giovedì 10 dicembre 2009

umani subumani SUVumani SUPERumani

Per controparte ora mi ritrovo in Michigan, nel borghetto caruccio di Birmingham vicino Detroit dove golden retriver si ostentano come figli biondi plastifinti e addominali adulti riverberano nel luccichio di corpi neri atletici e muscolati con tatuaggi avvolgenti e mani femminili con prelibati iPhone che emanano melodie soft-lounge. Io parcheggio il mostrodonte SUVumano e infilo la moneta nel contatore stylish che mi emette un bisbiglio di simpatia e mi ricorda che posso pranzare in 1h MAX e io indugio passeggiando con colleghi di andare di qui di là, fa ancora stranamente calduccio inizio novembre e allora qui il tavolino fuori, maglioni firmati e somellier per coke diet tutti finto-sorridenti “welcome!” e ci infiliamo sotto un tavolo di finto mogano plastico resistente menu barocco per piatti eco-chic-multicromia-vegetarian-politically correct. Si parla si mangia e ci si gira ammirando bionda perfetta anello brillante carrozzeria rifatta da chirurghi meccanici esperti sorriso bianchissimo finta-pelliccia-simil-leopardo stivaletto calzoni bianchi attillati ciglia lunghe sguardo dollaroso e poi 'THE END' il film finisce e si ritorna a casa con 10 dollari di mancia sul tavolo. Arrivo al mio mostrodonte e trovo foglio rosa sul vetro “Ecco la multa!” penso ma poi è un post-it e inizio a leggere dubbioso titubante fregatura-sicura mi hanno rotto qualcosa graffi su porta forse ho fatto danni italiano-molesto e parto in un mood negativo di scene vissute e raccontate di malevolenza italiota sub-umana invece il sorriso affiora perché il post-it rosa in calligrafia femminile esprime concetti amorevoli di slanci solidali tra persone evolute. Si firma 'Susan', nome soave di angelo disceso e di compiaciuta azione da boy-scout cresciuta e io che ancora mi chiedo quanti italiani in Italia possano fare la stessa buona azione adottando un mostrodonte per un’ora donando una moneta nel parcheggiodromo ed evitando multa sicura con gendarme cattivo già pronto con blocchetto e penna e Susan amore terreno persuade bruto uniforme polizia non-si-discute e lei mano affusolata infila moneta e il bisbiglio di simpatia di 60min gratuiti per me con sguardo occhiolino per il policeman che ripone blocchetto e rispetta la legge perché ora moneta 60 min e io salvo e mostrodonte in placido parcheggio mentre lei sfila la sua biro e il suo post-it rosa da borsina plastic-chic e trova il tempo di scrivere e descrivere accaduto, un fatto piccolo in un ricco centro. Rimango marmificato nello stupore positivo del post-it rosa che riassume tutta una sua logica di coesione contro il policeman selvaggio e una melodia ‘io-oggi-aiuto-te-ma-tu-ricordati-di-me’, una moneta, tin, 60min. Cerco Susan girando nei negozi limitrofi, pronto a donare moneta e a prostrarmi in sodalizi e in scambi culturali, pronto ad accentuare la mia italianità umiliandomi per esprimere la mia sottomissione ad azione egregia slancio di gioia e letizia. Laggiù ragazza passeggia con cane, 'sei Susan?' chiedo, no, lei no, ‘conosci Susan?’ allora tu ragazza bionda occhiali scuri passo svelto che ti aggiri per vetrine ‘sei Susan?’ no. allora cerco poliziotto affamato per salvare anime in Purgatorio pronto con moneta, ma tutti salvi nei dintorni. Rimango con post-it rosa in mano, sole caldo sulla faccia, strizzo gli occhi, sorrido, salgo sul mostrodonte, lo appiccico sul cruscotto.
Grazie Susan, super-woman

