martedì 5 maggio 2009

Scondizoliamo un mucchio

Che la coda e’ la successione di punti uniti a formare un ricciolo e allora non possiamo definire coda il mucchio appiccicoso che si ammassa attorno al punto detto fulcro di mucchio perche’ all’interno della Grande Muraglia l’uomo ha bisogno di spazio ma qui lo spazio manca e la gente e’ troppa quindi la divisione per spazio su gente ha creato a numeratore il sovraffollamento e a denominatore il sottosviluppo e il figlio unico non da’ la percentuale relativa del momento. Il totale e’ che per ogni cosa c’e’ piu’ gente del normale e allora al posto della successione di punti c’e’ bisogno della compenetrazione dei punti a formare il mucchio che se la posta in gioco e’ alta allora la compenetrazione e’ massima e solo il caparbio spintoso riesce a sopravvivere mentre il debole smucchia e sfrangia ai bordi. Qui in Cina si cerca l’interno del mucchio centripeto calamitoso e ci si sbatacchia per la sopravvivenza. Allora il mucchio e’ parte presente e costante per ogni competizione: in strada per la strada, in bus per il bus, in metro per il metro, in aereo per l’aereo, al cinema per il cinema, al McDonalds per il McDonalds, all’ospedale per l’ospedale. Nell’insofferenza agitata dell’osservatore occidentale e del malcapitato bianco che nella definizione di intorno ha i metri quadri mentre in Cina la privacy si misura in frazioni di micron, e subito dopo inizia la compenetrazione di membra in corpi estranei e il borseggio non si traduce in business per la difficolta’ oggettiva di articolare la falange nella tasca del vicino paffuto che la gonna e’ un uomo e non e’ possibile che la borsetta appartenga a questo neo peloso con l’unghia lunga e di chi e’ questo braccio con il tRollex e allora almeno il furfante non sta nel mucchio ma aspetta losco all’esterno. Qui lo spazio e’ rubato e l’occidentale rapito dallo sguardo del mucchio che si agita mentre lui ignaro e’ esterno e non riesce a scalfire la compenetrazione e rimane sempre l’ultimo e senza biglietto. Allora spingi rissa ammassa scalcia urta schiaccia mordi slancia e forse riesci, oppure desisti e ti raccapricci tormentoso nell’osservazione impotente della sopravvivenza del mucchio semovente. Accetta la rissa, compenetrati, lasciati attirare dall’odore concentrato, accalcati, smuovi i vicini, cunea di spalle, carota il fulcro del mucchio e laggiu’ c’e’ lo sportello e gonfio fuoriesci e sorridi al mondo col biglietto ed essendo la massa la somma dei pesi per la quantita’ di corpi, piu’ la massa e’ densa piu’ i corpi sono compenetrati e il fisico china-chopstick aumenta la densita’ della massa in una efficace compenetrazione. Stai magro, svicoli meglio, sgusci centripeto, sguinci dentro e vinci il biglietto. Perche’ il mucchio e’ la somma attorno al flucro, ma se spingi c’e’ piu’ mucchio e aumenti il successo del biglietto. E quando esci scodinzoli di gioia

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lunedì 10 settembre 2007

Huashan (marzo 2005)

