Sunday, August 10, 2008

Se ne prendo un altro

(Se prendo un granchio... 2a parte)

Ora che abbiamo capito come scapozzare, magnare, quanto come perche’, ora cerchiamo di capire quando e dove.
Il granchietto si mangia tipicamente ai primi freddi di Shanghai, quando il laghetto di Yangcheng ha esaurito la sua scorta di nutrimenti e ha rimpinzato la bestiaccia pelosa. I periodi migliori per gustarli sono da fine Settembre, quando il vento soffia da nord-ovest ed anticipa l’autunno, fino a Novembre quando le scorte del laghetto si esauriscono come scaffali del Carrefour. E’ da almeno 2 secoli che gli abitanti della zona si preparano al rito del granchio e affollano i locali sulle sponde fangose del laghetto per procurarsi l’animalaccio. Ma come fai a sapere che i granchi sono veramente quelli pelosi del laghetto di Yangcheng? Facile: su ogni granchietto (vivo) e’ stampigliato un numero di matricola per assicurarti che sono “made in china’, poi tu chiami il numero verde (o marroncino) e la mamma-granchio ti risponde se e’ stato partorito da lei. Tutto vero ragazzi, qui si stampigliano i granchi perche’ il mercato dell’imitazione impazza: ogni anno infatti ci sono tonnellate di granchi che non e’ possibile che escano tutti dal laghetto, a meno che non ci siano migrazioni di granchietti che passano tutti attraverso il lago a farsi santificare e stampigliare sulla schiena. Allora la polizia cerca i falsi nelle casse e nei carretti perche’ tante tonnellate arrivano da canali e fognette circostanti e il laghetto ricco di ferro e di minerali non lo vedono nemmeno dai camion che notturni portano tutto al mercato del fresco e si confonde il nuovo col vecchio, l’originale col tarocco. Ma nulla frena il fascino e la moda del granchio peloso d’autunno. I visitatori non mancano durante la stagione buona e quelli che arrivano da lontano provano a portarli indietro vivi caricandoli come bagaglio a mano in aereo e si trovano la gradita sorpresa che e’ vietato introdurli in cabina. Ma ti sembra strano che non ti facciano caricare dei puzzolenti gorgoglianti granchietti nella scatola forata di polistirolo tra i computer e le borsette di YSL e Gucci o Qucci? Ma pensa, te lo devono anche scrivere e tu fai la faccia sorpresa e contrita e cerchi la discussione animata al bancone per provarci comunque senno’ non ci credono che sei andato a Shanghai. Te li dovrebbero far mangiare vivi con i peli e senza spago, cimice d’acqua che non sei altro. Comunque noi dietro in coda ad aspettare che si calmino le acque e che buttino nella stiva sti poveri animali che finiranno bolliti in qualche strana citta’ dell’immensa Cina. Un po’ come noi del Nord Italia che ci infiliamo le mozzarelle in aereo quando torniamo da Pratola Serra e viriamo su Torino: siamo un po’ granchi pelosi anche noi alla fin fine. Tutto il mondo e’ paese e non pensiamo di essere tanto diversi da loro. Rischiamo solo di prendere un granchio!

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Friday, March 21, 2008

Se prendo un granchio...

