lunedì 10 settembre 2007

le certezze del gallo



martedì 22 febbraio 2005


"Finalmente è il vostro anno": questa è la tipica frase che ogni rivista titola all'inizio di ogni anno. Ed eccoci di nuovo qui, nel nuovo anno per tutti, occidentali e orientali. Anche quest'anno abbiamo cambiato animale uscendo di schiena dalla scimmia ed entrando a mani giunte nel... cioè siamo finiti nel coscienzioso, rassicurante e moderato gallo, tra le sue uova d'oro che iniziano già ora ad allargarsi in pregiate omelette stendendosi untuose sul mondo orientale dopo le schizofrenie circensi della scimmia (qualcuno ha già legato il disastroso Tsunami alla dispettosa scimmietta).

Ma la domanda è sempre la stessa: è nato prima il gallo o la gallina? e da qui le conseguenze sono note: si organizzano cene di lavoro, discorsi con papere e approfondimenti volatili mentre si incrociano i vassoi con tacchino ripieno, faraona arrosto, pollo alle mandorle, code ai dessert e ali di folla, giochi di luci e musica a girandola. A fine cena il grande botto con citrosodina e digerselz a volontà. Stesso risultato e stessi preparativi anche in Cina per inaugurare il nuovo anno. I preparativi sono iniziati a Natale, quando con mio stupore ho notato delle galline decorate sotto gli abeti luminosi e mi sono chiesto il perchè (ignorando il fine legame Natale-Orientale). I preparativi sono poi culminati (=tortura medievale per eliminare le streghe, le astrologhe del passato) nella grande celebrazione del 9 di febbraio, quando la Luna è entrata sbandando nel grande raccordo anulare e ha tamponato Venere e hanno dovuto chiamare d'urgenza Mercurio cromo per riallineare il Sistema Solare sulla SS21. Anche Shanghai ha salutato il nuovo anno tra incidenti e accidenti, lanciando in aria il meglio della nocività: mortaretti sulle scale, razzi per strada, bombe tra le gambe, starnuti e virus e il giorno dopo si sono raccattati i morti per il freddo e per il gioco molesto che ha mietuto vittime irrequiete e ha aiutato i regolamenti di conti. Eppure anche quest'anno, come quello passato, sono state appoggiate per le carreggiate delle vistose paline "no fireworks", "fireworks prohibited" per evitare roghi di strada, però è bastato spostarle oppure trasformarle in ottime piste da lancio per i razzi più alti. Addirittura a Pechino sono ufficialmente banditi da 12 anni i fuochi d'artificio e la polizia ha mosso 130,000 persone (tra poliziotti, volontari e simpatizzanti) per mantenere il controllo della situazione e hanno anche tecnologicamente inviato degli SMS per ricordare il divieto, ma non è bastato e qua e là le fontane di colore hanno illuminato il freddo cielo della capitale.