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mercoledì 27 agosto 2008

Voci fuori campo

I cerchi olimpici si sono finalmente spenti senza che i miei occhi si siano mai veramente accesi. E se gli occhi sono rimasti offuscati, le orecchie sono ora frastornate e la testa ha un cerchio olimpionico d’oro che risplende di aureola per la mia calma apparente durante l’evento. Ho pero’ ancora la forza della voce e la rapidita’ delle dita per scrivere la mia necessita’ di dare una morte degna a questi giorni, a questo lento massacro di atleti e di squadre inghiottite nella propaganda, nel disegno politico, nel mastino governativo e non nel gesto sportivo e nella fratellanza dei popoli. Ho quindi necessita’ di amplificare segnali, movimenti e trilli che emergono dai colori e dalle luci di del perfetto coordinamento mandarino. Parto da lontano, dalla provincia del Gansu, a 2000km da Pechino, ai bordi del deserto del Gobi. Qui mi organizzo una piacevole passeggiata con sole uva carretto e frustino per arrivare al passo Yangguan, avamposto millenario che si spalanca sull’infinita morte di sabbia rovente che al tempo chiudeva il passaggio dalla raffinatezza cinese interna al mondo barbaro esterno. Affascinato da tanto potere ed efficienza del passato discuto nel presente sul significato delle olimpiadi con una ragazza locale che mi guida sul carretto e con mia strana sorpresa mi dice: “le olimpiadi di Pechino? C’e’ molta politica”. Interrrogativo pesante, affermazione grave per una ragazza cosi “lontana”. Ma cosa avra’ mai potuto sapere, cosa avra’ mai potuto capire dalla televisione, ma cosa mai gli avranno detto questi coltivatori di uva del deserto? Mi scateno e cerco di capirne di piu’ da alcuni amici di Pechino che mi confermano come la macchina burocratica e’ eccellente, ma che il gesto atletico e’ l’evidente risultato dello sforzo politico e di qualche formula farmaceutica. O mamma mia! Poi abbiamo avuto altre conferme di sviste e di occhi troppo obliqui per essere aperti, e di gesti atletici drogati da sospetti di pasticche. Allora amici occidentali hanno preferito spegnere i televisori, limitandosi a leggere su internet le proprie medaglie d’oro. Altri amici cinesi mi hanno dirottati a considerazioni di potere politico, di arbitri sorridenti per ricevuti favori e di giurie con denti dorati. Pero’ altri amici cinesi mi assicurano che quello che si e’ visto e’ la limpida realta’ e che quello che si e’ sentito e’ reticenza degli occidentali ad accettare il dragone che sta emergendo dopo l’era di torpore. Ma allora cosa ci rimane di tutto questo capogiro di numeri metalli atleti nazioni spettatori poliziotti che hanno frastornato i nostri occhi e non hanno acceso i nostri cuori? Ci siamo sentiti Nazione su quei podi azzurri che abbiamo faticosamente conquistato o ci siamo sentiti occidentali contro le bandiere rosse? Abbiamo applaudito il numero uno o ci siamo girati a vedere gli sconfitti gialli? Ci siamo impressionati al medagliere coi rossi piu’ in alto delle strisce, o abbiamo esultato alle incredibili medaglie di paesi che non hanno nemmeno la forza di apparire sul mappamondo, come Mauritius e Togo? Abbiamo sperato di ottenere ancora medaglie da gesti atletici eroci o abbiamo spento la TV perche’ il mondo si e‘ spaccato in 2 tra Cina e USA? E noi da chi andremo a piangere tra venti anni? Dai mandarini dell’est o continueremo a coltivare arance a sud per gli Americani dell’ovest? Siamo quindi contenti che ci riprenderemo le olimpiadi nel nostro vecchio continente bianco o siamo tolleranti che finalmente la tavolozza politica si stia colorando di giallo? Serve ancora parlare di record del mondo migliorati da macchine programmate o e’ meglio girarsi e osservare il pubblico che ha gli occhi a mandorla? Personalmente mi sento di dire che le olimpiadi ci rimarranno in testa per il contenuto politico internazionale e non per i centesimi limati nei record. E oggi come migliaia di anni fa questa potere scavalchera’ le dune inanimate e arrivera’ fino a noi con impressionante energia