Il granchio irsuto e’ un animale mostruoso uscito indenne dalle viscere della vita primordiale del Cretaceo e peggiorato dall’evoluzione darwiniana che l’ha portato fino ai giorni nostri senza ceretta e con delle gambe folte di pelacci che non si capisce cosa servano se non per ingarbugliarsi il pettine al mattino. Noi pero’ ce ne freghiamo, li peschiamo dal laghetto marroncino di Yangcheng (provincia del Jiangsu, 1 ora da Shanghai), li avvolgiamo con uno spago e li buttiamo vivi nell’acqua bollente fino a che diventano di un bel colore arancione. Li scoliamo belli fumanti e li serviamo su un vassoio di simil’argento poco-oro tanta-plastica.
Il problema e’ come mangiarli perche’ madre natura e padre ignoto gli hanno dato una corazza medievale con zampette spinose pelute che ti tagli la pelle se non conosci i trucchi delle ganasce e della forza mentale dello spirito morbido. Armati di buona volonta’, si prende il granchio, lo si scapocchia del tettuccio apribile con mani a tenaglia e forza centripeta delle falangi dei pollici fino a trovare la carne arancione della testa, buonissima, che mi si rizzano i peli alla papilla del gusto. Come consistenza e colore sembra un tuorlo sodo ma il gusto e’ molto piu’ delicato e appagante. Succhiata la testa bisogna squartare a meta’ il bianco ventre, spaccandolo con le mani e ringhiando con i denti. Normalmente frammenti e membra si spatarano sulla maglia dell’amico di fronte, ecco perche’ e’ sempre meglio mangiare i granchi da soli, oppure si bisticcia con il pasticcio delle membra del granchio e dell’amico e la convulsa confusione genera l’equivoco perenne. Ma con perseveranza e attitudine mentale si risolve anche il paradosso della zuffa granchiesca e si puo’ continuare a gustare questo brutto crostaccio di lago. Dopo avergli quindi frantumato il ventre, possiamo succhiare la polpa bianca facendo attenzione ad evitare le branchie cigliose schifose setolose che una volta le ho mangiate e loro si sono ingarbugliate nelle corde vocali e parlavo come la sirenetta. Per arrivare al buono si sputazzano le parti piu’ chitinose e si selezionano con la lingua prensile le parti commestibili. Se non ci riuscite ve lo masticate tutto corpo-unghie-polpa-anima fino a formare un gnocco in bocca e poi buttate tutto giu’ sperando di non soffocare. Alla fine si pigliano le zampette, che si rompono con i dentini e si estrae il muscoletto, di una consistenza superiore rispetto al corpo e di ottimo gusto.
A dir la verita’ si dovrebbe mangiare all’opposto, dalle zampe alla testa, per la differente delicatezza delle carni, ma io non ci sono mai riuscito perche’ arrivo affamato al tavolo e mi avvento sempre sulla cosa piu’ facile da mangiare, cosi da bloccare l’acquolina. Poi proseguo con le cose piu’ difficili e sono anche piu’ mitigato dai malumori e non devo litigare con i vicini. Non solo bisogna conoscere come si mangia ma bisogna anche sapere quanto mangiarne. Gli antichi e i saggi ci dicono che per capire al meglio le qualita’ del granchio peloso e’ meglio gustare la coppia: prima lei e poi lui, sempre per la storia delle qualita’ della carne e leggende metropolitane ad essa legate. Non pensiate che mangiare una coppia di granchietti sia cosa da poco perche’ ste creature mostruose riempono la panza piu’ di quanto si creda ed inoltre la medicina tradizionale cinese ci ricorda che il granchio e’ un cibo ‘freddo’, ricco di ‘yin’ e non si puo’ esagerare, per non raffreddare il corpo. Anche se si aggiunge dell’ottimo vino di riso di Shaoxing, pieno zeppo di ‘yang’ e quindi ‘caldo’ e’ comunque consigliato non abbondare nei granchi.

Vi lascio con l’imbarazzo di sapere il resto perche’ prima di passare alla crostata bisogna digerire i crostaci. Nel prossimo appuntamento cerchero’ di illustrarvi “cosa succede se il granchio prova a volare” e a rispondere alla domanda “il granchio: vero o falso?” e altre curiosita’ spartane dell’uomo non ancora appagato

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Thursday, November 29, 2007

Massime e Minime

Che poi dopo qualche anno di sto posto cinoso, bisogna riflettersi, farsi l'esame di coscienza e poi la doccia purificatrice e magari riunchiudersi nel proprio guscio del bagno per consolidare un bilancio che normalmente quando si rilascia tonfa e tanfa. Però bisogna essere sinceri e se quello che segue sembra scritto da uno psicotico acido centripeto è invece un simpatico modo di capire e di capirsi per evitare e evitarsi. Un buon modo per riflettere su se stessi che quello che si dice è una purificazione piuttosto che una putrefazione, è una scoria che va detta anche se col sorriso della carie. Uno poi si sente più rilassato, anche se l'ha scritta col cuore in mano e allora vediamo un pò come è venuta. Qui di seguito sono raccolte alcune massime e minime che mi ci sono voluti almeno 4 anni di tentativi di comprensione che poi non sempre ci sono riuscito ma almeno lancio le basi dall'altezza della mia esperienza diviso 2. La forma lineare di scrittura utilizzata è "epistolottica" che vuol dire che mi esce così appena la sinapsi genera il ragionamento e non bado all'essenza della composizione poetica parabolica ma al fulmineo e incontrollato fiotto di parole che tentano di descrivere il fenomeno puntuale.
Spero che incontri nel lettore la sorpresa e la constatazione amichevole piuttosto che il conflitto di interessi perchè qui di seguito si parla di sopravvivenza e non di egoismi coloniali dell'uomo bianco in terra cinica

Auto e altri veicoli
1) la macchina è un mezzo di trasporto per rallentare gli altri
2) la retromarcia è una sconfitta
3) l'autogrill è segnalato con un cucchiaio e una forchetta e non con i bastoncini
4) in Cina la moto è il veicolo più lento
5) in autostrada le auto si ammucchiano a gruppi fino a raggiungere una certa massa critica comprendente alcuni camion, alcuni bus e parecchie auto. Queste masse percorrono l'autostrada come il bolo percorre l'intestino fino al "casello" e non riesci a sorpassarle nemmeno usando la corsia di emergenza.
Corollario: la corsia di emergenza è stata creata ad hoc per sorpassare il "bolo", una vera emergenza
6) per le strade cittadine, le auto si ammucchiano come petali del fiore attorno ad ostacoli immaginari, così che nessuno possa più muoversi. L'intervento della polizia è il tipico calabrone che passa sul fiore e se ne va.
7) in Cina sono talmente avanti che i semafori sono dopo gli incroci

in aereo
1) perchè bisogna fare la gara per prendere il posto che tanto c'e' scritto sul biglietto?
2) perchè bisogna fare la gara a chi si sgancia per primo la cintura di sicurezza quando l'aereo atterra?
3) perchè bisogna fare la gara a chi si alza per primo? che magari l'aereo non ha ancora toccato terra?
4) perchè bisogna fare la gara a chi accende per primo il cellulare?
5) perchè bisogna fare la gara a chi riceve per primo la telefonata?
6) perchè bisogna trasportare a bordo valigie borse borsette scatole scatolette peluche pidocchi frutta buste odori sapori che lo spazio dei vani è limitato?

