una vita estremamente oriente
Viva la vita estremamente oriente e mo’ mi faccio du spaghi che e' pranzo
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perchè meno per meno fa più
-> formula di moltiplicazione di pensiero positivo
e diario della mia vita a Shanghai dal 2004 al 2009
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(Se prendo un granchio... 2a parte)
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indenne dalle viscere della vita primordiale del Cretaceo e peggiorato dall’evoluzione darwiniana che l’ha portato fino ai giorni nostri senza ceretta e con delle gambe folte di pelacci che non si capisce cosa servano se non per ingarbugliarsi il pettine al mattino. Noi pero’ ce ne freghiamo, li peschiamo dal laghetto marroncino di Yangcheng (provincia del Jiangsu, 1 ora da Shanghai), li avvolgiamo con uno spago e li buttiamo vivi nell’acqua bollente fino a che diventano di un bel colore arancione. Li scoliamo belli fumanti e li serviamo su un vassoio di simil’argento poco-oro tanta-plastica.
nasce e della forza mentale dello spirito morbido. Armati di buona volonta’, si prende il granchio, lo si scapocchia del tettuccio apribile con mani a tenaglia e forza centripeta delle falangi dei pollici fino a trovare la carne arancione della testa, buonissima, che mi si rizzano i peli alla papilla del gusto. Come consistenza e colore sembra un tuorlo sodo ma il gusto e’ molto piu’ delicato e appagante. Succhiata la testa bisogna squartare a meta’ il bianco ventre, spaccandolo con le mani e ringhiando con i denti. Normalmente frammenti e membra si spatarano sulla maglia dell’amico di fronte, ecco perche’ e’ sempre meglio mangiare i granchi da soli, oppure si bisticcia con il pasticcio delle membra del granchio e dell’amico e la convulsa confusione genera l’equivoco perenne. Ma con perseveranza e attitudine mentale si risolve anche il paradosso della zuffa granchiesca e si puo’ continuare a gustare questo brutto crostaccio di lago. Dopo avergli quindi frantumato il ventre, possiamo succhiare la polpa bianca facendo attenzione ad evitare le branchie cigliose schifose setolose che una volta le ho mangiate e loro si sono ingarbugliate nelle corde vocali e parlavo come la sirenetta. Per arrivare al buono si sputazzano le parti piu’ chitinose e si selezionano con la lingua prensile le parti commestibili. Se non ci riuscite ve lo masticate tutto corpo-unghie-polpa-anima fino a formare un gnocco in bocca e poi buttate tutto giu’ sperando di non soffocare. Alla fine si pigliano le zampette, che si rompono con i dentini e si estrae il muscoletto, di una consistenza superiore rispetto al corpo e di ottimo gusto.
arne e leggende metropolitane ad essa legate. Non pensiate che mangiare una coppia di granchietti sia cosa da poco perche’ ste creature mostruose riempono la panza piu’ di quanto si creda ed inoltre la medicina tradizionale cinese ci ricorda che il granchio e’ un cibo ‘freddo’, ricco di ‘yin’ e non si puo’ esagerare, per non raffreddare il corpo. Anche se si aggiunge dell’ottimo vino di riso di Shaoxing, pieno zeppo di ‘yang’ e quindi ‘caldo’ e’ comunque consigliato non abbondare nei granchi.
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mercoledì 14 marzo 2007
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venerdì 19 gennaio 2007
Oggi chiedo alla Scienza di indagare su uno dei più grossi misteri della Terra: il deterioramento di qualsiasi arte cinese nell'arco di una generazione. Abbiamo già analizzato l'architettura che in soli venti anni ha sbriciolato decine di secoli di mirabolanti opere. Ora è il momento di passare alla scienza dell'alimentazione che in Cina sta subendo la più grande minaccia degli ultimi 2500anni, che anche i banali puzzi di McDonald's, il bruciacchiato KFC e la gommosa PIZZA HUT sono caccole a confronto.
