sabato 16 gennaio 2010

felice 2010 per sempre

Che poi nel girovagare del 2010, già frenetico con aerei riunione pullman taxi bus agente metro cliente hotel meeting taxi hotel colazione agente ecc, allora uno si chiede se appunto perchè è un nuovo anno ma uguale agli altri. Forse che dobbiamo bruciare petrolio? allora ok. Oppure è una condanna anticipata inferno moderno? eppure no. Allora ragiono dalla 2528 del Lotte Hotel di Seoul, già demotivato che non sono sul lato est, per veder nascere il sole la mattina, e oggi -11'C non invita nemmeno ad uscire dal naso perchè le membra nel piumino effetto chioccia nemmeno ci pensano e si sta al calduccio. Poi con sforzo vitale apro le tende (col telecomando!) e affaccio occhi assonnnati al grappolo di building che appesantiscono il suolo. Ecco lì la soluzione, il bandolo che tutti si interrogano per capire il futuro. E' proprio la scritta sul building che ridona elementi e significato alla settimana coreana e al proseguio annuale e quindi, un pò per slancio, un pò per sollievo, ripasso i caratteri occidentali e sillabo il significato della scritta: "Happy Forever".
Allora l'anno inizia giusto. Buon 2010 a tutti noi! che sia felice per sempre

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sabato 11 ottobre 2008

Shanghai, I love you, I hate you...

Mi piace quella terra fertile della concessione francese tra Yanan Road e Zhoujiabang Road. Qui dove il limo abbonda e ti infanga le scarpe con la pioggia

Mi piace guardare Pudong dal Bund, dove la storia antica del millenario commercio marittimo si affaccia sulla moderna concentrazione di poteri fittizi

Mi piace passeggiare al mattino di domenica nel mio compound, con le signore e i cagnini che si amalgamano nella pace del mondo degli anni sessanta. Qui dove ancora riecheggia il dialetto shanghainese, monodia delle nonne stese al sole

Mi piace quando sei di fretta e trovi subito un taxi libero con le fodere senza capelli e l’abitacolo senza aliti vaganti

Mi piace il melodioso lamento estivo delle cicale del Fuxing Park

Mi piace quando l’estate fresca rinasce a ottobre con gli ultimi fiori profumati dell’anno, nell’aria fresca e nel tepore del sole

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Non mi piace quando guardo Pudong dal Bund e mi toccano il gomito e mi offrono un orologio trigitale, un binocolo che vedi 3d, un tri-aquilone, le scarpe con le ruotre, una foto digitale, un’altra foto trigitale, una trottola, una bibita tritata o un coniglietto semi vivo

Non mi piace quando sei di fretta e trovi un taxi libero e tu gli dici il posto e lui si gira con sorriso impostato e ti dice: “e dove e’?”

Non mi piace quando sei di fretta e trovi un taxi libero e tu gli dici il posto e lui NON si gira col sorriso impostato e non ti chiede “e dove e’?” e ci prova nei meandri della vie di Shanghai dove lo spazio e il tempo si intersecano all’infinito

Non mi piace quando sei di fretta e trovi un taxi libero e quando entri ti accorgi che e’ appena uscita una mandria di bufali che ha mangiato aglio

Non mi piace l’unghia del mignolo lunga, quando gratta nell’orecchio fino a che le incrostazioni non vengono ammirate

Non mi piace quando piove e vai nei sifoni cittadini a prendere la metropolitana e ti schiacci contro gli umidi stracci e gli infangati aliti e speri di uscire subito ma poi tanto anche fuori e’ uguale

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venerdì 14 settembre 2007

la certezza dei mondiali di calcio

martedì 22/08/2006


Una cosa è certa: finalmente sono finiti perchè non ne potevo più. Non che il gioco con la palla non mi piaccia, ma qui in Cina è diventato...che palle di gioco! Ma per capire meglio dobbiamo andare con la radiocronaca (anche perchè io la TV non ce l'ho):


