Segnali di terremoto
Shanghai, giornata di sole, e’ il 20 Maggio 2008. Sono a scuola, in un'aula bianca. Sulla parete un proiettore moderno vomita dati sull’economia cinese, sulle riforme di successo, sul cammino verso l'economia di mercato per portare il popolo cinese dalla fame al Carrefour. Discutiamo della bolla speculativa, delle riforme rurali, delle pensioni, del vecchio e del nuovo, dei vecchi e dei giovani. Dati impressionanti, tutti in crescita, grafici degni di Paperon de Paperoni, momento aureo della Cina socialista, tuffi in trilioni di dollariSono le 14:28, il professore cinese si ferma sui due piedi, si compone e annuncia in inglese: “Let’s prey”
Una sirena mogia suona nella scuola, lamentosa frequenza che stona nella giornata assolata. Monotono miagolio elettrico che vibra orizzontale sbattendo sui muri del campus.
Noi siamo uniti, fermi, in piedi, raccolti in silenzio per le vittime del recente terremoto in Sichuan. A oggi e’ passata una sola settimana dal tremendo colpo che le forze della natura hanno rovesciato sull’ignorante umanita’.
Oggi tutta la Cina si e’ fermata per 3 minuti.
La bandiera cinese e’ a mezz’asta.
Mi ritrovo per 180 secondi con me stesso, mi scrollo di dosso giacca e cravatta, torno carne e pelle. Torno nudo nelle tenebre, fuori dai palazzi, fuori dal progresso, fuori dalla realta’. Mi sento una goccia d’uomo nella fragilita’ del quotidiano.
Il lamento termina, i 3 lunghissimi minuti sono terminati. Ma laggiu’ il lamento continua.
Qui a Shanghai riprende il cammino economico, riprende la locomotiva cinese, riprendono i numeri, le tabelle, le crescite a 2 cifre, i miliardi di dollari, le giacche e le cravatte
Il professore ci ricorda che e’ la prima volta che in Cina si fa una cosa simile. L’ultimo tremendo terremoto di Changsha del 1976 non ha avuto lo stesso tributo, non ha avuto la stessa attenzione. Si poteva morire piu’ sileziosamente, nel disinteresse. Non c’erano le Olimpiadi ad Agosto, dove oggi tutti devono apparire bravi, sociali, umanitari, corretti. Cerco comunque di pensare bene e mi affiora una domanda leggera:
“Siamo in un momento di cambiamento?”
La mia lezione continua, discutiamo di riforme ambientali, di riforme sociali, di benefici ai piu’ dimenticati, sembra un caso, forse un filo di speranza, forse un disegno che ci lega e ci unisce tutti.
Speriamo sia un segnale positivo del reale cambiamento della Cina.
Un terremoto sociale e non piu’ naturale.
Vivo l’illusione, sereno...
Oggi tutta la Cina si e’ fermata per 3 minuti.
La bandiera cinese e’ a mezz’asta.
Mi ritrovo per 180 secondi con me stesso, mi scrollo di dosso giacca e cravatta, torno carne e pelle. Torno nudo nelle tenebre, fuori dai palazzi, fuori dal progresso, fuori dalla realta’. Mi sento una goccia d’uomo nella fragilita’ del quotidiano.
Il lamento termina, i 3 lunghissimi minuti sono terminati. Ma laggiu’ il lamento continua.
Qui a Shanghai riprende il cammino economico, riprende la locomotiva cinese, riprendono i numeri, le tabelle, le crescite a 2 cifre, i miliardi di dollari, le giacche e le cravatte
Il professore ci ricorda che e’ la prima volta che in Cina si fa una cosa simile. L’ultimo tremendo terremoto di Changsha del 1976 non ha avuto lo stesso tributo, non ha avuto la stessa attenzione. Si poteva morire piu’ sileziosamente, nel disinteresse. Non c’erano le Olimpiadi ad Agosto, dove oggi tutti devono apparire bravi, sociali, umanitari, corretti. Cerco comunque di pensare bene e mi affiora una domanda leggera:
“Siamo in un momento di cambiamento?”
La mia lezione continua, discutiamo di riforme ambientali, di riforme sociali, di benefici ai piu’ dimenticati, sembra un caso, forse un filo di speranza, forse un disegno che ci lega e ci unisce tutti.
Speriamo sia un segnale positivo del reale cambiamento della Cina.
Un terremoto sociale e non piu’ naturale.
Vivo l’illusione, sereno...
Labels: agosto, business, Carrefour, economia, olimpiadi, terremoto