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venerdì 14 settembre 2007

la certezza dei mondiali di calcio

martedì 22/08/2006


Una cosa è certa: finalmente sono finiti perchè non ne potevo più. Non che il gioco con la palla non mi piaccia, ma qui in Cina è diventato...che palle di gioco! Ma per capire meglio dobbiamo andare con la radiocronaca (anche perchè io la TV non ce l'ho):


1) aprile-maggio, i preparativi (i sintomi)
Già qualche mese prima dell'evento, inizia febbricitante il periodo in cui tutti devono avere qualcosa da dire sul calcio. Gli hotel hanno iniziato ad impreziosire le loro lobby con tante simpatiche bandiere colorate delle varie nazionalità partecipanti: chi aveva ad esempio l'India, chi l'Iraq, chi la Grecia e, ovviamente, spadroneggiava la bandiera tedesca, sempre al centro di tutto, essendo il paese ospitante dei mondiali anche il paese più rinomato e apprezzato in Cina. Gli hotel più esagerati si sono azzardati a ficcare magliette e presunti trofei similplastica dalla forma coppadelmondi-forme e dal colore simil-oro molto simil, il tutto illuminato da faretti e patinato di polvere di cantiere con mosche morte per dare un effetto anticato. Poi i bar delle lobby ci hanno invitato con dei fantastici cocktail a tema o dei buffet preparatori, per stimolare l'aquolina calcistica e la sedentarietà davanti al video (per contro il Sasha's ci ha proposto una "free world-cup zone": chi osava parlare di calcio doveva mettere dei soldi nella cassetta dell'elemosina, ma la sua azione è durata 2gg, poi rischiava di chiudere e si è allineato subito alla massa con un grande schermo nel giardino). I grandi magazzini, audaci e propositivi, hanno anche ficcato scarpette non lavate su finti prati verde plastica il tutto per la gioia dei cittadini che hanno percepito dei nuovi parchi in città. Ovviamente i negozi non si sono fatti sfuggire l'occasione e allora in ogni vetrina sono fiorite bandiere, slogan, bamboccetti, Lo-na-l-do, ecc.
I negozi di accessori sportivi hanno poi dato il meglio perchè oltre a proporre magliette indecenti di tutte le nazionali (il Brasile era giallo malato e l'Italia azzurro grembiule dell'asilo) hanno ristrutturato le pareti in carton-Cesso tappando vari buchi con poster di miti del calcio moderno e passato, con foto di Nazionali, con gente sorridente e mascotte di Germania 2006 dappertutto. La Coca-cola ha immediatamente immesso sul mercato lattine sponsor che ci ritroveremo fino a Pechino 2008 scadute e con la ricotta frizzante dentro. Grande attesa ovviamente per questi mondiali perchè la Germania non può fallire e il mito teutonico non può crollare negli occhi obliqui del miope popolo cinese. Allora tutti tronfi, tutti sicuri, tutti a parlare dei mondiali di calcio in Germania: Brasile 5 coppe... però l'Italia... ma anche Zidane... Lo-Na-L-do e Lo-Na-L-di-nho, Ballack, gli italiani sono più belli, To-ti. L'importante era parlare parlare parlare dei mondiali di calcio in Germania, la Nazione con la bandiera nera gialla rossa in orizzontale, o nera rossa gialla in verticale, o gialla rossa nera, mah!, l'importante è che sono in Germania, in Europa, chissà però dov'è, forse la Germania e l'Europa sono la stessa cosa, perchè hanno la stessa moneta e parlano tutti inglese!
La TV cinese ha iniziato a pattugliare l'evento subito dopo le olimpiadi di Torino, e meno male che la Cina ha vinto qualche medaglia alle olimpiadi invernali sennò avrebbero spazzato via anche Torino. Per i mondiali di calcio ogni programma su ogni canale ha inventato il suo teatrino, il suo gruppo di esperti, i suoi tifosi schierati e ordinati, i suoi concorsi, i suoi premi. Io stesso ho presenziato a Pechino ad una fantastica serata organizzata dall'Aeronautica cinese dal tema "la macchina utensile e la coppa del mondo" e siamo riusciti a fornire una presunta formazione di calcio con i nostri modelli di macchina utensile (ma vi rendete conto che tristezza!!) e abbiamo pure vinto una coppa (che hanno poi vinto tutti gli altri). La cena si è svolta nelle bandierine, nel sorteggio di 3 palloni da calcio ufficiali, nel palleggio coi clienti sul palco, nella confusione tra coppa del mondo e coppa di riso, girogirotondo, abbuffate di parole, buffet di cibo, telefonini che squillano, fototelefoniche, musica delle Walkyrie. Abbiamo brindato alla Germania, alle nazionali, io avevo tutti i miei concorrenti al tavolo ed erano tutti sorrisi finti con i canini alzati, labbra tirate, frasette non dette, presunti slogan di "prospero business" e intanto speri che falliscano e gli butti il liquore addosso sperando che piglino fuoco con la sigaretta, ganbèi (=brindisi)! Poi tutti a nanna, perchè adesso iniziano veramente i mondiali di calcio in Germania e faremo le notti in piedi.