domenica 10 luglio 2005


Ho appena abbandonato l'ennesimo cantiere stradale nel polverone rumoroso e caotico della Cina che progredisce e avanzo solitario verso il silenzioso monte Huashan, meta mistica e monte sacro del taoismo sin dai tempi antichi. Mi ritrovo nello spelacchiato giardino di un tempio taoista e vengo rapìto dall'odore di incenso bruciato e dalla tranquillità del luogo. Il freddo dell'inverno rallenta i già blandi ritmi vitali mentre alcuni monaci fanno piccoli lavori di pulizia sommaria sul selciato del tempio. La porta d'ingresso del monte coincide con la porta d'uscita del tempio: esco. Il freddo pungente del mattino mi fa capire che non sono più a contatto con la comoda e riscaldata civiltà cinese ma sono entrato nella natura ancora addormentata dall'inverno. La strada che porta in cima al monte è larga e comoda, di una bella pietra recente, brutto segno del turismo calpestativo a scapito delle sacralità contemplativa del luogo.
Mi guardo intorno e ammiro le ripide pareti rocciose della valle stretta che accompagnano la strada. Al fondo appare un giovane monaco che scende rapido con le sue silenziose scarpe di panno e la sua acconciatura con i capelli raccolti a rapa sulla testa. Mi sorride spontaneo, si ferma, mi saluta "Hello, how are you". Sono stupito: normalmente i cinesi mi trattano come una macchinetta, con un banale "Hello", per farmi capire che hanno notato che sono occidentale ma niente più per poi ridiventare trasparente, inesistente. Lui invece si è veramente rivolto a me e aspetta un segnale umano, un contatto. Lo ricambio, scambiamo qualche semplice parola: lui si sforza di dire più di quello che sa, io pure nella loro lingua ancora per me complicata.
Riprendo il cammino con già un altro spirito, uno spirito che sgorga dal monte. Sento già la differenza tra meta turistica e luogo di contemplazione. Non sono venuto a "vedere" il monte ma sono venuto a "sentire" il Monte. Guardo le celle scavate nelle pareti granitiche, guardo gli scalini ripidissimi tagliati nella roccia, trovo le piccole grotte sacre con le immagini dei santi. Cerco di capire il significato di tutto questo e mi devo ricondurre ai monaci eremiti che hanno abitato per secoli questo posto dialogando e cercando la retta via, la via non tracciata da Confucio troppo vincolato alle origini famigliari e non riconducibile agli insegnamenti del Buddha ritenuti troppo "spirituali". Questo contrasto che lega il taoismo all'immobilità del tempo e alla fragilità dell'uomo sulla natura qui è ancora presente. In alto si vedono alcune celle irraggiungibili, intrappolate sui costoni, appese alla montagna e comprendo la precarietà della condizione umana richiamata dall'insegnamento: questa è la forza della semplicità del taoismo che si unisce alla natura con la passività della contemplazione.
Mentre rifletto continuo ad arrampicarmi e come tutti i monti cinesi famosi inizia la lotta con gli infiniti gradini, tanti, ripidi e soprattutto irregolari. Le scale sono tagliate nella roccia eterna con un fine lavoro di scalpellini già osservato nelle Huangshan. Anche qui ci sono le cooperative di portatori e anche qui questi poveracci arrancano sudati, silenziosi nello sforzo. A tratti si fermano per recuperare il fiato mentre il freddo dell'inverno condensa in vapore i loro sbuffi e le loro spalle fumano disperdendo il prezioso calore. Anch'io arranco con il mio piccolo zaino e cerco di salire nel tentativo di ammirare il panorama dall'alto. Arrivo al picco Nord, dove già si gode di una vista superlativa verso le valli laterali: costoni scoscesi con pini aggrappati si riversano in basso verso le valli strette. Un falco prova a lanciarsi in volo ma rimane solo il suo sordo e acido grido mentre agita le ali al vento dal suo comodo spunzone di roccia. Mentre osservo le sue piume scure risplendere al sole riprendo il mio cammino e continuo a salire.
Ora il vento invernale si accanisce sulla mia faccia schiaffeggiandomi e alcuni turbini di neve si agitano tra le mie gambe. Il freddo penetra nei vestiti e mi ricopre le ossa addormentandomi i riflessi e riducendomi le energie. Cerco di capire se è giusto proseguire o se è meglio ridiscendere nella civiltà riscaldata. Un miscuglio di orgoglio, voglia di capire, voglia di vedere e contemplazione mi assale, ridando calore ai muscoli e decido quindi di proseguire. Per il freddo l'acqua che ho acquistato si è completamente ghiacciata (e non riuscirò a berla fino alla discesa il giorno dopo). Arrivo in punta al monte accompagnato dal vento che parla tra le ultime foglie degli alberi e sibila tra le conifere. Sono pressochè solo e ammiro dall'alto il bellissimo panorama mentre mi riparo come posso contro la roccia: si vedono infinite successioni di valli e di picchi taglienti e lo sguardo spazia all'infinito fino al cielo azzurro intenso dell'inverno. Adesso ho veramente freddo e ridiscendo per cercare una tana dove dormire. Mi rifugio in un edificio vicino ad una grotta sacra. L'edificio ha alcune stanze, ovviamente non riscaldate, che vengono affittate. Un solerte ragazzo cinese in mocassini e giubbottino trema vistoso e mi apre la porta di una stanza. Il vento entra con noi e turbina con la corrente delle finestre perchè il vetro non arriva a coprire tutta l'apertura. Prendo una stanza con due letti per un semplice motivo: il lenzuolo del secondo letto mi serve a coprire le fessure dei vetri, la coperta del secondo letto la metto sulla mia, il sottile materasso del secondo letto raddoppia il mio e mi permette di isolarmi un pò dall'aria del suolo. Mi preparo un giaciglio nell'angolo più protetto e mi imbozzolo. Sono le 7, calano le prime ombre della sera creandomi uno spazio caldo all'interno delle coperte umide. Vado a dormire.
Mi sveglio verso le 5 per seguire la nascita del sole. Adesso è ancora buio e il vento si è calmato e sta dormendo nel bosco. L'aria non è fredda come ieri pur essendo notte. Nel cielo scuro scintillano miliardi di stelle che si staccano sopra le montagne definendone i profili. Salgo sulla terrazza del picco Sud e attendo l'arrivo del sole. Lentamente le cime delle montagne si delineano dalla profondità del cielo e lo sfondo inizia a colorarsi di blu. La linea dell'alba diventa netta e i colori rosa e arancione annunciano l'imminente sole. Il tutto è abbastanza veloce e mentre un gatto mi si struscia sulla gamba con la coda alzata e tremolante, il sole inizia a galleggiare sulle punte dei picchi. Avanza molto rapido proiettando lontano i profili delle montagne. Incontro anche due ragazzi americani ancora imbozzolati come involtini nelle loro coperte. Ammiriamo insieme questo spettacolo che riempie gli occhi di luce e ci scalda di una intima tranquillità. Restiamo qualche attimo rapìti dalla bellezza del panorama, poi decidiamo di ridiscendere e andiamo a goderci un tè caldo e qualche biscotto in un alberghetto più in basso. Anche il gatto ci ha seguiti e inizia a miagolare e a strusciarsi sulla roccia colorata dal sole.
Continuo solitario il mio giro dei picchi: il monte è composto di 4 picchi principali secondo i punti cardinali e sono tutti visitabili in breve tempo. Da ognuno è possibile osservare un bel panorama e mi soffermo soprattutto su quelli Ovest ed Est, i più maestosi e i più "panoramosi". Mi accorgo però di aver tralasciato il mio spirito di contemplazione per il puro sfogo egoistico del raggiungimento della meta. Rientro allora nei miei pensieri cercando di rispettare il luogo per la sua vocazione meditativa anche se continuo a calpestare la roccia turistica per godere di ogni angolo del monte ancora sonnolento nell'inverno. Rimango in cima per qualche ora a vagabondare per i tanti sentieri innevati e per le nude rocce levigate dal vento. Poi ridiscendo lungo le ripide scalinate che ho tanto odiato in salita e che continuo a odiare in discesa. La giornata oggi è magnifica, il sole alto risplende e brilla sull'ultima neve mentre oziosi gatti godono del calore dei raggi. Una rapida carezza per molestare il loro riposo e mi allontano continuando la discesa lungo la valle. Arrivo al fondo e mi guardo indietro per ammirare per l'ultima volta un luogo di contemplazione e di rispetto, poi mi infilo in un pullmino che inizia ad inseguire l'asfalto in una corsa inutile verso la presunta civiltà