Cibo e Ristorante
1) in Cina costa meno andare al ristorante che prepararsi il cibo a casa.
Corollario: più si è, più si risparmia
2) Non si capisce perchè pagarsi un drink in un bar per occidentali (65RMB=6.5Euro) costi di più che una cena in un ristorante cinese (50RMB=5Euro). Cioè, noi occidentale siamo scemi e loro sono più furbi

Popolazione
1) i cinesi maschi si devono slacciare i pantaloni per fare la pipì, a me basta la zip
2) non è che i cinesi sono...lenti, è che non gli è germogliato il cervello
3) in Cina, dato l'IQ medio della popolazione, l'embolia deve essere considerata attività cerebrale

Approssimazione e degenerazione
1) in Cina ci vogliono almeno due volte per fare quello che si potrebbe fare in una volta. Ma dopo due volte non si arriva proprio ad una volta ma lì vicino. In Cina c'è sempre un intorno entro il quale non si arriva veramente al risultato e ci si deve accontentare.
2) in Cina non esiste il concetto di riparare, cioè di risolvere radicalmente il problema, ma esiste il concetto di riparazione degenerativa, cioè mettere le mani su qualcosa per ottenere al meglio un qualcosa di qualità un pò inferiore rispetto a quello che si era trovato prima. La "perfezione" è il risultato del limite all'infinito dell'"approssimazione": tutto tende ma non ci arriva
3) la quantità di approssimazione che uno deve applicare ogni giorno per qualsiasi problema dipende dalla importanza del problema stesso ed è comunque un compromesso tra il tempo per far intervenire un cinese, il tempo per diventare furioso, i soldi richiesti, i soldi dati
4) In Cina c'è sempre almeno un cinese di scorta (normalmente più di uno) che serve a peggiorare la situazione e a rallentare il risultato.

Altro
1) in Cina i fiori finti sono talmente veri che perdono i fiori
2) in Cina si usano le corone di fiori per iniziare un’attivita’, in Italia per chiudere una vita
3) a Shanghai per andare a fare ginnastica devo prendere l'ascensore

amen

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Monday, September 17, 2007

fare per fare e fare per non fare e fanfare

mercoledì 14 marzo 2007

In maniera semplificata e sbrigativa, i cinesi si dividono in due: chi fa di tutto per non fare niente e chi fa di tutto per fare di tutto.
Mi concentrerò ora su "chi fa di tutto per fare di tutto" e non aggiungo commenti per non fuorviare la vostra opinione.
Vi allego questa email che ho ricevuto dopo che ho conosciuto una signora che voleva darmi lezioni di cinese/inglese.

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Dear friend :
How are you !
I am ___ ( English name : Aggie ) I once newspaper reporter base in hongkong .We met at gate of Portman hotel .And I told you I want be your Chinese teacher. I once do business ,but not success .Now I prepare for a new job .Take examination for TV or a big company. I have no father ,no brother , no boyfriend .Now I have no house to live in and no money .Almost live in street and have bath with cold water everyday. Almost my friends married . I am 30 years old and single . It's not convenice live with they .How many room and people in your apartment ? Can I live with you different room .only live ,no other things .( I am pure and traditional ).I can be your partime Chinese teacher or partime A-yi live in . You pay me RMB10-15/hour for A-yi and RMB40-100/hour for chinese teacher .I am good teacher and good cooker .Now I teach some children partime in they home. Sometimes I cooking and cleaning or help you some way free. When you have girlfriend or I have boyfriend or I have money to lease or buy house .I will leave you soon. I will pay you some money every month for house .Now have no money ,explain to you next time . I wish you help me .Waiting for you e-mail or English message soon .Waiting for you pick me up soon .I have three luggage .

Best wish !

