Monday, September 17, 2007

l'arte diabolica istantanea

venerdì 19 gennaio 2007

Oggi chiedo alla Scienza di indagare su uno dei più grossi misteri della Terra: il deterioramento di qualsiasi arte cinese nell'arco di una generazione. Abbiamo già analizzato l'architettura che in soli venti anni ha sbriciolato decine di secoli di mirabolanti opere. Ora è il momento di passare alla scienza dell'alimentazione che in Cina sta subendo la più grande minaccia degli ultimi 2500anni, che anche i banali puzzi di McDonald's, il bruciacchiato KFC e la gommosa PIZZA HUT sono caccole a confronto.
Però, prima di arrivare ad una qualsiasi presunta conclusione, ho bisogno di legare insieme alcuni elementi per vedere se il tutto sta in piedi.

1° elemento. Un giorno, nel 2001, salendo su uno dei miei soliti aerei che sbatacchiano le ali per portarmi di qua e di là, ho incontrato un ragazzo con cui ho scambiato alcune parole prima di addormetarmi nella sua nuvola di alito:
"dove lavori?" gli ho chiesto. "in un azienda chimica che produce sapori artificiali" mi risponde lui, poi ci pensa (se così si può dire anche dei criceti) e prosegue "sai, penso che il futuro del cibo sia proprio lì perchè ormai arriviamo dappertutto, facciamo tutti i sapori". Queste brutte parole da una persona convinta mi hanno immediatamente congelato la saliva e mi hanno raffreddato la mia certezza intellettuale sulla capacità cinese di cucinare. "che abbia veramente ragione?" mi sono chiesto. Dobbiamo forse perdere l'eccellenza culinaria del popolo più complicato del mondo? Beh, spero proprio di no e continuo con le mie considerazioni.

2° elemento.Quando uno sbarca in Cina ha delle vaghe idee del popolo cinese perchè sente delle cose in tv, perchè sente delle cose quando sbarca, perchè sente delle cose per terra che spera di non sentire però le ha appena sentite e viste. Allora ci si affaccia curiosi al nuovo mondo, si guarda con stupore il carretto che arranca, il poliziotto che arranca per prendere il carretto, la macchina che arranca per schiacciare il pedone che scappa, il pedone che arranca per non farsi schiacciare dalla macchina e dal carretto e sfuggire al poliziotto, e così via. Il tutto, in un continuum calibratuum di combustione delle energie che genera scienza con principi della termodinamica e della conservazione dell'energia che confermo col famoso teorema: "Tutto brucia un pò e c'è bisogno di immettere sempre nuove energie". In pratica il popolo cinese si affama più di un normale popolo perchè è sempre in agitazione e ha bisogno di magnare in continuazione. Nemmeno il colibrì ha tanto bisogno di 'stè calorie come il popolo cinese, perchè il colibrì, dopo che ha mangiato, si rilassa sulla spiaggia col giornale mentre il popolo cinese odia la spiaggia e continua a magnare. Perchè il popolo cinese deve sempre magnare? come è possibile? Questo elemento non è ancora spiegato e forse porterà a nuove scoperte e a ulteriori approfondimenti scientifici. Noi lo prendiamo così come è perchè mi serve per la mia considerazione.

3° elemento. In Cina si beve il tè, in Cina il tè è verde, in Cina per bere il tè verde c'è bisogno del tè verde e dell'acqua che è anch'essa spesso verde percui forse il tè non è verde ma lo è l'acqua, ma questo lo indagheremo in un'altra puntata (in Cina c'è sempre bisogno di un'altra puntata per finire una puntata ed è per questo che è il popolo più complicato del mondo ed è per questo che sono nate le soap-opera a puntate, anche per lavarsi). Allora dicevo che per fare il tè c'è bisogno dell'acqua per cui in Cina c'è sempre un thermos d'acqua ripugnantemente bollente che ti attenta: sul treno, in stabilimento, nelle case, nelle stanze di hotel, nei meandri fetidi, nell'angolo nascosto, insomma, dovunque ti trovi c'è un un thermos con l'acqua bollente dentro.

Allora abbiamo detto: 1° elemento SAPORI ARTIFICIALI + 2° elemento FAME CONTINUA + 3° elemento THERMOS ACQUA CALDA.

Tesi+ipotesi+namnesi+genesi+apoteosi: Come facciamo a risolvere il problema che non ho mai detto? come facciamo a trovare il "big bang" che è l'origine della somma del totale?