2) 9 giugno-9 luglio, i mondiali (la malattia)
Bar, hotel, ristoranti, negozi, piazze, aeroporti, in ogni dove, in ogni angolo, l'unico vero dio: il Grande Schermo, rigorosamente sintonizzato su CCTV5, il network governativo che gestisce tutte le informazioni del mondo giallo. Il 5 è il canale (dei 12) dedicato allo sport e non c'è minuto che non appaia una palletta con due piedini che corrono e un microfono che insegue un tifoso nelle province più remote. Tutto è show, tutto è evento, tutto è collegamenti, sorrisi, giochi, vallette, premi, applausi, rallenty, goal, goal, goal. Chi non ha il grande schermo ha almeno una TV che gracchia, uno schermolino con degli occhietti appiccicati, un piccolo LCD con qualche viso inchiodato davanti. Chi non può usare gli occhi allunga le orecchie per carpire le radiofrequenze, come per esempio il popolo dei tassisti, una speciale razza di mammiferi che vive accucciata su sedili sudici delle stanche Volkswagen Santana. Questi lavoratori indefessi e quasi sempre cordiali (a Shanghai) sono in questi giorni immersi nelle radiocronache dove le voci e le urla dei cronisti rimbalzano negli altoparlanti. I tassisti sono inebetiti e ubriacati e ascoltano con la coda dell'orecchio la destinazione del passeggero mentre sono anima e corpo immersi nella radiocronaca. Ai goal frenano bruscamente e suonano il clacson come reazione istintiva. Poi accelerano, frenano, girano a seconda della radiocronaca: tassisti impazziti nel traffico caotico dribblano pullman, crossano lungo le piazze, si smarcano, si agitano in centro e evitano i rossi e pure i gialli per non incappare nella fatidica espulsione. Di rigore è essere sbatacchiati più del normale e iniziare a parlare di calcio sopra la radiocronaca, urlando e gesticolando la propria destinazione e appena scoprono che sei italiano si girano all'indietro con sorrisi primitivi, "gu-de" (good), "I-da-ly-O-chei!" (Italy OK), "To-ti Del-pie-lo".
Normalmente si arriva a casa più nervosi di prima, con le orecchie rovinate e gli intestini a collana arrotolati sulle spalle. Ma solo io sono nervoso mentre il popolo è felice perchè l'evento è di portata nazionale, coinvolge tutti, i ricchi e i poveri, i businessman e i job-less-men, i fruttivendoli e i carrettivendoli, i poliziotti e i multati. Tutto il popoloso mondo cinese è adesso concentrato sull'evento e non si va a dormire di notte perchè bisogna vedere tutte le partite, anche le più inutili, ma bisogna farlo, CCTV5 è in diretta, non si può mancare all'appuntamento. I dati sono confortanti e Abacus li pubblica sul China International Business e ci informa che il 48% dei cinesi vedrà sicuramente la finale in diretta (piena notte fonda con rischio di vedere l'alba se ci saranno i supplementari e i rigori) e il 38% probabilmente la guarderà. Immaginatevi ora i numeri: sarà circa il 90% di un miliardo e trecentomilioni con almeno due occhi a mandorla che guarderanno la palletta adidas e il pratino verde tedesco. Poi tutti sappiamo come è andata e l'Italia ha tirato fuori dal cappello la testata del coniglio e con rigore mediterraneo e stile italiano ha portato a casa la quarta coppetta.