Ma il gallo che c'entra? lui, che con la sua rauca e sonora sveglia mattutina ha ridestato il popolo sonnolento già il 10 di febbraio? Dopo le acrobazie della scimmia che ha lasciato qualche malcontento ai segni deboli dello zodiaco e ha fortificato solo i segni irrequieti (cioè la scimmia stessa), siamo finalmente nel gallo, segno di piume, di colori e di influenze avicole. Eppure sembra non essere cambiato niente qui in città: auto incolonnate, metrò menefreghisti, negozi aperti, soldi, smog, polizia appostata, spintoni per le strade e sputoni congelati. Quasi che il gallo non abbia generato nessun interesse, anche se la tradizione popolare lo eleva a simbolo: il gallo è legato al sole, perchè ne annuncia il suo arrivo al mattino. In alcune case di campagna viene ancora rappresentato e affisso sull'uscio come augurio all'ospite e per allontanare i demoni della notte. Però la modernizzazione cittadina schiaccia tutto e comprime i miti e la simbologia classica in compresse a base di vecchie supposizioni (le supposte, appunto).
Rimane solo la superstizione che ancora scandisce la maggior parte degli eventi famigliari e degli affari: la scelta del nome in base alla data di nascita, la data di matrimonio, quando iniziare un business, quando concludere un contratto. La parte folkloristica si abbandona in fretta e si relega la tradizione ai contadini delle comunità rurali, mentre la città avanza creando e radicando i nuovi simboli del consumo. Eppure l'astrologia orientale ha navigato per millenni sulle onde delle varie dinastie imperiali, unendo la leggenda alla storia romanzata. La prima dice che sia stato proprio il Buddha ad aver promosso i 12 animali che hanno raccolto l'invito a riunirsi intorno a Lui sotto l'albero sacro e sono quindi gli stessi che ci troviamo nello zodiaco cinese: il paguro, la tarantola, lop possum (un ballo latino), la tigre dai denti a sciabola (ora estinta e rimpiazzata dalla tigre), il camaleonte, ecc. La leggenda però si contraddice o si integra con la storia romanzata secondo la quale fu l'Imperatore Giallo che regnò nel 2600aC (quindi poco prima del Buddha) a formalizzare le credenze popolari e a "lanciare" l'astrologia. Chi lo sa? rimane il mistero e quindi torniamo alla domanda: è nato prima il gallo o la gallina?

Comunque per i nati in questo anno sarà "gallo di legno" quindi si formeranno caratteri estroversi, entusiasti, creativi ma anche pronti alla stravaganza e all'eccesso. Questo non deve preoccupare troppo i neonati-pulcini futuri-galli, mentre le loro tendenze affettive sì, perchè a causa di un ballo della scopa malfatto, di un lento finito male, di un CD che saltava, il gallo lega bene con lo sterile bue e immaginiamoci che coppietta. Si potrebbe a questo punto organizzare una crociera di Noè per coppie miste, con il giovane galletto e la sua dama, il bue (ma il bue non è un toro senza...zac e via le uova, da cui il significato "bovino" cioè "bi-ovino", chiara etimologia). Io, invece, sono scimmia e lego con il drago o la capra ed ho una certa difficoltà a trovare la controparte. Eppure nei weekend vado a cercare i draghi lungo i viali, sposto le foglie cadute in autunno, guardo sui rami, ma oltre all'alito di drago dei miei concittadini, il popolo cinese non sembra offrirmi grandi controparti. Non mi resta che comprare un biglietto per camera singola, oppure cara capretta fatti capanna, come diceva un detto sardo e rimango a terra. Queste sono le mie certezze per il 2005, chiaro no?

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domenica 9 settembre 2007

le montagne gialle (Huangshan)