Problema: coma facciamo a far magnare il popolo affamato in continuazione con qualcosa che lo renda pieno ma che costi poco così ne vendiamo tanto e ci guadagnamo di più?
Allora seguite il seguito seguitando a seguirmi:

Chiunque in Cina, anche da pochi giorni, anche daltonico, (anche cieco) ha la possibilità di scoprire uno dei più grandi errori dell'umanità, uno dei più grandi scempi culinari dell'homo sapiens, uno dei più perfidi peccati mondiali che anche la Nestlè non si osa imitare: l'instant noodle (spaghetti istantanei) nella scodella di cartone rossa. Sta scodella rossa è una terroristica invenzione in cui in una scodella tronco conica di un simpatico cartone dai colori rubino sangue di scorpione, grande un pò più di una tazza da colazione ma meno di una tazza di un water, ci si ritrova un groviglio di creature secche spaghettiniformi + una piccola bustina di plastica sigillata con il tesoro dentro + una forchettina in plastica semi-preziosa per dare l'apparenza di una tavola apparecchiata fine'800. La ricetta è semplice: compri la scodella, rimuovi il coperchio alluminoso che nasconde le meraviglie, togli la bustina e la forchetta, riempi il pugno di creature secche spaghettiniformi con acqua bollente, apri la bustina con il tesoro dentro, fai cadere le fantastiche gocce gusto "scoreggia-di-Diavolo, scarpe-mondiali-di-calcio-del-Ghana, glutammato-di-naso" agita il tutto con la forchettina e...et-voilà. Hai appena preparato un ottimo spuntino fumante dal vago gusto di putrefazione con delle varianti acide e un delicato odore solforoso con sfumature di deiezioni di gatto.

Ora siamo sicuri dell'esistenza del diavolo, siamo sicuri dell'esistenza delle creature malefiche che tentano e attentano il paese giallo nel globo azzurro che fluttua nel brodo dell'universo e che presto verrà magnato dal sole che si trasformerà in una gigante-tazza-rossa e ci magnerà tutti. Il congee rosso è peggio delle esplosioni nucleari, il congee rosso è peggio delle catastrofi ecologiche che vediamo in TV quando le papere si impiastricciano di greggio e fanno tenerezza e quando i pesci, a milioni, ci fanno vedere la pancia bianca e non respirano più. Il congee rosso non ha eguali nel minacciare alla base l'esistenza dell'uomo perchè è malefico, inesorabile, ti dona soddisfazione iniziale, ti riempie lo stomaco per incanto con un delicato intruglio caldo, ma poi ti afferri le budella e di rincorsa sulla tazza ceramica ridoni il contenuto della scodella di cartone e ti rimane l'alito al gusto di immondizia per qualche giorno. Poi ti giustifichi perchè ti dici: "sì, ne avevo bisogno, lo mangio al massimo una volta, giusto quella volta perchè ho fame ma poi non lo mangio sempre, sai non è che siano proprio degli ingredienti conosciuti, sai anche la coca-cola fa male e i meccanici ci svitano i bulloni e anche la coca-cola alla fin fine è un segreto che neanche Harry Potter ha capito, come le sottilette, pare le facciano con le unghie del maiale, con lo sporco delle unghie, le mangi ogni tanto, mica sempre...". Ti giustifichi, ma intanto tutti trovano la giustificazione del momento e volano via i coperchi di sta diavolo di tazza e si magna il congee. Ogni giorno qualcuno ha la giustificazione e magna il congee rosso e ogni giorno i congee rossi avanzano.Il congee rosso ora c'è dappertutto: in stazione, sui banchetti, nei negozi 24h, nella metropolitana, negli scaffali, in ufficio. Lui è lì, aspetta chi si giustifica, lui è subdolo perchè eterno in quanto secco, lui vive e si rianima quando ci butti l'acqua bollente, e rinviene come una tortura medievale nel tuo stomaco.
Poi uno dice: "sì ma tanto io sono italiano, io abituato mozzarella di bufala, lardo di Colonnata, spek di Thoeni, bresaola di struzzo, espresso Illy, viennetta Algida, figùrati se mangio il congee nella tazza rossa, che non sai in quella bustina di plastica...anche se avessi fame me la tengo e poi mangio quando arrivo a casa un bel pasto, figurati io, ma ti immagini, io come i cinesi? figurati..."

e intanto adesso anche Jacopo lo mangia...