1) aprile-maggio, i preparativi (i sintomi)
Già qualche mese prima dell'evento, inizia febbricitante il periodo in cui tutti devono avere qualcosa da dire sul calcio. Gli hotel hanno iniziato ad impreziosire le loro lobby con tante simpatiche bandiere colorate delle varie nazionalità partecipanti: chi aveva ad esempio l'India, chi l'Iraq, chi la Grecia e, ovviamente, spadroneggiava la bandiera tedesca, sempre al centro di tutto, essendo il paese ospitante dei mondiali anche il paese più rinomato e apprezzato in Cina. Gli hotel più esagerati si sono azzardati a ficcare magliette e presunti trofei similplastica dalla forma coppadelmondi-forme e dal colore simil-oro molto simil, il tutto illuminato da faretti e patinato di polvere di cantiere con mosche morte per dare un effetto anticato. Poi i bar delle lobby ci hanno invitato con dei fantastici cocktail a tema o dei buffet preparatori, per stimolare l'aquolina calcistica e la sedentarietà davanti al video (per contro il Sasha's ci ha proposto una "free world-cup zone": chi osava parlare di calcio doveva mettere dei soldi nella cassetta dell'elemosina, ma la sua azione è durata 2gg, poi rischiava di chiudere e si è allineato subito alla massa con un grande schermo nel giardino). I grandi magazzini, audaci e propositivi, hanno anche ficcato scarpette non lavate su finti prati verde plastica il tutto per la gioia dei cittadini che hanno percepito dei nuovi parchi in città. Ovviamente i negozi non si sono fatti sfuggire l'occasione e allora in ogni vetrina sono fiorite bandiere, slogan, bamboccetti, Lo-na-l-do, ecc.
I negozi di accessori sportivi hanno poi dato il meglio perchè oltre a proporre magliette indecenti di tutte le nazionali (il Brasile era giallo malato e l'Italia azzurro grembiule dell'asilo) hanno ristrutturato le pareti in carton-Cesso tappando vari buchi con poster di miti del calcio moderno e passato, con foto di Nazionali, con gente sorridente e mascotte di Germania 2006 dappertutto. La Coca-cola ha immediatamente immesso sul mercato lattine sponsor che ci ritroveremo fino a Pechino 2008 scadute e con la ricotta frizzante dentro. Grande attesa ovviamente per questi mondiali perchè la Germania non può fallire e il mito teutonico non può crollare negli occhi obliqui del miope popolo cinese. Allora tutti tronfi, tutti sicuri, tutti a parlare dei mondiali di calcio in Germania: Brasile 5 coppe... però l'Italia... ma anche Zidane... Lo-Na-L-do e Lo-Na-L-di-nho, Ballack, gli italiani sono più belli, To-ti. L'importante era parlare parlare parlare dei mondiali di calcio in Germania, la Nazione con la bandiera nera gialla rossa in orizzontale, o nera rossa gialla in verticale, o gialla rossa nera, mah!, l'importante è che sono in Germania, in Europa, chissà però dov'è, forse la Germania e l'Europa sono la stessa cosa, perchè hanno la stessa moneta e parlano tutti inglese!
La TV cinese ha iniziato a pattugliare l'evento subito dopo le olimpiadi di Torino, e meno male che la Cina ha vinto qualche medaglia alle olimpiadi invernali sennò avrebbero spazzato via anche Torino. Per i mondiali di calcio ogni programma su ogni canale ha inventato il suo teatrino, il suo gruppo di esperti, i suoi tifosi schierati e ordinati, i suoi concorsi, i suoi premi. Io stesso ho presenziato a Pechino ad una fantastica serata organizzata dall'Aeronautica cinese dal tema "la macchina utensile e la coppa del mondo" e siamo riusciti a fornire una presunta formazione di calcio con i nostri modelli di macchina utensile (ma vi rendete conto che tristezza!!) e abbiamo pure vinto una coppa (che hanno poi vinto tutti gli altri). La cena si è svolta nelle bandierine, nel sorteggio di 3 palloni da calcio ufficiali, nel palleggio coi clienti sul palco, nella confusione tra coppa del mondo e coppa di riso, girogirotondo, abbuffate di parole, buffet di cibo, telefonini che squillano, fototelefoniche, musica delle Walkyrie. Abbiamo brindato alla Germania, alle nazionali, io avevo tutti i miei concorrenti al tavolo ed erano tutti sorrisi finti con i canini alzati, labbra tirate, frasette non dette, presunti slogan di "prospero business" e intanto speri che falliscano e gli butti il liquore addosso sperando che piglino fuoco con la sigaretta, ganbèi (=brindisi)! Poi tutti a nanna, perchè adesso iniziano veramente i mondiali di calcio in Germania e faremo le notti in piedi.