AggieNov 27th,2005

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Caro amico :
Come stai!
Mi chiamo ___ (nome inglese : Aggie) Sono stata una reporter di quotidiani a Hongkong. Ci siamo incontrati all'Hotel Portman. Ti ho detto che voglio diventare la tua insegnante di Cinese.Ho fatto del business, ma senza successo. Ora mi preparo per un nuovo lavoro. Ora mi sto preparando per un esame per la TV o per una gande società.Non ho padre, non ho fratelli, non ho il fidanzato. Ora non ho la casa per vivere e non ho soldi. Vivo praticamente sulla strada e ogni giorno faccio il bagno con acqua fredda. Quasi tutti i miei amici sono sposati. I ho 30 anni e sono single. Non è conveniente per me vivere con loro. Quante stanze e persone ci sono nel tuo appartamento? Posso vivere con te in un'altra stanza, solo vivere, nient'altro (sono pura e tradizionale). Posso essere la tua insegnante di Chinese part-time o posso fare part-time la donna delle pulizie [=Ayi]. Tu puoi pagarmi 10-15 RMB/ora [1-1.5 euro] come donna delle pulizie e 40-100RMB/ora come insegnante di cinese [4-10Euro]. Sono una buona insegnante e una buona cuoca. Ora io insegno part-time ad alcuni bambini a casa loro. Qualche volta posso cucinare e pulire o ti posso aiutare in qualche maniera. Quando avrai la fidanzata o io il ragazzo o quando avrò del denaro per affittare o comprare la casa ti lascerò velocemente. Ti pagherò dei soldi ogni mese per la casa. Ora non ho soldi, ti spiegherò la prossima volta. Spero tu mi possa aiutare. Aspetto una tua e-mail o un messaggio in inglese. Aspetto che tu mi venga a prendere. Ho 3 valigie.

Tanti auguri !

Aggie27 Novembre 2005

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l'arte diabolica istantanea

venerdì 19 gennaio 2007

Oggi chiedo alla Scienza di indagare su uno dei più grossi misteri della Terra: il deterioramento di qualsiasi arte cinese nell'arco di una generazione. Abbiamo già analizzato l'architettura che in soli venti anni ha sbriciolato decine di secoli di mirabolanti opere. Ora è il momento di passare alla scienza dell'alimentazione che in Cina sta subendo la più grande minaccia degli ultimi 2500anni, che anche i banali puzzi di McDonald's, il bruciacchiato KFC e la gommosa PIZZA HUT sono caccole a confronto.
Però, prima di arrivare ad una qualsiasi presunta conclusione, ho bisogno di legare insieme alcuni elementi per vedere se il tutto sta in piedi.

1° elemento. Un giorno, nel 2001, salendo su uno dei miei soliti aerei che sbatacchiano le ali per portarmi di qua e di là, ho incontrato un ragazzo con cui ho scambiato alcune parole prima di addormetarmi nella sua nuvola di alito:
"dove lavori?" gli ho chiesto. "in un azienda chimica che produce sapori artificiali" mi risponde lui, poi ci pensa (se così si può dire anche dei criceti) e prosegue "sai, penso che il futuro del cibo sia proprio lì perchè ormai arriviamo dappertutto, facciamo tutti i sapori". Queste brutte parole da una persona convinta mi hanno immediatamente congelato la saliva e mi hanno raffreddato la mia certezza intellettuale sulla capacità cinese di cucinare. "che abbia veramente ragione?" mi sono chiesto. Dobbiamo forse perdere l'eccellenza culinaria del popolo più complicato del mondo? Beh, spero proprio di no e continuo con le mie considerazioni.

2° elemento.Quando uno sbarca in Cina ha delle vaghe idee del popolo cinese perchè sente delle cose in tv, perchè sente delle cose quando sbarca, perchè sente delle cose per terra che spera di non sentire però le ha appena sentite e viste. Allora ci si affaccia curiosi al nuovo mondo, si guarda con stupore il carretto che arranca, il poliziotto che arranca per prendere il carretto, la macchina che arranca per schiacciare il pedone che scappa, il pedone che arranca per non farsi schiacciare dalla macchina e dal carretto e sfuggire al poliziotto, e così via. Il tutto, in un continuum calibratuum di combustione delle energie che genera scienza con principi della termodinamica e della conservazione dell'energia che confermo col famoso teorema: "Tutto brucia un pò e c'è bisogno di immettere sempre nuove energie". In pratica il popolo cinese si affama più di un normale popolo perchè è sempre in agitazione e ha bisogno di magnare in continuazione. Nemmeno il colibrì ha tanto bisogno di 'stè calorie come il popolo cinese, perchè il colibrì, dopo che ha mangiato, si rilassa sulla spiaggia col giornale mentre il popolo cinese odia la spiaggia e continua a magnare. Perchè il popolo cinese deve sempre magnare? come è possibile? Questo elemento non è ancora spiegato e forse porterà a nuove scoperte e a ulteriori approfondimenti scientifici. Noi lo prendiamo così come è perchè mi serve per la mia considerazione.

3° elemento. In Cina si beve il tè, in Cina il tè è verde, in Cina per bere il tè verde c'è bisogno del tè verde e dell'acqua che è anch'essa spesso verde percui forse il tè non è verde ma lo è l'acqua, ma questo lo indagheremo in un'altra puntata (in Cina c'è sempre bisogno di un'altra puntata per finire una puntata ed è per questo che è il popolo più complicato del mondo ed è per questo che sono nate le soap-opera a puntate, anche per lavarsi). Allora dicevo che per fare il tè c'è bisogno dell'acqua per cui in Cina c'è sempre un thermos d'acqua ripugnantemente bollente che ti attenta: sul treno, in stabilimento, nelle case, nelle stanze di hotel, nei meandri fetidi, nell'angolo nascosto, insomma, dovunque ti trovi c'è un un thermos con l'acqua bollente dentro.