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le certezze del gallo



martedì 22 febbraio 2005


"Finalmente è il vostro anno": questa è la tipica frase che ogni rivista titola all'inizio di ogni anno. Ed eccoci di nuovo qui, nel nuovo anno per tutti, occidentali e orientali. Anche quest'anno abbiamo cambiato animale uscendo di schiena dalla scimmia ed entrando a mani giunte nel... cioè siamo finiti nel coscienzioso, rassicurante e moderato gallo, tra le sue uova d'oro che iniziano già ora ad allargarsi in pregiate omelette stendendosi untuose sul mondo orientale dopo le schizofrenie circensi della scimmia (qualcuno ha già legato il disastroso Tsunami alla dispettosa scimmietta).

Ma la domanda è sempre la stessa: è nato prima il gallo o la gallina? e da qui le conseguenze sono note: si organizzano cene di lavoro, discorsi con papere e approfondimenti volatili mentre si incrociano i vassoi con tacchino ripieno, faraona arrosto, pollo alle mandorle, code ai dessert e ali di folla, giochi di luci e musica a girandola. A fine cena il grande botto con citrosodina e digerselz a volontà. Stesso risultato e stessi preparativi anche in Cina per inaugurare il nuovo anno. I preparativi sono iniziati a Natale, quando con mio stupore ho notato delle galline decorate sotto gli abeti luminosi e mi sono chiesto il perchè (ignorando il fine legame Natale-Orientale). I preparativi sono poi culminati (=tortura medievale per eliminare le streghe, le astrologhe del passato) nella grande celebrazione del 9 di febbraio, quando la Luna è entrata sbandando nel grande raccordo anulare e ha tamponato Venere e hanno dovuto chiamare d'urgenza Mercurio cromo per riallineare il Sistema Solare sulla SS21. Anche Shanghai ha salutato il nuovo anno tra incidenti e accidenti, lanciando in aria il meglio della nocività: mortaretti sulle scale, razzi per strada, bombe tra le gambe, starnuti e virus e il giorno dopo si sono raccattati i morti per il freddo e per il gioco molesto che ha mietuto vittime irrequiete e ha aiutato i regolamenti di conti. Eppure anche quest'anno, come quello passato, sono state appoggiate per le carreggiate delle vistose paline "no fireworks", "fireworks prohibited" per evitare roghi di strada, però è bastato spostarle oppure trasformarle in ottime piste da lancio per i razzi più alti. Addirittura a Pechino sono ufficialmente banditi da 12 anni i fuochi d'artificio e la polizia ha mosso 130,000 persone (tra poliziotti, volontari e simpatizzanti) per mantenere il controllo della situazione e hanno anche tecnologicamente inviato degli SMS per ricordare il divieto, ma non è bastato e qua e là le fontane di colore hanno illuminato il freddo cielo della capitale.