2) 9 giugno-9 luglio, i mondiali (la malattia)
Bar, hotel, ristoranti, negozi, piazze, aeroporti, in ogni dove, in ogni angolo, l'unico vero dio: il Grande Schermo, rigorosamente sintonizzato su CCTV5, il network governativo che gestisce tutte le informazioni del mondo giallo. Il 5 è il canale (dei 12) dedicato allo sport e non c'è minuto che non appaia una palletta con due piedini che corrono e un microfono che insegue un tifoso nelle province più remote. Tutto è show, tutto è evento, tutto è collegamenti, sorrisi, giochi, vallette, premi, applausi, rallenty, goal, goal, goal. Chi non ha il grande schermo ha almeno una TV che gracchia, uno schermolino con degli occhietti appiccicati, un piccolo LCD con qualche viso inchiodato davanti. Chi non può usare gli occhi allunga le orecchie per carpire le radiofrequenze, come per esempio il popolo dei tassisti, una speciale razza di mammiferi che vive accucciata su sedili sudici delle stanche Volkswagen Santana. Questi lavoratori indefessi e quasi sempre cordiali (a Shanghai) sono in questi giorni immersi nelle radiocronache dove le voci e le urla dei cronisti rimbalzano negli altoparlanti. I tassisti sono inebetiti e ubriacati e ascoltano con la coda dell'orecchio la destinazione del passeggero mentre sono anima e corpo immersi nella radiocronaca. Ai goal frenano bruscamente e suonano il clacson come reazione istintiva. Poi accelerano, frenano, girano a seconda della radiocronaca: tassisti impazziti nel traffico caotico dribblano pullman, crossano lungo le piazze, si smarcano, si agitano in centro e evitano i rossi e pure i gialli per non incappare nella fatidica espulsione. Di rigore è essere sbatacchiati più del normale e iniziare a parlare di calcio sopra la radiocronaca, urlando e gesticolando la propria destinazione e appena scoprono che sei italiano si girano all'indietro con sorrisi primitivi, "gu-de" (good), "I-da-ly-O-chei!" (Italy OK), "To-ti Del-pie-lo".
Normalmente si arriva a casa più nervosi di prima, con le orecchie rovinate e gli intestini a collana arrotolati sulle spalle. Ma solo io sono nervoso mentre il popolo è felice perchè l'evento è di portata nazionale, coinvolge tutti, i ricchi e i poveri, i businessman e i job-less-men, i fruttivendoli e i carrettivendoli, i poliziotti e i multati. Tutto il popoloso mondo cinese è adesso concentrato sull'evento e non si va a dormire di notte perchè bisogna vedere tutte le partite, anche le più inutili, ma bisogna farlo, CCTV5 è in diretta, non si può mancare all'appuntamento. I dati sono confortanti e Abacus li pubblica sul China International Business e ci informa che il 48% dei cinesi vedrà sicuramente la finale in diretta (piena notte fonda con rischio di vedere l'alba se ci saranno i supplementari e i rigori) e il 38% probabilmente la guarderà. Immaginatevi ora i numeri: sarà circa il 90% di un miliardo e trecentomilioni con almeno due occhi a mandorla che guarderanno la palletta adidas e il pratino verde tedesco. Poi tutti sappiamo come è andata e l'Italia ha tirato fuori dal cappello la testata del coniglio e con rigore mediterraneo e stile italiano ha portato a casa la quarta coppetta.


3) il dopo-mondiali (la degenza)
Ora siamo nauseati, ora siamo con la panza piena di goal e qualcuno con...il mal di testa, ora siamo ingrassati di telecronache e radiocronache e abbiamo solo voglia di riposare, di tornare con la mente ai problemi esistenziali dell'uomo: alle scarpe col tacco e non coi tacchetti, alla canottiera e non alla canotta col numero, ai calzettoni anche ad agosto, al tè verde e non al prato verde, ai parastinchi per entrare in metropolitana e non per giocare a calcio. I più intraprendenti si stanno arricchendo culturalmente collezionando le figurine delle nazionali e stanno diventando matti per completare tutte le squadre con tutti i giocatori, incluse le riserve dai nomi impronunciabili e con le facce più terroristiche del mondo. Questo business infantile è nelle loro mani e i giocatori più ignoti stanno iniziando a prendere quotazione nel dopo-mondiale. Questa sì che è cultura da esportare e la grande Panini e la Upper Deck (i più grossi produttori europei) stanno facendo lauti profitti. Però qualcosa preoccupa, qualcosa è più serio delle figurine e dei bamboccetti, qualcosa sta strisciando lungo le fasce laterali, qualcosa rischia di colpire in centro area e io me ne accorgo...
Già. Ora inizia il dramma governativo perchè lui, il Governo, il calcio l'ha promosso, l'ha gonfiato, l'ha reso nazionale, l'ha dato in pasto al popolo che prima lo ha assaggiato, lo ha divorato e ora lo ha digerito. Ma adesso il calcio Mondiale è finito e rimangono le scorie fetide, cioè le partitelle tristissime del campionato cinese con spalti pieni di bambini con le bandierine e di militari seduti, con azioni da oratorio afghano e portieri bonsai che saltano come oranghi e non arrivano alla traversa. E allora adesso che notizie dobbiamo dare? come facciamo a riempire i giornali e le televisioni di niente? Come facciamo ad addormentare cerebralmente la collettività? Ora che non ci sono più notizie inutili, che non ci sono più grandi argomenti non sconvenienti, come facciamo a trovare qualcosa che permetta di riempire gli occhi e di tenere vuota la mente? Ora dobbiamo inventare subito il surrogato, prima che si inizi a parlare di temi importanti, prima che a qualcuno venga in mente di dare voce a qualche problema reale, a discutere di qualche argomento nazionale serio, di qualche crepa sociale che sta crescendo magmatica dalle viscere.
Le olimpiadi di Pechino del 2008 sono troppo lontane, e allora sarà che magari il popolo inizi a pensare? No, sicuro. Anche se abbiamo qualche centinaio di giorni di tempo prima delle olimpiadi, io sono sicuro che il Grande Teatro dell'Opera di Pechino (il Governo) programmerà per tutti delle recite obbligatorie senza contenuto, qualche parodia degli ultimi quattromila anni di storia con uomini vestiti di latta e maghi che volano sugli alberi, qualche sceneggiato sconclusionato con battaglie sanguinolente al pomodoro e tante lacrime di fanciulle abbandonate (capito perchè non ho la tele?). E sono altrettanto sicuro che, senza capire il perchè, ci ritroveremo tutti insieme ad agosto 2008 con le stesse Nazionali, con le stesse bandierine, con gli stessi programmi dei Mondiali di calcio e i bar e gli hotel potranno lasciare le teche allestite con le banderuole impolverate e il Grande Schermo fisso su CCTV5.