2° elemento.Quando uno sbarca in Cina ha delle vaghe idee del popolo cinese perchè sente delle cose in tv, perchè sente delle cose quando sbarca, perchè sente delle cose per terra che spera di non sentire però le ha appena sentite e viste. Allora ci si affaccia curiosi al nuovo mondo, si guarda con stupore il carretto che arranca, il poliziotto che arranca per prendere il carretto, la macchina che arranca per schiacciare il pedone che scappa, il pedone che arranca per non farsi schiacciare dalla macchina e dal carretto e sfuggire al poliziotto, e così via. Il tutto, in un continuum calibratuum di combustione delle energie che genera scienza con principi della termodinamica e della conservazione dell'energia che confermo col famoso teorema: "Tutto brucia un pò e c'è
bisogno di immettere sempre nuove energie". In pratica il popolo cinese si affama più di un normale popolo perchè è sempre in agitazione e ha bisogno di magnare in continuazione. Nemmeno il colibrì ha tanto bisogno di 'stè calorie come il popolo cinese, perchè il colibrì, dopo che ha mangiato, si rilassa sulla spiaggia col giornale mentre il popolo cinese odia la spiaggia e continua a magnare. Perchè il popolo cinese deve sempre magnare? come è possibile? Questo elemento non è ancora spiegato e forse porterà a nuove scoperte e a ulteriori approfondimenti scientifici. Noi lo prendiamo così come è perchè mi serve per la mia considerazione.
Chiunque in Cina, anche da pochi giorni, anche daltonico, (anche cieco) ha la possibilità di scoprire uno dei più grandi errori dell'umanità, uno dei più grandi scempi culinari dell'homo sapiens, uno dei più perfidi peccati mondiali che anche la Nestlè non si osa imitare: l'instant noodle (spaghetti istantanei) nella scodella di cartone rossa. Sta scodella rossa è una terroristica invenzione in cui in una scodella tronco conica di un simpatico cartone dai colori rubino sangue di scorpione, grande un pò più di una tazza da colazione ma meno di una tazza di un water, ci si ritrova un groviglio di creature secche spaghettiniformi + una piccola bustina di plastica sigillata con il tesoro dentro + una forchettina in plastica semi-preziosa per dare l'apparenza di una tavola apparecchiata fine'800. La ricetta è semplice: compri la scodella, rimuovi il coperchio alluminoso che nasconde le meraviglie, togli la bustina e la forchetta, riempi il pugno di creature secche spaghettiniformi con acqua bollente, apri la bustina con il tesoro dentro, fai cadere le fantastiche gocce gusto "scoreggia-di-Diavolo, scarpe-mondiali-di-calcio-del-Ghana, glutammato-di-naso" agita il tutto con la forchettina e...et-voilà. Hai appena preparato un ottimo spuntino fumante dal vago gusto di putrefazione con delle varianti acide e un delicato odore solforoso con sfumature di deiezioni di gatto.
PS: il congee rosso ora si trova anche nella tazza verde al gusto muffa, blu al gusto petrolio, viola al gusto radioattivo, arancione al gusto liquido per la batteria e nasceranno altri gusti e altre tentazioniEtichette: alimentazione, architettura, cibo, congee, cucina, glutammato, instant noodles, spaghetti, te' verde
martedì 20 dicembre 2005
La cameriera si inchina e apre la porta della saletta degli ospiti permettendoci di entrare nell'elegante salotto con confortevoli sedie in pelle e un grande televisore per il karaoke; al fondo c'è un tavolo rotondo con delle sedie ben allineate. Il tavolo è perfettamente apparecchiato con il classico tovagliolo ripiegato nel bicchiere che segna la forma della testa del pavone per il capotavola e delle piume per gli altri commensali. Quando il più importante commensale si siede a capotavola anche gli altri ospiti possono sedersi ed è un continuo avvicinarsi vicendevole offrendo la sedia al vicino. Appena tutti si sono sistemati ha inizio la cerimonia del cibo.
Il capotavola chiede spiegazione sulla preparazione dei vari cibi e ordina molteplici portate per poter assaporare tutti gli ingredienti che rendono famoso il ristorante e la tradizione del luogo: piatti freddi a base di verdure, di anatra e di maiale, zuppe calde di funghi o di pollo ruspante, piatti con pesce, crostacei, vitello, tofu, verdure saltate, etc. In breve tempo i camerieri entrano e sporgono i vassoi con le portate ordinate, partendo da quelle fredde, subito disponibili, arrivando alle pietanze calde. Le cameriere si adoperano per far posto ai nuovi piatti, ricomponendo infinite volte la disposizione del cibo sulla tavola girevole. I commensali amano questa attenzione al piatto girevole centrale e, mentre si servono con le agili bacchette di legno, innalzano anche i calici incrociando gli sguardi del vicino. Ha quindi inizio il momento dei brindisi, i famosi "ganbei", con i commensali che a turno si alzano in piedi lanciando frasi di auspicio e invitando l'amico a svuotare il bicchiere.