mercoledì 3 novembre 2004

...e mi sono anch'io preso la mia libertà andando sulle montagne gialle dopo aver terminato la visita missionaria a Wuhu, strepitoso centro di niente, ombelico del lombrico, nella depressa e povera provincia dell'Anhui. Per arrivare alle montagne sono dovuto salire sul treno dei contadini (vuol dire "sedili duri", vuol dire "i treni dell'altra classe") passando le mie tranquille 5 ore tra carte da gioco sui tavoli, occhi che mi scrutano, rutti, sacche che cadono, bambini che cadono, mele che si sbucciano, bambini che si sbucciano, mamme indifferenti, semi che si sputano, rantoli di sputi e sputi che vagano speranzosi di centrare il lavandino ma che inevitabilmente si infrangono colando sulla parete, thermos che passano per rigenerare il tè verde, carretti di prodotti impossibili. Ovviamente non ho posto perchè in questa classe non ci sono i posti assegnati, e il cinese "dell'altra classe" abituato alla lotta di classe, infinocchia con classe l'agguerrito occidentale riempiendo tutti i buchi possibili sulle panchette e lasciandomi lì, inebetito, nel corridoio.
Cerco un pò di tranquillità accucciandomi tra un vagone e l'altro, tra il lavandino (aiuto!) e un altro presunto mammifero accucciato (è morto?). Ci si dà fastidio per far passare il tempo, ci si urta, ci si spinge, ci si fuma addosso, si mette lo zaino in modo che cada sempre (questo lo faccio io), e il bambino gioca sul mio alluce, perchè un pò più in là non dà fastidio a nessuno e allora predilige darmi fastidio addosso. "Chi ti ha generato non può riprenderti e riassorbirti?" penso tra me e me, ma lui è un bimbo ed ha pure la faccia carina, con la testa tonda e rapata e gli occhi scuri e vispi che scrutano dai tagli obliqui del viso. Il tempo passa, mi sorridono, mi chiedono se sono dello Xinjiang, cercano di parlarmi ("hai un buon alito tu, perchè non parli con i tuoi amici nell'altro vagone?"), vogliono sapere, sono curiosi, si intromettono, parole in inglese "hello", "good", "sank-you", "hauariu" e ridono, denti d'oro, pochi denti, denti sani, denti anneriti dalle sigarette. La mia fermata arriva, è buio, mi affaccio alla porta del vagone e gentilmente mi spingono con uno spigolo di un enorme cassa di cartone trafiggendomi la 4^ vertebra. Mi giro con sorriso ebete, ringrazio della frattura, maledico il carico e parte della sua dinastia.
Prendo un taxi per arrivare alle pendici del monte, il taxista è del luogo e mi offre una camera di albergo dove lui conosce (vuol dire che mi fregheranno dei soldi), accetto perchè sono le 11 di sera e non ho tante scelte. Entro in stanza, provo a lavarmi ma noto delle incongruenze estetiche dello specchio e la non raffinatezza della ceramica della vasca, per di più il colore fanghiglia disomogeneo della biancheria da bagno stona nettamente con il raffinato fumè scuro di umidità che fiorisce tra la porta e la parete e opto per una più semplice immagine virtuale della doccia, poi mi butto su un letto decente con spesse coperte di lana. Fuori fa fresco, il cielo è stellato, domani si cammina. Il mattino dopo mi compro dei biscotti, le mele, l'acqua e il cioccolato e la mappa del posto e parto tranquillo.
Il posto è famosissimo in Cina ed è riconosciuto tra i primi posti delle "montagne più famose": poeti e pittori si sono ispirati e si ispirano tutt'ora, gli innamorati salgono per saldare il loro amore eterno, però ci sono anche migliaia di turisti che ogni giorno calpestano la pietra della montagna, vomitati da una decina di aerei giornalieri che collegano tutta la Cina a questo posto. E allora ci sono gruppi con cappelli gialli, verdi, rossi, blu, bianchi, gialli e blu, bianchi e rossi, bandierine rosse che richiamano gruppi con cappelli rossi, bandierine gialle con file di cappelli gialli, bandierine abbassate perchè hanno perso i cappelli, cappelli solitari che hanno perso la bandierina, cappelli dimenticati, capelli senza cappelli, riporti. Io cerco di zigzagare, evitando la stazione della funivia, dove si ammassano i turisti per andare in su, affamati di dire "sono andato" e non di cercarne l'intimità del luogo e il motivo ispiratore dei poeti e dei pittori. Il turista medio è quindi arrivato in aereo, trasportato in pullman con una notte in albergo, con assegnato il cappello e la bandierina, vestito con mocassini neri, calzoni e giacca flosci, magliettina, borsello e parte per l'avventura artificiale del grande show cinese.