E' bello avere certezze

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mercoledì 12 settembre 2007

madd in ItaIy







giovedì 16 marzo 2006

Che poi si dice ch ei cinesi copia-no tutto daqli italiani e invece è tutta un misura per tentare di arqinare il fenomeno dell'invasione in ItalIa dei prodotti di basso qosto e alto plofitto che stanno invadendo Europa e USA America, ma è tutto una prova per arqinare perche tanto i cinesi non è vero ch copia-no tutto daqli italiani e invece è tutta un misura per tentare di arqinare il fenomeno.
Ma veniamo alla conaca.

Un giorno passeggio per Sciangài e mi imbatto nell'insegna dei vestiti VALONTINOR. Ebbè, che essiste solo VALENTINO, che non può essere nato in Sciangài Va Lon Ti Nor. Perchè solo VALENTINO è nato VALENTINO? Che pure lui si chiama GARAVANI VALENTINO, nato 1933, e quindi anche a Sciangài possono nascere i Va Lon Ti Nor. Allora la famiglia Va Lon ha iniziato a cucire, a rappezzare vestiti per gli altri, a farsi un nome, un giro di parole, una pubblicità anonima, una colezzione e una certa cassa di risonanza. E il flgio Ti Nor ha reditato tutto da babbo e mamma così che oggi lui ha le sue creazioni e magie all'interno della butique. Oggi la sua indiscutititibile linea è apprezzata soprattutot dai nullatenenti e da chi alla vetrina non si ferma se non la notte come riparo, perche nemmeno prova la copia dell'originale Garavani, ma siamo lontani la luce dal vedere uscire l'idea anche copiativa del messaggio: la maglia è molle, il suo scialle è scialbo, il suo calzone è provolone e il colore stinge la fantasia. E poi proprio sto fatto del colore. Ma non è m,agari che Garavani passando dalla Cina, si è innamorato del rosso millenario e sanguirnaorio del paese socialista e oggi ci si dice Rosso Valentino come identificativo del personagqio che "l'ho inventato io" dice lui mentre invece Ti NOr già negli anni settantta sua mamma mi ricordo che faceva tutto rosso e allora poi il figlio oggi è rosso valontinor.
Fin cui non cè mi ca niente da sturpirci: si chiamano convergenze parallele, làddove in due o n posti differenti ci si trova con la stesa invenzione. Magari Garavani l'ha copiato dalla mamma di Ti Nor e oggi nessuno riesce a ristabilie la vera cronac delle stituazione esistenziale iniziale e allora è plagio. Non di meno il giurassico ha estinto i dinosauri e oggi non capiamo se il criceto e il topo di naso hanno lo stesso ceppo parentale, perchè dopo il meteroite di milioni di anni fa siè perso traccia di tutto e gli studiosi ravanano gli strati sudici di fanga compressa cercando le antiche origini dei mmammiferi. E un pò il discorfso si lega e fila liscio se al pensiero del giurassico della moda perchè non dimentichiamoci che a Sciangài già nel 30-40-50, cioè anche negli anni anche fine 800 con l'opiio deggli nglesi, poi arrivano i francesi, poiamericani fino a Mao, che ha sconquassato tutto, e tutti fuori in poco tempo.
Quindi sicuro cheValontinor ha iniziato pirma di Valentino e la civiltà si sa che tutto nasce dalla Cina: la calligrafia, lapolvere artificia, la balaustra, la carta (ci credo, prima usavano il bambù e qualcuno s'è impalato!), la ceramica, la marachella e gli scherzi al telefono. Al nostro mondo romano è rimasta la schedina del totocalcio e il BuondìMotta e gli inglesi dopo un party hanno fatto l'after-eight con i rimasugli. Dobbiamo anche innanzitutto e per tutte le volte ribaltare anche la storia del logo di Valentino, sta "V" banale che anche tutti possono avere invetato perhè è in tutto il mondo che c'è V: "V" numero romano, "V" di Victory tra gli inglesi, V di VEnezia e VErona nelle targhe, V di qua V di là. Quindi non è che Valentino e V siano nati insieme. Uno magari al mattino dice "mi piace la V, la vorrei come si-mbolo e allora la metto al mio logo". E poi la V è un diritto di tutti, la si trova tra la U e la Z, magari guarda caso che zorro ha scelto Z ma poteva scegliere anvhe la "V di Zorro", se lo impari da piccolo con Fra Martino e Happy Birthday non suonamalvagio e ci credi.
Ecco allora che la storia della leggenda orale ci tramanda che il signor Chavinda quel giorno mentre mangiava il riso ai gamberi e fumava nella sinistra durante il volo ordinato dello stormo di aironi, nel chiaro della luce del mattino si è detto: "mai più Chavinda, da oggi chaVinda". Ha solo messo la maiuscola al centro, e che sarà mai, e ci dobbiamo costruire tutto un giro di illazione e presunti spionaggi che il buon chaVinda ha voluto proprio copiare il logo di uno che manco conosce che forse in Italia un porticciolo dell'Europa ha inventato la "V" e tutto il mondo non può più usarla.E allora togliamola dall'alfabeto, come il 10 del Napoli non si può più avere dopo Maradona noi leviamo la V che l'ha usata Valentino e la A di Armani e la D G di Dolce & Gabbana e rsciriviamo l'alfabeto e sopprimiamo alcune parole che non si può più usare le letter. Per cui io difendo chaVinda e lui in buona fede, mi ha detto un giorno che l'ho tro-vato coi gamberi e il riso e la sigaretta a sinistra, che lui non ne sa niente.
Allora il Signor VLTN si è detto al giudice: "mi scusi sua eccellenza, visto che non posso usare la A, la D, la G, io ho sto nome così particolare che mi chiamo Vltn e non ho altra scelta che farm iil logo con la V". E il guidice non ha obiettivo e ha riportato al Garavani quanto accaduto a Sciangài. Ad un certo punto non è che noi si gira il mondo per cercare chi ha la V e non riusciamo più a vivere per sto tormentone che si è generato. Poi la Cina lo ha detto: "io qui decido governo pretendo dispongotartasso. Tu se vuoi che ti ricvoonosca la V te la registri da te qui da me perchè qui la proprietà intellettuale internazionale non esiste". E' vero, la proprietà non esiste e di intellettuale l'ultima volta mi ricordo solo un ingorgo di taxi con poliziotto che dava le multe. Allora Valentino ha fatto spallucce e i cinesi gli hanno copiato anche questo e i vestiti hanno tuti le spalle imbottite alte un pò stile Rockets negli anni '80.
Però non tutto è perduto e il buon chaVinda, il buon VLTN, il buon Va Lon Ti Nor e i vari soggetti della lro specia un giorno saranno spazati dal meteorismo della giustizia e dal giurassico della pirateria emergerà i nuovo regolamento che si imporrà al mondo dei giusti dei buoni e dei corretti. Qui, nel mondo del dinosauro giurassico del 2006, per non far arrabbiare il cattivo occidentale che ci ha la V, il buon sorriso tirato orientale si giustifica con un detto che dice: "copia-re significa ch il maestro è più bravo". Sarà vero o ci prendono in giro?