Il banchetto diventa quindi un susseguirsi di rituali, mentre le cameriere continuano il loro lavoro silenzioso riempiendo i bicchieri e versando il tè nelle tazzine, togliendo o ricomponendo i piatti di portata e sostituendo i piattini centrali di fronte ai commensali.
e la conversazione che si fa più animata e più scherzosa man mano che le bottiglie di birra e di vino si accumulano vuote sul tavolo nell'angolo della sala. Le cameriere continuano infinite nel loro lavoro attivandosi con sorrisi spontanei appena un commensale le richiama. La cena dura a lungo come una piacevole passeggiata nei gusti e nei sapori mentre si incrociano i discorsi. Alla fine il grande brindisi conclusivo, mentre tutti si alzano in piedi inneggiando ad un futuro prospero e alla fortuna. Ci si lascia con un senso di appagamento, sorseggiando l'ultima tazza di tè al gelsomino, portato apposta per favorire la digestione e per lasciare la bocca profumata. Ora la stanza è in mano ai camerieri che in breve la libereranno e la prepareranno per il prossimo banchetto.
Ma perchè dobbiamo infilarci in sto salone con scale mobili e camerieri immobili che salutano in falsa riverenza, con ossa che saltano dai tavoli e gambe che si frantumano sui gradini, sputazzi che si rincorrono mentre il fumo di sigaretta si arriccia azzurrognolo mischiandosi ai lenti vapori di una zuppa di pollo alle vongole. Si passeggia tra i rumori gastrici che rieccheggiano come eco rasando l'unto delle pareti e aggiungendo poesia al cataclisma culinario in atto già dalle 5 di pomeriggio in questo ristorante multipiano, take away, drive in, bruce lee, kitsch. Colonne dorate con capitelli spaziali, luci immondizia con tubi catodici, acqua rigurgitante nella fontanella con pesci rossi sonnolenti e giustiziabili nei momenti di magra, finti quadri alle pareti con effetti anticati e cornici plasticose storte finto-tarlate completano il colpo d'occhio in una nuova forma di tortura psicologica. Desisto, mi abbatto e mentalmente mi prostato (participio passato di prostata): qui bisogna mangiare, qui devo in qualche maniera sopravvivere.
melmosi, maiale in carta-vetro, zuppa-sciacquo-di-fango, tofu-tanfo. Ottimo per l'unione degli odori che fanno risaltare profumazioni primitive che hanno fatto estinguere i dinosauri. Qui si continua non curanti del giurassico mentre una lisca sputata dal vicino mi finisce sulla scarpa incollandosi clamorosamente sulla mia scarpa italiana in pelle da 150Euro, tanto lui è in ciabatte e la formaggia piedosa al massimo raduna gli insetti sotto alla tovaglia.
Ormai il cibo avanzato e raffreddato naviga nel tè e la tavolata si riduce a moleste e fragorose risate, "ganbei" (brindisi) mi urlano e si alzano i bicchieri con riti satanici e alito di serpente. Si svuotano i liquori maligni e iniziano i vapori flatulenti ad uscire dagli sfiati. Mi defilo, saluto riverente, abbraccio tutti quanti nei loro sudori impiastricciati, ganbei, gambe e via, mi sottraggo alla giustizia sommaria della cena virulenta e mi rifugio in un taxi dove uno sguardo assonnato e una cicca pendula tra le labbra percepiscono la mia destinazione e via dal parcheggio-scoreggio. Sono sopravvissuto, ora mi attende il letargo-digestivo, sperando di passare indenne la notte e di rivedere un'altra alba.Etichette: cibo, cucina, ganbei, ristorante, sigarette, te' verde, vino
July 27, 2004
Sappiamo tutti che i ristoranti cinesi in Italia non offrono la vera cucina tradizionale. Infatti i cinesi che mandano avanti le bettole italiane provengono tutti da una zona rurale dell'entroterra mandarino e non sono affatto ristoratori nel proprio paese ma scappano oltremare in cerca di fortuna e vengono reclutati nel Bel Paese. Mentre loro cucinano in Italia le cose che si ritrovano sui menu pre-stampati, nel loro paese di origine dei professionisti esaltano i sapori e i colori dei cibi e così ogni Provincia offre un'infinita varietà di ricette antichissime le cui origini si perdono nelle varie dinastie passate. Sono proprio le dinastie imperiali che hanno