Allora abbiamo detto: 1° elemento SAPORI ARTIFICIALI + 2° elemento FAME CONTINUA + 3° elemento THERMOS ACQUA CALDA.

Tesi+ipotesi+namnesi+genesi+apoteosi: Come facciamo a risolvere il problema che non ho mai detto? come facciamo a trovare il "big bang" che è l'origine della somma del totale?

Problema: coma facciamo a far magnare il popolo affamato in continuazione con qualcosa che lo renda pieno ma che costi poco così ne vendiamo tanto e ci guadagnamo di più?
Allora seguite il seguito seguitando a seguirmi:

Chiunque in Cina, anche da pochi giorni, anche daltonico, (anche cieco) ha la possibilità di scoprire uno dei più grandi errori dell'umanità, uno dei più grandi scempi culinari dell'homo sapiens, uno dei più perfidi peccati mondiali che anche la Nestlè non si osa imitare: l'instant noodle (spaghetti istantanei) nella scodella di cartone rossa. Sta scodella rossa è una terroristica invenzione in cui in una scodella tronco conica di un simpatico cartone dai colori rubino sangue di scorpione, grande un pò più di una tazza da colazione ma meno di una tazza di un water, ci si ritrova un groviglio di creature secche spaghettiniformi + una piccola bustina di plastica sigillata con il tesoro dentro + una forchettina in plastica semi-preziosa per dare l'apparenza di una tavola apparecchiata fine'800. La ricetta è semplice: compri la scodella, rimuovi il coperchio alluminoso che nasconde le meraviglie, togli la bustina e la forchetta, riempi il pugno di creature secche spaghettiniformi con acqua bollente, apri la bustina con il tesoro dentro, fai cadere le fantastiche gocce gusto "scoreggia-di-Diavolo, scarpe-mondiali-di-calcio-del-Ghana, glutammato-di-naso" agita il tutto con la forchettina e...et-voilà. Hai appena preparato un ottimo spuntino fumante dal vago gusto di putrefazione con delle varianti acide e un delicato odore solforoso con sfumature di deiezioni di gatto.

Ora siamo sicuri dell'esistenza del diavolo, siamo sicuri dell'esistenza delle creature malefiche che tentano e attentano il paese giallo nel globo azzurro che fluttua nel brodo dell'universo e che presto verrà magnato dal sole che si trasformerà in una gigante-tazza-rossa e ci magnerà tutti. Il congee rosso è peggio delle esplosioni nucleari, il congee rosso è peggio delle catastrofi ecologiche che vediamo in TV quando le papere si impiastricciano di greggio e fanno tenerezza e quando i pesci, a milioni, ci fanno vedere la pancia bianca e non respirano più. Il congee rosso non ha eguali nel minacciare alla base l'esistenza dell'uomo perchè è malefico, inesorabile, ti dona soddisfazione iniziale, ti riempie lo stomaco per incanto con un delicato intruglio caldo, ma poi ti afferri le budella e di rincorsa sulla tazza ceramica ridoni il contenuto della scodella di cartone e ti rimane l'alito al gusto di immondizia per qualche giorno. Poi ti giustifichi perchè ti dici: "sì, ne avevo bisogno, lo mangio al massimo una volta, giusto quella volta perchè ho fame ma poi non lo mangio sempre, sai non è che siano proprio degli ingredienti conosciuti, sai anche la coca-cola fa male e i meccanici ci svitano i bulloni e anche la coca-cola alla fin fine è un segreto che neanche Harry Potter ha capito, come le sottilette, pare le facciano con le unghie del maiale, con lo sporco delle unghie, le mangi ogni tanto, mica sempre...". Ti giustifichi, ma intanto tutti trovano la giustificazione del momento e volano via i coperchi di sta diavolo di tazza e si magna il congee. Ogni giorno qualcuno ha la giustificazione e magna il congee rosso e ogni giorno i congee rossi avanzano.Il congee rosso ora c'è dappertutto: in stazione, sui banchetti, nei negozi 24h, nella metropolitana, negli scaffali, in ufficio. Lui è lì, aspetta chi si giustifica, lui è subdolo perchè eterno in quanto secco, lui vive e si rianima quando ci butti l'acqua bollente, e rinviene come una tortura medievale nel tuo stomaco.
Poi uno dice: "sì ma tanto io sono italiano, io abituato mozzarella di bufala, lardo di Colonnata, spek di Thoeni, bresaola di struzzo, espresso Illy, viennetta Algida, figùrati se mangio il congee nella tazza rossa, che non sai in quella bustina di plastica...anche se avessi fame me la tengo e poi mangio quando arrivo a casa un bel pasto, figurati io, ma ti immagini, io come i cinesi? figurati..."

e intanto adesso anche Jacopo lo mangia...