VV il madd in ItaLy

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lunedì 10 settembre 2007

STO DIVENTANDO CINESE

martedì 21 giugno 2005

Ebbene sì, me ne accorgo giorno dopo giorno
Il sole si allarga ellittico ad oriente
La tragittomorfosi è iniziata
L'occhio si allunga come mandorla glassata
Non sento piu' i taxi che suonano titillando tra l'incudine e il martello auricolare
Mi piace il riso bianco colloso e mucoso che sulla camicia s'appiccica seccando
Mi piace il pesce secco rinvenuto in acqua multicolor, delizioso brodone nauseabondo
Le bacchette sono allungamenti delle dita e ci si può pulire lo sporco delle unghie
Sputo le lische di pesce sul tavolo, succhiate rumorose e cadute salivate
L'unghia del mignolo supera la somma della lunghezza delle unghie della mano meno il mignolo Ero un verde ora son più giallo e apprezzo la bandiera rossa
Però se mi accorgo di quello che ho scritto vuol dire che la metamorfosi non è iniziata

Ma il controsenso è il senso cinese quindi?

Flancesco

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il festival del ghiaccio di Harbin (14/1/05)

venerdì 18 marzo 2005


Questa volta l'ho fatta grossa, ma non è l'epilogo di un'abbondante pranzo ma più semplicemente è l'esito di un viaggio che mi ha spinto a partire per il nord della Cina in pieno inverno per approdare nella gelata regione dello Heilongjiang e visitare il Festival del Ghiaccio di Harbin. Harbin è la capitale di questa regione ai confini con la Siberia (Vladivostok è più a sud) ed è appoggiata sulla congelata pianura della Manciuria sulle sponde del congelato fiume Songhuajiang. Ivi vivi vi si contano 10 milioni di pinguini boreali con le mandorle. La temperatura media annuale è 4°C e d'inverno traballa tra i -30 e i -10. Il suo scoppiettante business si lega alla grande tradizione dell'industria pesante-monumentale grazie agli scambi del passato con il pachiderma URSS. In città sono ancora presenti questi legami e ci sono ancora costruzioni Russe dei primi '900, quando in città si trovava un'alta percentuale di bianchi ed erano presenti anche 20,000 ebrei (in prevalenza russi) che rallegravano i simpatici orientali con i loro giochetti nelle banche. Oggi rimangono ancora alcuni russi (ubriachi) ma quelli di religione ebrea, dopo alcune piccole (sop-)pressioni subìte durante la rivoluzione culturale, si sono volatilizzati migrando come cicogne in USA, Canada e Israele e portandosi via anche le banche. Ora il tutto è in mano ai cinesi.
Però non è di storia e geografia che ci dobbiamo preoccupare, bensì di come arginare il freddo pungente per godere al meglio dello spettacolo del ghiaccio. Motivato come un grizzly in autunno in periodo pre-letargico cerco di farmi crescere il pelo invernale e mangio salmone crudo per il necessario strato di grasso, ma 2 giorni d'anticipo non bastano per l'impresa anzi, rimedio un cagotto. Opto allora per la tecnologia e alla partenza da Shanghai decido di mettermi calzamaglia antisudore, 2 paia di calze sintetiche, 1 maglione, 1 pyle, guantini in seta, guanti goretex e cappello. Ad ogni movimento faccio scintille come un fuoco d'artificio e in aereo mi disattivano per non interferire con gli strumenti di bordo. Quando scendo mi sento imbottito come un krapfen alla crema e fuori fa "solo" -20°C. Il freddo non mi spaventa, a parte la semiparesi alle guance, unico contatto diretto della mia epidermide con l'ostilità del clima. Mi infilo in un taxi che sputazza smog all'interno dell'abitacolo e mi avventuro nella cittadaccia: architettura eccellente con grovigli di stradoni congelati, casermoni in cemento e vetri azzurrati e qualche costruzione nuova moderna, segno del progresso che avanza anche qui.