permesso ai cinesi di raggiungere questa capacità culinaria, perchè riducendoli alla fame, li hanno messi in condizione di cercare il cibo dappertutto e di renderlo commestibile. Ecco allora che oggi ci mangiamo le cose più improbabili, con i famosi gusti "orientali" che qualche volta generano dei vortici in pancia, creando nocive armi chimiche durante la notte. Ma il tutto si può sempre curare con un'ottima coca-cola imperialista che centrifuga lo stomaco e gasifica gli intestini, riducendo a scoria radioattiva il cibo ingerito. Onestamente penso che non basti un Cucchiaio d'Argento o una Cucina Italiana per descrivere tutte le possibili ricette del continente giallo e io stesso ne ho assaggiate tantissime e alcune veramente particolari: il piede di cammello dello Xinjiang (la regione musulmana al confine con il Kazakistan e il Kyrgyzistan) gommoso come un pallone da basket e tutt'altro che buono, ottime meduse ai semi di sesamo (Shanghai) croccanti come nervetti, il ben più famoso sangue di vitello rappreso dell'Anhui
che vibra molliccio sulle bacchette, la pelle di serpente in insalata che ho mangiato a Chongqing nello Sichuan o le crisalidi fritte che si mangiano a Nord nello Helonjiang, che ti scoppiano fra i denti come brufoli e hanno un vago sapore di omelette. Questi cibi vengono cucinati al volo dopo che sono stati scelti dal cliente e appoggiati sui famosi tavoli girevoli rotondi. Lo stress cinese per servire i cibi freschi è tale che anche quando pescano in mare, portano a riva il cibo vivo che viene subito immesso negli acquari dei ristoranti per essere poi cucinato. Anche questo è dettato dalle condizioni ambientali del passato, con il gran caldo dell'estate e la mancanza di refrigeratori. Anche se oggi si può ovviare con le moderne celle frigorifere, i cinesi continuano a preferire il cibo vivo e cotto al momento (commento: hanno ragione, voi vi fidereste a mangiare qualcosa di morto in Cina? altro che SARS) e io stesso posso comprarmi la tartaruga viva al Carrefour e scannarmela nel lavello della cucina per farne la deliziona zuppa. Il trasporto del cibo sta divenendo ossessionante e tutti i mezzi di locomozione sono impegnati per trasportare i cibi: gli aerei per le ampie distanze (vi ricordo che è vietato imbarcare granchi vivi come bagaglio a mano a Shanghai, sta scritto al check-in), i treni per arrivare nei villaggi (spesso viaggio con a fianco un pollo la cui testa esce curiosa da una scatola di cartone), le motorette per i mercati locali e le brevi distanze. E' meglio comunque non pensarci troppo e far finta che il cibo provenga dal cielo come manna divina, pulito come fosse nato nel Paradiso terrestre, perchè se il trasporto avviene come per gli esempi fotografici che vi mando ho paura di non digerire tutto (foto scattate in centro a Shanghai e vicino a Tai Hu, menu preso al ristorante di Jingzhou).Etichette: Carrefour, cucina, granchio, ristorante
lunedì 5 luglio 2004
A Shanghai, come in tante altre città della Cina, dopo la rivoluzione culturale, sono state sistematicamente abolite le cucine, vezzo dei capitalisti, per favorire delle mense comuni a favore del popolo lavoratore (questo fenomeno ha favorito dall'altro lato il proliferare dei ristoranti cinesi, intesi come luogo per sfamarsi). Con il passare degli anni e con l'introduzione progressiva dell'acqua alle famiglie, si sono quindi ricavati dei lavabi esterni alla casa per dare la possibilità a tutti di avere il prezioso liquido. Ancora oggi in tantissime città cinesi si può osservare il lavandino all'esterno della casa, cioè sulla strada e, nella parte vecchia di Shanghai,
siamo ancora in queste condizioni. L'unico lavandino presente serve per lavarsi, lavare i vestiti e lavare il cibo. Il sistema però è più complesso, perchè essendoci tantissime famiglie in pochissimo spazio si riesce a ricavare un solo lavabo per tante famiglie. Quindi la soluzione è: un lavabo per tutti, un rubinetto a ognuno.Etichette: casa, cucina, lavandino, ristorante, rivoluzione culturale