3) il dopo-mondiali (la degenza)
Ora siamo nauseati, ora siamo con la panza piena di goal e qualcuno con...il mal di testa, ora siamo ingrassati di telecronache e radiocronache e abbiamo solo voglia di riposare, di tornare con la mente ai problemi esistenziali dell'uomo: alle scarpe col tacco e non coi tacchetti, alla canottiera e non alla canotta col numero, ai calzettoni anche ad agosto, al tè verde e non al prato verde, ai parastinchi per entrare in metropolitana e non per giocare a calcio. I più intraprendenti si stanno arricchendo culturalmente collezionando le figurine delle nazionali e stanno diventando matti per completare tutte le squadre con tutti i giocatori, incluse le riserve dai nomi impronunciabili e con le facce più terroristiche del mondo. Questo business infantile è nelle loro mani e i giocatori più ignoti stanno iniziando a prendere quotazione nel dopo-mondiale. Questa sì che è cultura da esportare e la grande Panini e la Upper Deck (i più grossi produttori europei) stanno facendo lauti profitti. Però qualcosa preoccupa, qualcosa è più serio delle figurine e dei bamboccetti, qualcosa sta strisciando lungo le fasce laterali, qualcosa rischia di colpire in centro area e io me ne accorgo...
Già. Ora inizia il dramma governativo perchè lui, il Governo, il calcio l'ha promosso, l'ha gonfiato, l'ha reso nazionale, l'ha dato in pasto al popolo che prima lo ha assaggiato, lo ha divorato e ora lo ha digerito. Ma adesso il calcio Mondiale è finito e rimangono le scorie fetide, cioè le partitelle tristissime del campionato cinese con spalti pieni di bambini con le bandierine e di militari seduti, con azioni da oratorio afghano e portieri bonsai che saltano come oranghi e non arrivano alla traversa. E allora adesso che notizie dobbiamo dare? come facciamo a riempire i giornali e le televisioni di niente? Come facciamo ad addormentare cerebralmente la collettività? Ora che non ci sono più notizie inutili, che non ci sono più grandi argomenti non sconvenienti, come facciamo a trovare qualcosa che permetta di riempire gli occhi e di tenere vuota la mente? Ora dobbiamo inventare subito il surrogato, prima che si inizi a parlare di temi importanti, prima che a qualcuno venga in mente di dare voce a qualche problema reale, a discutere di qualche argomento nazionale serio, di qualche crepa sociale che sta crescendo magmatica dalle viscere.
Le olimpiadi di Pechino del 2008 sono troppo lontane, e allora sarà che magari il popolo inizi a pensare? No, sicuro. Anche se abbiamo qualche centinaio di giorni di tempo prima delle olimpiadi, io sono sicuro che il Grande Teatro dell'Opera di Pechino (il Governo) programmerà per tutti delle recite obbligatorie senza contenuto, qualche parodia degli ultimi quattromila anni di storia con uomini vestiti di latta e maghi che volano sugli alberi, qualche sceneggiato sconclusionato con battaglie sanguinolente al pomodoro e tante lacrime di fanciulle abbandonate (capito perchè non ho la tele?). E sono altrettanto sicuro che, senza capire il perchè, ci ritroveremo tutti insieme ad agosto 2008 con le stesse Nazionali, con le stesse bandierine, con gli stessi programmi dei Mondiali di calcio e i bar e gli hotel potranno lasciare le teche allestite con le banderuole impolverate e il Grande Schermo fisso su CCTV5.