PS: il congee rosso ora si trova anche nella tazza verde al gusto muffa, blu al gusto petrolio, viola al gusto radioattivo, arancione al gusto liquido per la batteria e nasceranno altri gusti e altre tentazioni

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Tuesday, September 11, 2007

il ristorante allo specchio

martedì 20 dicembre 2005



La cameriera si inchina e apre la porta della saletta degli ospiti permettendoci di entrare nell'elegante salotto con confortevoli sedie in pelle e un grande televisore per il karaoke; al fondo c'è un tavolo rotondo con delle sedie ben allineate. Il tavolo è perfettamente apparecchiato con il classico tovagliolo ripiegato nel bicchiere che segna la forma della testa del pavone per il capotavola e delle piume per gli altri commensali. Quando il più importante commensale si siede a capotavola anche gli altri ospiti possono sedersi ed è un continuo avvicinarsi vicendevole offrendo la sedia al vicino. Appena tutti si sono sistemati ha inizio la cerimonia del cibo.
Una cameriera porge i menu già aperti sulla prima pagina partendo dal posto d'onore mentre un'altra si preoccupa di versare il delizioso e profumato tè verde nelle piccole tazze alla destra, un'ultima prepara il tovagliolo pizzicandone un angolo sotto al piattino centrale e posizionando le bacchette alla destra del piatto. Il piatto è usato per depositare gli scarti e gli avanzi e viene continuamente cambiato dalle cameriere in modo da averlo sempre pulito. Inizia la conversazione tra i commensali per scegliere le bevande che accompagneranno il pasto: si decide per del liquore di riso nel bicchierino piccolo, quello dei brindisi, mentre il bicchiere al centro ha l'acqua leggermente calda, il terzo avrà del vino (che sta diventando di moda anche in Cina) o della birra o, per le signore, un succo analcolico per evitare le bevande alcooliche ritenute liquidi diabolici adatti solo alle prostitute che devono far ubriacare i loro clienti.
Il capotavola chiede spiegazione sulla preparazione dei vari cibi e ordina molteplici portate per poter assaporare tutti gli ingredienti che rendono famoso il ristorante e la tradizione del luogo: piatti freddi a base di verdure, di anatra e di maiale, zuppe calde di funghi o di pollo ruspante, piatti con pesce, crostacei, vitello, tofu, verdure saltate, etc. In breve tempo i camerieri entrano e sporgono i vassoi con le portate ordinate, partendo da quelle fredde, subito disponibili, arrivando alle pietanze calde. Le cameriere si adoperano per far posto ai nuovi piatti, ricomponendo infinite volte la disposizione del cibo sulla tavola girevole. I commensali amano questa attenzione al piatto girevole centrale e, mentre si servono con le agili bacchette di legno, innalzano anche i calici incrociando gli sguardi del vicino. Ha quindi inizio il momento dei brindisi, i famosi "ganbei", con i commensali che a turno si alzano in piedi lanciando frasi di auspicio e invitando l'amico a svuotare il bicchiere. Il banchetto diventa quindi un susseguirsi di rituali, mentre le cameriere continuano il loro lavoro silenzioso riempiendo i bicchieri e versando il tè nelle tazzine, togliendo o ricomponendo i piatti di portata e sostituendo i piattini centrali di fronte ai commensali.
La responsabile del tavolo si prende cura dei cibi affinchè vengano serviti con tutte le coreografie: zucche e carote scolpite a forma di colomba, di cigno, di gru, il tutto preparato con sapiente scelta di colori per far risaltare le pietanze. La tavola imbandita diventa allora anche una gioia per gli occhi mentre le papille gustative si soffermano sui sapori agro-dolci, sui salati, sulle salse di accompagnamento. E mentre i commensali apprezzano e gustano i cibi c'è anche un continuo scambio di brindisi, con i bicchieri che si svuotano e la conversazione che si fa più animata e più scherzosa man mano che le bottiglie di birra e di vino si accumulano vuote sul tavolo nell'angolo della sala. Le cameriere continuano infinite nel loro lavoro attivandosi con sorrisi spontanei appena un commensale le richiama. La cena dura a lungo come una piacevole passeggiata nei gusti e nei sapori mentre si incrociano i discorsi. Alla fine il grande brindisi conclusivo, mentre tutti si alzano in piedi inneggiando ad un futuro prospero e alla fortuna. Ci si lascia con un senso di appagamento, sorseggiando l'ultima tazza di tè al gelsomino, portato apposta per favorire la digestione e per lasciare la bocca profumata. Ora la stanza è in mano ai camerieri che in breve la libereranno e la prepareranno per il prossimo banchetto.