Ma il gallo che c'entra? lui, che con la sua rauca e sonora sveglia mattutina ha ridestato il popolo sonnolento già il 10 di febbraio? Dopo le acrobazie della scimmia che ha lasciato qualche malcontento ai segni deboli dello zodiaco e ha fortificato solo i segni irrequieti (cioè la scimmia stessa), siamo finalmente nel gallo, segno di piume, di colori e di influenze avicole. Eppure sembra non essere cambiato niente qui in città: auto incolonnate, metrò menefreghisti, negozi aperti, soldi, smog, polizia appostata, spintoni per le strade e sputoni congelati. Quasi che il gallo non abbia generato nessun interesse, anche se la tradizione popolare lo eleva a simbolo: il gallo è legato al sole, perchè ne annuncia il suo arrivo al mattino. In alcune case di campagna viene ancora rappresentato e affisso sull'uscio come augurio all'ospite e per allontanare i demoni della notte. Però la modernizzazione cittadina schiaccia tutto e comprime i miti e la simbologia classica in compresse a base di vecchie supposizioni (le supposte, appunto).
Rimane solo la superstizione che ancora scandisce la maggior parte degli eventi famigliari e degli affari: la scelta del nome in base alla data di nascita, la data di matrimonio, quando iniziare un business, quando concludere un contratto. La parte folkloristica si abbandona in fretta e si relega la tradizione ai contadini delle comunità rurali, mentre la città avanza creando e radicando i nuovi simboli del consumo. Eppure l'astrologia orientale ha navigato per millenni sulle onde delle varie dinastie imperiali, unendo la leggenda alla storia romanzata. La prima dice che sia stato proprio il Buddha ad aver promosso i 12 animali che hanno raccolto l'invito a riunirsi intorno a Lui sotto l'albero sacro e sono quindi gli stessi che ci troviamo nello zodiaco cinese: il paguro, la tarantola, lop possum (un ballo latino), la tigre dai denti a sciabola (ora estinta e rimpiazzata dalla tigre), il camaleonte, ecc. La leggenda però si contraddice o si integra con la storia romanzata secondo la quale fu l'Imperatore Giallo che regnò nel 2600aC (quindi poco prima del Buddha) a formalizzare le credenze popolari e a "lanciare" l'astrologia. Chi lo sa? rimane il mistero e quindi torniamo alla domanda: è nato prima il gallo o la gallina?

Comunque per i nati in questo anno sarà "gallo di legno" quindi si formeranno caratteri estroversi, entusiasti, creativi ma anche pronti alla stravaganza e all'eccesso. Questo non deve preoccupare troppo i neonati-pulcini futuri-galli, mentre le loro tendenze affettive sì, perchè a causa di un ballo della scopa malfatto, di un lento finito male, di un CD che saltava, il gallo lega bene con lo sterile bue e immaginiamoci che coppietta. Si potrebbe a questo punto organizzare una crociera di Noè per coppie miste, con il giovane galletto e la sua dama, il bue (ma il bue non è un toro senza...zac e via le uova, da cui il significato "bovino" cioè "bi-ovino", chiara etimologia). Io, invece, sono scimmia e lego con il drago o la capra ed ho una certa difficoltà a trovare la controparte. Eppure nei weekend vado a cercare i draghi lungo i viali, sposto le foglie cadute in autunno, guardo sui rami, ma oltre all'alito di drago dei miei concittadini, il popolo cinese non sembra offrirmi grandi controparti. Non mi resta che comprare un biglietto per camera singola, oppure cara capretta fatti capanna, come diceva un detto sardo e rimango a terra. Queste sono le mie certezze per il 2005, chiaro no?

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