangono tanti interrogativi, parziali accettazioni e alcuni rifiuti, ma sempre nel rispetto della cultura e del sociale che scorre tra queste vie asfaltate e tra i sentieri in pietra. Non capisco come si faccia ad essere qui e a ricercare esattamente le stesse cose che si sono lasciate a casa e a lamentarsi che qui non ci sono. Ma allora tornatene la’ dove le hai lasciate e non ti gonfiare il fegato di amarezze se hai l’opportunita’ di riempirti la testa di tante altre cose che questo lato del mondo ci puo’ offrire. Pensa al sole, che nasce prima che di la’, pensa ai caratteri che modificano il modo di apprendere dei bambini, pensa alla cucina che ti aiuta a peggiorare l’alito, pensa alla ceramica che poi dopo la cucina e’ utile, pensa a sti poveretti cosa hanno passato e come stanno risalendo, pensa agli splendidi paesaggi dal deserto all’Himalaya. Insomma ce n'e’ da pensare, e se anche la globalizzazione appiattisce tutto e la sinizzazione sta compiendo il resto facendo sparire le culture minori e capillarizzando il mondo di occhi a mandorla, cerchiamo almeno di vivere bene le differenze, assorbiamo quello che ci aiuta a stare meglio, galleggiamo sulle asperita’ sociali e godiamoci questo estremo oriente. Siamo sempre tra di noi, tra uomini e culture, ‘Apparteniamo tutti a tribu’ consimili del genere umano’ come scriveva Fosco Maraini, uno che di vita all’estero se ne intendeva. Ed e’ con questi concetti che motivo quotidianamente il mio vivere qui, cercando di sfruttare appieno il tempo a mia disposizione per non cadere in una banalita’ di un ‘espatriato’ in estremo oriente che vive di pizza e ristoranti italiani e che ha bisogno dell’autista con auto rinfrescata per andare al golf.
Viva la vita estremamente oriente e mo’ mi faccio du spaghi che e' pranzo

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giovedì 5 febbraio 2009

Capitozziamo i potatutto


Si rampicano come gatti quatti piatti sui rami fini ritti fitti con seghe seghini seghetti cavi cavini cavetti e zac zac zac zac, trinciato truciolato tritato, ogni mese ogni tempo ogni anno ogni momento. Alberello che prova a fare fogliette nuove perche’ qui nella terra dell’invenzione del bonsai, nella terra dove siamo un po’ tutti bonsai anche la natura deve patire un po’ come noi e non puo’ crescere liberamente come dovrebbe perche’ non dimentichiamoci che abbiamo inventato anche l’arte della guerra per punire la natura che con tanta eleganza e maestria vorrebbe allungare rami impossibili a sostenere una sintesi clorofilliana che qui perde la clorofilla e rimane solo sintesi, riduzione al minimo possibile indispensabile che non e’ il bonsai nell’eleganza della forma ma nella fruizione del servizio albero. Qui l’albero non deve dar fastidio, se ne deve stare al suo posto (come se potesse scappare via) e qualcuno ce lo avra’ messo per stare li e crescere, invece no, qui lo mettiamo nella terra e poi gli diamo un po’ di fastidio ogni momento, nel tormentone del germoglio che appena invade l’aere uno speciale segnale viene inviato a gatti potatori e loro si arrampicano e ridiscendono dopo lo scempio arboreo sicuri del proprio lavoro. E’ successo anche al mio elegante albero davanti casa, pianta maestosa allargata a chioma ombrellone estivo e rimane sempreverde anche nel freddo inverno umido delle muffe, e ora giace rasato a enorme stuzzicadenti, sacro totem per spruzzi di cagnini ormonati. La pianta ora e’ trista e io le parlo ogni sera, spero nel germoglio primaverile, spero nella rapida crescita dopo la rapida caduta dei suoi rami capelluti, spero nel suo verde foglia che ricopra il suo cupo rancore di albero senza rami, spero che la sua salute si riprenda, spero che non sia offeso nella linfa vitale che scorre da decenni nel gigante che e’ in lui, spero che gli altri come lui si riprendano moralmente perche’ se sono nati alberi, alberi devono essere, evoluzione dell’erba, elevazione in fusto legnoso, aspettativa di vita e fogliame rigoglioso a toccare il cielo.
Ti aspetto caro albero, sono sempre qui sotto ad ammirarti e la prossima volta che un potatutto si avvicina, lo capitozzo io, prima dello scempio

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