Non è una città morta come si potrebbe pensare anzi, la gente abbonda sui marciapiedi e migliaia di spalaneve e strappa-ghiaccio con scopette, palette, grattini sono riversati sulle strade per rendere meno sciiiivoloso l'asfalto ghiacciato. L'autista pennella curvoni in leggero controsterzo, anticipa le frenate, guida morbido e sicuro agli ingressi dei cavalcavia, ma qualche incidentino qua e là si vede con macchine un pò accartocciate e gente che discute animatamente. Arrivo in hotel e discuto il prezzo con il taxista. O-animale sta tentando di fregarmi facendo correre il tassametro al doppio della velocità: segna 80km di strada quando ne abbiamo percorsi 40. Scenetta già vista più volte quindi inizio a scegliere dal mio catalogo "facce e mimi" sezione "tassisti fregoni" alcune espressioni cupe e serie. Mi imbroncio nella classica posa del clown a cui non è riuscito il numero e non mostro i soldini che lui si aspetta. Allora lui si nasconde in una complessa smorfia chiamata "ho ragione io ma tu-cliente puoi scegliere se pagarmi o no e io so che tu sai che ho cercato di fregarti però ho comunque ragione io e mi devi i soldi che ti ho chiesto". Nello stesso manuale ho letto la contro-mossa e gioco anche il jolly, quindi lo fisso negli occhi e gli dico nella mente: "hai tentato di fregare un occidentale, ma ti ho beccato e non ti pago" mentre cerco di annientargli il pensiero e lo riconduco alla fase della pubertà. Faccio intervenire il jolly, un militare di passaggio a cui racconto tutto e fingo di prendere il numero di targa (se mai lo denunciassi alla sua agenzia di taxi lui perderebbe subito il lavoro). Il tassista cambia espressione e la mascella gli scende per gravità, allungandogli le guance come un cocker mentre il suo occhio si addolcisce nel tentativo della compassione e inizia pure a scondinzolare. Il teatro dura a lungo e già ci sono file di passanti fermi a guardarci. Lui capisce che può solo rimetterci da questa situazione perchè anche il tempo gli gioca a sfavore quindi, spossati dalla performance, gli allungo qualche soldino e lui accetta.
Dal nervoso ho fuso la neve intorno a me e gli alberi sono germogliati in uno slancio di primavera. Riprendo il mio cammino perchè sono arrivato qui per altri motivi. In breve mi trovo nel parco cittadino che ospita alcune sculture in ghiaccio. Il ghiaccio viene prelevato dal fiume congelato e viene tagliato in mattoni che servono a comporre i monumenti e le statue. All'interno di questo parco si ospita anche l'annuale gara internazionale di sculture di ghiaccio, dove squadre agguerrite con motoseghe, scalpelli e punteruoli, incidono gli enormi blocchi (2 metri cubi circa) per ricavarne delle figure.
Le squadre arrivano da tutto il mondo: Germania, Svizzera, Austria, Russia, Estonia, Giappone, Cina, e con mia sorpresa c'è anche Singapore (che il ghiaccio lo vede solo al bar nei cubetti) e la Malaysia (che sono i baristi di Singapore). Il risultato è veramente encomiabile e i cubi vengono trasformati in svariate forme astratte o figurative: animali, personaggi, oggetti. Bella la fantasia e la capacità espressiva che viene donata all'acqua cristallizzata. Nel mio piccolo faccio vincere la squadra cinese che ha rappresentato una carpa che guizza nervosa fuori dall'acqua per afferrare un insetto di passaggio. Una scena piena di movimento ricavata nell'immobile e fermo ghiaccio. Complimenti.
Mentre osservo le varie sculture mi accorgo di aver dimenticato i piedi da qualche parte... no ci sono, sono ancora lì, sotto le caviglie, allora sono congelati. Mi rendo conto che tutta la mia imbottitura non riesce ad isolarmi dal suolo. Dovrei andare in giro con dei tostapane per i piedi e mentre penso all'invenzione del secolo decido che forse è meglio battere in ritirata e mi infilo in un delizioso ristorante russo con pizzi alla tovaglia, salini in cristallo lavorato e un caminetto scoppiettante al fondo della sala. Magno brodaglie e zuppotti incandescenti con abbondanti patate, cipolle e presunta carne. Vabbè, comunque decente, soprattutto per l'atmosfera casalinga, il tepore che riscalda gli ossicini e i rutti all'idrogeno che ravvivano il fuoco.