LO SPECCHIO
Ma perchè dobbiamo infilarci in sto salone con scale mobili e camerieri immobili che salutano in falsa riverenza, con ossa che saltano dai tavoli e gambe che si frantumano sui gradini, sputazzi che si rincorrono mentre il fumo di sigaretta si arriccia azzurrognolo mischiandosi ai lenti vapori di una zuppa di pollo alle vongole. Si passeggia tra i rumori gastrici che rieccheggiano come eco rasando l'unto delle pareti e aggiungendo poesia al cataclisma culinario in atto già dalle 5 di pomeriggio in questo ristorante multipiano, take away, drive in, bruce lee, kitsch. Colonne dorate con capitelli spaziali, luci immondizia con tubi catodici, acqua rigurgitante nella fontanella con pesci rossi sonnolenti e giustiziabili nei momenti di magra, finti quadri alle pareti con effetti anticati e cornici plasticose storte finto-tarlate completano il colpo d'occhio in una nuova forma di tortura psicologica. Desisto, mi abbatto e mentalmente mi prostato (participio passato di prostata): qui bisogna mangiare, qui devo in qualche maniera sopravvivere.
Ci si infila in una stanza tramortita, con cameriera inglobata nella tappezzeria e divani in finta pelle pronti ad appiccicarsi alla mia vera pelle in una commistione di malattie già presenti. Il mio peso sgnacca la molla rotta del cuscino e mi buca il pantalone mentre la tovaglietta poggia-testa scivola dalla nuca pizzicandosi nella giacca e me la porto via con il suo peso del tempo e la sua primitiva amicizia ai riporti e ai parrucchini tinti. Ci avviciniamo al tavolo meccanicamente, agitati dal succo gastrico che irrompe. Le cameriere blandamente si rianimano in uno slancio emotivo e mi porgono al contrario il menu in solo cinese. La tovaglia in pellicola di plastica già si appiccica sotto le braccia umidicce e mentre tento di afferrare le bacchette tiro su tutta la posateria. Qualcosa cade, il tavolo gira, la birra si stappa, la cameriera la versa oltre il bordo del bicchiere e inizia l'allagamento della tovaglia.
In una successione sfinente e crescente di grida si ordinano i piatti: la cameriera urla piatti al mio vicino che urla ricette alla cameriera, interviene un terzo che urla cercando l'amico e per magìa della cenere di sigaretta mi vola sulla spalla annerendomi la camicia, prodigio di SaiBaba cinese. Non si sa cosa abbiamo ordinato perchè i 2 continuano ad urlare contemporaneamente ma qualcuno parte verso le cucine-latrine per urlare altri piatti che forse abbiamo scritto sul fogliettino unto dal tempo e dalla salivazione mentre il fumo di sigarette si stratifica nell'aria sudata. Vedremo ma per ora c'è nebbia e non vediamo. Arrivano le prime portate: cavoli melmosi, maiale in carta-vetro, zuppa-sciacquo-di-fango, tofu-tanfo. Ottimo per l'unione degli odori che fanno risaltare profumazioni primitive che hanno fatto estinguere i dinosauri. Qui si continua non curanti del giurassico mentre una lisca sputata dal vicino mi finisce sulla scarpa incollandosi clamorosamente sulla mia scarpa italiana in pelle da 150Euro, tanto lui è in ciabatte e la formaggia piedosa al massimo raduna gli insetti sotto alla tovaglia.
Intanto il tavolo girevole impazza in una danza da luna-park con effetto centrifuga del cibo e centripeto della digestione mentre le cameriere scivolano sul pavimento già unto in una danza holiday-on-ice e qualcuno apre il liquore di riso per colpire duramente anche le budella e ha inizio il Circo digestivo con domatore incorporato. Il gusto tra la chimica e il veleno brucia le interiora e maledice il bolo che già si stava incollando alle pareti intestinali pronto per salutarmi durante la notte con rigurgiti e rinvenimenti maleodoranti. UAAAAAAAAAAAah, mi accartoccio su me stesso perchè mi hanno infilato del tè bollente su una mano, non curanti della sensibilità dell'epidermide abituata al mondo terrestre e non alle viscere dei vulcani. La ragazzina indifferente dallo sguardo robotizzato prosegue nel mietere vittime e nel bagnare la tovaglia: "certo, se spargi il tè dappertutto prima o poi la tazzina la centri" ma non ho voglia di dirlo tanto è inutile e mi lecco la mano.
Ormai il cibo avanzato e raffreddato naviga nel tè e la tavolata si riduce a moleste e fragorose risate, "ganbei" (brindisi) mi urlano e si alzano i bicchieri con riti satanici e alito di serpente. Si svuotano i liquori maligni e iniziano i vapori flatulenti ad uscire dagli sfiati. Mi defilo, saluto riverente, abbraccio tutti quanti nei loro sudori impiastricciati, ganbei, gambe e via, mi sottraggo alla giustizia sommaria della cena virulenta e mi rifugio in un taxi dove uno sguardo assonnato e una cicca pendula tra le labbra percepiscono la mia destinazione e via dal parcheggio-scoreggio. Sono sopravvissuto, ora mi attende il letargo-digestivo, sperando di passare indenne la notte e di rivedere un'altra alba.