PS: il congee rosso ora si trova anche nella tazza verde al gusto muffa, blu al gusto petrolio, viola al gusto radioattivo, arancione al gusto liquido per la batteria e nasceranno altri gusti e altre tentazioni

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Tuesday, September 11, 2007

il ristorante allo specchio

martedì 20 dicembre 2005



La cameriera si inchina e apre la porta della saletta degli ospiti permettendoci di entrare nell'elegante salotto con confortevoli sedie in pelle e un grande televisore per il karaoke; al fondo c'è un tavolo rotondo con delle sedie ben allineate. Il tavolo è perfettamente apparecchiato con il classico tovagliolo ripiegato nel bicchiere che segna la forma della testa del pavone per il capotavola e delle piume per gli altri commensali. Quando il più importante commensale si siede a capotavola anche gli altri ospiti possono sedersi ed è un continuo avvicinarsi vicendevole offrendo la sedia al vicino. Appena tutti si sono sistemati ha inizio la cerimonia del cibo.
Una cameriera porge i menu già aperti sulla prima pagina partendo dal posto d'onore mentre un'altra si preoccupa di versare il delizioso e profumato tè verde nelle piccole tazze alla destra, un'ultima prepara il tovagliolo pizzicandone un angolo sotto al piattino centrale e posizionando le bacchette alla destra del piatto. Il piatto è usato per depositare gli scarti e gli avanzi e viene continuamente cambiato dalle cameriere in modo da averlo sempre pulito. Inizia la conversazione tra i commensali per scegliere le bevande che accompagneranno il pasto: si decide per del liquore di riso nel bicchierino piccolo, quello dei brindisi, mentre il bicchiere al centro ha l'acqua leggermente calda, il terzo avrà del vino (che sta diventando di moda anche in Cina) o della birra o, per le signore, un succo analcolico per evitare le bevande alcooliche ritenute liquidi diabolici adatti solo alle prostitute che devono far ubriacare i loro clienti.
Il capotavola chiede spiegazione sulla preparazione dei vari cibi e ordina molteplici portate per poter assaporare tutti gli ingredienti che rendono famoso il ristorante e la tradizione del luogo: piatti freddi a base di verdure, di anatra e di maiale, zuppe calde di funghi o di pollo ruspante, piatti con pesce, crostacei, vitello, tofu, verdure saltate, etc. In breve tempo i camerieri entrano e sporgono i vassoi con le portate ordinate, partendo da quelle fredde, subito disponibili, arrivando alle pietanze calde. Le cameriere si adoperano per far posto ai nuovi piatti, ricomponendo infinite volte la disposizione del cibo sulla tavola girevole. I commensali amano questa attenzione al piatto girevole centrale e, mentre si servono con le agili bacchette di legno, innalzano anche i calici incrociando gli sguardi del vicino. Ha quindi inizio il momento dei brindisi, i famosi "ganbei", con i commensali che a turno si alzano in piedi lanciando frasi di auspicio e invitando l'amico a svuotare il bicchiere. Il banchetto diventa quindi un susseguirsi di rituali, mentre le cameriere continuano il loro lavoro silenzioso riempiendo i bicchieri e versando il tè nelle tazzine, togliendo o ricomponendo i piatti di portata e sostituendo i piattini centrali di fronte ai commensali.
La responsabile del tavolo si prende cura dei cibi affinchè vengano serviti con tutte le coreografie: zucche e carote scolpite a forma di colomba, di cigno, di gru, il tutto preparato con sapiente scelta di colori per far risaltare le pietanze. La tavola imbandita diventa allora anche una gioia per gli occhi mentre le papille gustative si soffermano sui sapori agro-dolci, sui salati, sulle salse di accompagnamento. E mentre i commensali apprezzano e gustano i cibi c'è anche un continuo scambio di brindisi, con i bicchieri che si svuotano e la conversazione che si fa più animata e più scherzosa man mano che le bottiglie di birra e di vino si accumulano vuote sul tavolo nell'angolo della sala. Le cameriere continuano infinite nel loro lavoro attivandosi con sorrisi spontanei appena un commensale le richiama. La cena dura a lungo come una piacevole passeggiata nei gusti e nei sapori mentre si incrociano i discorsi. Alla fine il grande brindisi conclusivo, mentre tutti si alzano in piedi inneggiando ad un futuro prospero e alla fortuna. Ci si lascia con un senso di appagamento, sorseggiando l'ultima tazza di tè al gelsomino, portato apposta per favorire la digestione e per lasciare la bocca profumata. Ora la stanza è in mano ai camerieri che in breve la libereranno e la prepareranno per il prossimo banchetto.