Il giorno dopo mi avventuro all'altro parco cittadino, quello appena fuori città verso nord, dove in uno spiazzo molto vasto i simpatici cinesi hanno allestito una specie di MiniItalia di ghiaccio ma con monumenti in grandezza naturale alti più di 20m. Sti pazzi hanno ricreato pagode, palazzi, archi tutti completamente di ghiaccio, con blocchi cavi al centro per permettere ai tubi al neon di infilarsi e di allucinarci di sera con la poltiglia di colori dagli effetti deleteri. Mentre la sera il tutto si traduce in una nausea colorata, l'effetto di giorno è da fiaba: non ci sono rumori perchè il ghiaccio e la neve ovattano qualsiasi onda sonora, il sole splende in un cielo leggermente azzurro, l'aria sa di neve e tutt'intorno è bianco o trasparente. I muri di ghiaccio lasciano intravvedere forme distorte e nascono riflessi inconsueti. Sembra di vivere in sospensione, in una situazione in cui manca qualche ingrediente ma non si capisce cosa. Sono sicuro che tra poco mi comparirà un elfo che rapido e curioso mi si avvicinerà, mi sorriderà e si allontanerà sfiorando il suolo senza far rumore. Forse sono caduto vittima di un incantesimo... le cipolle di ieri, sti presunti russi, cerco di capire ma sono distratto.
Forse il fatto che manchino i colori, forse l'aria inconsistente, forse il freddo. Mi sento il pensiero rallentato ma sono sereno. Giro conscio della mia ubriachezza cerebrale, pattino cauto strascicando i piedi nei corridoi ghiacciati per non cascare, tocco i muri trasparenti che emanano una solida e rassicurante freddezza. Ci si sente in pace eppure sono a -20 tra dei monumenti di ghiaccio, che non è la condizione normale per noi mammiferi. Sguazzo tra le opere e cammino lungo gli spiazzi di neve, ripercorro più volte i posti per non perdere niente mentre il sole si alza sempre più nel cielo del mattino e mi scalda la schiena. Lascio il parco alle spalle con la neve che crocchia compatta sotto i miei piedi, unico rumore che ben si amalgama in questo quadro polare. Ecco l'ingrediente che mancava: i cinesi