E' bello avere certezze

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mercoledì 12 settembre 2007

madd in ItaIy







giovedì 16 marzo 2006

Che poi si dice ch ei cinesi copia-no tutto daqli italiani e invece è tutta un misura per tentare di arqinare il fenomeno dell'invasione in ItalIa dei prodotti di basso qosto e alto plofitto che stanno invadendo Europa e USA America, ma è tutto una prova per arqinare perche tanto i cinesi non è vero ch copia-no tutto daqli italiani e invece è tutta un misura per tentare di arqinare il fenomeno.
Ma veniamo alla conaca.

Un giorno passeggio per Sciangài e mi imbatto nell'insegna dei vestiti VALONTINOR. Ebbè, che essiste solo VALENTINO, che non può essere nato in Sciangài Va Lon Ti Nor. Perchè solo VALENTINO è nato VALENTINO? Che pure lui si chiama GARAVANI VALENTINO, nato 1933, e quindi anche a Sciangài possono nascere i Va Lon Ti Nor. Allora la famiglia Va Lon ha iniziato a cucire, a rappezzare vestiti per gli altri, a farsi un nome, un giro di parole, una pubblicità anonima, una colezzione e una certa cassa di risonanza. E il flgio Ti Nor ha reditato tutto da babbo e mamma così che oggi lui ha le sue creazioni e magie all'interno della butique. Oggi la sua indiscutititibile linea è apprezzata soprattutot dai nullatenenti e da chi alla vetrina non si ferma se non la notte come riparo, perche nemmeno prova la copia dell'originale Garavani, ma siamo lontani la luce dal vedere uscire l'idea anche copiativa del messaggio: la maglia è molle, il suo scialle è scialbo, il suo calzone è provolone e il colore stinge la fantasia. E poi proprio sto fatto del colore. Ma non è m,agari che Garavani passando dalla Cina, si è innamorato del rosso millenario e sanguirnaorio del paese socialista e oggi ci si dice Rosso Valentino come identificativo del personagqio che "l'ho inventato io" dice lui mentre invece Ti NOr già negli anni settantta sua mamma mi ricordo che faceva tutto rosso e allora poi il figlio oggi è rosso valontinor.
Fin cui non cè mi ca niente da sturpirci: si chiamano convergenze parallele, làddove in due o n posti differenti ci si trova con la stesa invenzione. Magari Garavani l'ha copiato dalla mamma di Ti Nor e oggi nessuno riesce a ristabilie la vera cronac delle stituazione esistenziale iniziale e allora è plagio. Non di meno il giurassico ha estinto i dinosauri e oggi non capiamo se il criceto e il topo di naso hanno lo stesso ceppo parentale, perchè dopo il meteroite di milioni di anni fa siè perso traccia di tutto e gli studiosi ravanano gli strati sudici di fanga compressa cercando le antiche origini dei mmammiferi. E un pò il discorfso si lega e fila liscio se al pensiero del giurassico della moda perchè non dimentichiamoci che a Sciangài già nel 30-40-50, cioè anche negli anni anche fine 800 con l'opiio deggli nglesi, poi arrivano i francesi, poiamericani fino a Mao, che ha sconquassato tutto, e tutti fuori in poco tempo.