LO SPECCHIO
Ma perchè dobbiamo infilarci in sto salone con scale mobili e camerieri immobili che salutano in falsa riverenza, con ossa che saltano dai tavoli e gambe che si frantumano sui gradini, sputazzi che si rincorrono mentre il fumo di sigaretta si arriccia azzurrognolo mischiandosi ai lenti vapori di una zuppa di pollo alle vongole. Si passeggia tra i rumori gastrici che rieccheggiano come eco rasando l'unto delle pareti e aggiungendo poesia al cataclisma culinario in atto già dalle 5 di pomeriggio in questo ristorante multipiano, take away, drive in, bruce lee, kitsch. Colonne dorate con capitelli spaziali, luci immondizia con tubi catodici, acqua rigurgitante nella fontanella con pesci rossi sonnolenti e giustiziabili nei momenti di magra, finti quadri alle pareti con effetti anticati e cornici plasticose storte finto-tarlate completano il colpo d'occhio in una nuova forma di tortura psicologica. Desisto, mi abbatto e mentalmente mi prostato (participio passato di prostata): qui bisogna mangiare, qui devo in qualche maniera sopravvivere.
Ci si infila in una stanza tramortita, con cameriera inglobata nella tappezzeria e divani in finta pelle pronti ad appiccicarsi alla mia vera pelle in una commistione di malattie già presenti. Il mio peso sgnacca la molla rotta del cuscino e mi buca il pantalone mentre la tovaglietta poggia-testa scivola dalla nuca pizzicandosi nella giacca e me la porto via con il suo peso del tempo e la sua primitiva amicizia ai riporti e ai parrucchini tinti. Ci avviciniamo al tavolo meccanicamente, agitati dal succo gastrico che irrompe. Le cameriere blandamente si rianimano in uno slancio emotivo e mi porgono al contrario il menu in solo cinese. La tovaglia in pellicola di plastica già si appiccica sotto le braccia umidicce e mentre tento di afferrare le bacchette tiro su tutta la posateria. Qualcosa cade, il tavolo gira, la birra si stappa, la cameriera la versa oltre il bordo del bicchiere e inizia l'allagamento della tovaglia.
In una successione sfinente e crescente di grida si ordinano i piatti: la cameriera urla piatti al mio vicino che urla ricette alla cameriera, interviene un terzo che urla cercando l'amico e per magìa della cenere di sigaretta mi vola sulla spalla annerendomi la camicia, prodigio di SaiBaba cinese. Non si sa cosa abbiamo ordinato perchè i 2 continuano ad urlare contemporaneamente ma qualcuno parte verso le cucine-latrine per urlare altri piatti che forse abbiamo scritto sul fogliettino unto dal tempo e dalla salivazione mentre il fumo di sigarette si stratifica nell'aria sudata. Vedremo ma per ora c'è nebbia e non vediamo. Arrivano le prime portate: cavoli melmosi, maiale in carta-vetro, zuppa-sciacquo-di-fango, tofu-tanfo. Ottimo per l'unione degli odori che fanno risaltare profumazioni primitive che hanno fatto estinguere i dinosauri. Qui si continua non curanti del giurassico mentre una lisca sputata dal vicino mi finisce sulla scarpa incollandosi clamorosamente sulla mia scarpa italiana in pelle da 150Euro, tanto lui è in ciabatte e la formaggia piedosa al massimo raduna gli insetti sotto alla tovaglia.
Intanto il tavolo girevole impazza in una danza da luna-park con effetto centrifuga del cibo e centripeto della digestione mentre le cameriere scivolano sul pavimento già unto in una danza holiday-on-ice e qualcuno apre il liquore di riso per colpire duramente anche le budella e ha inizio il Circo digestivo con domatore incorporato. Il gusto tra la chimica e il veleno brucia le interiora e maledice il bolo che già si stava incollando alle pareti intestinali pronto per salutarmi durante la notte con rigurgiti e rinvenimenti maleodoranti. UAAAAAAAAAAAah, mi accartoccio su me stesso perchè mi hanno infilato del tè bollente su una mano, non curanti della sensibilità dell'epidermide abituata al mondo terrestre e non alle viscere dei vulcani. La ragazzina indifferente dallo sguardo robotizzato prosegue nel mietere vittime e nel bagnare la tovaglia: "certo, se spargi il tè dappertutto prima o poi la tazzina la centri" ma non ho voglia di dirlo tanto è inutile e mi lecco la mano.
Ormai il cibo avanzato e raffreddato naviga nel tè e la tavolata si riduce a moleste e fragorose risate, "ganbei" (brindisi) mi urlano e si alzano i bicchieri con riti satanici e alito di serpente. Si svuotano i liquori maligni e iniziano i vapori flatulenti ad uscire dagli sfiati. Mi defilo, saluto riverente, abbraccio tutti quanti nei loro sudori impiastricciati, ganbei, gambe e via, mi sottraggo alla giustizia sommaria della cena virulenta e mi rifugio in un taxi dove uno sguardo assonnato e una cicca pendula tra le labbra percepiscono la mia destinazione e via dal parcheggio-scoreggio. Sono sopravvissuto, ora mi attende il letargo-digestivo, sperando di passare indenne la notte e di rivedere un'altra alba.

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