Tutto diventa comodo, facile, di massa, organizzato con hotel e ristoranti in cima, con guide e megafoni, con funivie e fotografi al seguito per immortalare, antenne di telefonini, surrogati di avventura. Però la massa si accalca in alcuni punti chiave: il pino degli innamorati, un banale pino che si biforca (e sono centinaia a osservare il pino), il pino a forma di pavone (può sembrare un formaggio, un auto, un'antenna satellite a seconda di come lo guardi), il pino dove è stato fotografato DengXiaoping (ma perchè continuano a guardarlo, lui è morto, non c'è più), il picco del Loto a 1850m (qui faranno sicuramente un ascensore da 30 posti con DVD incorporato), e bisogna ammirare l'alba alla "scimmia che guarda il mare", un sassetto erratico su un picco con un bel panorama sotto. Sono arrivato su anch'io, sono stanco, trovo un letto e vado a dormire.
Al mattino dopo, evitando con cura i posti turistici, il luogo diventa incantevole, il cinese si dirada, scompare, e lascia alla mia libertà la scelta del sentiero con passeggiate stancanti su e giù per le imponenti scalinate ricavate lungo tutto il massiccio montuoso. Opera immensa, questa delle scalinate in pietra, con gradini riportati o scavati nella pietra, con passaggi a sbalzo sul canyon, tipico esempio della volontà di un popolo comunque infaticabile e lavoratore. Mi lascio trasportare dai profumi dell'autunno che arriva, trovo i fagiani, gli scoiattoli, il picchio, oggetti animati che il cinese non vede più, li percepisce solo come potenziale cibo, non sono nella brochure pubblicitaria, nella foto panoramica colorata artificialmente con fitri rossi. Io allora sprofondo nella natura da solo, in scenari apocalittici, con torrioni granitici smossi nel tempo dai terremoti e lisciati dai venti, natura intatta, pini contorti che crescono nella roccia, sorbi con le bacche rosse, aceri, frassini. Un'incontenibile bellezza naturale che va oltre il visibile, si annulla nelle umidità del cielo profondo e dipinge gli ultimi torrioni come scenografia impalpabile. Veramente un posto incantevole, degno del Signore degli anelli. Mi sento parte di un film, con le forze del male che mi inseguono, fischiando tra le pareti con i richiami grotteschi degli uccelli nel bosco e io protagonista che devo camminare per sfuggire: passo il canyon, con uno strapiombo di 1000metri, cammino sulla passarella a sbalzo, passo "il ponte degli immortali" (forse c'è anche Highlander qui in tenda con Braveheart che fanno picnic), salgo fino al "picco delle nuvole che si dissolvono" (sti nomi poi...).
Ecco un megafono che rompe l'incantesimo, sono di nuovo in cima al monte, vicino alla "civiltà", un hotel nasce incastrato tra le rocce, un ristorante sbuffa vapori al minestrone, una ragazza richiama i turisti, monili, ciarpame, bastoni turistici, scritte beneauguranti vengono incise su placche di bronzo. Di nuovo l'incubo dei cappellini, cappellini dappertutto, bandierine, sigarette, rumore, raschi polmonari generano smeraldi mucosi a comporre mosaici scivolosi, una bimba raccoglie le ultime tre corolle di un fiore giallo e un'ape si allontana nervosa senza pasto, le mosche scappano, troppa puzza. E' ora di trovare la cuccia, sono le 17. Un presunto hotel (da noi si chiamerebbe canile per umani) offre letto in camerata a 8 Euro (il posto è carissimo perchè molto turistico): struttura in ferro, assi di legno come materasso, trapunta umida. Comunque non male, accetto. Con me dormono 2 ragazzi cinesi, dignitosi e tranquilli. Mangio delle noccioline, un uovo di anatra salato, del cioccolato e una mela.