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Saturday, September 8, 2007

la cucina cinese

July 27, 2004

Sappiamo tutti che i ristoranti cinesi in Italia non offrono la vera cucina tradizionale. Infatti i cinesi che mandano avanti le bettole italiane provengono tutti da una zona rurale dell'entroterra mandarino e non sono affatto ristoratori nel proprio paese ma scappano oltremare in cerca di fortuna e vengono reclutati nel Bel Paese. Mentre loro cucinano in Italia le cose che si ritrovano sui menu pre-stampati, nel loro paese di origine dei professionisti esaltano i sapori e i colori dei cibi e così ogni Provincia offre un'infinita varietà di ricette antichissime le cui origini si perdono nelle varie dinastie passate. Sono proprio le dinastie imperiali che hanno permesso ai cinesi di raggiungere questa capacità culinaria, perchè riducendoli alla fame, li hanno messi in condizione di cercare il cibo dappertutto e di renderlo commestibile. Ecco allora che oggi ci mangiamo le cose più improbabili, con i famosi gusti "orientali" che qualche volta generano dei vortici in pancia, creando nocive armi chimiche durante la notte. Ma il tutto si può sempre curare con un'ottima coca-cola imperialista che centrifuga lo stomaco e gasifica gli intestini, riducendo a scoria radioattiva il cibo ingerito. Onestamente penso che non basti un Cucchiaio d'Argento o una Cucina Italiana per descrivere tutte le possibili ricette del continente giallo e io stesso ne ho assaggiate tantissime e alcune veramente particolari: il piede di cammello dello Xinjiang (la regione musulmana al confine con il Kazakistan e il Kyrgyzistan) gommoso come un pallone da basket e tutt'altro che buono, ottime meduse ai semi di sesamo (Shanghai) croccanti come nervetti, il ben più famoso sangue di vitello rappreso dell'Anhui che vibra molliccio sulle bacchette, la pelle di serpente in insalata che ho mangiato a Chongqing nello Sichuan o le crisalidi fritte che si mangiano a Nord nello Helonjiang, che ti scoppiano fra i denti come brufoli e hanno un vago sapore di omelette. Questi cibi vengono cucinati al volo dopo che sono stati scelti dal cliente e appoggiati sui famosi tavoli girevoli rotondi. Lo stress cinese per servire i cibi freschi è tale che anche quando pescano in mare, portano a riva il cibo vivo che viene subito immesso negli acquari dei ristoranti per essere poi cucinato. Anche questo è dettato dalle condizioni ambientali del passato, con il gran caldo dell'estate e la mancanza di refrigeratori. Anche se oggi si può ovviare con le moderne celle frigorifere, i cinesi continuano a preferire il cibo vivo e cotto al momento (commento: hanno ragione, voi vi fidereste a mangiare qualcosa di morto in Cina? altro che SARS) e io stesso posso comprarmi la tartaruga viva al Carrefour e scannarmela nel lavello della cucina per farne la deliziona zuppa. Il trasporto del cibo sta divenendo ossessionante e tutti i mezzi di locomozione sono impegnati per trasportare i cibi: gli aerei per le ampie distanze (vi ricordo che è vietato imbarcare granchi vivi come bagaglio a mano a Shanghai, sta scritto al check-in), i treni per arrivare nei villaggi (spesso viaggio con a fianco un pollo la cui testa esce curiosa da una scatola di cartone), le motorette per i mercati locali e le brevi distanze. E' meglio comunque non pensarci troppo e far finta che il cibo provenga dal cielo come manna divina, pulito come fosse nato nel Paradiso terrestre, perchè se il trasporto avviene come per gli esempi fotografici che vi mando ho paura di non digerire tutto (foto scattate in centro a Shanghai e vicino a Tai Hu, menu preso al ristorante di Jingzhou).

Adesso vado a mangiare in mensa, dove già l'odore è un misto clinica-fertilizzante-scarpe di giocatore. Speriamo in bene. Ieri c'era maiale stufato (di vivere), bambù, melanzane molli e altre amenità. Oggi è una nuova sorpresa.

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idraulici

lunedì 5 luglio 2004



Ciao Marco, ti invio delle foto simpatiche che ho scattato questo weekend a Shanghai. Possiamo intitolarle: anche gli idraulici possono avere difficoltà.

A Shanghai, come in tante altre città della Cina, dopo la rivoluzione culturale, sono state sistematicamente abolite le cucine, vezzo dei capitalisti, per favorire delle mense comuni a favore del popolo lavoratore (questo fenomeno ha favorito dall'altro lato il proliferare dei ristoranti cinesi, intesi come luogo per sfamarsi). Con il passare degli anni e con l'introduzione progressiva dell'acqua alle famiglie, si sono quindi ricavati dei lavabi esterni alla casa per dare la possibilità a tutti di avere il prezioso liquido. Ancora oggi in tantissime città cinesi si può osservare il lavandino all'esterno della casa, cioè sulla strada e, nella parte vecchia di Shanghai, siamo ancora in queste condizioni. L'unico lavandino presente serve per lavarsi, lavare i vestiti e lavare il cibo. Il sistema però è più complesso, perchè essendoci tantissime famiglie in pochissimo spazio si riesce a ricavare un solo lavabo per tante famiglie. Quindi la soluzione è: un lavabo per tutti, un rubinetto a ognuno.

...il risultato è nelle foto!!


ciao

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