sorriso ecuadoriano
ad un certo punto uno si trova sui bus in vacanza in Ecuador, con le gambe rotte da migliaia di ore a pollo sui sedili stretti, a anatre sui piedi e a starnazzi sulle orecchie di passanti con poncho e sacche che sbatacchiano alle curve, che ondeggiano in rettilineo e odorano in salita. Il viaggio non procede, l'odore accresce il nervoso, la salsa musicale si cementa nelle orecchie e si solidifica nelle vene aumentando la pressione arteriosa e gonfiando gli arti inferiori e i rotondi maschili, e il pensiero che mancano ancora 400km non ti solleva, noia dentro. Poi passa il solito ragazzino, cambio di soldi, biglietto, paghi il doppio dei locali, non ho il poncho, non sudo grassi, non ho le anatre, stramazzo e non starnazzo, quindi discuto, perchè lui si io no, perchè io si lui no, "tu sei straniero", allora tira fuori la moneta, ricevi la monetina, biglietto timbrato, lui sbatacchia, altra curva, bambino piange, salta la sacca, cade la moneta, cerca la moneta, gomito nei reni, sacca in faccia, lui recupera la moneta, procede di una fila, salta la sacca, accerchia la mamma, spingi il marito, altro biglietto e via un'altra fila e così finisce la corriera. Allora capisco che il lavoro è un dono, che non si nasce imparati ma bisogna imparasi, che la geografia è una fortuna se nasci dove esiste il mappamondo, che "sono straniero" e in tutto questo caos naturale di eventi quotidiani ripetuti decine, centinaia di volte in un arco di una carriera, con rotule rotte, ossa smussate, baricentro movimentato, si può anche finire la giornata nervosi, spiattellati, stanchi.
Eppure anche qui il pensiero positivo trafila dalle guarnizioni della porta, un soffio sottile di ottimismo si incanala dal finestrino ed ecco lì sulla parete dietro l'autista, dove il monitor gracchia e i coloro sfalsano un falso cinese di film americano apocalittico, un cartello salvifico e positivista sul comportamento da adottare. Un insegnamento semplice, un motivo per amare il povero bigliettaro, per voler bene alla sacca, al bambino, alla salsa. Basta poco, un adesivo sulla parete, un minimo di coscienza, tutto è più semplice, anche qui in Ecuador, dove la mia rigidezza si scioglie in un liquido ottimismo per un sorriso strappato e un senso leggero che tenta di leggere la vita quotidiana di questo popolo.
Ecco l'adesivo, ecco il sorriso ecuadoriano
Etichette: bigliettaio, biglietto, corriera, Ecuador, lavoro, salsa, sorriso, straniero

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