Alle 19 si spegne la luce in camera, sono stanco, siamo stanchi, entro nella trapunta umida e in breve mi addormento. Il mattino seguente, alle 6, sveglia obbligata dal rumore cinese, sembra di essere in aereoporto o in metrò. Quello che non capisco è come i cinesi possano generare così tanto rumore in così pochi. I progettisti di amplificatori hi-fi dovrebbero studiare il comportamento dei cinesi per inventare dei nuovi modelli potentissimi e aggiornare le formule algebriche. Comunque... abbandono in fretta la cuccia. Mi affaccio verso il panorama della scimmia, mentre orde di cinesi ridiscendono dopo averne visto l'alba (era obbligatorio, c'era anche sulla brochure turistica!). Rimaniamo in pochi perchè il sole non interessa ai cinesi, li spaventa perchè si rischia l'abbronzatura e già i primi ombrelli si aprono per evitare il raggio maligno. Bellissimo panorama, la scimmia è sempre là ad osservare i picchi illuminati dal potente sole che taglia l'umidità del mattino. Ridiscendo verso il basso, affrontando il lungo-funivia, complesso di scale ripide e movimentate che scendono lungo la vallata.
Si incontrano i portatori della cooperativa, con la pettorina numerata: popolo silenzioso, lavoratore, infaticabile. Hanno tra i 50 e i 100kg appesi alle estremità del bambù, i polpacci sono vere e proprie bocce trattenute dalla pelle, le spalle hanno il callo del peso. Hanno età variabile dai 20 ai 50 anni. Loro non hanno diritto alla funivia, toglierebbero posto ai turisti, costano meno dell'elettricità, sono facilmente rimpiazzabili. Portano su tovaglie lavate, gas, petrolio, stufe, televisori, uova, riso, coca-cola, mattoni...sono sudati, i visi segnati. Offrono anche servizio di portantina per i turisti che "devono" salire ma non possono sudare. E per pochi Yuan arrivi su senza fatica. Arrivo al fondo della funivia, tra lattine che si aprono, megafoni che gracchiano, bacchette che afferrano cibo, musiche ai megafoni, scoregge magafoniche e pullmini accesi. Io proseguo, continuo verso il basso, lungo la valle ad ovest del monte. Il panorama cambia, i pini lasciano spazio al bosco con le querciole, i frassini, i cespugli di camelie e rose selvatiche. Più in basso i generosi e vigorosi bambù, altissimi e robusti invadono intere vallette, con le chiome verdi reclinate a generare ombre fittisime. Al fondo scorre lento il fiume, adesso quasi asciutto dopo la stagione calda. Le acque rimbalzano tra le rocce bianche levigate dalle acque, si creano pozze profonde di un blu intensissimo che contrastano con i colori della natura, si genera la cascata dei nove dragoni (adesso ridotto ad un pisciotto di macaco). Sono di nuovo solo, uniche creature sono i granchi di acqua dolce e i pescetti che ancora sguazzano nelle limpide acque.
Questo posto è fiore all'occhiello del governo centrale come esempio di preservazione della natura e sito Unesco dal '90 per la conservazione e la bio-diversità e mi stupisco e mi rallegro a vedere la pulizia, la cura e la naturalezza del posto. Dopo una quindicina di km arrivo al fondo della valle e mi ritrovo in un bel villaggio abitato, con i funghi messi al sole nei cesti in vimini, con i legumi che asciugano nelle aie. Sulle colline iniziano a comparire le coltivazioni del famoso tè di Huangshan e dei crisantemini color crema, altra bevanda molto popolare e famosa, ricavata per infusione dalle corolle dei fiori. Ho finito la vacanza, i miei 3 giorni si sono esauriti in un posto meraviglioso. Attenzione però, lo stesso posto può essere un incubo se ci si ritrova in qualche gruppo turistico, perfettamente organizzato ma spaventosamente meccanico, impersonale e artificiale. Io proseguo adesso per la città di Huangshan, a 50km dal monte, prendo un micro-bus di linea che per ben 1 Euro mi carica e mi garantisce un'ora di viaggio sicuro. La porta non si chiude, il mio finestrino neanche, il portavalige è caduto già da tempo. Mi stringo nello zaino e guardo il panorama della campagna, mentre già scendono le luci del tramonto, sono le 17. Questa sera sarò di ritorno a Shanghai su un moderno aereo della Shanghai Airlines che agli 800km/h mi riporterà nel consumismo-imperialista della megalopoli-moderna: un bel salto.

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