un fiumicino positivamente on-time
Ora finalmente ce lo hanno anche scritto, e noi che viaggiamo l’avevamo capito da tempo, la notizia non è delle più felici e speriamo di migliorare: nell’annuale statistica degli aeroporti europei, quello di Fiumicino è risultato il peggiore per puntualità (in verità secondo solo alle Canarie che in quei giorni c’era la vendemmia delle banane e sono arrivati primi). Strano, eppure non dovrebbe essere così, vista la quantità di porte automatiche rotte e sbarre divelte: almeno i nostri bagagli dovrebbero arrivare più in fretta, ma stranamente non è così. Sicuramente ci saranno in atto ristrutturazioni, riorganizzazioni, scioperi e manifestazioni, per arrivare più puntuali nei prossimi minuti e battere i tedeschi e anche i giapponesi (che danno sempre fastidio in questa tipologie di classifiche europee). Il mio Torino-Roma ritardato di soli 55 minuti alla partenza ha subito solo un altro piccolo ritardo quando ho aspettato la valigia per 1h grazie all’ineccepibile servizio di flight care, che non ha nemmeno un numero di telefono di servizio sul suo sito internet su cui lamentarsi (sarà stata una scelta oculata?). Eppure non è così male quando si arriva al ‘mezzanino’ alla sera e ci si mette a dormire sulle poltroncine tra i barboni alticci romani e i corpulenti rumeni disperati che si fanno uno spuntino al caldo, questo è un ambiente accogliente e internazionale. E non è nemmeno male sentirsi accolti e internazionali ai check-in quando ti parlano straniero, ma forse è solo dialetto, cultura trans-nazionale. E non è nemmeno così male ritrovarsi quando si va nei bagni senza carta, con i sanitari non funzionanti e i Rentokill ormai distrutti. Ricordo il mio con 3 orinatoi e di 3 non ne facevi uno completo, ma si sa, abbiamo questi nomi stranieri intorno e noi ci perdiamo e non capiamo più niente: Ideal Standard, Rentokill, Vortice. Tutto è un vortice qui e tutto è in salita, anche la scala mobile che quel giorno scioperava da sola e non si muoveva e tutti su e giù con le valigie a tracolla, un bel vedere di transumanza umana multirazziale per i piani aeroportuali. Ma poi arrivi alle partenze e vai negli stanzoni con moquette intrise di pittografici disegni di macchie e spruzzi e ci si sente un po’ global-graffiti, che almeno qui le sedie rotte ben si abbinano al decadimento della moquette e sembra una biennale di Berlino per Arte Moderna.
Però poi c’è il consueto rovescio della medaglia, lo sguardo che fissa uno strano cartello, un cartello che non dovrebbe essere qui, che non si capisce, che inonda la mente e gli occhi di altre sensazioni, di altri pensieri, distoglie lo sguardo e la nausea dalle tristi camminate nell’abbandono di questo aeroporto, dove tristi signore delle pulizie trascinano scoponi scioperanti. Che strano! Ma che significato può avere questo cartello, e questo tavolo con delle sedioline annesse ? "UNITI PER SOSTENERE PENSIERI POSITIVI" Bisogna aspettare che arrivino i pensieri positivi o è un libero spazio dove sedersi e incrociare altri pensieri positivi di altri viaggiatori? Ma come fa questo maltrattato aeroporto ad avere ancora spazio per potenziali pensieri positivi? E da chi li aspettiamo questi pensieri? Dobbiamo essere propositivi e dirceli tra di noi viaggiatori o un giorno scenderà qualcuno senza aereo e si siederà lui a dirceli. Non si ha una vera risposta da questo cartello,
[il cartello è stato visto a Dicembre 2009, nda]
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