martedì 2 marzo 2010

sorriso ecuadoriano

ad un certo punto uno si trova sui bus in vacanza in Ecuador, con le gambe rotte da migliaia di ore a pollo sui sedili stretti, a anatre sui piedi e a starnazzi sulle orecchie di passanti con poncho e sacche che sbatacchiano alle curve, che ondeggiano in rettilineo e odorano in salita. Il viaggio non procede, l'odore accresce il nervoso, la salsa musicale si cementa nelle orecchie e si solidifica nelle vene aumentando la pressione arteriosa e gonfiando gli arti inferiori e i rotondi maschili, e il pensiero che mancano ancora 400km non ti solleva, noia dentro. Poi passa il solito ragazzino, cambio di soldi, biglietto, paghi il doppio dei locali, non ho il poncho, non sudo grassi, non ho le anatre, stramazzo e non starnazzo, quindi discuto, perchè lui si io no, perchè io si lui no, "tu sei straniero", allora tira fuori la moneta, ricevi la monetina, biglietto timbrato, lui sbatacchia, altra curva, bambino piange, salta la sacca, cade la moneta, cerca la moneta, gomito nei reni, sacca in faccia, lui recupera la moneta, procede di una fila, salta la sacca, accerchia la mamma, spingi il marito, altro biglietto e via un'altra fila e così finisce la corriera. Allora capisco che il lavoro è un dono, che non si nasce imparati ma bisogna imparasi, che la geografia è una fortuna se nasci dove esiste il mappamondo, che "sono straniero" e in tutto questo caos naturale di eventi quotidiani ripetuti decine, centinaia di volte in un arco di una carriera, con rotule rotte, ossa smussate, baricentro movimentato, si può anche finire la giornata nervosi, spiattellati, stanchi. Eppure anche qui il pensiero positivo trafila dalle guarnizioni della porta, un soffio sottile di ottimismo si incanala dal finestrino ed ecco lì sulla parete dietro l'autista, dove il monitor gracchia e i coloro sfalsano un falso cinese di film americano apocalittico, un cartello salvifico e positivista sul comportamento da adottare. Un insegnamento semplice, un motivo per amare il povero bigliettaro, per voler bene alla sacca, al bambino, alla salsa. Basta poco, un adesivo sulla parete, un minimo di coscienza, tutto è più semplice, anche qui in Ecuador, dove la mia rigidezza si scioglie in un liquido ottimismo per un sorriso strappato e un senso leggero che tenta di leggere la vita quotidiana di questo popolo.

Ecco l'adesivo, ecco il sorriso ecuadoriano

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martedì 5 maggio 2009

Scondizoliamo un mucchio

Che la coda e’ la successione di punti uniti a formare un ricciolo e allora non possiamo definire coda il mucchio appiccicoso che si ammassa attorno al punto detto fulcro di mucchio perche’ all’interno della Grande Muraglia l’uomo ha bisogno di spazio ma qui lo spazio manca e la gente e’ troppa quindi la divisione per spazio su gente ha creato a numeratore il sovraffollamento e a denominatore il sottosviluppo e il figlio unico non da’ la percentuale relativa del momento. Il totale e’ che per ogni cosa c’e’ piu’ gente del normale e allora al posto della successione di punti c’e’ bisogno della compenetrazione dei punti a formare il mucchio che se la posta in gioco e’ alta allora la compenetrazione e’ massima e solo il caparbio spintoso riesce a sopravvivere mentre il debole smucchia e sfrangia ai bordi. Qui in Cina si cerca l’interno del mucchio centripeto calamitoso e ci si sbatacchia per la sopravvivenza. Allora il mucchio e’ parte presente e costante per ogni competizione: in strada per la strada, in bus per il bus, in metro per il metro, in aereo per l’aereo, al cinema per il cinema, al McDonalds per il McDonalds, all’ospedale per l’ospedale. Nell’insofferenza agitata dell’osservatore occidentale e del malcapitato bianco che nella definizione di intorno ha i metri quadri mentre in Cina la privacy si misura in frazioni di micron, e subito dopo inizia la compenetrazione di membra in corpi estranei e il borseggio non si traduce in business per la difficolta’ oggettiva di articolare la falange nella tasca del vicino paffuto che la gonna e’ un uomo e non e’ possibile che la borsetta appartenga a questo neo peloso con l’unghia lunga e di chi e’ questo braccio con il tRollex e allora almeno il furfante non sta nel mucchio ma aspetta losco all’esterno. Qui lo spazio e’ rubato e l’occidentale rapito dallo sguardo del mucchio che si agita mentre lui ignaro e’ esterno e non riesce a scalfire la compenetrazione e rimane sempre l’ultimo e senza biglietto. Allora spingi rissa ammassa scalcia urta schiaccia mordi slancia e forse riesci, oppure desisti e ti raccapricci tormentoso nell’osservazione impotente della sopravvivenza del mucchio semovente. Accetta la rissa, compenetrati, lasciati attirare dall’odore concentrato, accalcati, smuovi i vicini, cunea di spalle, carota il fulcro del mucchio e laggiu’ c’e’ lo sportello e gonfio fuoriesci e sorridi al mondo col biglietto ed essendo la massa la somma dei pesi per la quantita’ di corpi, piu’ la massa e’ densa piu’ i corpi sono compenetrati e il fisico china-chopstick aumenta la densita’ della massa in una efficace compenetrazione. Stai magro, svicoli meglio, sgusci centripeto, sguinci dentro e vinci il biglietto. Perche’ il mucchio e’ la somma attorno al flucro, ma se spingi c’e’ piu’ mucchio e aumenti il successo del biglietto. E quando esci scodinzoli di gioia

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