Quindi sicuro cheValontinor ha iniziato pirma di Valentino e la civiltà si sa che tutto nasce dalla Cina: la calligrafia, lapolvere artificia, la balaustra, la carta (ci credo, prima usavano il bambù e qualcuno s'è impalato!), la ceramica, la marachella e gli scherzi al telefono. Al nostro mondo romano è rimasta la schedina del totocalcio e il BuondìMotta e gli inglesi dopo un party hanno fatto l'after-eight con i rimasugli. Dobbiamo anche innanzitutto e per tutte le volte ribaltare anche la storia del logo di Valentino, sta "V" banale che anche tutti possono avere invetato perhè è in tutto il mondo che c'è V: "V" numero romano, "V" di Victory tra gli inglesi, V di VEnezia e VErona nelle targhe, V di qua V di là. Quindi non è che Valentino e V siano nati insieme. Uno magari al mattino dice "mi piace la V, la vorrei come si-mbolo e allora la metto al mio logo". E poi la V è un diritto di tutti, la si trova tra la U e la Z, magari guarda caso che zorro ha scelto Z ma poteva scegliere anvhe la "V di Zorro", se lo impari da piccolo con Fra Martino e Happy Birthday non suonamalvagio e ci credi.
Ecco allora che la storia della leggenda orale ci tramanda che il signor Chavinda quel giorno mentre mangiava il riso ai gamberi e fumava nella sinistra durante il volo ordinato dello stormo di aironi, nel chiaro della luce del mattino si è detto: "mai più Chavinda, da oggi chaVinda". Ha solo messo la maiuscola al centro, e che sarà mai, e ci dobbiamo costruire tutto un giro di illazione e presunti spionaggi che il buon chaVinda ha voluto proprio copiare il logo di uno che manco conosce che forse in Italia un porticciolo dell'Europa ha inventato la "V" e tutto il mondo non può più usarla.E allora togliamola dall'alfabeto, come il 10 del Napoli non si può più avere dopo Maradona noi leviamo la V che l'ha usata Valentino e la A di Armani e la D G di Dolce & Gabbana e rsciriviamo l'alfabeto e sopprimiamo alcune parole che non si può più usare le letter. Per cui io difendo chaVinda e lui in buona fede, mi ha detto un giorno che l'ho tro-vato coi gamberi e il riso e la sigaretta a sinistra, che lui non ne sa niente.
Allora il Signor VLTN si è detto al giudice: "mi scusi sua eccellenza, visto che non posso usare la A, la D, la G, io ho sto nome così particolare che mi chiamo Vltn e non ho altra scelta che farm iil logo con la V". E il guidice non ha obiettivo e ha riportato al Garavani quanto accaduto a Sciangài. Ad un certo punto non è che noi si gira il mondo per cercare chi ha la V e non riusciamo più a vivere per sto tormentone che si è generato. Poi la Cina lo ha detto: "io qui decido governo pretendo dispongotartasso. Tu se vuoi che ti ricvoonosca la V te la registri da te qui da me perchè qui la proprietà intellettuale internazionale non esiste". E' vero, la proprietà non esiste e di intellettuale l'ultima volta mi ricordo solo un ingorgo di taxi con poliziotto che dava le multe. Allora Valentino ha fatto spallucce e i cinesi gli hanno copiato anche questo e i vestiti hanno tuti le spalle imbottite alte un pò stile Rockets negli anni '80.
Però non tutto è perduto e il buon chaVinda, il buon VLTN, il buon Va Lon Ti Nor e i vari soggetti della lro specia un giorno saranno spazati dal meteorismo della giustizia e dal giurassico della pirateria emergerà i nuovo regolamento che si imporrà al mondo dei giusti dei buoni e dei corretti. Qui, nel mondo del dinosauro giurassico del 2006, per non far arrabbiare il cattivo occidentale che ci ha la V, il buon sorriso tirato orientale si giustifica con un detto che dice: "copia-re significa ch il maestro è più bravo". Sarà vero o ci prendono in giro?

VV il madd in ItaLy

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