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sabato 8 settembre 2007

l'inquinamento nelle città

martedì 25 maggio 2004

Ciao amici-mici, ve ne racconto un altro pò


Tutto quanti, ogni mattina, ci svegliamo, apriamo gli occhi, (noi maschi ci grattiamo nei calzoni) e poi guardiamo fuori dalla finestra per vedere che tempo fa (noi maschi continuiamo a grattarci nei calzoni allargando le gambe). Capita anche a me e, sebbene dalla finestra della camera io veda i cessi degli uffici di fronte, vado nell'altra camera per vedere che tempo fa. La sorpresa è dietro le tende, perchè apri le tende e sembra che ci siano ancora le tende: allora c'è la nebbia? Eppure le previsioni di ieri dicevano "parzialmente coperto" o "timidamente sereno", ma non nebbia! La causa è l'inquinamento, che soprattutto nelle città cinesi, sta peggiorando continuamente. Circa un anno fa il "China Daily" (simpatico organo di regime in lingua inglese che fa apparire i cinesi come gattini) pubblicava ogni giorno una tabella con i grafici dell'inquinamento nelle maggiori città cinesi e con il limite da rispettare: alcune, tipo Chongqing, Shenyang e Harbin, erano praticamente fuori scala ogni giorno. Decisione "democratica": non pubblicare più la sconveniente tabella e sostuirla con una innocua mappa a colori della Cina con le temperature, le nuvolette e i soli che ridono. Il più astuto "Shanghai Daily" mette da sempre solo la cartina con le previsioni del tempo, ma la città è comunque ammalata. La municipalità sta cercando di mettere un freno alle puzze, ma non riesco a capire come possa ridurre l'inquinamento, visto che cresciamo di 1 milione di abitanti ogni 2 anni e che la circolazione della auto aumenta a livelli impressionanti. I produttori di camion promettono gli standard Euro 2 dal 2005 (obbligo governativo) ma cosa bisogna fare per quei milioni di veicoli che vanno a rape marce e a tritolo e che devastano le narici anche a distanza? La municipalità ha ulteriormente alzato il prezzo delle targhe per i veicoli privati sperando di limitare il traffico e l'inquinamento. Oggi una targa a Shanghai costa 34,000RMB (circa 3,500 Euro) contro 1,000RMB di Pechino (circa 100 Euro). Il risultato è ridicolo: chi vuole comprarsi una macchina se la compra e inquina e la Municipalità diventa ricca. L'inquinamento è talmente evidente che quando cade la pioggia, l'acqua si mescola alle particelle di smog e si forma a terra uno strato oleoso pericolosissimo e bisogna camminare con i ramponi per essere tranquilli. Lo stesso inquinamento colpisce anche altre città. L'altra settimana sono andato a Xi'an, la famosa antica capitale dove sono stati trovati i guerrieri di terracotta. Beh, anch'io dopo una giornata ero di terracotta e non basta fare la doccia per togliersi la creta! Per non parlare della latrina di Chongqing-city, definita dagli stessi cinesi "il clima infernale della Cina", per via del simpatico Yangtze che sputacchia umidità tutto l'anno, ed essendo la città tra le colline (si parla di 30 milioni di abitanti!), l'umidità si annida e si unisce al ristagnante inquinamento generato dal carbone, dal traffico, dalle chiatte, dall'industria pesante. Il risultato è una simpatica abbronzatura-fuliggine ogni sera, se ti soffi il naso esce ghiaia e se starnutisci fai petrolio. Fin qui è ancora tutto rosa e fior, perchè basta una mascherina (la SARS ci ha insegnato ad indossarla) e respiriamo "prato-in-fiore". Il dramma è anche l'inquinamento acustico. La sempre attenta municipalità di Shanghai, ha piantato in alcuni punti strategici della città (nei giardini, negli ospedali e nei posti più riparati) dei monitor luminosi con led verde-pace-e-serenità-infinita che visualizzano l'inquinamento acustico corrente: siamo a livelli aeroporto, ma loro non lo sanno. Anche se in alcuni sparuti giardini sono già stati messi degli altoparlanti con finti canti degli uccellini, il frastuono dei pullman e il continuo suonare dei taxi, trasforma il concerto bucolico in cacofonia molesta. Nel dubbio le società di taxi hanno ridimensionato i decibel dei clacson, con il risultato che i tassisti lo suonano più a lungo per avere lo stesso effetto nocivo. Però non tutto è perduto, e bisogna guardare con fiducia verso il futuro: infatti io metterò i doppi vetri alle finestre e alzerò il volume della musica. In Cina il contro-rimedio è per sovrastare il problema non per risolverlo, è un addizione non una sottrazione. Penso che lo struzzo sia un animale cinese! Ora vado a prendermi una boccata d'aria... (nella foto la situazione SARS di un anno fa)
ciao, un bascione

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Il Motta ha preso la patente cinese.Congratulazioni!

15/3/2004


... in Cina ... si guida a dx e a sx, dipende dal tuo umore del momento. Si dovrebbe girare tutti come in Italia, ma è abbastanza ovvio trovarsi camion in contromano, carretti dappertutto, pedoni in autostrada che fanno autostop. La corsia di emergenza è di emergenza. Nel senso che quando hai fretta la devi usare per sorpassare a dx, perchè sei in emergenza e devi arrivare prima a casa. La cosa pericolosa della Cina (comunque non molto diversa da Napoli) è proprio la possibilità in ogni momento di trovarsi qualcuno contro ogni regola. Proprio ieri sera ero con Michele, stavamo scendendo da un viadotto con la normale rampa di discesa, quando abbiamo trovato un taxi fermo in curva di notte sulla corsia di sorpasso.

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